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Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Quarta sessione
Data di pubblicazione: 25-06-2025

La biblioteca digitale della Vaticana: percorsi e prospettive

Autori

Il contributo ripercorre brevemente le tappe che hanno condotto la Biblioteca Apostolica Vaticana alla campagna di digitalizzazione dei manoscritti (avviata nel 2010) e il suo sviluppo attraverso i progetti intrapresi grazie al sostegno di benefattori, per accennare a come la Vaticana potrà contribuire a MOL Liturgica. Vengono proposte anche alcune osservazioni inerenti alla gestione, da parte della biblioteca, del cambiamento che le operazioni di digitalizzazione hanno comportato nel lavoro, tra radicale innovazione e fedeltà agli obiettivi di conservazione e di studio del patrimonio manoscritto. All’interno del workflow studiato dalla Vaticana per la digitalizzazione, particolare rilievo assume la fase di analisi e studio preliminare dei manoscritti.

Dialogo, cooperazione, condivisione scientifica costituiscono alcune delle parole chiave di questo convegno che segna una tappa del progetto MOL Liturgica e offre la possibilità di un confronto proficuo fra istituzioni diverse. Siamo certi che tali parole non si fermeranno alle denominazioni delle sessioni, ma segneranno il passo del progetto, aprendo la strada a un’indagine ampia e approfondita sul sacramentario e sul messale e facendo da modello, auspichiamo, per un ampliamento del censimento intrapreso e anche per ulteriori progetti su altre tipologie di libro liturgico.

Il lavoro che svolgo come direttore del Dipartimento Manoscritti è innanzitutto un servizio e si inserisce nella missione della Biblioteca Apostolica Vaticana (BAV)1; consiste nel coordinare le operazioni di cura, studio, consultazione, valorizzazione dei manoscritti, al fine di continuare a preservarli per il futuro e metterli a disposizione dei ricercatori. Preservare e mettere a disposizione esprimono solo apparentemente concetti in contraddizione: il nostro lavoro consiste anche nella ricerca e nella realizzazione di un equilibrio per contemperare questi due poli, avvalendoci dei mezzi che il presente ci offre in termini di modalità di conservazione e di riproduzione fotografica. Equilibrio particolarmente delicato in quanto si tratta di manoscritti, ovvero di unica. Tali obiettivi in Vaticana si raggiungono insieme, in una reale sinergia tra i diversi dipartimenti, laboratori e reparti.

Le sfide quotidiane e le risorse da mettere in gioco sono cospicue, considerando ciò che è necessario per la cura di un patrimonio immenso, costituito dai tesori prodotti dall’umanità in ogni epoca e in ogni latitudine, in cui risuonano lingue, religioni, discipline, tradizioni diverse. Notevole è la consistenza: per quanto riguarda i manoscritti, la Vaticana conserva attualmente circa 80.000 segnature e 100.000 unità archivistiche, che coprono un arco di circa 2.500 anni e diverse discipline. I numeri dicono molto ma non tutto: è una delle prime biblioteche al mondo per la qualità, oltre che per la quantità dei manoscritti che conserva. E, oltre ai manoscritti, custodisce incunaboli, stampati, monete e medaglie, stampe, disegni, matrici e fotografie.

La biblioteca ha sempre gettato lo sguardo in avanti, intraprendendo, oltre alla inventariazione e alla catalogazione, strade che potevano contribuire a mettere a disposizione il patrimonio da essa conservato, a diffonderlo oltre i confini del luogo di conservazione. Inizialmente il mezzo privilegiato era la copia di manoscritti, poi la fotografia e la produzione di facsimili, cui diede grande impulso il prefetto P. Franz Ehrle (1895-1914), tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX, secondo un preciso piano editoriale, in concomitanza, tra l’altro, con una serie di altre iniziative scientifiche, tra cui la catalogazione a stampa e gli studi che determinarono un approccio scientifico alla conservazione, dopo la Conferenza internazionale di San Gallo (1898) da lui organizzata. La scelta della riproduzione facsimilare, all’inizio del ’900, costituì una strategia di studio e di conservazione insieme: consentiva infatti alla biblioteca di far conoscere i tesori che custodiva e allo stesso tempo di preservare gli originali dal deterioramento. I primi tentativi furono effettuati sui codici messicani, riprodotti in fotocromografia (o stampa fotografica in tricromia)2, anticipando di qualche anno la collana che avrebbe accolto la riproduzione dei codici più insigni della biblioteca (Codices e Vaticanis selecti phototypice quam simillime expressi). Le riproduzioni facsimilari erano anche occasione di studi approfonditi pubblicati nei commentari. Seguì la campagna di microfilmatura, negli anni Cinquanta del secolo XX3. Oggi è la digitalizzazione a consentire il raggiungimento di questo obiettivo. E ce ne siamo resi conto ancor di più durante il periodo di chiusura dovuto alla pandemia da Covid-19, quando gli studi sono andati avanti anche grazie alla disponibilità delle biblioteche digitali.

La digitalizzazione dei manoscritti è un’operazione complessa, che in Vaticana ha avuto una lunga gestazione costituita da numerosi test e da una meditata preparazione e individuazione delle operazioni che devono susseguirsi nel flusso di lavoro per garantire la qualità dell’immagine, l’ordinamento dei dati nello storage attraverso un articolato sistema di denominazione di file di immagine, la corretta archiviazione e conservazione a lungo termine, grazie all’utilizzo del formato FITS (Flexible Image Transport System). Riassumo qui le principali linee di tale processo, dettagliatamente illustrato in un volume di recente pubblicazione in cui la Vaticana ha raccontato e documentato il flusso di lavoro, le riflessioni che lo hanno preceduto, i criteri stabiliti, gli obiettivi prefissati, e presentato alcuni specifici progetti effettuati.

Nel volume The process for the digitalization of manuscripts in the Vatican Library4, sono presentate le varie fasi del flusso di lavoro, a partire dai criteri in base ai quali si stabiliscono priorità nella scelta dei manoscritti da riprodurre fino alla pubblicazione delle immagini nella Digital Vatican Library (DVL) e, in ultimo ma non meno importante, il controllo finale dell’originale presso il Laboratorio di restauro, mirato a verificare che le condizioni conservative non siano mutate. In appendice uno schema riassume le fasi del processo mostrando graficamente l’articolazione del lavoro e il coinvolgimento delle varie competenze.

Con questo volume, così come con diverse iniziative, quali le visite, accolte nei propri laboratori, di personale di altre istituzioni che si accingevano a impostare la digitalizzazione5, la Vaticana ha voluto condividere la propria esperienza ultradecennale, offrendo un possibile modello e al contempo mantenendosi aperta al confronto.

La campagna ha preso avvio nel 20106, con il progetto della Universitätsbibliothek di Heidelberg, finalizzato alla ricostruzione virtuale delle raccolte librarie storiche di quella città, confluite nella “Bibliotheca Palatina”; tale campagna ebbe inizio dal nucleo dei manoscritti provenienti da Lorsch, a loro volta dispersi in 73 biblioteche. La collaborazione con Heidelberg, oggi consentita dal mondo digitale, ha una tradizione storica, e in ogni epoca è stata attivata con i mezzi disponibili in quel momento (nel 1886 con l’invio a Heidelberg di cataloghi appena pubblicati in Vaticana, nel 1986 con una mostra nella sede originaria)7. Tra i progetti che seguirono, ricordo, per esempio, innanzitutto quelli sostenuti dal Sanctuary of Culture Foundation (Atlanta, Georgia), dal 2012, per diversi fondi manoscritti. Nello stesso anno si avviò il Polonsky Project (manoscritti latini, greci, ebraici e incunaboli) per un totale di circa 1.000.000 di pagine acquisite in cinque anni, in collaborazione con le Bodleian Libraries di Oxford; la campagna sostenuta da NTT Data dal 20148.

Il workflow impegna trasversalmente numerosi reparti della biblioteca, che garantiscono sia quanto appena brevemente menzionato sia la conservazione ottimale degli originali: questi, a seconda del loro stato conservativo e delle caratteristiche codicologiche, vengono sottoposti a diverse modalità di ripresa (con diverse angolature di apertura, per esempio). Anche in questo caso si tratta di contemperare elementi diversi: stato conservativo e operazioni necessarie per la digitalizzazione. Il flusso di lavoro della digitalizzazione, inserito in una web application che consente di monitorare il percorso di ogni manoscritto in ogni fase, è stato affinato nel tempo ed è tuttora in evoluzione: i diversi formati, le varie peculiarità di ogni manoscritto presentano quesiti diversi, che continuano a interrogare il personale dei vari reparti. Vengono osservate le linee guida stabilite, ma si riparte sempre dal manoscritto ogni volta che emergono quesiti. E anche in questi casi la risposta si trova insieme, nel confronto tra competenze e punti di vista differenti del personale coinvolto (Dipartimento Manoscritti, Laboratorio di restauro, Laboratorio fotografico, Coordinamento informatico, CED, Economato), e tenendo conto anche dell’importante riscontro degli utenti. Il dialogo continuo mirato alla ricerca di miglioramenti è uno dei dati più rilevanti di tale lavoro in Vaticana.

La digitalizzazione ha cambiato radicalmente il lavoro, non nel senso, però, di stravolgimento. Il personale della biblioteca, sotto la guida del Prefetto, ha infatti accompagnato negli anni l’evolversi dell’operazione riconducendo il workflow all’interno del consueto lavoro di cura, conservazione, verifica, studio e riproduzione dei manoscritti, piuttosto che giustapponendolo ad esso. Concretamente questo significa affrontare la digitalizzazione avvalendosi di nuovi mezzi ma mantenendo i medesimi criteri per la conservazione, e soprattutto cogliendo nuove opportunità sia per lo studio sia per il lavoro ordinario di cura delle collezioni. Si pensi ai ritmi degli interventi conservativi, oggi in qualche modo anche dettati proprio da tale processo, che diventa una forma di revisione in aggiunta a quelle già previste. O anche agli studi che nascono dall’osservazione dei codici durante il processo di digitalizzazione: proprio come avveniva per i primi facsimili sopra ricordati, anche la riproduzione digitale costituisce un’occasione privilegiata di osservazione e di ricerca. Digitalizzare significa, infatti, anche passare in rassegna i fondi, prendere consapevolezza di testi non ancora catalogati, intervenire, ove possibile – e nella fase più opportuna valutata dal Laboratorio – dal punto di vista conservativo, scoprire e valorizzare palinsesti. Questi ultimi ricevono un’attenzione particolare: in DVL vengono presentate anche le riprese in multispettrale e le immagini sono corredate da schemi esplicativi dei livelli di scrittura, a cura di András Németh. Un esempio, questo, che mostra il coinvolgimento costante del personale scientifico del Dipartimento Manoscritti, secondo le rispettive competenze, nel processo di digitalizzazione, che è tutt’altro che un’operazione solo tecnica.

Nel sito della Vaticana9 vengono inoltre indicati in tempo reale i dati numerici (file acquisiti in un determinato lasso di tempo, numero complessivo di manoscritti disponibili in DVL ecc.): attualmente sono disponibili online 29.583 manoscritti10.

La Digital Library costituisce la sede della pubblicazione (delle immagini) e l’occasione per la consultazione (della versione digitale); e per consentire il raggiungimento di tali obiettivi sono necessari controlli, analisi dei manoscritti, sistemazione e ricollocazione di parti volanti (frammenti o fogli da identificare), verifica o introduzione della foliazione, in modo che i riferimenti ai fogli siano univoci e la presentazione online risulti corretta e corrispondente all’originale. La consultazione della versione digitale è sempre, comunque, da intendere come ausilio e come integrazione dell’analisi autoptica dell’originale, che non potrà e non dovrà mai essere sostituita, come ben sanno gli studiosi, che continuano a popolare la Sala di consultazione dei manoscritti, nonostante l’incremento delle versioni digitali messe a disposizione.

L’importante lavoro preliminare di analisi e preparazione del manoscritto da parte del personale scientifico è stato introdotto negli ultimi anni, a partire da quando sono emersi quesiti su come riprendere o denominare alcune parti articolate o complesse: oltre ai casi già menzionati, si pensi anche a formati speciali come il rotolo, conservato nell’assetto originario o diviso in sezioni conservate all’interno di lastre11; a manoscritti che presentano supporti e rilegature diverse dal formato codice in pergamena o carta (come i manoscritti orientali in foglia di palma o su corteccia12). Sentiamo l’esigenza di rafforzare ulteriormente questa fase di lavoro attraverso l’incremento di personale scientifico specializzato che possa sia effettuare questo tipo di analisi sia descrivere i manoscritti. Su questo punto tornerò più avanti.

Il lavoro di preventiva analisi scientifica è indispensabile, anche considerando che una volta online la versione digitale diventa un oggetto non cancellabile, dotato degli URI (Uniform Resource Identifier) che identificano in modo univoco ogni volume, e ai quali gli studi fanno riferimento. Come sappiamo, le biblioteche e il patrimonio in essa conservato sono “vivi”, suscettibili di cambiamento in base agli studi e alla cura dello stato conservativo, in modo indipendente o strettamente correlato. In seguito a interventi di restauro, infatti, o per recenti studi, la facies o la segnatura dei manoscritti può mutare: il codice può acquisire una nuova consistenza, per esempio per intervento di distacco di fogli precedentemente adesi, o per ricollocamento di fogli volanti reperiti altrove, o in passato estrapolati per motivi diversi13; la variazione nella segnatura può essere determinata da un intervento di restauro in base al quale si decide di separare una parte dei fogli o di tavole per motivi conservativi, o per opportunità di trasferimento da un fondo all’altro, in base ai risultati degli studi.

La stabilità degli URI, se da un lato offre una garanzia, dall’altro crea una contraddizione tra il lavoro nella biblioteca fisica e le esigenze di quella virtuale. Ma anche questo, su cui abbiamo riflettuto a lungo, è un aspetto che proprio ultimamente ha avuto una decisiva evoluzione grazie al lavoro dell’ufficio del Coordinamento informatico della Vaticana: adesso è possibile aggiornare le versioni digitali di un medesimo manoscritto. Saranno dunque disponibili le diverse riproduzioni, ricercabili sotto la medesima (e unica) segnatura, dal pdf in bianco e nero, ove disponibile (molto utile perché latore dello stato del manoscritto in un determinato momento della sua storia), fino all’ultima riproduzione.

In questo processo la Direzione della Vaticana ha voluto tenere sempre alta l’attenzione sia alla fruibilità da parte degli studiosi sia al confronto con altre istituzioni internazionali, che garantisce un importante arricchimento degli studi e della ricerca. A questo si deve la scelta di offrire, oltre a una buona qualità delle immagini disponibili in DVL (in formato jpg.2000), la possibilità di fruirne in open access e di scaricare i singoli file per studio. Il protocollo per l’interoperabilità degli oggetti digitali, il IIIF (International Image Interoperability Framework)14, a cui la Biblioteca Vaticana ha aderito, rende possibile impostare il confronto scientifico con altre istituzioni culturali.

La ricerca scientifica ci conduce a meditare e cercare il confronto; l’informatica ci consente di avere alcune facilitazioni nel praticarlo. Pensiamo per esempio ai vantaggi che questa modalità offre nello studio delle collezioni, nella ricostruzione virtuale di biblioteche disperse o di manoscritti oggi smembrati, nella realizzazione di progetti di ricerca sui vari esemplari, conservati in biblioteche diverse, che tramandano lo stesso testo, o al confronto – tramite affiancamento di immagini di più volumi – delle mani che vergano i testi o a quelle che lo illustrano, e così via. Le possibilità di ricerca e di approfondimento che si aprono al di fuori dei confini fisici della biblioteca sono numerose.

Pensiamo anche allo Spotlight, realizzato in collaborazione con l’Università di Stanford e con la F. Andrew W. Mellon Foundation (2016-2019), ormai noto15 e che non mi soffermo a descrivere: nel sito della Vaticana sono navigabili i percorsi16 dedicati alla Biblioteca di Federico da Montefeltro17; alla paleografia latina18; alla paleografia greca19; ai classici latini20; ai palinsesti21; le mostre virtuali Viaggiare con Dante22; Super hanc petram23. Esempi, questi, delle ampie possibilità di studio, annotazione, commento, trascrizione (gestiti tramite il visualizzatore Mirador)24, confronto e analisi comparativa di immagini di manoscritti conservati in sedi diverse che questi strumenti possono offrire.

Come si evince anche da tale presentazione breve e semplificata, la digitalizzazione è un’operazione che impegna la Biblioteca in modo consistente, anche nella ricerca di sponsor, oltre che nell’esame dei manoscritti e nel processo tecnico; la pone in dialogo con numerose istituzioni culturali per i progetti scientifici che sono all’origine delle campagne di digitalizzazione; attiva un dialogo interno tra le diverse competenze della biblioteca che intervengono nel processo.

I criteri con cui vengono stabilite le priorità sono dettati da motivi di studio e progetti di ricerca, dalla delicatezza (antichità o fragilità) dei codici, dalla loro rilevanza dal punto di vista testuale (e particolare attenzione è stata posta agli autografi), dalla disponibilità dei finanziamenti e dal tipo di finanziamento ricevuto. Criteri che si intrecciano, da valutare di volta in volta senza stabilire rigide gerarchie.

Ho riassunto qui brevemente il nostro lavoro in questo ambito per illustrare una delle modalità in cui la Vaticana contribuirà al progetto MOL Liturgica, secondo l’accordo stabilito, recentemente siglato tra l'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto (BCE) della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e la nostra Istituzione, accordo impostato tramite contatti precedentemente intercorsi e negli incontri avvenuti nelle due sedi. Tutti i progetti di digitalizzazione e catalogazione realizzati sono nati dall’incontro della biblioteca con altre istituzioni o con gruppi di ricercatori.

Aderendo come partner del progetto, la Vaticana è lieta di partecipare a MOL Liturgica: in una prima fase – già avviata – dando priorità alla digitalizzazione di sacramentari e messali, predisponendoli e analizzandoli nella modalità sopra menzionata, in modo da renderli disponibili in DVL e facilitare la descrizione. Tale operazione è possibile grazie al sostegno degli sponsor, da noi indirizzato anche a tale progetto; in una seconda fase accogliendo i catalogatori che saranno selezionati per descrivere i codici vaticani, promuovendo e facilitando il loro lavoro e l’interazione con il personale scientifico della biblioteca, nonché tra i cataloghi elettronici delle rispettive istituzioni.

Torno brevemente sulla catalogazione. Dall’inizio della campagna di digitalizzazione la Vaticana ha dovuto operare una scelta in base a molteplici elementi, come avviene in ogni grande istituzione. La scelta è stata a favore delle immagini da rendere immediatamente disponibili, ottimizzando le risorse25. L’inserimento dei metadati descrittivi (in TEI, Text Encoding Initiative) e strutturali (con rinvio dal locus all’immagine relativa visibili nella schermata all’estrema sinistra in alto)26 è avvenuto negli anni successivi, con tempi ben diversi. Gradualmente è stato riversato interamente l’Indice Alfabetico dei Manoscritti27, che ha popolato le schede locus dei manoscritti considerati e costituisce una importante chiave di accesso alla collezione digitale; tali dati vengono poi completati dall’inserimento delle schede generali dei loci inseriti. Un ingente lavoro, svolto sotto la guida di Maria Gabriella Critelli, con la preziosa collaborazione di diversi studiosi dedicati specificamente al riversamento dei dati e all’indicizzazione. Le descrizioni vengono inoltre incrementate attraverso diversi progetti sostenuti da fondazioni e benefattori. Ricordo, per esempio, quello finanziato dalla Conferenza Episcopale Coreana (2019-2023) per i manoscritti orientali (Vaticani estremo-orientali, Borgiani, Vaticani indiani), i progetti dedicati ai Reginensi di Cristina di Svezia, sostenuti dalla Wallenberg Foundation e dalla Accademia svedese (2021-2023), ai manoscritti del fondo Archivio del Capitolo di S. Pietro con il coordinamento della Scuola di Biblioteconomia, e quelli attualmente sostenuti da Sanctuary of Culture Foundation per diversi fondi28.

Digitalizzazione e catalogazione procedono grazie al lavoro interno, ma non potrebbero essere realizzate senza il sostegno di benefattori che insieme alla Biblioteca offrono questo servizio al mondo degli studi.

Come si evince da questo excursus, la digitalizzazione avanza per fondi o per gruppi tematici individuati in base a interessi di studio e cooperazioni tra diverse istituzioni. Tra i tanti ricordo: Alamire Foundation dell’Università Cattolica di Lovanio, per lo studio di alcune decine di manoscritti riconducibili al compositore e calligrafo Pietro Alamire (2012-2013); manoscritti digitalizzati e restaurati grazie alla Fondazione Heydar Aliyev dell’Azerbaijan (2014-2015), e alla collaborazione scientifica con l’Accademia delle scienze di Baku e, negli stessi anni, un progetto sui manoscritti siriaci in collaborazione con la Brigham Young University; Avita Novare, Fondation Luxembourg per i manoscritti greci (dal 2018); l’Università di Zurigo (Romanisches Seminar) per gli studi sulla lingua delle traduzioni conservate nei manoscritti del fondo Sire (dal 2019). Rinvio anche per questi dettagli al volume sopra menzionato.

La cooperazione con la CEI e con l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) ci consente di accendere insieme un faro ulteriore sui manoscritti liturgici, finora sicuramente non trascurati, ma pubblicati in DVL all’interno di macro-campagne del tipo sopra ricordato. Un’impostazione inevitabile per le grandi biblioteche come la Vaticana.

Le descrizioni analitiche delle schede di MOL Liturgica approntate dall’eccellente lavoro guidato da Giacomo Baroffio potranno facilmente puntare alle immagini messe a disposizione in DVL per i manoscritti vaticani. Le schede dell’OPAC della Vaticana e quelle di MOL Liturgica potranno dialogare tra loro, adottando la medesima terminologia e impostazione – che garantiranno anche la ricercabilità – con gli opportuni rinvii, valorizzando il lavoro di ciascuna istituzione. La compatibilità tra i due cataloghi è assicurata dall’uso condiviso della catalogazione in TEI e dallo standard IIIF. Successivamente si potrebbe pensare anche alla creazione di alcuni percorsi dedicati, utilizzando lo Spotlight, per esempio per l’annotazione e lo studio di messali prodotti in una medesima area, o accomunati dalla stessa committenza29 o mutili, cui sono stati asportati alcuni fogli30, oggi conservati in biblioteche diverse.

A una prima rapida ricognizione effettuata sulla base in parte di cataloghi pubblicati31 (sempre da verificare), in parte di un nuovo censimento che ha incluso anche fondi in quei cataloghi non considerati – per omissione o per motivi cronologici (nel caso di acquisizioni successive rispetto alla pubblicazione dei cataloghi) –, i manoscritti vaticani contenenti messali e sacramentari risultano essere circa 30032, in gran parte ormai digitalizzati e disponibili in DVL. In seguito all’avvio degli accordi con la CEI, la Vaticana ha infatti dato priorità ai manoscritti da considerare nel progetto, destinando a questi una parte dei finanziamenti ricevuti per la digitalizzazione. Alcuni necessitano di interventi di restauro o di riprese particolari, per cui sarà necessario cercare un ulteriore sostegno. Ad essi dovranno essere aggiunti i frammenti, in parte già inclusi nel catalogo di Pierre Salmon, reperibili o nelle legature (come coperte o come fogli di guardia) o in codici fattizi; in questi volumi venivano raccolti i fogli di riuso estrapolati dai volumi in cui erano stati reimpiegati (corredati da relative note attestanti la provenienza), secondo un uso invalso fin dal secolo XVI e ripreso in diversi periodi della storia della Vaticana, ad opera degli scriptores33.

Sarebbe sicuramente auspicabile estendere il progetto sia alle altre biblioteche italiane sia alle biblioteche europee: in tal modo potranno emergere maggiori dati per lo studio dei formulari nelle varie epoche e aree geografiche. Un nuovo cammino, dunque, da intraprendere insieme per valorizzare e continuare a studiare il patrimonio manoscritto liturgico.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. Statuto della Biblioteca Apostolica Vaticana 2014, art. 51.
  2. I tre manoscritti messicani (Borg. mess. 1, Vat. lat. 3738, Vat. lat. 3773) furono pubblicati grazie al finanziamento del bibliofilo americano il duca de Loubat (Joseph Florimond duc de Loubat, 1831-1927) e con la tecnica fotografica avanzata dello stabilimento Danesi (su cui: <https://catalogo.beniculturali.it/detail/ScientificOrTechnologicalHeritage/0300634094>; <https://archive.org/stream/progressofotogra1326unse/progressofotogra1326unse_djvu.txt>): Il manoscritto Messicano Vaticano 3773, riprodotto in fotocromografia, a spese di S.E. il duca di Loubat, a cura della Biblioteca Vaticana, Roma: Danesi, 1896; Il manoscritto messicano Borgiano del Museo etnografico della S. Congregazione di Propaganda Fide, riprodotto in fotocromografia a spese di S.E. il duca di Loubat a cura della Biblioteca Vaticana, Roma: Stabilimento Danesi, 1898; Il manoscritto messicano vaticano 3738, detto il Codice Rios, riprodotto in fotocromografia a spese di sua eccellenza il duca di Loubat per cura della Biblioteca Vaticana, Roma: Stabilimento Danesi 1900, riproduzione che tra l’altro ci restituisce l’immagine di un momento della storia conservativa del codice antecedente alla velatura dei fogli. Gli esemplari – come apprendiamo dalla cronaca del tempo e da alcune lettere di ringraziamento conservate tra le Carte Ehrle della Vaticana – non furono venduti bensì donati a studiosi e istituzioni.
  3. 40.000 microfilm sono conservati in The Knights of Columbus Vatican Film Library - Saint Louis University Libraries, Missouri.
  4. The process for the digitization of manuscripts in the Vatican Library, ed. by A. M. Piazzoni, Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana, 2024 (Studi e testi, 565).
  5. Per esempio alcuni membri dell'Università degli studi di Cassino che stavano progettando MeMo - Memory of Montecassino, accolti nei diversi laboratori coinvolti nel processo, il 18 novembre 2021 e poi ancora nel novembre 2023 presso il laboratorio fotografico.
  6. Il 23 marzo 2010 fu annunciato il test bed: Cesare Pasini, La digitalizzazione dei manoscritti presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, in: Manuscript digitization and on-line accessibility. What is going on? International workshop (Roma, Biblioteca Vallicelliana, 23 ottobre 2014), «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali» 9 (2014), n. 2, p. 10-16: 12, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/1532/1032>.
  7. Claudia Montuschi, Le biblioteche di Heidelberg in Vaticana: i fondi Palatini, in: Storia della Biblioteca Apostolica Vaticana, III, La Vaticana nel Seicento (1590-1700). Una Biblioteca di biblioteche, Città del Vaticano: Biblioteca apostolica vaticana, 2014, p. 279-336.
  8. Claudia Montuschi, The selection of manuscripts, in: The process for the digitization of manuscripts in the Vatican Library, cit., p. 17-29.
  9. https://www.vaticanlibrary.va/.
  10. Il dato risale al 19 giugno 2025. Erano 1.503 manoscritti nel 2014: C. Pasini, La digitalizzazione dei manoscritti presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, cit., p. 16.
  11. Come nel caso degli Exultet, per es. Barb. lat. 592, <https://digi.vatlib.it/view/MSS_Barb.lat.592>, Vat. lat. 3784, <https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.3784>. O anche, tra i molti, il rotolo liturgico Borg. gr. 27: <https://digi.vatlib.it/view/MSS_Borg.gr.27>.
  12. Per es. Vat. ind. 28, <https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.ind.28>; Vat. ind. 41, <https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.ind.41>, quest’ultimo anche palinsesto.
  13. È il caso per esempio del “Virgilio Palatino”, Pal. lat. 1631, i cui fogli 249, 250 sono stati ricollocati al loro posto nel 2019. Sul lavoro preliminare: Claudia Montuschi, Predigitization: a preliminary survey for studying and digitizing the manuscripts, in: The process for the digitization of manuscripts in the Vatican Library, cit., p. 30-38.
  14. https://iiif.io/.
  15. Paola Manoni – Eva Ponzi, Tra le maglie del web. Esposizioni virtuali e interoperabili dei manoscritti della Biblioteca apostolica Vaticana, in: Immaginare la Commedia, a cura di C. Perna, postfazione di G. Ferrante, Roma: Salerno, 2022, p. 201-212; Eva Ponzi, Una biblioteca ‘illuminata’. I manoscritti miniati di Federico fra catalogazione e nuove tecnologie, in: Federico da Montefeltro nel terzo millennio. Atti del convegno di studi, Urbino, 16-19 novembre 2022, a cura di T. Di Carpegna Falconieri, A. Corsaro, G. M. Fachechi, Urbino: Urbino University Press, 2024, p. 129-144, <https://press.uniurb.it/index.php/incontriepercorsi/catalog/view/16/186/599>.
  16. https://spotlight.vatlib.it/it/overview.
  17. <https://spotlight.vatlib.it/it/humanist-library>, a cura di Maria Gabriella Critelli, con la collaborazione di Marta Grimaccia, Eva Ponzi, Ilaria Maggiulli.
  18. <https://spotlight.vatlib.it/it/latin-paleography/home>, a cura di Ambrogio M. Piazzoni, con la collaborazione di Anna Berloco.
  19. <https://spotlight.vatlib.it/it/greek-paleography>, a cura di Timothy Janz con la collaborazione di Anna Berloco.
  20. <https://spotlight.vatlib.it/it/latin-classics>, a cura di Marco Buonocore, con la collaborazione di Lola Massolo ed Eva Ponzi.
  21. <https://spotlight.vatlib.it/it/palimpsests>, a cura di András Németh con la collaborazione di Domenico Surace.
  22. <https://www.vaticanlibrary.va/it/viaggiare-con-dante.html>, a cura di Ambrogio M. Piazzoni ed Eva Ponzi.
  23. <https://spotlight.vatlib.it/it/testmed>, a cura di Eleonora Giampiccolo.
  24. Paola Manoni, Il workflow della digitalizzazione dei manoscritti della Biblioteca Vaticana attraverso alcuni esempi di illustri testimoni ambrosiani, in: Ambrosiana, Hagiographica, Vaticana. Studi in onore di Mons. Cesare Pasini in occasione del suo settantesimo compleanno, a cura di A. M. Piazzoni, Città del Vaticano: Biblioteca apostolica vaticana, 2020 (Studi e testi, 535), p. 389-408.
  25. C. Pasini, La digitalizzazione dei manoscritti presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, cit., p. 11-12.
  26. C. Montuschi, The selection of manuscripts, cit., p. 26-27.
  27. IAM o schedario “Bishop” da William Warner Bishop (1871-1955), indice onomastico a schede mobili: Maria Gabriella Critelli, Indice Alfabetico dei Manoscritti (IAM), in: Conoscere la Biblioteca Vaticana. Catalogo della mostra tenutasi nel Braccio di Carlo Magno (piazza San Pietro), 11 novembre 2010-31 gennaio 2011, a cura di A. M. Piazzoni, B. Jatta, Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana, 2010, p. 198.
  28. C. Montuschi, The selection of manuscripts, cit.
  29. Per esempio le serie di messali in più volumi, come quelli prodotti ad Avignone: Francesca Manzari, Libri liturgici miniati nel palazzo di Avignone: tre serie di messali solenni per l’uso del papa, in: Medioevo: la Chiesa e il Palazzo, Atti dell’VIII Convegno internazionale di studi (20-24 settembre 2005), a cura di A. C. Quintavalle, Milano: Electa, 2007, p. 604-611.
  30. Per es. Chig. C.VII.210, Vat. lat. 7209, Vat. lat. 10189.
  31. In primis Pierre Salmon, Les manuscrits liturgiques latins de la Bibliothèque Vaticane, I-V, Città del Vaticano: Biblioteca apostolica vaticana, 1968-1972 (Studi e testi; 251, 253, 260, 267, 270).
  32. Numero ancora da verificare e precisare.
  33. Sui codici fattizi in Vaticana: Francesco D’Aiuto, Frammenti da recupero codicologico, dalle Carte del Card. Giovanni Mercati (Biblioteca Apostolica Vaticana), in: Manoscritti italogreci: nuove tessere di un mosaico frammentario, a cura di S. Lucà, Roma: Università degli Studi di Roma Tor Vergata, 2020, p. 153-226: p. 167-168, nt. 23. (Quaderni di Νέα Ῥώμη 7).

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Autori/Autrici

Claudia Montuschi - Biblioteca Apostolica Vaticana (BAV)

Come citare

Montuschi, C. (2025). La biblioteca digitale della Vaticana: percorsi e prospettive. DigItalia, 20(1), 174–182. https://doi.org/10.36181/digitalia-00133
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Montuschi, C. (2025). La biblioteca digitale della Vaticana: percorsi e prospettive. DigItalia, 20(1), 174–182. https://doi.org/10.36181/digitalia-00133
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