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Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Prima sessione
Data di pubblicazione: 25-06-2025

Progettare in un contesto. La comunità di lavoro di MOL Liturgica

Autori

In questo contributo si ripercorre quanto è stato fatto ad oggi nei diversi ambiti, livelli e fasi del progetto MOL Liturgica messali manoscritti, allo scopo di creare una sede corretta e validata per i dati catalografici e per far conoscere il progetto: la selezione dei dati (da repertori, dal questionario agli istituti culturali ecclesiastici), il lavoro sul campo relativo all'anagrafica degli istituti, la corretta individuazione dei fondi, la comunicazione del progetto in BeWeB. In conclusione, un cenno sugli sviluppi di MOL Liturgica.

Il contributo intende illustrare le fasi di sviluppo del progetto MOL Liturgica messali manoscritti, delle quali si è occupato dal 2023 il Comitato scientifico organizzativo, e segue l’importante intervento di Elisabetta Caldelli, che ha illustrato le fasi storiche del progetto, sin dalle sue origini, che precedono di qualche anno la nomina del Comitato. Pertanto, per ovvie ragioni, in questa sede non sarà affrontata la questione centrale dello sviluppo dell’applicativo Manus OnLine (MOL)1.

Creare le condizioni per un lavoro coordinato

Un progetto non si inventa da un giorno all’altro: quanto più è complesso, tanto più ha bisogno di radici forti e di cura continua. Occorre creare un contesto che favorisca la riflessione, l’inquadramento delle questioni sulle quali si intende lavorare e poi – solo in seconda battuta – la costruzione vera propria del progetto.

L’Intesa del 18 aprile 2000 fu lungimirante in quel che a prima vista sembra risaputo, consueto e banale: associò biblioteche e archivi2. Ora, alla luce di questo progetto in corso, possiamo a ragion veduta affermare che, soprattutto quando si opera nell’ambito di beni culturali antichi, la distinzione tra archivi e biblioteche non ha significato. Al di là della titolarità istituzionale, si tratta in ogni caso di giacimenti culturali, nei quali per qualche sentiero storicamente determinato sono approdati beni della medesima tipologia: quindi, per quanto ci riguarda, sacramentari e messali nelle biblioteche, sacramentari e messali negli archivi; ma, possiamo aggiungere, sacramentari e messali nei musei. In altre parole, può essere fuorviante determinare a priori il contesto progettuale (solo per le biblioteche, solo per gli archivi): non conta affatto l’affinità istituzionale e funzionale degli enti conservatori, ma la storia degli istituti culturali, quella dei loro fondi e quella dei singoli esemplari. Ricostruire e studiare con pazienza contesti, vicende e percorsi dei libri, aiuta anche a formulare ipotesi meditate nelle strategie di ricerca degli esemplari.

Successivi passi istituzionali – ricordiamo in particolare l’Accordo in materia di descrizione bibliografica e trattamento delle raccolte appartenenti alle biblioteche ecclesiastiche del 2006 – segnano nel tempo il cammino dei progetti e contribuiscono in modo sostanziale a definire un contesto di lavoro stabile; attestano la volontà di lavorare insieme, di concordare procedure e architetture comuni per lo scambio dei dati; esprimono la scelta anche di comunicare insieme i dati, assumendo la responsabilità di costituire per l’interlocutore una fonte attendibile3.

Fondamentali per il nostro progetto, quanto a contenuti e strumenti, due documenti istituzionali predisposti dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) e dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto (BCE) della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nel 2011, vale a dire la Lettera circolare del 13 giugno, relativa all’adozione di «procedure condivise per il popolamento e l’aggiornamento dell’Anagrafe biblioteche italiane curato dall’ICCU» mediante il riversamento periodico dalla banca dati Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici (AICE); seguì il 15 novembre la Convenzione circa la descrizione informatizzata dei documenti manoscritti, relativa all’«utilizzo a titolo gratuito dell’applicativo di Manus on-line da parte delle biblioteche di proprietà ecclesiastica» del polo SBN PBE, previa segnalazione da parte di BCE a ICCU4.

Proprio a partire dalla convenzione del 2011, si ritenne importante coinvolgere gli istituti culturali ecclesiastici sulla questione manoscritti attraverso due questionari somministrati tra il 2011 e il 2012, che consentissero agli istituti stessi e a BCE di produrre dati utili alla definizione della consistenza dei fondi manoscritti, alla verifica delle necessità degli istituti relative al trattamento di questi particolari beni culturali librari; alla conseguente pianificazione dell’offerta formativa sulla catalogazione del manoscritto in MOL, destinata ai bibliotecari ecclesiastici5.

Da ultimo, a partire dal mese di luglio 2020 le descrizioni dei manoscritti di proprietà delle biblioteche ecclesiastiche attive in MOL furono visibili anche in BeWeB, che sempre più risponde alla sua vocazione di portale generale dei beni culturali di proprietà della Chiesa cattolica italiana6.

In somma, mettere in relazione i sistemi, allineare gli strumenti operativi e formare gli operatori sono le tappe di un percorso verso la creazione di un contesto di lavoro stabile e comune, fondamentale per formulare e condividere progetti di rilevanza nazionale.

Identificare un obiettivo “identitario”

Nel contempo si è messo a fuoco un obiettivo correlato naturalmente alla specializzazione delle biblioteche ecclesiastiche: il manoscritto liturgico, così complesso e, proprio per questo, ricco di significati.

Come non considerare il manoscritto liturgico un obiettivo, per così dire, “identitario”? Certamente non nel senso che sia conservato solo in istituti culturali ecclesiastici: bastano i censimenti a smentire ampiamente questa supposizione. Dovrebbe invece essere un obiettivo identitario, per la capacità in ambito ecclesiale di una comprensione del contenuto e della sua architettura, e per la sua conseguente interpretazione culturale. Questa rappresenta il vero contributo e la sfida, in primis proprio per gli istituti culturali ecclesiastici: la complessità bisogna faticosamente imparare a decodificarla e a descriverla, per tentare – almeno tentare – di interpretarla. L’obiettivo è un vero servizio culturale rivolto a tutti, la conoscenza condivisa e consapevole di queste «testimonianze materiali aventi valore di civiltà», per usare l’espressione della Commissione Franceschini negli anni Sessanta del secolo scorso7.

Per una conoscenza condivisa gli strumenti sono importanti: risale al 2017 l’alleanza BCE-ICCU per sviluppare nel gestionale MOL una sezione dedicata ai manoscritti liturgici8. Il 5 febbraio 2018 si dava avvio al progetto congiunto intitolato MOL Liturgica: si pensava in un primo tempo al censimento di manoscritti liturgici conservati in istituti italiani, ma l’ampiezza, l’eterogeneità tipologica, la dispersione sul territorio e la complessità del materiale indussero a definire i limiti di obiettivi praticabili.

Il progetto si focalizza dunque su sacramentari e messali pretridentini, che possono contenere calendari, conservati in istituti culturali ecclesiastici italiani: non c’è nulla di semplice in tutto questo – lo capiamo ogni volta che il professor Baroffio cerca di spiegarci i termini della questione – perché si tratta di libri in continua evoluzione, prodotti in contesti e in comunità differenti.

Il 18 gennaio 2023 ICCU e BCE provvedono a nominare congiuntamente un Comitato scientifico organizzativo

«allo scopo di dirigere, coordinare e sovrintendere ogni azione necessaria per: a) verificare e aggiornare le descrizioni dei messali di proprietà della Chiesa cattolica italiana datati fino al XVI secolo (Concilio di Trento) già presenti in MOL; b) arricchire al massimo livello, compatibilmente con le risorse umane e finanziarie, MOL Liturgica di nuove descrizioni di messali di proprietà della Chiesa cattolica italiana datati fino al XVI secolo (Concilio di Trento); c) integrare le descrizioni di suddetti messali – già presenti o di nuova produzione in MOL Liturgica – delle relative digitalizzazioni, parziali o integrali»9.

Tutto questo, perché l’esito finale sia la possibilità di fruire sia in MOL sia in BeWeB delle schede descrittive degli esemplari e della loro riproduzione digitale.

Le fasi del progetto

La strada che stiamo percorrendo risponde naturalmente a due criteri fondamentali: comprendere ciò che già è stato fatto e, a partire di lì, pianificare i passi successivi. Essenziale dunque individuare in primo luogo fonti di dati, che consentissero un’adeguata – per quanto iniziale e approssimativa – conoscenza del nostro ambito di interesse, da un lato attribuendo il giusto valore ai risultati del notevole lavoro di scavo già effettuato; dall’altro creando una rete di collaborazione virtuosa tra il livello centrale di coordinamento del progetto e gli istituti culturali ecclesiastici italiani, perché lì sono conservati sacramentari e messali – e i loro frammenti – e perché da loro possono fluire informazioni importanti di prima mano, relative tanto alla verifica dei dati, quanto alla segnalazione di nuovi esemplari.

Le fonti dei dati

A questo proposito, tra i primi di febbraio e metà marzo del 2023 fu raccolta una prima messe di dati attraverso un questionario lanciato nel portale BeWeB e rivolto agli istituti culturali ecclesiastici italiani: il questionario chiedeva in primo luogo dati identificativi dell’ente conservatore, se registrato o no in AICE, i nomi di referenti (responsabile dell’ente e compilatore del questionario); inoltre, di segnalare la presenza di messali, parti o frammenti di essi, suddividendoli in base allo spartiacque del secolo XVI. Gli istituti furono invitati a comunicare anche se gli esemplari fossero descritti, digitalizzati, studiati e consultabili; la disponibilità di personale o di collaboratori con competenze sui manoscritti liturgici ed eventualmente già abilitati al lavoro in MOL; la presenza in loco di strumenti per la digitalizzazione; la disponibilità a collaborare al progetto a diversi livelli.

Contestualmente si decise di cominciare a indagare anche due repertori a stampa “dedicati”, strettamente collegati fra loro e strutturati in modo analogo, frutto dell’attività di ricerca su scala internazionale riguardante i messali pretridentini, alla quale in origine diedero voce e una sede editoriale la Pontificia Università Lateranense in collaborazione con l’Università Niccolò Copernico di Toruń, in Polonia, e con la Società bibliografica toscana, poi la collana “Monumenta Studia Instrumenta Liturgica” della Libreria editrice vaticana: ci riferiamo a Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana, pubblicato nel 2016 da Giacomo Baroffio, Manlio Sodi, Andrzej Suski e a Messali manoscritti pretridentini (secc. 8.-16.), curato da Andrzej Suski e Manlio Sodi, apparso tre anni dopo10.

Tali repertori presentano in apertura una bibliografia molto ricca, circa un centinaio di pagine: lì troviamo le voci bibliografiche complete, mentre in calce alla descrizione di ciascun manoscritto sono poste le citazioni in forma abbreviata.

Figura 1. Esempio di una voce del repertorio cartaceo: Giacomo Baroffio — Manlio Sodi — Andrzej Suski, Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana: guida ai manoscritti, p. 209

Nel catalogo vero e proprio le voci sono organizzate secondo tre chiavi di ordinamento: nome del luogo sede dell’istituto, qualificato tra parentesi quadre dalla sigla dello stato; il nome dell’istituto; la segnatura del pezzo. In particolare, il primo dei due repertori distingue una sezione dedicata ai sacramentari da una dedicata ai messali. Così organizzate, le voci sono poi state numerate senza soluzione di continuità con cifre arabe. Chiudono i due volumi degli indici (cronologico, topografico e, nel repertorio più recente, anche onomastico).

I dati ricavati dalle fonti

Per comprendere gli sviluppi del lavoro, prima di illustrare i dati raccolti è importante richiamare l’attenzione sulle differenti tipologie di informazioni offerte dalle fonti: nomi di luoghi e di istituti, identificativi degli esemplari, voci bibliografiche.

Inoltre, è bene sottolineare che i dati emersi nella fase iniziale costituiscono per l’appunto una base “storica” di partenza all’interno di un quadro naturalmente in continua evoluzione.

Il questionario coinvolse 307 istituti: 295 lo compilarono, mentre i rimanenti segnalarono di non possedere esemplari o frammenti di sacramentari e messali; 117 istituti dichiararono di possedere complessivamente 608 esemplari pretridentini, ai quali aggiungere un numero imprecisato di frammenti.

L’immagine, relativa alla distribuzione geografica degli istituti che hanno dichiarato di conservare sacramentari e messali, ci consente un paio di osservazioni di ordine generale. Il quadro esprime molto probabilmente non tanto la situazione reale, quanto la condizione di disponibilità dei dati a livello territoriale: le regioni nelle quali con ogni probabilità sono stati condotti progetti sistematici di censimento e di catalogazione dei manoscritti sono quelle in grado di fornire, in tempi brevi, risposte nel merito di quanto richiesto11. Un paio di macro-esempi su “giacimenti di beni culturali” che sappiamo in generale essere ricchissimi: siamo davvero convinti che in Sicilia un solo istituto ecclesiastico possieda messali pretridentini? E che in Campania nessun istituto ecclesiastico ne possieda?

Figura 2. Distribuzione geografica degli istituti culturali ecclesiastici che hanno dichiarato il possesso di messali (immagine pubblicata in BeWeB)

D’altro canto, progetti come questi richiedono e al contempo possono contribuire a creare una comunità di lavoro sparsa nel territorio italiano: obiettivo non facile, ma decisivo. Per questa ragione si è ritenuto importante mantenere attivo in BeWeB il questionario online12: sappiamo bene che non per tutti è possibile dare risposte in tempi brevi; talvolta è necessario “scavare” per la prima volta nella parte antica del fondo librario, magari coinvolgendo colleghi o studiosi, che con le loro competenze specifiche aiutino a decifrare la tipologia di manoscritti liturgici posseduti. Siamo però convinti che proprio attraverso questi passaggi faticosi, fatti di interazioni fra approcci e competenze differenti, si possa entrare in una comunità di lavoro e contribuire a costruirla. Un secondo dato d’interesse riguarda un nucleo di istituti culturali ecclesiastici non censiti in AICE, a dimostrazione delle ricadute positive che progetti come questo possono avere anche sulla mappatura generale del sistema e sull’aggiornamento complessivo dei dati relativi13.

I due repertori di riferimento sono stati analizzati, per comprenderne la struttura e i criteri di allestimento; sono stati individuati i dati relativi ai soli istituti culturali ecclesiastici italiani; i dati sono poi stati messi a confronto; è stata individuata la sola bibliografia riferita agli esemplari selezionati. Il lavoro di studio ha consentito di maturare alcune considerazioni di metodo importanti, prima fra tutte la chiara distinzione fra ente possessore storico e attuale ente conservatore, che, come vedremo, ha una ricaduta molto significativa nel trattamento dei dati. Chiarire quale sia, o sia stato, l’ente possessore di un manoscritto liturgico è sovente il prezioso punto di approdo della ricerca storico-culturale, che poggia su basi di tipo codicologico, paleografico, paleografico-musicale, liturgico: si tratta appunto di un dato storico relativo alla provenienza, che può non coincidere affatto con quello relativo all’ente conservatore, quello cioè dove materialmente è custodito oggi l’esemplare. Tale differenza di prospettiva, fondamentale per l’organizzazione dei dati di conoscenza in vista di risposte corrette e pertinenti agli utenti che effettuano ricerche nei cataloghi, appare in realtà sfumata e talvolta non chiaramente esplicitata nei repertori, prodotti non a caso da studiosi interessati eminentemente al dato storico di provenienza. Offriamo un paio di esempi, tratti da Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana: la scheda 873 segnala la presenza di un messale-calendario datato 1309, privo di segnatura, nell’Archivio capitolare valvense di Corfinio (L’Aquila): ricerche e controlli mostrano che quest’ultimo è oggi un dato di provenienza relativo a un fondo conservato in realtà nel Complesso archivistico della diocesi di Sulmona-Valva a Sulmona; nell’Indice dei luoghi del repertorio, sotto la voce Acquapendente troviamo due rinvii di natura assai diversa, uno a un frammento di messale effettivamente conservato ad Acquapendente, nell’Archivio storico comunale, l’altro a un messale festivo connotato da segni di provenienza collegati ad Acquapendente, ma conservato ora a Los Angeles al Paul Getty Museum14.

Nella fase di confronto fra i due repertori sono emerse alcune differenze significative, che hanno consigliato per esempio di non fare riferimento al solo repertorio più recente, considerandolo cioè come esaustivo ampliamento e aggiornamento del precedente. Il repertorio più recente, per esempio, esclude i frammenti di messale (carte di guardia, coperte), come possiamo rilevare da alcuni casi segnalati nella seguente tabella15:

Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana (2016) Messali manoscritti pretridentini (2019)
Acqui Terme, voci 491 (frammento=coperta), 492 (messale), 493 (messale), 494 (messale) Acqui Terme, voci 17, 18, 19 relative ai soli tre messali
Ameno, voce 512 (frammento = carte di guardia) ---
Bobbio(PC), voce 662 (frammento) ---
Brescia, voce 752 (frammento) ---
Canosa di Puglia, voce 807 (frammento = carte di guardia) ---
Castel Rigone(Perugia), voce 815 (frammento = coperta) ---
Como, voci 868 (frammento di messale o rituale), 871 (frammento = carta di guardia) ---
Aosta, voci 517-543 [= 27 esemplari] Aosta, voci 69-96 [= 28 esemplari] Scompaiono due voci relative a una parte componente del messale (Liber benedictionum candelarum et ramorum) e a un frammento reimpiegato come rinforzo. Aggiunte tre nuove voci.

Inoltre, il repertorio più recente non segnala più la presenza di notazioni e calendari; i riferimenti alla provenienza sono più generici:

Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana (2016) Messali manoscritti pretridentini (2019)
Bari, voce 611Archivio della Basilica di S. Nicola. Ms. II.87. Messale. Notazione. Perg., cc. 469, mm 360x240, col. 2 XIII (1250-1290). Francia o Puglia su modello parigino. Bari, voce 249Archivio della Basilica di S. Nicola. Ms. 2 [II.87]. Missale. Perg., cc. 469, mm 383x250, col. 2 XIII (1250-1290). Italia
Corfinio (L’Aquila), voce 873 Archivio capitolare Valvense. Ms. s.s. Messale-Calendario. Perg., cc. 266, mm 340x240, col. 2 XIV (1309) Corfinio (L’Aquila),voce 829 Archivio capitolare Valvense s.s. Missale. Perg., cc. 266, mm 340x240, col. 2 XIV (1309). Italia16.

Compaiono nuovi riferimenti bibliografici, ne scompaiono però altri.

Insomma, il confronto puntuale tra i due strumenti bibliografici ha consentito di non perdere un insieme di dati significativi per le successive fasi di descrizione catalografica degli esemplari. La riflessione di metodo che ne abbiamo ricavato, riguarda il dovere scientifico di studiare con pazienza gli strumenti a disposizione, di comprenderne la struttura di pensiero che li ha prodotti; al contrario, un utilizzo meccanico e l’inquadramento frettoloso non consentiranno di utilizzarli nel modo più fruttuoso, generando ambiguità, lacune, errori.

Questi, dunque, i dati emersi dai repertori a stampa: 137 istituti culturali ecclesiastici italiani, 481 segnature di sacramentari e messali pretridentini, 661 voci bibliografiche relative agli esemplari individuati.

Il trattamento dei dati

Riconsideriamo le tipologie di dati emerse, alla luce di quanto ricavato dalle fonti appena presentate: realisticamente impossibile rilevare dati allineati su nomi di luoghi di conservazione in Italia, nomi di istituti culturali ecclesiastici italiani, numero degli esemplari, formulazione delle segnature ad essi attribuite, bibliografia degli studi. Quei valori erano solo il punto di partenza del lavoro sulla qualità dei dati.

La situazione affrontata è stata complessa e la quantità di nodi sciolti è stata – e rimarrà per l’intero progetto – direttamente proporzionale alla capacità di interagire delle diverse componenti della comunità di lavoro: tanto a livello centrale quanto da parte dei responsabili degli Uffici di curia diocesani preposti alla cura dei beni culturali, ai responsabili e agli operatori degli istituti culturali ecclesiastici. Il trattamento di quei dati ha consentito, come vedremo, di arrivare a definire un quadro di riferimento solido e reale, destinato però – dobbiamo esserne consapevoli – a permanere in progress. Perché il complesso dei dati catalografici e bibliografici riferiti ai singoli esemplari trovasse una sede correttamente definita, si rendeva necessario aggiornare o inserire ex novo in MOL le schede anagrafiche degli istituti culturali ecclesiastici italiani – quali enti conservatori di sacramentari e messali – individuati attraverso le fonti; verificare o inserire le segnature degli esemplari collegate con le relative schede anagrafiche; verificare o inserire voci bibliografiche collegate alle segnature dei singoli esemplari.

Si decise di dare la precedenza al trattamento dei dati bibliografici: assicurare nell’archivio bibliografico di MOL la presenza dei riferimenti bibliografici completi avrebbe consentito poi, a chi avrebbe lavorato sulle segnature, di collegare ad esse le voci bibliografiche pertinenti, completando la citazione con l’aggiunta delle pagine specificamente riferite al singolo esemplare. Era dunque necessaria la verifica relativa alla presenza o meno nell’archivio bibliografico di MOL delle 661 voci bibliografiche individuate e il successivo inserimento solo delle nuove voci.

Una parte rilevante e fondamentale del lavoro fin qui affrontato riguarda l’anagrafica degli istituti culturali. Si trattava di creare un circolo informativo virtuoso che realizzasse un preciso obiettivo: l’identificazione corretta e formalmente coerente degli istituti, mediante l’allineamento delle schede anagrafiche AICE, visibili e consultabili in BeWeB, e delle schede anagrafiche presenti nell’Anagrafe delle biblioteche italiane (ABI), che dipendono da AICE. In questo modo, quelle schede verificate, aggiornate o inserite ex novo e allineate, potevano transitare in MOL, assicurando coerenza tra i sistemi e coerenza nella risposta informativa offerta a utenti e operatori da tutti questi portali: bonifica e incremento di dati, con positive ricadute ben al di là di questo progetto.

Il flusso delle attività si è dispiegato a due livelli: un primo, tra gli operatori nel territorio impegnati nel lavoro sulle schede anagrafiche dei propri istituti e i collaboratori dell’Ufficio BCE che si occupano di AICE, e un secondo livello tra i collaboratori dell’Ufficio BCE e i colleghi dell’ICCU che lavorano ad ABI, appunto perché la filiera parte da AICE verso ABI e di qui verso MOL17.

Dunque, per fare alcuni esempi che – spero – rendano il senso del lavoro fatto, se la scheda anagrafica dell’istituto culturale ecclesiastico risultava già presente in MOL, si risaliva la filiera con una verifica sulla completezza dei dati e sull’allineamento con AICE/BeWeB e ABI.

Al contrario, l’assenza in MOL della scheda anagrafica ha richiesto di procedere con molta cautela. Rispetto al dato nome dell’ente in alcuni casi, come abbiamo già osservato sopra, si sono confrontati talvolta due approcci differenti: da un lato, gli studiosi in una prospettiva storica che privilegia l’attenzione su un soggetto produttore oppure su un possessore originario, che però attualmente non esiste più; dall’altro, MOL Liturgica, interessato a creare un’architettura per il complesso dei dati imperniata sugli istituti conservatori attuali (museo, archivio o biblioteca), che in un certo numero di casi – abbiamo verificato – hanno accolto un fondo relativo al soggetto produttore originario o un fondo un tempo appartenuto ad altro ente. In altri casi, invece, si trattava di chiarire se l’assenza fosse solo apparente, a causa di forme differenti del nome riferite al medesimo istituto, come nell’esempio che segue:

Repertori cartacei e banche dati Nome dell’ente
Repertori cartacei BRESSANONE/ BRIXEN Biblioteca dello Studio teologico accademico
MOL IT-BZ0013 Biblioteca del Seminario maggiore - Bressanone
ABI IT-BZ0013 Biblioteca del Seminario maggiore
AICE CEI753B00001 Biblioteca del Seminario maggiore, Bressanone - Brixen

Quella che entrambi i repertori cartacei identificavano come “Biblioteca dello Studio teologico accademico” si è rivelata di fatto una forma variante del nome dell’ente “Biblioteca del Seminario Maggiore”: dietro tutto questo sta l’evoluzione storica dell’istituto deputato alla formazione del clero (Priesterseminar), il sorgere poi all’interno del medesimo edificio dello Studio teologico accademico (Philosophisch-Theologische Hochschule) e lo sviluppo progressivo di una biblioteca, comune ai due istituti e di proprietà del Seminario maggiore, con una parte antica ancorata alle raccolte librarie dei principi vescovi di Bressanone e una parte moderna a servizio del clero in formazione e dello Studio teologico. L’esempio è istruttivo di quanto il dato formale non sia mai fine a sé stesso, mera “etichetta”, ma si giustifichi talvolta sulla base della comprensione storica oltre che di verifiche sul campo.

Dunque, una volta appurata l’assenza effettiva in MOL, si procedeva a controllare l’inizio della filiera, cioè AICE/BeWeB: se la scheda anagrafica dell’istituto risultava presente in AICE/BeWeB e si trattava di una Biblioteca, l’allineamento in ABI risultava assicurato dal riversamento periodico dei dati da AICE/BeWeB, per cui era possibile procedere inserendo in MOL la scheda e facendo attenzione che il codice ISIL fosse stato attribuito. Nel caso in cui si trattasse di un Archivio o di un Museo – tipologie di enti esclusi dal riversamento periodico da AICE/BeWeB in ABI – si rendeva necessario il controllo in ABI, con conseguente aggiornamento o nuovo inserimento con codice ISIL.

Se la scheda anagrafica dell’istituto risultava assente anche in AICE/BeWeB, gli istituti ecclesiastici MAB venivano contattati per illustrare il progetto, chiedendo loro di effettuare l’iscrizione e la pubblicazione della scheda anagrafica in AICE/BeWeB. A cura poi dell’Ufficio BCE la richiesta di attribuzione del codice ISIL da parte di ICCU18.

Allo stato attuale, con aggiornamento a febbraio 2025, siamo arrivati a strutturare i dati di 96 istituti con 419 segnature (verificate o inserite ex novo) collegate ai rispettivi enti conservatori e con le voci bibliografiche collegate ai relativi esemplari. Ora i “contenitori” sono pronti in MOL, per accogliere la descrizione degli esemplari19.

L’auspicio è che si incrementi il numero delle diocesi e degli istituti culturali ecclesiastici disposti a collaborare attraverso la compilazione del censimento; d’altro canto, sarà opportuna la verifica in altri repertori a stampa e online, che si occupano solo o anche di manoscritti liturgici20.

La comunicazione dei dati

I dati del progetto sono pubblici e consultabili in BeWeB. Da subito BCE propose infatti al Comitato scientifico organizzativo di comunicare il progetto e lo stato di avanzamento dei lavori attraverso una sezione all’interno del portale BeWeB: già il verbale del primo incontro del Comitato, avvenuto il 27 gennaio 2023, contiene informazioni al riguardo. Tra le diverse proposte, fu poi scelto anche il logo – l’iniziale maiuscola M di “Messali” – che connota iniziative ed eventi promossi da MOL Liturgica.

Nel mese di novembre 2023 furono pubblicate in BeWeB le pagine dedicate al progetto, all’interno del settore Beni librari21.

Figura 3. Intestazione della sezione dedicata a MOL Liturgica in BeWeB

Le pagine di BeWeB offrono informazioni generali sul progetto, sul Comitato scientifico organizzativo, sullo stato di avanzamento dei lavori, sulla formazione collegata con la realizzazione del progetto e i riferimenti di contatto. Tra i contenuti, segnaliamo tra l’altro due brevi video, nei quali Giacomo Baroffio cerca di spiegare che cosa siano i libri liturgici e, in particolare, sacramentari e messali, facendo emergere la loro rilevanza storico-culturale: conduce insomma alle fondamenta del progetto.

Figura 4. I dati del censimento in BeWeB: cercare luoghi, enti ecclesiastici conservatori e segnature collegate

Sempre nella pagina iniziale è visualizzato e consultabile il frutto del lavoro sull’anagrafica degli istituti e sulle segnature collegate. Una mappa – in modalità geografica o satellitare – visualizza sul territorio italiano il complesso degli istituti culturali ecclesiastici, che nel censimento hanno segnalato la presenza di esemplari di messali e sacramentari o di loro frammenti.

La maschera di ricerca a sinistra consente di filtrare i dati per Regione, Provincia, Comune, Istituto oppure può essere effettuata la ricerca direttamente per segnatura. Dal momento che interlocutori del progetto sono gli istituti MAB, è possibile selezionare anche solo una o due tipologie di istituti per i quali impostare la ricerca. La didascalia dinamica posta alla base della maschera di ricerca ne restituisce il risultato, mentre contestualmente appare la mappa del comune selezionato con gli indicatori di posizione degli istituti coinvolti. Cliccando sull’indicatore di posizione di un determinato istituto, è possibile visualizzare attualmente le segnature degli esemplari ivi conservati.

Figura 5. I dati del censimento in BeWeB: segnature collegate a un ente conservatore

Per ciascuna di quelle segnature è già stata creata in MOL una scheda, che dovrà ricevere poi i dati descrittivi dell’esemplare.

Per una visione complessiva del progetto, tutte le nove fasi previste sono sinteticamente elencate nella pagina intitolata SAL progetto22, con la specifica dello stato di avanzamento: conclusa, in conclusione, in corso, da fare. Comitato scientifico organizzativo, collaboratori centrali, responsabili diocesani dei Beni culturali e operatori degli istituti culturali ecclesiastici italiani hanno lavorato insieme in queste prime fasi, creando le condizioni irrinunciabili per lo sviluppo ordinato e coerente del progetto. Questo non è solo un insieme di obiettivi riferiti ai materiali trattati – in questo caso i messali. Invece, parte integrante è la costruzione di una sorta di patto di lealtà tra le diverse risorse umane, che a livelli e con competenze differenti si occupano del complesso di attività correlate alla realizzazione del progetto stesso. Rimane una delle questioni fondamentali.

Lo sarà sempre di più guardando al cuore del progetto, alle nuove fasi che ci attendono: la formazione e la selezione di operatori capaci di affrontare con umiltà, consapevolezza culturale e competenza la descrizione di sacramentari e manoscritti. Da questo dipenderà la buona qualità delle schede prodotte in MOL, dove i “contenitori” dei dati, come si diceva, sono pronti.

Una bella sfida sarà anche l’organizzazione logistica delle attività di catalogazione e di digitalizzazione degli esemplari, sparsi per tutta l’Italia: qui occorrerà riflettere e confrontarsi – in realtà si è già cominciato a farlo – per ottimizzare tempi e costi con grande attenzione a creare e salvaguardare buone condizioni di lavoro per gli operatori coinvolti, la qualità delle immagini e la pianificazione della loro corretta e duratura conservazione.

Schede descrittive e immagini saranno poi pubblicate tanto in MOL e nei portali ICCU quanto in BeWeB, un contributo importante per la conoscenza e anche per la tutela di questi beni culturali, «una delle più importanti carte d’identità comunitarie», per citare le parole di Giacomo Baroffio.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. Si veda in questo fascicolo il contributo di Elisabetta Caldelli, Dalla costola di Adamo: MOL Liturgica 2019-2024.
  2. Intesa tra il Ministro per i beni e le attività culturali e il presidente della CEI relativa alla conservazione e consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche, fu pubblicato contestualmente dalla CEI, «Notiziario della Conferenza episcopale italiana», n. 6 del 15 luglio 2000, p. 170-179 e, con riferimento al d.p.r. 16/5/2000, n. 189, in G.U. n. 159 del 10 luglio 2000, Serie Generale, p. 16-19.
  3. Significativa la reciprocità degli accordi sul lungo periodo: 29 luglio 2008, Convenzione tra la Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali e il diritto d’autore – ICCU e BCE, che rende a tutti gli effetti operativo il Polo Biblioteche Ecclesiastiche (PBE) della CEI all’interno del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN); 16 gennaio 2018, Convenzione BCE-ICCU, grazie alla quale BeWeB, il portale dei beni culturali ecclesiastici della Chiesa cattolica italiana, rende visibili al suo interno le registrazioni bibliografiche prodotte da biblioteche ecclesiastiche attive in tutti i poli SBN. Le riproduzioni digitali di Accordi, Circolari e Convenzioni citate qui e di seguito sono messe a disposizione sia da ICCU (dal 2006) sia da BCE (dal 1996) a partire rispettivamente dall’url: <https://www.iccu.sbn.it/it/accordi-convenzioni/convenzioni/> e dall’url: <https://bce.chiesacattolica.it/category/documenti/intese-mibac/>.
  4. I documenti sono pubblicati da ICCU e BCE nei rispettivi portali agli url indicati qui sopra, nota 3. Ricordiamo che «l’aggiornamento condiviso dell’anagrafe delle strutture bibliotecarie» era già previsto nell’Accordo in materia di descrizione bibliografica e trattamento delle raccolte appartenenti alle biblioteche ecclesiastiche del 5 dicembre 2006.
  5. Il primo questionario online fu pubblicato nel novembre 2011: circa il 60% delle biblioteche PBE dichiarò di possedere manoscritti, di volerli descrivere, ma quasi tutte avevano necessità di formare gli operatori; l’indagine, che coinvolse questi istituti nel maggio 2012, consentì poi di raccogliere informazioni sul loro posseduto manoscritto (per esempio datazione, lingua, supporto). Ricavo questi dati dalla comunicazione di Valerio Pennasso, Manus OnLine per le biblioteche ecclesiastiche. Dall’accordo del 2011 alla consultazione integrata dei manoscritti sul portale BeWeB, tenuta in un webinar del luglio 2020 promosso da BCE, Diocesi di Vercelli e Biblioteca capitolare di Vercelli, relativo alla “Catalogazione dei manoscritti con Manus OnLine”: materiale gentilmente concesso in visione da BCE.
  6. Si vedano al proposito i materiali relativi al webinar del 6 ottobre 2020, intitolato “L’integrazione dei manoscritti nel catalogo di BeWeB”, <https://bce.chiesacattolica.it/2020/11/04/lintegrazione-dei-manoscritti-nel-catalogo-di-beweb-2/>.
  7. Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, Per la salvezza dei beni culturali in Italia: atti e documenti, Roma: Colombo, 1967, v. 1, p. 22 (Dichiarazione I).
  8. Facevano parte del tavolo di lavoro congiunto per ICCU Lucia Negrini, Elisabetta Caldelli, Valentina Atturo, Massimo Gentili Tedeschi; per BCE Francesca D’Agnelli; per incarico da BCE e dall’Ufficio liturgico nazionale della CEI Giacomo Baroffio, massima autorità scientifica in materia di manoscritti liturgici.
  9. ICCU-BCE, Lettera di nomina del Comitato scientifico organizzativo, Roma, 18 gennaio 2023.
  10. Giacomo Baroffio — Manlio Sodi — Andrzej Suski, Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana: guida ai manoscritti, Città del Vaticano: Lateran University Press; Torrita di Siena: Società bibliografica toscana, 2016 (Veritatem inquirere; 1) e Andrzej W. Suski — Manlio Sodi, Messali manoscritti pretridentini (secc. 8.-16.): catalogo, Città del Vaticano: Libreria editrice vaticana, 2019 (Monumenta studia instrumenta liturgica; 79).
  11. Queste osservazioni confermano una volta di più come i progetti di censimento e di catalogazione dovrebbero essere una preoccupazione costante a tutti i livelli, dal coordinamento apicale alla operatività di base, non solo come forma di tutela, ma anche perché capaci nel tempo di generare risposte a domande culturali sempre nuove.
  12. Indagine sui messali manoscritti datati entro il secolo XVI conservati presso enti ecclesiastici italiani, <https://questionaribce.chiesacattolica.it/>.
  13. Basti un solo esempio: non era presente in AICE un istituto culturale ecclesiastico italiano tanto importante come la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
  14. G. Baroffio — M. Sodi — A. Suski, Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana, cit., rispettivamente p. 238 scheda 873; voce Acquapendente, p. 433.
  15. Il confronto è stato effettuato sulle località con iniziale da A- a C- e naturalmente si riferisce alle sole voci relative a esemplari posseduti da istituti culturali ecclesiastici italiani.
  16. In generale in G. Baroffio — M. Sodi — A. Suski, Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana, cit., il generico riferimento all’Italia non è dato, perché il repertorio circoscrive la provenienza degli esemplari dal territorio italiano.
  17. ICCU-BCE, Lettera circolare del 13 giugno 2011, relativa al flusso periodico di dati anagrafici delle biblioteche ecclesiastiche da AICE ad ABI sulla base di «un’architettura di scambio reciproco dei dati».
  18. Opportuna e anzi doverosa la riconoscenza verso quegli istituti che hanno offerto a vari livelli la loro collaborazione; molto faticoso e, al momento, improduttivo il rapporto con altri, a partire dal solo primo tentativo di contatto. La questione, però, non crediamo che sia semplicemente correlata alla responsabilità dei singoli operatori; crediamo anzi che in molti casi sia prodotta da un contesto locale, che fatica a organizzare complessivamente la cura e la valorizzazione dei beni culturali ivi custoditi.
  19. Un doveroso ringraziamento ad Antonella Buccomino di AICE e Alice Semboloni dell’ICCU per il lavoro sull’anagrafica degli istituti culturali; i loro interventi hanno sostenuto e condotto a buon fine il lavoro impegnativo in MOL affrontato da Sara Foresti e da Michela Perrotta; a Eneo Brunelli, che si è occupato dell’aggiornamento della banca dati bibliografica di MOL.
  20. Fondamentale, a questo proposito, il contributo del convegno pubblicato in questo volume ad opera di Giacomo Baroffio, Prolusione. Per quanto riguarda i repertori online si segnalano in particolare Iter liturgicum Italicum. Répertoire des manuscits liturgiques établi par Giacomo Baroffio, curato dall’Istitut de recherche et d’histoire des texts di Parigi, <https://liturgicum.irht.cnrs.fr/fr/> e Usuarium. A Digital Library and Database for the Study of Latin Liturgical History, <http://usuarium.elte.hu/>.
  21. <https://beweb.chiesacattolica.it/benilibrari/messali/censimento-descrizione-e-digitalizzazione-deimessali-manoscritti-realizzati-fino-al-concilio-di-trento-xvi-secolo/>. In breve torno di tempo ne fu data comunicazione anche direttamente nelle News di MOL.
  22. L’acronimo SAL deve essere sciolto in “Stato Avanzamento Lavori”.

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Autori/Autrici

Paola Sverzellati - Università Cattolica del Sacro Cuore

Come citare

Sverzellati, P. (2025). Progettare in un contesto. La comunità di lavoro di MOL Liturgica. DigItalia, 20(1), 56–68. https://doi.org/10.36181/digitalia-00121
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Sverzellati, P. (2025). Progettare in un contesto. La comunità di lavoro di MOL Liturgica. DigItalia, 20(1), 56–68. https://doi.org/10.36181/digitalia-00121
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