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Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Quarta sessione
Data di pubblicazione: 25-06-2025

Il messale manoscritto in Francia

Autori

Partendo dal catalogo dei sacramentari e messali conservati nelle biblioteche pubbliche di Francia pubblicato da Victor Leroquais, il contributo si focalizza su alcuni aspetti del messale prodotto in area francofona, come il tipo di messale (plenario, votivo, festivo), la sua eventuale associazione con altre tipologie librarie e l’organizzazione interna dei contenuti. Si evidenzia la necessità di precisare la relazione fra la struttura materiale del manoscritto e il testo, si sottolineano alcune particolarità nell’indicazione della solennità delle feste e si mettono in evidenza alcune problematicità nella datazione dei messali sulla base del santorale.

La conoscenza dei libri liturgici conservati nelle biblioteche francesi si avvale di ricerche che hanno segnato una tappa fondamentale nella comprensione di questi manufatti. Per il messale, nonché per il suo diretto antecedente, il sacramentario, il Mémoire sur d’anciens sacramentaires di Léopold Delisle1, pubblicato nel 1886, costituisce un contributo ancora valido nel panorama delle ricerche, seguito dall’ancor oggi insuperato catalogo dei sacramentari e dei messali conservati nelle biblioteche pubbliche francesi redatto da Victor Leroquais e pubblicato esattamente un secolo fa2. Il lavoro di Leroquais censisce 885 manoscritti databili fra VII e XVIII secolo, di cui 114 sacramentari e 771 messali, e costituisce il punto di partenza per uno sguardo d’insieme sui messali prodotti in area franca soprattutto fra X e XVI secolo. Chiaramente, il catalogo di Leroquais considera anche codici di altra origine conservati in Francia, ed esclude i codici francesi conservati al di fuori della Francia o in biblioteche private: in questo senso, il suo contenuto è da un lato eterogeneo, perché contempla codici italiani, spagnoli o di aree germanofone come l’Alsazia, dall’altro non esaustivo della produzione manoscritta nella Francia medievale. Nonostante questi limiti, si è scelto in questa sede di considerare i messali del catalogo Leroquais originari di area francese, il cui totale ammonta a 745 codici3: il corpus così costituito, seppur non esaustivo, rappresenta uno spaccato significativo della produzione del messale in Francia in epoca medievale.

Nella comparsa del messale plenario si riconosce un cambiamento nella maniera di celebrare la messa, che coincide in particolare con la diffusione della messa privata dove un solo ministro assume in sé le funzioni solitamente ripartite fra sacerdote, diacono, suddiacono e cantori4. Il passaggio fra sacramentario e messale non è lineare né improvviso, come attestano i numerosi tentativi, più o meno riusciti, di creare uno strumento adatto alle nuove modalità. Il catalogo di Leroquais ha infatti messo in evidenza la notevole varietà delle soluzioni adottate nel periodo di transizione rispetto sia alla scelta dei testi e alla loro disposizione, sia alla forma materiale data a questi volumi. I canti della messa iniziano ad essere aggiunti nei margini dei sacramentari, accanto al rispettivo formulario, come nel sacramentario di Amiens5, oppure sono copiati di prima mano in una sezione a parte del sacramentario, come nel sacramentario di Rodrado6, o ancora sono raggruppati all’inizio di ogni formulario7. Ancora nel secolo XI possiamo trovare casi di messali privi di letture, come il messale di Saint-Denis8, copiato, a giudicare dallo stile decorativo, ad Arras. A partire dal secolo XIII il messale plenario si impone come principale libro della messa.

Com’è noto, la nascita vera e propria del messale plenario, in quanto libro che accoglie le orazioni, le letture e i canti della messa, viene fatta risalire ai secoli X-XI9. Certamente, l’idea di un messale come libro omnicomprensivo dei testi propri della messa è già presente e attestata, anche se in maniera estremamente sporadica, ben prima di quest’epoca: il messale di Bobbio, ad esempio, che contiene orazioni e letture della messa gallicana, risale al secolo VIII, periodo in cui la biblioteca liturgica per la messa è dominata dal sacramentario, dell’epistolario, dall’evangeliario e dal graduale, concepiti ciascuno per un determinato ministro.

La progressiva affermazione del messale è ben evidente nella distribuzione cronologica dei codici (Fig. 1): nei secoli X e XI, la presenza del messale è prima episodica e poi debole, con una intensificazione nel secolo XII e un deciso slancio a partire dal secolo XIII; la produzione diventa di massa nei secoli XIV e XV, mentre il successivo crollo si deve chiaramente alla sostituzione del messale manoscritto con il messale a stampa. La valutazione di questi dati deve ovviamente tener conto di un certo numero di distorsioni, dovute alla perdita più massiccia dei codici più antichi rispetto a quelli più recenti e all’emorragia cronica dei libri liturgici, che venivano periodicamente distrutti per essere sostituiti con i libri aggiornati.

Figura 1. Distribuzione cronologica dei messali manoscritti francesi

Lo studio del messale deve considerare una serie di elementi macro e microstrutturali che possano in un certo modo “fotografare” lo stato del manoscritto fornendo le informazioni salienti sui dati topici, cronologici, testuali, musicali e materiali. Il primo aspetto da tener presente è l’identificazione del tipo di messale: i messali presi in conto da Leroquais infatti non sono tutti plenari. Vanno distinti i casi di messali votivi, che includono unicamente le messe votive e ad diversa, e i messali festivi, che contengono solo le feste principali e che sono solitamente destinati a cappelle particolari, dove si celebrano solo alcune messe, come nel caso del messale della Sainte Chapelle10. Va detto tuttavia che anche i messali plenari possono essere destinati a specifiche cappelle, ad esempio all’interno di chiese, e la loro identificazione non è sempre palese: soprattutto a partire dal secolo XIII, numerose confraternite designano un luogo di elezione per la celebrazione di messe e uffici, facendo copiare libri liturgici per questa destinazione precipua11.

La descrizione della macro-struttura dei messali deve anche valutare la loro eventuale associazione con altri tipi di libri liturgici. Sebbene il messale si trovi copiato quasi sempre in un unico volume autonomo, esso si inserisce talvolta in un messale-breviario, in cui, per ogni giorno liturgico, sono copiati testi della liturgia delle ore e della messa12. Il messale può anche essere associato ad un pontificale o a un cerimoniale in casi molto particolari, come quello del codice Paris, BnF, latin 8886, copiato per Jean de Berry e contenente il cerimoniale di consacrazione del papa e l’ordo dell’incoronazione reale, seguiti da un messale in cui sono integrate le benedizioni pontificali13. Più frequente è il caso del messale-rituale, che include un messale, solitamente festivo, e i formulari relativi ai riti amministrati dal sacerdote, quali ad esempio l’unzione dei malati e la commendatio animae14. Si tratta generalmente di volumi di dimensioni modeste, destinati a preti in cura d’anime. Sono attestati anche messali-libri d’ore, di cui si registra un solo caso15; sono in genere piccoli messali votivi associati alle ore della Vergine o dei defunti e ad altre preghiere, in latino o in lingua vernacolare. Infine, si rileva il caso interessante di Bibbie con messale16, una tipologia libraria piuttosto rara, cui Innocent Smith ha recentemente dedicato una monografia17.

All’identificazione di questa macrostruttura fa seguito l’articolazione interna del messale propriamente detto: la configurazione usuale prevede calendario, temporale, santorale, comune dei santi e Canon missae: queste sezioni possono disporsi in ordine diverso ed essere arricchite da altre sezioni complementari. Il codice Paris, BnF, latin 827, messale romano della seconda metà del secolo XIV realizzato probabilmente a Parigi, si compone nella sua parte originaria di calendario, temporale invernale, Ordo e Canon missae, temporale estivo, santorale, comune, cui seguono le messe votive e un sequenziario (Tab. 1). Il sequenziario copiato a parte è un elemento rilevato in un certo numero di messali parigini, che presentano l’incipit della sequenza all’interno del rispettivo formulario e il testo per esteso in una sezione specifica, copiata dalla mano principale alla fine del volume.

Carte Mano Contenuto
1r-6v Principale Calendario
7r-106v Principale Temporale invernale (Dominica I Adventus – Sabbato sancto)
106v-109r Principale Ordo missae
109r-111v Principale Prefazi
114r-121r Principale Canon missae
121v-165r Principale Temporale estivo (Dominica resurrectionis – Dominica XXIIII post Pentecosten)
165r-203v Principale Santorale (Vigilia sancti Andreae – sanctae Catherinae, sancti Silvestri)
203v-226r Principale Comune dei santi
226r-227r Principale Dedicazione della chiesa
227r-245v Principale Messe votive: In honore Trinitatis, de Sancto Spiritu, de sancta Cruce, in commemoratione beatae Mariae virginis, pro peccatis, in agenda mortuorum, missa die III, VII vel XXX, pro defuncto episcopo, pro defunctis episcopis aut sacerdotibus, pro uno defuncto, pro defuncta femina, pro defunctis fratribus, pro hiis qui in cimiterio sunt, in anniversario, pro patre et matre, missa pluralis pro defunctis, pro omnibus defunctis, in honore sanctorum quorum corpora habuntur, ad postulandam gratiam spiritus sancti, in honore Petri et Pauli, ad petendum suffragia sanctorum, pro persecutoribus, pro pace, pro papa, pro iter agentibus, pro infirmis, in anniversario pontificum, pro seipso sacerdote, pro omni gradu ecclesie, pro congregatione, pro concordia, pro temptatione carnis, pro peccatis, pro remissione peccatorum, ad repellendas malas cogitationes, pro peticione lacrimarum, pro amico, pro salute vivorum, pro devotis amicis, ad postulandam pluviam, pro serenitate, ad repellendas tempestates, pro vivis et mortuis, contra paganos, pro quacumque tribulatione, pro imperatore, pro rege, contra persecutores et male agentes, pro nimiis pressuris, [in] tempore belli, pro quacumque necessitate, ad postulandam sanctam sapienciam, ad postulandum fidem, spem et caritatem, ad postulandam humilitatem, ad postulandam caritatem, ad postulandam pacienciam, pro stabilitate loci, pro confitente peccata, pro inimicis, pro elemosinas nobis facientibus, pro amico in captivitate posito, pro navigantibus, pro sterilitate, pro peste animalium, pro mortalitate hominum, pro infirmo qui proximus est morti
246r Add. A Pro muliere gravida
246r-v Add. B [pro Carolo Magno imperatore]
247r-250v Add. C In festo sancti Anthonii [abbatis], de Trinitate, [pro mortalitate], [de passione]
251r-254r Add. D In veneratione summi nominis Iesu, de sancta Barbara, prosae de sancta Maria, [de sancto Huberto]
254v-258v Fogli bianchi
259r-264r Principale Sequenziario
264r-265v Principale Benedizioni e esorcismi, Gloria, Credo
266r-267v Principale Epistole aggiuntive per il comune, messe votive: in honore sanctorum angelorum, pro seipso sacerdote, pro congregatione, pro desiderantibus pentinentiam, pro [eo] cuius anima dubitatur
268r-273r Add. E Battesimo, Missa de Trinitate, Benedictio nuptiarum
273v-274r Add. F [Sequentia de quinque vulneribus domini nostri]
274v Add. G Gloria
274v-275v Add. H De sancto Gaciano, de sancto Bricio, [de sancto Marciale], Officium visitationis
Tabella 1. Organizzazione del contenuto nel messale Paris, BnF, latin 827

Le aggiunte, sia apposte in spazi precedentemente lasciati bianchi sia in fogli legati al codice in un secondo tempo, pongono interrogativi sulla progressiva aggregazione di nuovi testi e sulla relazione fra questi e il corpo principale del manoscritto. Le integrazioni di nuovi formulari si devono all’introduzione di nuove occorrenze liturgiche, il cui numero cresce in maniera esponenziale nel tardo medioevo, o al cambiamento dei formulari di alcune festività; nel caso in cui un messale sia stato copiato per un uso liturgico e sia stato successivamente adattato ad un altro uso, gli interventi possono essere particolarmente invasivi e arrivare alla sostituzione completa di intere sezioni. I libri liturgici, per loro stessa natura di supporto a una celebrazione che rimane viva e che si modifica nel tempo, sono particolarmente esposti a questo genere di interventi, che vanno quindi distinti dal progetto originario del codice e valutati nella cronologia come parte della storia di un libro liturgico.

La configurazione interna del messale originario deve tener conto anche di un altro aspetto non secondario, vale a dire della relazione fra il testo e la materialità del manoscritto. Come è stato osservato per le Bibbie atlantiche18 e per i breviari portativi19, alcune tipologie testuali presentano un’articolazione materiale in gruppi di fascicoli fisicamente autonomi che contengono una sezione specifica. Per le Bibbie atlantiche, Marilena Maniaci ha osservato cesure codicologiche atte a raggruppare determinati libri biblici in sezioni indipendenti20; per il breviario, le sezioni frequentemente autonome sono il calendario, il salterio e il temporale, mentre santorale e comune costituiscono spesso un solo blocco21. Questa divisione, probabilmente volta a facilitare il processo di copia, porta con sé una conseguenza diretta: le sezioni codicologicamente autonome, una volta completate, possono essere rilegate in un ordine diverso da quello previsto in origine. L’ordine in cui esse si trovano nel manoscritto così come lo vediamo oggi potrebbe dunque non corrispondere alla disposizione pianificata al momento della copia, né all’ordine originario del codice, ordine che potrebbe essere stato modificato al cambio della legatura.

Il messale Paris, BnF, latin 861, all’uso di Parigi e databile al primo quarto del secolo XIV, presenta un calendario, il temporale, l’ordo missae, i prefazi, il Canon missae, il santorale, il comune, le messe votive, un sequenziario e un kyriale. La disamina codicologica ha evidenziato la presenza di cesure materiali in determinati punti del codice: la coincidenza fra la fine di un fascicolo e la fine di una sezione testuale può essere prodotta lasciando alcuni fogli bianchi alla fine del fascicolo, che possono essere asportati o meno, o anche programmando un fascicolo di consistenza diversa – maggiore o minore – rispetto a quella usuale22. Nel latin 861 tutte le sezioni sono autonome l’una rispetto all’altra e l’ordine degli elementi non sembra alterato rispetto alla norma: il calendario è in testa al volume e il Canone è posto al centro del temporale, fra la parte invernale e quella estiva (Tab. 2).

Carte Contenuto Mano Fascicoli
Av-Gr Calendario Principale 1(8)
1r-138v Temporale invernale Principale 2-12(12)13(6)
139r-141r Ordo missae Principale 14 (12+2)
141r-146r Praefationes
147v-148r [Miniature]23
149r-152v Canon missae
153r-232v Temporale estivo Principale 15-20(12) 21(8)
233r-293v Santorale Principale 22-24(12)25 (12+1)26(12)
294r-325v Comune dei santi Principale 27-30(12)
325v-341v Messe votive
342r-417v Sequenziario Principale 31-36(12)
418r-426v Kyriale 37(14)
427 Foglio bianco
428r-433v Corpus domini Principale 38 (10-1)
433v-436v Ludovico vescovo
437r-438r Visitatio Mariae Add. A 39(8)
438v Pro fundatione Ioh. le Duc Add. A
439r-440v Missa gaudiorum Add. B
441r Foglio bianco
441v-442r Preghiere diverse Add. C et aliae
442v Gloria, Credo Add. D
443r Gloria, Credo Add. E
Tabella 2. Articolazione fra contenuto e materialità in Paris, BnF, latin 861 (per i fascicoli, si danno la numerazione progressiva e, fra parentesi, la consistenza)

Tutta la parte originaria del codice è copiata da un’unica mano: ciò significa che l’autonomia delle sezioni non dipende da un’eventuale suddivisione del lavoro fra più scribi per accelerare il completamento del messale. Malgrado la grande necessità di libri liturgici e l’estrema ricchezza, almeno quantitativa, di questi prodotti, la ripartizione delle sezioni fra diversi scribi non si verifica quasi mai. Nel caso del breviario, che si trova spesso copiato in due volumi, è stato ipotizzato che la divisione in sezioni potesse lasciare aperta l’opzione di rilegare il breviario in uno o due tomi, a seconda dello spessore risultante al termine della copia. Questa ipotesi tuttavia si rivela assai debole per il messale, per il quale il frazionamento in due tomi rappresenta l’eccezione piuttosto che la regola. Sembra piuttosto che l’articolazione a cesure sia dovuta alla libertà che veniva lasciata rispetto ai tempi di copia: il copista poteva scrivere il messale in un ordine diverso da quello che sarà poi l’ordine di legatura e di lettura, permettendogli di praticare la scrittura e di riservare i migliori risultati in apertura del volume24.

Per quanto riguarda la questione delle aggiunte testuali e materiali, va stabilita una cronologia che in questo caso è supportata dalle informazioni relative alla data di introduzione di una determinata occorrenza liturgica. Com’è noto, il santorale liturgico è utile non solo per localizzare un manoscritto, ma anche, a volte, per restringerne la forchetta temporale di produzione, usando tuttavia una certa prudenza sia relativamente all’assenza di feste, in quanto l’argomento e silentio è più debole di una effettiva attestazione, sia riguardo alla pratica di copiare i codici liturgici su modelli preesistenti e quindi non aggiornati. A ciò si aggiunga che una determinata festa, anche se universalmente adottata, non entra in vigore ovunque nello stesso momento: ne è un esempio la festività del Corpus domini, celebrata nella diocesi di Liegi a partire dal 1246 e universalizzata da papa Urbano IV nel 1264, adottata dai Cisterciensi solo nel 1318 e dai Domenicani nel 1323.

Le stesse precauzioni vanno prese per la datazione del calendario, strumento principe per l’attribuzione di un manoscritto anche laddove il contenuto del messale non fornisce elementi probanti: nel Paris, BnF, latin 827, citato supra, il santorale segue l’uso romano ma il calendario presenta di prima mano alcuni santi bretoni. Oltre ai nomi dei santi, si possono osservare elementi ulteriori che risultano utili a comprendere il funzionamento dei calendari, come l’indicazione della solennità di ogni festa attraverso il numero di letture del mattutino o il tipo di ufficio da celebrare. Queste indicazioni, sebbene non riguardino direttamente la messa, sono iscritte anche nei calendari preposti al messale.

A questo proposito è interessante confrontare alcuni calendari all’uso di Parigi per rendersi conto della varietà attestata anche all’interno di uno stesso uso liturgico (Tab. 3). Nel messale latin 827 sono contrassegnate solo le feste che hanno nove letture, ma nel Paris, BnF, 830 sono indicati cinque gradi di solennità, vale a dire, in ordine decrescente di importanza, duplum, semiduplum, IX lectiones, III lectiones e memoria. Il messale Arsenal 621 introduce un grado ulteriore con il duplum antiquum, il più alto contemplato da questo codice, mentre il Paris, BnF, latin 15181, che contiene un breviario, presenta un calendario dove il più alto grado di festività viene indicato con il termine annuale. Le diverse occorrenze liturgiche sono quindi classificate in maniera leggermente diversa da una chiesa all’altra; inoltre, l’uso di uno stesso termine in manoscritti afferenti a diversi usi liturgici non implica il riferimento ad uno stesso tipo di ufficio: l’ufficio doppio, ad esempio, prevede una serie di pratiche di solennizzazione25 che possono variare da un luogo all’altro e la terminologia impiegata si rivela essere propria di una particolare chiesa, contribuendo così a identificarla.

BnF lat. 830 Arsenal 621 BnF lat. 15181
Annuale
Duplum antiquum Totum duplum
Duplum Duplum Duplum
Semiduplum Semiduplum Semiduplum
IX lectiones IX lectiones IX lectiones
III lectiones III lectiones III lectiones
Memoria Memoria Memoria
Tabella 3. Confronto fra i gradi di solennità delle feste nei calendari all’uso di Parigi

Fra le soluzioni più originali che danno conto del grado di solennità delle feste, va segnalato il sistema utilizzato nella cattedrale di Rouen, dove in luogo dell’indicazione del numero delle letture sono stati impiegati segni specifici che utilizzano tratti orizzontali e verticali per designare i gradi delle feste (Tab. 4), ad eccezione dell’ufficio feriale, indicato tramite la dicitura III lectiones. Un confronto con l’ordinario di Rouen26, che utilizza i medesimi segni nel calendario, ha messo in evidenza la classificazione in uso, che prevede la distinzione fra le feste triplex, duplex, in tertio responsorio duplici, IX lectiones e III lectiones. Questa classificazione è propria ed esclusiva a Rouen.

Tabella 4. Segni usati per la classificazione delle feste nel messale di Rouen (Paris, BnF, latin 17317)

Al di là di questi casi specifici, gli elementi che permettono il riconoscimento di un uso liturgico particolare non differiscono da quelli abitualmente rilevati per i messali di altra origine, come ad esempio i santi di culto regionale o locale, la serie delle litterae passionis nella lettura del passio durante la settimana santa, i santi nelle litanie del sabato santo, la lista degli alleluia dopo Pentecoste. A questi vanno aggiunti l’attestazione di una terminologia particolare, ad esempio nel designare la sequenza, che nelle fonti francesi è di norma chiamata prosa; il termine sequentia esiste, ma è utilizzato, soprattutto nel sud della Francia e nel limosino, per indicare unicamente la melodia, che in alcuni sequenziari aquitani è copiata senza testo.

Va infine menzionato un aspetto cui il catalogatore non è sempre sensibile: la presenza di notazione musicale. I messali più antichi risultano interamente notati in notazione neumatica; il messale notato può perpetuarsi, seppur in maniera meno sistematica, anche nel secolo XIII e più raramente nel XIV, dove l’unica grafia musicale impiegata è la notazione quadrata. La notazione viene in seguito eliminata nella copia dei messali, probabilmente per recuperare il considerevole spazio che la notazione occupa; ma va anche ricordato che lo sviluppo nel tardo medioevo di scholae cantorum altamente specializzate necessitava della copia di libri specifici per le parti cantate. La notazione, tuttavia, rimane in alcuni luoghi specifici del messale: la serie dei prefazi, il Pater noster e talvolta l’Exultet e gli incipit di Gloria e Credo27.

Gli esempi addotti hanno messo in luce la complessità di un libro apparentemente standardizzato come il messale. L’analisi dei messali del corpus considerato non ha evidenziato caratteristiche distintive che separino in modo netto i messali francesi da quelli originari di altre aree geografiche. Elementi caratterizzanti sono senza dubbio la scrittura e la decorazione, che risultano essere di fondamentale importanza in quanto permettono di collocare geograficamente quei libri liturgici che seguono norme e pratiche largamente uniformate28. Solo un’analisi comparativa con altre aree geografiche potrà portare all’individuazione di caratteri precipui nelle modalità di preparazione e copia dei messali: in questa prospettiva la catalogazione si pone come momento fondamentale per lo studio e la comprensione del messale e, a più largo raggio, del manoscritto liturgico medievale.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. Léopold Delisle, Mémoire sur d’anciens sacramentaires, «Mémoires de l’Académie des inscriptions et belles-lettres», 32 (1886), p. 57-423.
  2. Victor Leroquais, Les Sacramentaires et les Missels manuscrits des bibliothèques publiques de France, Paris: chez l’auteur, 1924. Il modello di questo catalogo è rappresentato dal lavoro di Adalbert Ebner, Quellen und Forschungen zur Geschichte und Kunstgeschichte des Missale Romanum im Mittelalter. Iter Italicum, Freiburg im Breisgau: Herder Verlag, 1896.
  3. Questa scelta non è esente dal presentare alcune criticità, come la valutazione dei prodotti avignonesi del periodo della cattività, spesso dovuti a copisti e miniatori italiani.
  4. Joseph-André Jungmann, Missarum Sollemnia. Explication génétique de la messe romaine, v. I-III, Paris: Aubier, 1951 (edizione francese tradotta dall’originale tedesco), I, p. 140.
  5. Paris, BnF, Latin 9432, sacramentario che contiene il Canone della messa secondo l’uso di Amiens.
  6. Paris, BnF, Latin 12050, formato da un graduale (c. 3r-16v), un sacramentario (c. 18v-153r), i prefazi (c. 153v-189r) un benedizionale (c. 190r-201r), le ordinazioni (c. 201v-204v) e le messe votive con complemento di santorale (c. 205r-242v). V. Leroquais, Les Sacramentaires, cit., v. I, p. 25-28.
  7. Si veda Tours, Bibliothèque Municipale, 184, del secolo IX.
  8. Si veda Paris, BnF, Latin 9436.
  9. V. Leroquais, Les Sacramentaires, cit., v. I, p. XII.
  10. Paris, BnF, latin 8890, messale dell’inizio del secolo XVI che contiene i formulari di Natale, Pasqua, la dedicazione della chiesa, l’Invenzione della Croce, la traslazione della testa di san Ludovico re, Pentecoste, Corpus Domini, la traslazione della Corona di spine, l’Assunzione, seguiti dal Canone della messa e dalle messe del Santorale (san Ludovico re, l’Esaltazione della Croce, la festa delle reliquie, tutti i santi) e dalla messa dei defunti; un secondo Canone della messa è aggiunto da altra mano.
  11. Il messale Paris, Bibliothèque Mazarine, 407 è stato identificato come il libro fatto copiare da Pierre d’Orgement, vescovo di Parigi dal 1384 al 1409, per un servizio da lui stesso istituito alla cattedrale Notre Dame. Si veda a tal proposito la descrizione di Jean-Baptiste Lebigue, Les livres de Notre Dame, in: Notre-Dame de Paris (1163-2013). Actes du colloque scientifique tenu au collège des Bernardins du 12 au 15 décembre 2012, a cura di C. Giraud, Turnhout: Brepols, 2013, p. 539-627.
  12. I manoscritti individuati da Leroquais per questa tipologia comprendono: Charleville, Bibliothèque Municipale, 98; Clermont-Ferrand, Bibliothèque Patrimoniale, 59; Laon, Bibliothèque Municipale, 206; Metz, Bibliothèque Municipale, 1157; Paris, Bibliothèque de l’Arsenal, 595; Paris, BnF, latin 1022; BnF, latin 13222; BnF, latin 11522; Rouen, Bibliothèque Municipale, 192.
  13. Per questa tipologia si veda anche il codice Bayeux, Bibliothèque Municipale, 61.
  14. Si vedano i codici Paris, Bibliothèque Mazarine, 257 e Paris, BnF, latin 1214.
  15. Lille, Bibliothèque Municipale, 53. Leroquais segnala un altro caso (Paris, BnF, latin 757), ma si tratta di un codice di origine italiana.
  16. Paris, BnF, latin 36, Bibbia proveniente dall’abbazia di Froidmont, nella diocesi di Beauvais, copiata con un messale all’uso cisterciense.
  17. Innocent Smith, Bible Missals and the Medieval Dominican Liturgy, Berlin: De Gruyter, 2023 (Manuscripta Biblica; 12).
  18. Marilena Maniaci, Le struttura delle Bibbie atlantiche, in: Le Bibbie atlantiche. Il libro delle Scritture tra monumentalità e rappresentazione. Catalogo della mostra (Montecassino, luglio-ottobre 2000; Firenze, settembre 2000-gennaio 2001), a cura di M. Maniaci, G. Orofino, Milano: Centro Tibaldi, 2000, p. 47-60.
  19. Laura Albiero, Per circulum o per partes: la struttura modulare del breviario portatile, «Scripta», 16 (2023), p. 11-43.
  20. Maniaci osserva una frequente cesura dopo il secondo libro dei Re e fra Antico e Nuovo Testamento; il libro dei Salmi è spesso autonomo rispetto all’intera Bibbia.
  21. L. Albiero, Per circulum o per partes, p. 28-35.
  22. La consistenza del fascicolo “standard”, espressa in numero di bifogli, viene definita cardinale maggioritario da Ezio Ornato, Apologia dell’apogeo. Divagazioni sulla storia del libro nel tardo Medioevo, Roma: Viella, 2000 (I libri di Viella; 22).
  23. Le miniature si trovano in un bifoglio (c. 147-148) inserito in un secondo tempo nel fascicolo.
  24. Che i libri liturgici non fossero copiati nell’ordine di lettura è confermato da alcuni codici datati, ad esempio il breviario in due volumi Paris, Sainte Geneviève, 2638 e 2637, rispettivamente parte invernale ed estiva dello stesso breviario, sottoscritti dal copista nel 1517 e nel 1515.
  25. Nell’ufficio doppio sono celebrati ad esempio i secondi vespri, l’antifona viene cantata integralmente sia all’inizio che alla fine del salmo (mentre solitamente è cantata in incipit all’inizio e per intero alla fine), e sono previste parti in polifonia. Tuttavia la scelta di quali e quanti elementi siano da adottare e per quali canti diverge da una chiesa all’altra.
  26. Rouen, Bibliothèque Municipale, 384 (Y. 110), ordinario della cattedrale di Rouen databile al secolo XIV. Henri Omont, Catalogue général des manuscrits des bibliothèques publiques de France: Départements, v. I, Paris: E. Plon, 1886, p. 73.
  27. Il messale Paris, BnF, latin 831, all’uso di Parigi e assegnabile al XV secolo, presenta notazione quadrata sull’Exultet, sull’incipit della litania del sabato santo, sui prefazi, sul Pater noster e sul dialogo introduttivo all’Agnus Dei.
  28. Si veda ad esempio il caso del codice Padova, Biblioteca Capitolare, A.66, un breviario francescano copiato in gotica di tipo “meridionale” – e quindi potenzialmente italiano – la cui decorazione è tuttavia manifestamente francese.

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Autori/Autrici

Laura Albiero - Institut de Recherche et d’Histoire des Textes https://orcid.org/0000-0001-5240-6764

Come citare

Albiero, L. (2025). Il messale manoscritto in Francia. DigItalia, 20(1), 187–195. https://doi.org/10.36181/digitalia-00135
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Autori/Autrici

Laura Albiero - Institut de Recherche et d’Histoire des Textes https://orcid.org/0000-0001-5240-6764

Come citare

Albiero, L. (2025). Il messale manoscritto in Francia. DigItalia, 20(1), 187–195. https://doi.org/10.36181/digitalia-00135
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