L'importanza della collaborazione internazionale fra bibliotecari di istituzioni teologiche cristiane e biblioteche di teologia: il contributo di BETH (Bibliothèques Européennes de Théologie)
L’articolo esplora l’importanza della collaborazione internazionale tra biblioteche ecclesiastiche e di teologia, con particolare attenzione al ruolo di BETH (Bibliothèques Européennes de Théologie). Nata nella seconda metà del XX secolo, BETH si è sviluppata come rete ecumenica per favorire lo scambio di risorse, esperienze e buone pratiche tra bibliotecari di istituzioni teologiche in Europa.
In un contesto segnato da sfide comuni - digitalizzazione, scarsità di risorse, necessità di aggiornamento - BETH rappresenta un modello positivo di cooperazione culturale e professionale. Il contributo evidenzia come l’apertura al confronto europeo sia occasione di crescita e rilancio per le biblioteche ecclesiastiche e teologiche, auspicando uno sviluppo più concreto di progetti condivisi e di una più stretta integrazione tra biblioteche, archivi e musei.
Introduzione
La richiesta di un intervento utile ad allargare lo sguardo al contesto internazionale, nell’ambito dei lavori dedicati alla presentazione di MOL Liturgica messali manoscritti, è impegno che quantomeno chiede pensiero e attenzione. Il pericolo è quello di presentare vuoti clichés sull’importanza dell’apertura a quanto accade all’estero o, all’opposto, di una geremiade sulla propria situazione, che a uno sguardo superficiale può apparire più o meno desolante: un sapere teologico oggetto di minore attenzione, la contrazione della ricerca accademica, la riduzione delle risorse economiche e professionali messe a disposizione delle istituzioni per le quali lavoriamo.
L’opportunità è, all’opposto, quella di un ulteriore spunto per osservare e comprendere il contesto più ampio della professione bibliotecaria; per collocarvisi, ripensando quindi alla propria identità, alla strada percorsa, a una meta concretamente raggiungibile.
Essere sempre più consapevoli della ricchezza culturale affidata alla comunità professionale dei bibliotecari genera responsabilità, perché questa stessa ricchezza possa portare frutto e non inaridirsi in un deposito sterile.
Il punto di vista qui presentato è quello di un’associazione ecumenica di biblioteche di teologia: testimoni di un sapere, sono al tempo stesso interlocutori per il dialogo interconfessionale, l’approfondimento teologico e la formazione ecclesiale. La collaborazione tra bibliotecari di istituzioni teologiche cristiane assume una valenza di rilievo e l’organizzazione BETH (Bibliothèques Européennes de Théologie)1 rappresenta un esempio positivo di come in Europa la cooperazione possa favorire la condivisione di risorse, competenze e buone pratiche.
Il contesto delle biblioteche teologiche, le sfide comuni e il bisogno di collaborazione
Nulla di nuovo nel sottolineare che le biblioteche ecclesiastiche e teologiche rivestono un ruolo cruciale nella conservazione e nella diffusione del sapere teologico e religioso. Custodiscono, oltre alla letteratura teologica contemporanea, testi antichi e moderni, manoscritti, incunaboli, edizioni rare e materiali minori; offrono supporto alla ricerca e all’insegnamento; svolgono al tempo stesso un ruolo di apertura ecclesiale al territorio; si offrono come luogo di incontro e di dialogo.
La digitalizzazione delle fonti e il loro sempre più diffuso accesso aperto stanno trasformando le modalità di fruizione del sapere; si tratta di una sfida, di una difficoltà e di una occasione: la cooperazione tra biblioteche e i luoghi di cultura (con musei e archivi) è sempre più attuale e necessaria, ad ogni livello.
Le biblioteche teologiche, specialmente quelle legate a istituzioni accademiche cristiane, affrontano numerose criticità: scarsità di risorse finanziarie, necessità di aggiornare le collezioni, gestione di fondi antichi e rari, transizione al digitale, riduzione del personale proprio quando si specializzano le professionalità.
Inoltre, esse devono rispondere a bisogni informativi sempre più diversificati, provenienti da studenti, docenti, ricercatori, segno di un mondo più complesso. In questo contesto, la collaborazione internazionale rappresenta soprattutto una occasione per condividere esperienze, sviluppare progetti comuni e rafforzare le competenze professionali.
La nascita e la missione di BETH, la sua identità
BETH è una rete europea di associazioni nazionali e di singole biblioteche teologiche nata negli anni Sessanta del XX secolo. Il suo obiettivo principale è promuovere la cooperazione tra biblioteche di teologia, favorendo lo scambio di informazioni, la formazione continua dei bibliotecari e la condivisione di risorse bibliografiche. Fin dalla sua nascita, BETH ha rappresentato un punto di riferimento per le biblioteche teologiche europee, creando un ambiente di dialogo informale e di concreta collaborazione.
Tutto questo, nel contesto del secondo dopoguerra: un periodo segnato dalla ricostruzione non solo fisica, ma anche culturale e spirituale dell’Europa. Si rispondeva, di fatto, alla necessità di costruire nuove forme di cooperazione: le biblioteche teologiche, custodi della tradizione cristiana europea, si trovarono di fronte alla duplice sfida di conservare il patrimonio culturale esistente e rispondere alle esigenze emergenti della ricerca accademica e della formazione teologica.
La federazione è stata fondata ufficialmente nel 1973 nei Paesi Bassi. Tuttavia, le sue radici risalgono al 1961 in Germania, quando le associazioni di biblioteche teologiche olandesi, francesi e tedesche hanno dato vita al Comitato internazionale per il coordinamento delle associazioni di biblioteche di teologia cattolica (CIC).
Originariamente fondato in ambito cattolico e costituito come occasione di incontro informale per discutere questioni comuni legate alla gestione delle biblioteche teologiche, il CIC ha iniziato dopo il Concilio Vaticano II ad espandersi maggiormente nella sfera ecumenica e nel 1973 ha cambiato il suo nome in Consiglio internazionale delle associazioni di biblioteche teologiche (Le Conseil international des association de bibliothèques de théologie) e infine, nel 1999, in Bibliothèques Européennes de Théologie – BETH.
L’iniziale scelta del francese come lingua ufficiale dell’acronimo rifletteva il desiderio di rappresentare la diversità culturale del continente europeo. BETH fu concepita come un’associazione informale, senza scopo di lucro, orientata alla promozione della cooperazione professionale tra biblioteche teologiche cristiane in Europa, indipendentemente dalla confessione religiosa.
Durante i decenni successivi, BETH ha sviluppato una struttura organizzativa più definita, con un board eletto dai membri e, negli ultimi anni, da una segreteria. Le assemblee annuali, ospitate a rotazione nei vari paesi membri, divennero soprattutto l’occasione privilegiata per discutere progetti comuni, condividere esperienze e formare relazioni professionali durature.
Inizialmente limitata a pochi paesi dell’Europa occidentale, BETH ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione accogliendo associazioni di biblioteche e bibliotecari dall’intero continente. Dopo la caduta del Muro di Berlino e l’allargamento dell’Unione Europea, BETH ha esteso la propria rete anche ai paesi dell’Europa centrale e orientale, contribuendo alla costruzione di uno spazio europeo della professionalità biblioteconomica in ambito teologico.
Lo scopo che BETH si propone, come accennato, è promuovere la cooperazione e lo sviluppo tra le biblioteche teologiche, ecclesiastiche e religiose del continente europeo e servire i loro interessi nella sfera scientifica e accademica, con un focus di servizio. Le associazioni fondatrici hanno riconosciuto che la collaborazione reciproca è necessaria non solo per il progresso dei loro interessi, ma anche per migliorare la qualità professionale di tutte le biblioteche teologiche, in particolare quelle che sono svantaggiate e operano in una situazione difficile.
Torna utile ricordare le possibili modalità di adesione a BETH: come membri ordinari, straordinari e speciali. I membri ordinari o istituzionali sono diverse associazioni bibliotecarie teologiche nazionali europee che sono a loro volta composte da singole biblioteche o bibliotecari; i membri straordinari sono singole biblioteche teologiche; i membri speciali sono individui che hanno servito il sistema bibliotecario teologico internazionale. L’adesione è approvata dall’Assemblea generale, dopo una richiesta scritta del candidato.
Il numero di membri in BETH è gradualmente cresciuto, dai tre membri ordinari iniziali negli anni ‘70 ai 16 del 2024. Negli anni ‘90 si contavano tre membri straordinari, che oggi sommano a 16. I membri storicamente più attivi si sono registrati soprattutto tra Paesi Bassi, Belgio, Regno Unito, Polonia, Germania, Francia, Spagna, Italia, Norvegia, Svizzera. Ogni anno, l’organizzazione svolge un’Assemblea generale e un convegno di studi in cui si affrontano e discutono questioni professionali, si presentano progetti e si favorisce lo scambio culturale e scientifico.
Anche i membri di BETH e le singole associazioni di bibliotecari di teologia sono molto diversi fra loro per storia, composizione, attività e vivacità. Nei paesi scandinavi si tratta più frequentemente di realtà più informali (a volte dei semplici forum di confronto professionale); in buona parte degli altri paesi ci si trova più facilmente di fronte ad associazioni più strutturate, dalla storia pluridecennale, caratterizzata dal confronto con gli enti ecclesiali dedicati alla gestione, tutela e valorizzazione dei beni culturali ecclesiali. In alcuni paesi si trovano a convivere due o più organizzazioni, ciascuna con un carattere proprio (confessionale o geografico).
Gli ultimi convegni di BETH
Negli ultimi anni, i convegni annuali di BETH si sono tenuti in diverse città europee, riflettendo l’impegno dell’associazione nel promuovere una cooperazione itinerante. I convegni si sono caratterizzati come occasione di confronto via via più specializzato, senza perdere al tempo stesso un tono informale legato alla conoscenza personale fra i partecipanti. Ecco un elenco di luoghi che hanno recentemente ospitato gli incontri:
- 2024: Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina), Facoltà cattolica di teologia e Biblioteca Gazi-Husrev Beg
- 2023: Cordoba (Spagna ), Istituto pastorale diocesano
- 2022: Kerkrade (Paesi Bassi), Abbazia di Rolduc
- 2021: Online
- 2020: Online
- 2019: Oxford (Regno Unito), Wycliffe Hall
- 2018: Norimberga (Germania), Archivio della chiesa evangelico-luterana bavarese
- 2017: Zagabria (Croazia), Istituto pastorale arcivescovile
- 2016: Helsinki (Finlandia), Biblioteca universitaria
- 2015: Bologna (Italia), Camplus Bononia
- 2014: Wroclaw (Polonia), Pontificia Facoltà Teologica
- 2013: Parigi (Francia), Institute Catholique
- 2012: Belfast (Irlanda del Nord), College universitario Stranmillis
- 2011: Amsterdam (Paesi Bassi), Public Library
- 2010: Nizza (Francia), Biblioteca diocesana
Allargare lo sguardo: impressioni e utilità del confronto europeo
Ritengo utile qui riportare alcune impressioni. Per quanto siano di carattere personale, vorrebbero costituire occasione di ulteriore confronto e stimolo al dialogo e alla discussione.
Allargare lo sguardo oltre quanto accade nei confini nazionali è – cosa ovvia – di indubbia utilità. Comunicare la propria identità e la propria attività, in un contesto diverso da quello di una scadenza di progetto o di un rendiconto da presentare e più ampio di quello di una comunità nazionale, chiede una riflessione sul reale percorso svolto e sugli obiettivi più profondi della professione del bibliotecario in genere, e del bibliotecario ecclesiastico o di teologia in specie. Permette di valorizzare quanto svolto nei confini nazionali, a volte dato per scontato e non sufficientemente riconosciuto.
Osservare quanto accade oltre confine è di estremo aiuto per porsi domande sul proprio modus operandi, perché le buone prassi (di conoscenza, conservazione, tutela, valorizzazione), oltre che conosciute, siano progressivamente diffuse.
Quello che infine si presenta talora come un ostacolo (la diversità linguistica) si rivela invece, molto più facilmente, come il presupposto per un’estrema chiarezza nell’esposizione e un’attenzione all’ascolto delle esperienze reciproche. Questa semplicità, che non è sinonimo di superficialità, è presupposto per un dialogo non scontato, lasciando all’interlocutore il diritto di chiedere un chiarimento di fronte a un progetto non pienamente compreso.
Attività e progetti di BETH
Restano tuttavia non pochi aspetti nei quali il percorso di BETH può ulteriormente arricchirsi. L’organizzazione di conferenze e seminari internazionali su tematiche biblioteconomiche e teologiche può e deve essere ulteriormente perfezionato e reso più frequente; le occasioni di confronto e gli strumenti a disposizione non mancano, ma troppo spesso, ancora, sono possibilità non colte. Solo la costanza nella partecipazione e il miglioramento diffuso nelle capacità di comunicazione in lingua straniera potranno portare frutti più copiosi: troppo spesso e soprattutto alla nostra latitudine, ancora oggi, è solo ai pochi colleghi “che sanno parlare meglio le lingue straniere” ad essere data la possibilità del confronto. Questo, talora, a discapito del contenuto da comunicare.
La promozione della catalogazione cooperativa e dello scambio di metadati invece, che è cosa comune in Italia (grazie al fondamentale contributo dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, che permette più facile adesione al Servizio bibliotecario nazionale), non è altrettanto diffusa in altri paesi europei, e troppo spesso lasciata alla buona volontà e all’iniziativa delle singole associazioni nazionali. Sono casi virtuosi ma ancora ampliabili quelli, in particolare, di Spagna e Polonia. Anche in questo, BETH potrebbe svolgere ruolo di guida e mediazione.
Mancano ancora veri e propri progetti digitali congiunti, come la creazione di repertori bibliografici online, di digitalizzazione e metadatazione di testi rari o manoscritti, di spazi di confronto su politiche di conservazione e tutela. Questo fronte rappresenta una delle ispirazioni più promettenti per la collaborazione tra biblioteche teologiche.
Attraverso progetti condivisi, le biblioteche potrebbero rendere accessibili collezioni rare e preziose a livello globale, superando i limiti geografici e linguistici, e promuovendo una maggiore fruibilità del sapere. In questo ambito, BETH può svolgere un ruolo di coordinamento e di promozione di buone pratiche, contribuendo a orientare scelte tecnologiche e strategiche dei propri membri.
Manca ancora, infine, una vera convergenza progettuale a livello europeo fra biblioteche, archivi e musei. Anche questo aspetto non può che essere oggetto di riflessione, progettazione e azione.
Conclusione
La collaborazione internazionale tra biblioteche teologiche cristiane rappresenta una risorsa preziosa per il futuro della ricerca e della comunicazione in ambito teologico e del dialogo ecumenico. L’esperienza di BETH dimostra come la condivisione di risorse, conoscenze e competenze possa produrre effetti significativi in termini di qualità dei servizi, innovazione tecnologica e coesione culturale.
Mantenere e arricchire una rete di relazioni umane e professionali fondate sulla conoscenza reciproca e sulla fiducia, in un mondo segnato da divisioni religiose e culturali, implica mettere al centro, fra gli altri, anche il ruolo dei bibliotecari cristiani. Tutto questo assume anche una dimensione simbolica: testimonia la possibilità concreta di unità nella diversità.
L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
| Conseil International des Associations de Bibliothèques de Théologie 1961–1981, ed. J. A. Cervelló-Margalef. Cologne: Secrétariat du Conseil, 1982. |
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| Andre Jozef Geuns – Barbara Wolf-Dahm. Theological Libraries: An Overview on History and Present Activities of the International Council of Associations of Theological Libraries, in «INSPEL: International Journal of Special Libraries – IFLA» 32 (1998), n. 3, p. 139–158. |
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| Jean-François Gilmont – Thomas P. Osborne. Les associations de bibliothèques de théologie: un service pour la recherche. «Revue théologique de Louvain», 15 (1984), n. 1, p. 73–85. |
| Theological Libraries and Library Associations in Europe, ed. L. Kenis, P. R. Hall, M. Rostkowski. Leiden: Brill, 2022, <https://doi.org/10.1163/9789004523197>. |
