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Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Saluti istituzionali
Data di pubblicazione: 25-06-2025

I libri liturgici: testimoni della Lex credendi e della Lex orandi

Autori

″Un libro per celebrare″: questa potrebbe essere la definizione fatta in modo un po’ frettoloso, sommario e semplicistico, di un libro liturgico. Indubbiamente il libro liturgico, che contiene in modo ordinato le pericopi bibliche, i testi eucologici, gli inni e le antifone, le sequenze rituali e le indicazioni rubricali per la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali e quanto occorre per la Liturgia delle Ore, è compilato in vista dell’azione rituale. Si tratta, pertanto, di un elemento imprescindibile della celebrazione liturgica ed esige una notevole capacità del ministro per armonizzare – in vista dell’actuosa participatio – le righe dei testi liturgici con le piaghe del cuore umano. Questa finalità del libro non solo determina il ruolo che esso svolge nella pratica liturgica, ma anche implica una inevitabile incompletezza del testo che ha bisogno dell’azione hic et nunc per la sua efficacia: è nell’agire rituale e nella contestualità storica, geografica, culturale e sociale della comunità celebrante che il libro assume concretezza ed espressività e i suoi contenuti passano dal codice scritto ai codici di un’esperienza viva dell’Ecclesia1.

Oltre a questo primo e immediato significato, il libro liturgico, quale strumento ed espressione di una realtà ecclesiale e di un contesto culturale, è anche ben altro. Il libro liturgico, in primo luogo, è testimone di «ciò che la Chiesa crede e di ciò che la Chiesa spera»2. Il grande patrimonio eucologico e le modalità rituali codificate nei testi liturgici esprimono, infatti, la fede della Chiesa, mostrando il necessario legame tra Lex orandi e Lex credendi a servizio della Lex vivendi. Questa interconnessione plasma attraverso la dimensione celebrativa il tessuto vitale della comunità cristiana e del singolo fedele. In tal senso

«essi costituiscono il contenitore della teologia della Chiesa. Non a caso, l’interesse dei Papi e dei Concili nel riformare i libri liturgici è stato sempre accompagnato dal desiderio che essi contenessero la dottrina del tempo ufficialmente sancita, espressa in maniera chiara perché il popolo potesse partecipare alla celebrazione in maniera piena, attiva e comunitaria (cf. SC 21)»3.

Questa evidenza offre a ogni libro liturgico del passato e del presente una duplice configurazione di liber celebrationis e di liber investigationis. Esso, prendendo in prestito le considerazioni di Maurizio Barba sul Messale Romano, liber princeps della liturgia cristiana, oltre a costituire un passo imprescindibile per l’acquisizione dell’ars celebrandi e per lo svolgimento del rito, costituisce il locus di accesso al contenuto di fede celebrato nella liturgia e alle notevoli potenzialità rituali e testuali in esso racchiuse, al fine di giungere a una fedele sintesi tra ortodossia e ortoprassi e a incrementare lo sviluppo dei dinamismi di crescita e maturità spirituali dell’esistenza cristiana4.

È indispensabile rilevare che il libro liturgico, nella sua complessiva elaborazione (confezione, testi musicali, apparato iconografico ecc.), è anche espressione di una cultura, determinata quanto al tempo e allo spazio geografico. Attraverso un ricco apparato connesso a un concreto vissuto, mette in luce la specificità di un luogo in cui il Vangelo è stato accolto ed è stato annunciato.

Lo spessore teologico, l’evidenza liturgica e la portata culturale dei libri liturgici sovraintendono al coinvolgimento dell’Ufficio liturgico nazionale della Conferenza Episcopale Italiana all’importante progetto MOL Liturgica, frutto dell’accordo tra la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) con la segreteria organizzativa dell’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (ABEI). Con un impegno transdisciplinare ci si prefigge di censire e digitalizzare i messali e i sacramentari manoscritti realizzati fino al Concilio di Trento, appartenenti al patrimonio della Chiesa cattolica e conservati negli archivi, nelle biblioteche, nei musei, nelle parrocchie, nei conventi e nei monasteri presenti nel territorio italiano. Il materiale catalogato potrà essere sicuramente utile per più soggetti impegnati nella ricerca e nello studio: il liturgista, lo storico, l’operatore culturale, lo storico dell’arte. Si offrirà, infatti, un ricco patrimonio di fonti attraverso le quali sarà possibile ricostruire alcuni passaggi significativi della storia della teologia e della liturgia, definire la fisionomia spirituale del popolo di Dio nelle diverse epoche culturali e fotografare il contesto sociale e intellettuale in cui hanno avuto vita i testi censiti e digitalizzati. Essi infatti,

«sono un veicolo della tradizione, in quanto esprimono la fede della Chiesa e generalmente sono il frutto del pensiero non di un solo autore ma di una Chiesa particolare in comunione con le altre Chiese. Ma sono anche il frutto di una cultura, determinata quanto al tempo e allo spazio geografico. Se infatti la liturgia cristiana è soprattutto azione divina che si realizza nel segno sacramentale, i libri liturgici contengono tuttavia le parole e i gesti con cui una cultura vede ed esprime questa azione divina»5.

La storia del libro liturgico, come lo intendiamo oggi, è articolata. Per arrivare allo stato odierno del testo destinato alla comunità orante si è passati da un lungo iter non perfettamente ricostruibile. Non è certamente questa la sede per presentarla in modo compiuto ed esaustivo. Per contestualizzare il patrimonio che sarà oggetto di lavoro, può essere utile per il lettore ricevere una sintesi, seppur abbozzata, della parabola del libro liturgico nella storia della liturgia6.

In primo luogo, bisogna ricordare che gli storici della liturgia sono concordi nel ritenere che le origini dei testi ad uso della liturgia vadano reperite in relazione al complessivo processo della tradizione orale. Nelle celebrazioni liturgiche degli albori della cristianità la preghiera liturgica era certamente caratterizzata dall’improvvisazione orale e dall’occasionalità del momento, come possiamo intuire già dalla descrizione della sinassi eucaristica che ci offre San Giustino nella Prima Apologia. In questa fase germinale e fondativa si colloca anche la Tradizione Apostolica che, in considerazione della presenza di alcune descrizioni della sequenza dei riti liturgici e della presenza di alcuni testi eucologici, può essere considerata, in senso lato, come il primo libro liturgico.

La fissazione di formule inizia a prendere corpo nella tarda antichità, quando l’estemporaneità, seppur non del tutto cancellata, cede il passo a una forma scritta di testi “esemplari” che, a seconda della capacità oratorie del ministro, potevano essere ripetuti sic et simpliciter o venivano presi come canovacci a cui ispirarsi. Uno snodo importante nella storia del libro liturgico è rappresentato dalla compilazione dei libelli, fascicoli con formulari eucologici ordinati secondo il criterio dell’anno liturgico, e dalla comparsa dei libri liturgici “puri”, connessi a elementi circoscritti della celebrazione ad uso delle diverse ministerialità. Il proliferare di questi testi, collocabili in un arco di tempo che va dal IV al VII secolo, segna il passaggio definitivo da una liturgia celebrata ex corde a una liturgia celebrata ex libris. Le conseguenze di questo cambio di passo sono notevoli non solo per la definizione della sequenza rituale, ma anche per la maturazione e specializzazione del linguaggio eucologico e per il crescente valore artistico del libro liturgico.

Di grande valore non solo per la teologia liturgica è il periodo successivo fino al Concilio di Trento. Si tratta di un arco di tempo ampio e complesso, durante il quale si assiste all’impatto dei libri liturgici romani con la cultura franco-germanica e alle implicazioni liturgiche della riforma di Gregorio VII. È doveroso segnalare che in questo arco di tempo si assiste a un fenomeno di fusione tra i libri liturgici puri e alla nascita di volumi plenari e misti che, per comodità, riuniscono le indicazioni per lo svolgimento del rito, l’apparato eucologico e i testi biblici. Questa operazione, frutto di esigenze pratiche, segna la fisionomia strutturale e la normatività giuridica dei testi destinati alla liturgia e offre un quadro importante sulla coscienza teologica, la vita liturgica e la sensibilità artistica del tempo.

Gli ulteriori passaggi che possiamo richiamare in questo rapido excursus sono il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II. Dal punto di vista della nostra riflessione, l’opera della prima assise, che si prefiggeva di rispondere alla protesta e di contrastare le tesi dei novatores, fu principalmente quella di riformare in continuità la tradizione della chiesa romana e di pubblicare in edizione tipica libri già in uso prima del concilio: nel 1568 il Breviarium Romanum; nel 1570 il Missale Romanum; nel 1584 il Martyrologium Romanum; nel 1596 il Pontificale Romanum; e il 1600 il Caeremoniale Episcoporum.

Quella dopo il Concilio Vaticano II è, invece, storia dei nostri giorni, con un panorama di edizioni articolato e variegato, frutto di un lavoro poderoso degli organismi della Curia Romana e delle chiese locali. Una delle principali caratteristiche dei libri liturgici odierni del rito romano è rappresentata dai Praenotanda, ovvero dalle premesse che aprono il libro, il cui contenuto non si limita a offrire la sequenza rituale, ma offre la cornice teologica e pastorale della celebrazione liturgica, offrendo così la chiave di lettura della celebrazione liturgica e la chiave di accesso del mistero celebrato7. L’afflato pastorale dei libri liturgici scaturiti dal Concilio Vaticano II, mostrato dalla ricchezza dei testi biblici ed eucologici e dall’attenzione all’adattamento liturgico, dona a questi testi lo spessore e la qualità non solo di libri per la celebrazione, ma anche di strumenti per la vita della comunità cristiana. I libri liturgici odierni, infatti, si prefiggono di educare alla corrispondenza della preghiera della Chiesa con la regola della fede e plasmano il pensiero e i sentimenti della comunità cristiana.

La pubblicazione degli atti e questo indirizzo di saluto è anche l’occasione per menzionare il concerto che ha accompagnato le giornate di studio, con il fine di far rivivere nel canto le melodie presenti nei libri liturgici manoscritti medioevali. Sono stati eseguiti brani appartenenti al repertorio gregoriano: Introito, Graduale, Communio del Proprium proposto dal Graduale per la memoria odierna dei santi martiri Cosma e Damiano, il famoso inno Veni Creator Spiritus, completato dal communio di Pentecoste Factus est repente, in omaggio alla tradizionale leggenda che vuole la Colomba sussurrare all’orecchio di San Gregorio Magno i canti sacri. Al repertorio gregoriano sono state accostante composizioni organistiche contemporanee ispirate ad esso, di Jean Langlais (1907-1991) e Giuseppe Liberto (1943).

Mi auguro che i frutti del convegno e del progetto nella sua complessità possano aiutare la comunità cristiana a riconoscere nei libri liturgici che la Chiesa nel tempo ha generato e consegnato un prezioso e imprescindibile strumento non solo per la corretta celebrazione del mysterium fidei ma anche per accedere alla comprensione del depositum fidei.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. Cfr. Luigi Girardi, Celebrare con i libri liturgici: arte e stile, «Rivista Liturgica» 98 (2011), n. 6, p. 966-967.
  2. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 18 novembre 1965, n. 8, <https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_deiverbum_it.html>.
  3. Maurizio Barba, Il libro liturgico: struttura e funzione, «Rivista Liturgica» 98 (2011), n. 3, p. 383.
  4. Cfr. Id., Il Messale Romano. Tradizione e progresso nella terza edizione tipica, Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2004, p. 1-2.
  5. Ildebrando Scicolone, Libri liturgici, in: Liturgia. Dizionario di liturgia, a cura di D. Sartore, A.M. Tracca, C. Cilbien, Cinisello Balsamo: Edizione San Paolo, 2001, p. 1011-1012.
  6. Per questa lettura sintetica in linea di massima ci si è serviti della già citata voce del Dizionario di Liturgia, ivi, p. 1012-1024. Per un quadro storico generale della liturgia si rimanda a Burkhard Neunheuse, Storia della liturgia attraverso le epoche culturali, Roma: CLV-Edizioni Liturgiche, 2009.
  7. M. Barba, Il libro liturgico: struttura e funzione, cit., p. 384.

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Autori/Autrici

Alberto Giardina - Direttore dell’Ufficio liturgico nazionale Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

Come citare

Giardina, A. (2025). I libri liturgici: testimoni della Lex credendi e della Lex orandi. DigItalia, 20(1), 17–20. https://doi.org/10.36181/digitalia-00115
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Alberto Giardina - Direttore dell’Ufficio liturgico nazionale Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

Come citare

Giardina, A. (2025). I libri liturgici: testimoni della Lex credendi e della Lex orandi. DigItalia, 20(1), 17–20. https://doi.org/10.36181/digitalia-00115
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