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Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Terza sessione
Data di pubblicazione: 25-06-2025

Contributo a una ricostruzione integrata del patrimonio storico-liturgico digitalizzato

Autori

L’articolo illustra le potenzialità derivanti dalla collaborazione tra i portali Lodovico Media Library e BeWeB. Dopo un primo inquadramento generale, il contributo esamina i vantaggi derivanti da tale sinergia e, in particolare, dall’integrazione di patrimoni ecclesiastici e non ecclesiastici. Vengono infine delineate le potenzialità relative al progetto MOL Liturgica e i possibili impatti in termini di conoscenza e individuazione di testimonianze circa la liturgia pretridentina.

1. Il punto di partenza: il progetto MOL Liturgica

Nel gennaio 2023 l'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto (BCE) della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) del Ministero della Cultura hanno avviato un ambizioso progetto di censimento, descrizione e digitalizzazione dei messali manoscritti realizzati fino al Concilio di Trento. Il progetto, denominato MOL Liturgica, si pone come obiettivo di individuare, catalogare e valorizzare tramite digitalizzazione i messali manoscritti pretridentini conservati in enti situati sul territorio italiano, di proprietà della Chiesa cattolica1.

L’assunto scientifico è che il concilio di Trento (1543-1565) abbia certamente rappresentato una svolta periodizzante all’interno della prassi liturgica della Chiesa di Roma2, ma che le novità introdotte dall’assemblea poggiassero su una tradizione, in parte ancora da esplorare, di cui i manoscritti liturgici costituiscono una testimonianza preziosa. Se poi si sa poco dei lavori che, negli anni a ridosso del Tridentino, portarono a una revisione dei testi canonici, non vi è dubbio che una migliore conoscenza della prassi preconciliare possa portare a una comprensione più piena del concilio stesso e del suo portato innovatore.

In questa cornice, un’azione territorialmente estesa (il censimento promosso dalla CEI su scala nazionale), orientata a una digitalizzazione dei materiali mediante protocolli di interoperabilità (il protocollo IIIF, in uso sul sistema BeWeB) ambisce a creare una sorta di metabiblioteca liturgica, in cui i messali preconciliari possano essere riuniti, fruiti e comparati.

Ciò che però ci si può chiedere, considerando le specificità del contesto italiano, è se restringere il perimetro agli enti ecclesiastici non rischi, pur nell’abbondanza della messe attesa, di escludere, almeno potenzialmente, risultati provenienti da archivi e biblioteche di pertinenza non ecclesiastica. Come noto, le conseguenze dell’unificazione italiana (1861/1870) – e prima ancora delle soppressioni napoleoniche3 – sul patrimonio ecclesiastico sono state rilevanti, e non sono rari i depositi documentari prodotti da enti ecclesiastici, conservati in istituti culturali statali4.

2. Uno stimolo all’integrazione dei patrimoni culturali

Una risposta al quesito appena posto può venire dalla collaborazione tra progetti specifici, come MOL Liturgica, e portali con una vocazione, per così dire, generalista, il cui obiettivo non risiede nell’aggregare o censire documenti appartenenti a una medesima tipologia (o con uno stesso soggetto), ma patrimoni culturali eterogenei, su base, per esempio, territoriale.

È questo il caso dell’intesa, attiva dal 2022 e formalizzata con uno specifico accordo nel febbraio 2024, tra la Media Library Lodovico e il portale BeWeB, cui MOL Liturgica si riconnette.

Prima di illustrare gli obiettivi e i vantaggi di una simile sinergia è utile richiamare brevemente le caratteristiche essenziali di Lodovico Media Library (LML)5. Ispirata alla volontà enciclopedica di Lodovico Antonio Muratori, il padre della storiografia moderna, LML ne sviluppa l’idea di fondo: ricongiungere materiali eterogenei che, grazie agli strumenti digitali, possono contribuire a un quadro conoscitivo completo e soddisfacente6.

L'infrastruttura, sviluppata dal Centro interdipartimentale di ricerca sulle Digital Humanities dell’Università di Modena e Reggio Emilia7, si concentra sul territorio della regione Emilia-Romagna (con alcune “deviazioni”)8, secondo una duplice prospettiva: federare – si tornerà tra poco su questo aspetto – patrimoni culturali di tipologie differenti e mettere in relazione documentazione di enti e istituti culturali diversi. Questo doppio livello, cross-tipologico e cross-istituzionale, permette di stabilire connessioni che travalicano le partizioni gestionali e amministrative dell’eredità culturale e, al tempo stesso, cerca di ricondurre le specificità dei depositi (archivistici, bibliotecari, museali, multimediali ecc.) a un minimo denominatore comune, capace di aggregare e amalgamare, pur senza appiattire. È proprio questa seconda funzione a rivelare la vocazione di LML: la media library è stata infatti concepita e pensata come strumento di disseminazione del patrimonio culturale e, idealmente, punto di primo accesso per un pubblico non necessariamente specializzato.

Un simile approccio mira a rendere più visibile il patrimonio digitalizzato, attraverso una ricercabilità integrata. Di rado, infatti, l’utente è orientato a una query per istituto di conservazione e, più facilmente, esplora le risorse digitali immettendo parole-chiave: l’obiettivo è ritrovare tutti gli oggetti digitali in relazione con la chiave di ricerca immessa, senza necessariamente filtrarli per soggetto conservatore o tipologia documentaria. Tale modalità di restituzione dei risultati può altresì produrre una comprensione più accurata della sedimentazione storica di un patrimonio, evidenziandone i legami con oggetti al di fuori di una certa sede di conservazione e/o di partizioni tipologiche e catalografiche.

3. Federare e non aggregare

Per evitare di configurare LML come un semplice aggregatore – di risorse, digital library o repository – si è svolto un lavoro architetturale, specificamente incentrato sulla definizione di una metadatazione condivisa. Com’è noto, nella strutturazione dei metadati è opportuno rifarsi a standard condivisi in modo da favorire l’interoperabilità o, quantomeno, un’adeguata capacità dei dati di dialogare attraverso i diversi sistemi che li utilizzano9. Oltre a questo, un progetto federativo come LML doveva evidentemente elaborare protocolli di standardizzazione delle informazioni, che, applicati da tutti i soggetti aderenti, potessero rendere i dati non solo dialoganti sotto il profilo della struttura, ma anche in termini di contenuto.

Per raggiungere questo scopo si è dunque approntato un modello che assume come base di partenza uno standard internazionale consolidato: il Dublin Core Metadata Element Set10. Le 15 categorie di metadati previste dal Dublin Core sono state adattate rivedendo le denominazioni – ma non il contenuto – di alcune di esse, precisandone altre e stabilendo le modalità essenziali con cui articolare i dati di ogni categoria11. Per quanto concerne LML, le categorie sono state semplificate in undici classi (intestazione; intitolazione; data cronica; descrizione fisica; descrizione contenutistica; relazioni con persone/enti/luoghi; soggettario; note; lingua), a ognuna delle quali sono associati uno o più metadati specifici che precisano le informazioni di cui l’utente può disporre. Le undici categorie non sono implementate per ogni collezione digitale, ma vengono di volta in volta modulate secondo un criterio di rapporto tra costi e benefici e, sul piano scientifico, in ragione dell’effettiva utilità delle varie informazioni rispetto agli specifici materiali da descrivere. Ciò che risulta invece irrinunciabile, in linea con il principio federativo di cui si è detto, è che le stesse tipologie di informazioni confluiscano sempre negli stessi campi di metadatazione, in modo che tutta la documentazione sia descritta secondo criteri uniformi e trasversali.

La scelta di non adottare schemi di metadatazione diversi a seconda delle tipologie documentarie, bensì di descrivere tutti gli oggetti digitali presenti in LML seguendo un unico schema, risponde alla volontà di accrescere al massimo le possibilità di dialogo tra gli oggetti digitali, indipendentemente dalla loro natura e, come si diceva in precedenza, dalla loro sede conservativa. Non si è trattato di una scelta facile, né priva di rischi: non solo perché ha richiesto e richiede agli enti coinvolti di adattare, pur senza eliminarli, i linguaggi descrittivi ai quali sono abituati; ma anche perché la volontà di avvicinare un pubblico non specialistico tramite una “grammatica” unitaria ha necessariamente imposto alcune semplificazioni, le cui ripercussioni conoscitive sono costantemente monitorate e valutate all’interno del progetto. Ciononostante, in un’epoca in cui il digitale ha cambiato profondamente nozioni tradizionali come quella di archivio12, LML si pone programmaticamente come mezzo di disseminazione del patrimonio culturale su vasta scala: il pubblico dei ricercatori e/o degli utenti altamente specializzati (target non primario del progetto) può comunque accedere a conoscenze più complesse, sia filtrando le informazioni tramite maschere di ricerca avanzate, sia servendosi dei rimandi ad altri sistemi digitali con cui LML dialoga. Così, ad esempio, molti archivi che hanno scelto di rendere accessibile su Lodovico parti della loro documentazione, dispongono di inventari digitali prodotti mediante appositi software (come x-Dams13 o, nel caso degli archivi ecclesiastici, CEIAr14), i quali, opportunamente collegati ai corrispondenti oggetti digitali di LML, rappresentano per i ricercatori specializzati una fonte di informazioni integrative rispetto a quelle già presenti nella piattaforma.

Infine, va ricordato come, nel suo intento di federare e avvicinare patrimoni culturali, LML si sia potuta avvalere di una struttura multitenant, di un sistema che, sotto il profilo del trattamento informatico dei dati (immagini e metadati), consente di mantenere separate le collezioni e i fondi di un determinato ente (posti in un tenant dedicato), senza che ciò comporti limitazioni all’utente per la consultazione.

4. La collaborazione con gli archivi ecclesiastici

Se questo è il funzionamento e l’ispirazione di LML, ciò su cui ora si vuole porre l’attenzione sono le modalità con cui una media library su base territoriale ha interagito e può interagire con il patrimonio ecclesiastico e, nello specifico, con il sistema BeWeB (incluso il progetto MOL Liturgica).

In primo luogo, la collaborazione si è esplicitata su base istituzionale, ossia sviluppando un dialogo con gli enti culturali ecclesiastici del territorio emiliano-romagnolo. Fin dai suoi inizi, LML ha lavorato per esempio con l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, che ha aderito al progetto nella sua fase pilota (2020-2021), puntando sulla valorizzazione digitale delle pergamene medievali (secoli VIII-XIII), dei manoscritti dell’Archivio capitolare (con esemplari rilevanti anche per MOL Liturgica) e dei frammenti ebraici15.

Il lavoro con l’archivio modenese ha funto da modello per altri archivi ecclesiastici della regione. È il caso degli archivi diocesani di Bologna, di Ravenna-Cervia, di Piacenza-Bobbio, di Reggio Emilia, nonché del Museo diocesano di Carpi. La cornice istituzionale di queste collaborazioni si è poi rafforzata, come accennato, mediante il dialogo con l'Ufficio nazionale BCE-CEI, con il quale si è prima sperimentato, poi codificato e stabilito un workflow condiviso per la gestione dei patrimoni ecclesiastici digitalizzati delle diocesi aderenti a LML. L’obiettivo era instaurare meccanismi di interoperabilità tra Lodovico e BeWeB, nonché strategie di sostenibilità economica, di rilancio reciproco e di cooperazione virtuosa tra pubblico e privato.

Nel caso specifico, ciò è tanto più semplice in quanto supportato da requisiti tecnologici analoghi. Sia BeWeB sia LML utilizzano infatti il protocollo IIIF, ideato per l’interoperabilità delle immagini16, e ricorrono al medesimo software di gestione dei metadati (Arianna4)17. Questa convergenza rende i dati facilmente esportabili da un sistema all’altro o, nel caso delle immagini, semplicemente rilanciabili senza alcuna azione di import-export (è sufficiente servirsi del manifest che rende l’immagine perfettamente fruibile in entrambi i sistemi).

Per interoperare o condividere i dati prodotti, le due piattaforme hanno definito un processo standard, normando altresì le possibili eccezioni. In linea generale, gli enti ecclesiastici sono chiamati a censire e, auspicabilmente, porre le versioni digitalizzate dei propri beni culturali su BeWeB, anche con il supporto dello staff di ricerca di LML, e, di qui, rilanciare i materiali e i metadati su LML18. Dove, per ragioni varie, si è verificato il processo contrario e le diocesi hanno già pubblicato su LML, si sono definite modalità di recupero del lavoro per la pubblicazione in BeWeB.

L’istituzione universitaria – che, in qualità di ente di ricerca, ha interesse a lavorare, studiare e valorizzare il patrimonio ecclesiastico – svolge così un’azione di stimolo culturale per le diocesi, offrendo a queste ultime un ancoraggio al mondo accademico e alle sue reti. Tale circuito può creare economie di scala di notevole interesse: anzitutto, arricchendo con le competenze di docenti e ricercatori la catalogazione e l’inventariazione ordinaria del patrimonio documentario, bibliotecario e museale di proprietà ecclesiastica; in seconda battuta, offrendo agli enti ecclesiastici un’occasione di recupero e, per così dire, di concentrazione di materiali digitalizzati dispersi su più sedi.

Su quest’ultimo aspetto, valgano due esempi verificatisi in seno alla collaborazione tra gli archivi diocesani e LML, con specifico riguardo al patrimonio medievale. Durante il lavoro di digitalizzazione e metadatazione, curato dal personale di LML, è stato possibile stabilire sinergie con altri due progetti sviluppati in ambito universitario: il progetto FISCUS - Fiscal Estate in Medieval Italy: Continuity and Change (9th-12th centuries), delle Università degli studi di Torino, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Università di Pisa e Università degli studi di Roma Tre19, e il progetto Repenser le Xe siècle au prisme des territoires: régulations et résistances dans une Europe en reformation20, dell’Institut de recherche et d’histoire des textes (IRHT) del Centre national de la recherche scientifique (CNRS). Il primo mirava a studiare la dimensione economica e patrimoniale dei poteri pubblici nell’Italia altomedievale, svolgendo un lavoro di censimento e regestazione delle pergamene di varie aree geografiche (inclusa quella emiliano-romagnola); il secondo ha digitalizzato e reso fruibili, con protocollo IIIF, varie pergamene medievali, tra cui quelle conservate nell’Archivio capitolare della basilica di Sant’Antonino di Piacenza.

L’azione di recupero e cooperazione si è mossa su un doppio binario: anzitutto i progetti citati hanno condiviso con LML tutti i dati e le scansioni prodotte in ottica di rilancio reciproco; LML ha poi messo a disposizione le proprie risorse per colmare eventuali lacune (vi erano metadati analitici da creare o, nel caso di FISCUS, digitalizzazioni dei materiali non realizzate). Tale sinergia ha consentito di completare e perfezionare la digitalizzazione dei materiali pergamenacei medievali che, fino a quel momento, erano dispersi su più progetti, siti e repository, ciascuno con una sua specificità, legata a precisi obiettivi di ricerca. LML ha svolto una funzione di messa a sistema degli sforzi fatti da varie équipe di ricercatori e, di fatto, ha consegnato agli enti ecclesiastici un nucleo completo di metadati e scansioni che, non essendo già state pubblicate su BeWeB, sono ora raccolte, ordinate su LML e saranno oggetto di pubblicazione ex post sul portale dedicato ai beni culturali ecclesiastici.

Il caso esposto, nella sua peculiarità, mostra efficacemente come, strutturando un dialogo con il mondo della ricerca, gli enti ecclesiastici hanno potuto recuperare il lavoro svolto sul loro patrimonio per rappresentarlo unitariamente su BeWeB e rilanciarlo su un portale a vocazione territoriale come LML.

5. Il possibile contributo a MOL Liturgica

Cercando ora di valutare cosa tale collaborazione possa aggiungere al progetto MOL Liturgica, varie sono le opportunità individuabili. La prima, e forse più immediata, è la sollecitazione allo studio e alla digitalizzazione dei materiali liturgici, inclusi i messali pretridentini, che gli enti ecclesiastici possono ricevere da un rapporto strutturato con il mondo della ricerca, tanto più quando esso è radicato sul territorio cui gli enti appartengono.

Come accennato, vi è poi la possibilità di individuare messali conservati al di fuori di patrimoni di proprietà ecclesiastica e, per esempio, confluiti in archivi e biblioteche pubbliche. Un portale come LML consente infatti di restituire risultati ad ampio spettro e, di fatto, accrescere il censimento dei fondi diocesani o di pertinenza religiosa con quelli presenti in archivi e biblioteche statali, comunali o altri istituti di conservazione di proprietà pubblica.

In più, la pluralità tipologica sottesa a LML – la capacità cioè di riunire in un’unica sede digitale oggetti diversi (documenti di archivio, reperti museali, opere d’arte, libri ecc.) – consente, almeno potenzialmente, di associare i messali e i libri liturgici pretridentini all’ecosistema che ne costituiva il complemento naturale: gli arredi sacri, i registri parrocchiali – non di rado conservati anche per cronologie precedenti al periodo tridentino21 – e, più in generale, ciò che dava forma e vita alla liturgia nella sua dimensione performativa e quotidiana.

Per quanto, dunque, il percorso di collaborazione tra LML e MOL Liturgica sia solo all’inizio e, sotto vari punti di vista, sia affidato alla creatività e alla curiosità di ricercatori, archivisti e bibliotecari, il potenziale di questa e simili forme di condivisione dei dati si esplica nell’allargamento del raggio di azione e, di conseguenza, dei risultati che se ne possono ricavare. Una prospettiva che richiede il contributo di tutti e mostra il valore della condivisione e di un approccio aperto per la conoscenza e la salvaguardia di patrimoni complessi e frammentati.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. <https://beweb.chiesacattolica.it/benilibrari/messali/>. La pagina è periodicamente aggiornata con i risultati conseguiti dal progetto.
  2. Sul concilio e i suoi risultati, mi limito qui a rinviare alla sintesi: John W. O’Malley, Trent: What Happened at the Council, Cambridge, MA-London: Belknap Press of Harvard University Press, 2013 e più di recente, The Cambridge Companion to the Council of Trent, a cura di N. H. Minnich, Cambridge: Cambridge University Press, 2023, con vari approfondimenti su liturgia e musica. Sulla riforma dei libri liturgici, in particolare del Messale: Amato Pietro Frutaz, Contributo alla storia della riforma del Messale promulgato da San Pio V nel 1570, in: Problemi di vita religiosa in Italia nel Cinquecento, Padova: Antenore, 1960, p. 187-209; Hubert Jedin, Das Konzil von Trient und die Reform der Liturgischen Bücher, in Id., Kirche des Glaubens, Kirche der Geschichte, Freiburg-Basel-Wien: Herder, 1966, II, p. 499-525.
  3. Un’ottima sintesi, con ampi spunti sugli archivi ecclesiastici, è offerta da Maria Pia Donato, L’archivio del mondo. Quando Napoleone confiscò la storia, Roma-Bari: Laterza, 2019.
  4. A mero titolo di esempio, si vedano i casi censiti in: Le conseguenze sugli archivi ecclesiastici del processo di unificazione nazionale: soppressioni, concentrazioni, dispersioni, a cura di G. Zacchè, Modena: Mucchi, 2012.
  5. <https://lodovico.medialibrary.it/home/index.aspx>. Per la descrizione di LML, riprendo e riassumo di seguito quanto illustrato più distesamente in Matteo Al Kalak – Lorenzo Baraldi, Sharing Cultural Heritage. The Case of the Lodovico Media Library, «Multimodal Technologies and Interaction», 7/12 (2023) <https://doi.org/10.3390/mti7120115>. Le potenzialità della collaborazione tra LML e gli archivi ecclesiastici sono state tratteggiate in: Matteo Al Kalak – Luca Sandoni, Per una valorizzazione digitale e condivisa dei patrimoni documentari: Lodovico Media Library e gli archivi ecclesiastici, «Archiva Ecclesiae», 65-66 (2022-2023), p. 127-140, di cui pure riprendo alcuni contenuti essenziali.
  6. Su L. A. Muratori, con particolare riguardo al suo metodo storico, si veda in sintesi: Sergio Bertelli, Erudizione e storia in Ludovico Antonio Muratori, Napoli: Istituto storico italiano, 1960. Per una bibliografia aggiornata: <https://www.centrostudimuratoriani.it/>.
  7. https://www.dhmore.unimore.it/chi-siamo/.
  8. LML ospita per esempio alcune collezioni afferenti al territorio lombardo – tra cui quelle mantovane, che hanno un antico legame con il patrimonio emiliano-romagnolo – o raccolte speciali come la documentazione conservata presso l’Archivio Diaristico Nazionale (progetto in fase di definizione) e l’Associazione Italiana di Storia Orale (per cui è stata effettuata una prima campionatura di interviste raccolte presso il Rione Sanità di Napoli).
  9. Sulla metadatazione cfr. Mauro Guerrini, Metadatazione, la catalogazione in era digitale, Milano: Editrice Bibliografica, 2022.
  10. https://www.dublincore.org/.
  11. Per una traduzione italiana del dataset Dublin Core, si veda: <https://www.iccu.sbn.it/it/normative-standard/linee-guida-per-la-digitalizzazione-e-metadati/dublin-core-metadata-element-set-versione-1.1-traduzione-italiana/index.html>.
  12. Cfr. Wolfgang Ernst, Digital Memory and the Archive, Minneapolis: University of Minnesota Press, 2012. Si vedano anche le recenti considerazioni di Federico Valacchi sulle ripercussioni dei processi di digitalizzazione in ambito archivistico: L’archivio aumentato. Tempi e modi di una digitalizzazione critica, Milano: Editrice bibliografica, 2024.
  13. https://www.xdams.org/.
  14. https://www.beweb.chiesacattolica.it/beniarchivistici/aggregatore/30/Il+progetto+CEI-Ar.
  15. Le collezioni digitali sono ora disponibili su <https://lodovico.medialibrary.it/media/ricercadl.aspx?rictree=Archivio+storico+Arcidiocesi+di+Modena-Nonantola&page=1>. Sui manoscritti dell’Archivio Capitolare di Modena: Inventario dei manoscritti dell’Archivio Capitolare di Modena, a cura di G. Vigarani, Modena: Mucchi, 2003; Mauro Perani – Saverio Campanini, I frammenti ebraici di Modena (Archivio Capitolare, Archivio della Curia) e di Correggio (Archivio Storico Comunale): inventario e catalogo, Firenze: Olschki, 1999. I dati di entrambi gli inventari sono stati verificati e aggiornati nel corso della campagna di metadatazione e pubblicazione su LML.
  16. https://iiif.io/.
  17. https://hyperborea.com/arianna/.
  18. È il caso della diocesi di Mantova che, per prossimità territoriale e culturale alle diocesi emiliano-romagnole, ha deciso di aderire a LML. L’archivio diocesano di Mantova ha avviato una significativa campagna di digitalizzazione e pubblicazione dei propri materiali su BeWeB, rilanciandone una selezione su LML: <https://lodovico.medialibrary.it/media/ricercadl.aspx?rictree=Archivio+storico+Diocesi+di+Mantova&page=1>.
  19. https://fiscus.unibo.it/en/.
  20. https://www.efrome.it/p/repenser-10e.
  21. Si veda a tale proposito la collezione dei registri pretridentini dell’Archivio generale dell’Arcidiocesi di Bologna pubblicato su LML nel corso di uno specifico progetto di ricerca rivolto alla valorizzazione dei materiali precedenti l’età del Concilio: <https://lodovico.medialibrary.it/media/ricercadl.aspx?rictree=Archivio+generale+Arcidiocesi+di+Bologna%2fRegistri+battesimali&page=1>. Sui registri pretridentini dell’area toscana e emiliano-romagnola, cfr. Porta Fidei. Le registrazioni pretridentine nei battisteri tra Emilia-Romagna e Toscana, a cura di G. Zacchè, Modena: Mucchi, 2014.

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Autori/Autrici

Matteo Al Kalak - Università degli studi di Modena e Reggio Emilia https://orcid.org/0000-0002-6344-9898

Come citare

Al Kalak, M. (2025). Contributo a una ricostruzione integrata del patrimonio storico-liturgico digitalizzato. DigItalia, 20(1), 148–154. https://doi.org/10.36181/digitalia-00130
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Matteo Al Kalak - Università degli studi di Modena e Reggio Emilia https://orcid.org/0000-0002-6344-9898

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Al Kalak, M. (2025). Contributo a una ricostruzione integrata del patrimonio storico-liturgico digitalizzato. DigItalia, 20(1), 148–154. https://doi.org/10.36181/digitalia-00130
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