Bibliotecari e biblioteche ecclesiastiche a servizio della comunità
L’Anno giubilare in corso costituisce un tempo di riflessione e di verifica importante rispetto all’impegno dei bibliotecari e delle biblioteche ecclesiastiche in Italia. Sono tante le situazioni e i percorsi avviati in questi anni che ci fanno vedere i nostri istituti culturali per certi versi come dei veri e propri Pellegrini di Speranza che pur in mezzo a non poche difficoltà stanno portando un significativo contributo all’azione pastorale e culturale delle nostre comunità.
Ricordo come una tappa importante di questo percorso la vivemmo in questa stessa grande sala della Biblioteca nazionale centrale di Roma dove, poco più di tredici anni fa, e precisamente il 18 maggio 2011, si svolse la XVIII Giornata nazionale per i beni culturali ecclesiastici dedicata agli archivi e alle biblioteche ecclesiastiche, a 10 anni dall’Intesa generale del 2000 in materia di archivi e biblioteche ecclesiastiche, fra la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e l’allora Ministero per i beni e le attività culturali.
Quel giorno, con un unico colpo d’occhio, ci rendemmo conto che qualche cosa di importante stava accadendo nella nostra realtà. In modo impensabile ci accorgemmo che questa sala che oggi si presenta in una veste rinnovata, quasi non era sufficiente a ospitare tutti coloro che avevano aderito all’invito. Erano infatti presenti oltre 400 operatori ecclesiastici del settore.
All’epoca ero direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e in quella stagione era forte il fermento che animava molti addetti ai lavori di parte ecclesiale e no. Grazie all’intenso rapporto tra CEI, Ministero della Cultura (MiC), Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (ABEI), Diocesi, Enti ecclesiastici, bibliotecari e archivisti ecclesiali e altri enti e associazioni che interagivano con queste realtà, si sono potuti fare straordinari passi in avanti, incentivando soprattutto la rete di collaborazione indispensabile per la crescita di tutto il settore.
Ma al di là delle parole è proprio il lavoro di “nicchia”, passatemi il termine, che questo incontro sull’impegno intorno ai messali pretridentini mette al centro della nostra attenzione, a far emergere la qualità di quanto si sta facendo in questi anni e del cammino fatto dai bibliotecari e da persone che nella Chiesa si occupano di beni culturali. Particolarmente significativa, in questo caso, è stata e sarà la collaborazione fra l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e l’ABEI.
È un fatto che le intese nazionali abbiano favorito queste collaborazioni permettendo conseguentemente la crescita e la maturazione di tante biblioteche ecclesiastiche. Solo per fare un esempio, la possibilità realizzata attraverso le intese di accesso facilitato alla Rete SBN per tante biblioteche ecclesiastiche, unitamente all’infrastruttura di supporto realizzata dalla CEI, ha permesso a tantissime biblioteche ecclesiastiche di vincere i timori che le portavano a non aderire alla Rete. Ora, se solo guardiamo al Polo di Biblioteche ecclesiastiche in SBN ci accorgiamo che sono oltre 300 quelle che vi partecipano, senza considerare le biblioteche appartenenti ad altri poli che già da prima si sono impegnate in tale direzione.
È cresciuto il lavoro di rete, sono notevolmente diminuite le divisioni tra biblioteche e bibliotecari. Si può lavorare e costruire insieme, a partire dalla conoscenza del patrimonio favorita dalle intense campagne di catalogazione in corso.
Si sono moltiplicati i luoghi e i momenti in cui la realtà ecclesiale ha la possibilità di confrontarsi, arricchirsi, fare formazione e in questi anni l’ABEI continuerà a portare il suo particolare contributo. È cresciuto il senso di corresponsabilità dove il bibliotecario ecclesiastico non è tanto colui che svolge un servizio ma colui che partecipa positivamente e attivamente a quel servizio, perché capisce che quello che fa, lo fa non solo per la sua biblioteca ma per tutte le biblioteche ecclesiastiche e per coloro che hanno attenzione per le biblioteche e gli istituti culturali in genere. Un immenso patrimonio viene messo a disposizione nel mondo intero attraverso i tanti servizi attivati. Se c’è un progetto culturale della Chiesa in Italia, bisogna dire che il bibliotecario così formato ne è parte attiva.
È indispensabile perseverare su questa strada acquisendo sempre più quel linguaggio e quella capacità di comunicazione che ci permette di dialogare con tutti. Di fatto, gli strumenti messi a disposizione dalle biblioteche ecclesiastiche vanno proprio in questa direzione. Confido che la collaborazione in atto con il Ministero venga incentivata per il bene delle nostre comunità e di coloro che, in diverso modo e per diversi motivi, hanno interesse a conoscere questo patrimonio che si può comprendere in pienezza solo se si entra in rapporto con la realtà che c’è dietro e che ha la missione di conservarlo, custodirlo, conoscerlo, valorizzarlo.
Come Chiesa, come realtà ecclesiastica, non possiamo non occuparci di questo patrimonio: esso fa parte della nostra essenza, del nostro “carattere”, è legato alla nostra vita e grazie al lavoro fatto da persone che se ne prendono cura può continuare a produrre frutti straordinari.