La Biblioteca Ambrosiana e il progetto MOL Liturgica
L’articolo presenta la natura e la storia della Biblioteca Ambrosiana, in particolare a proposito della tipologia delle collezioni librarie; i libri di contenuto liturgico non hanno mai costituito un interesse specifico, ma sono presenti. Si fa cenno inoltre all’attuale presenza in catalogo di manoscritti e stampati liturgici pretridentini e alle prospettive di collaborazione al progetto MOL Liturgica.
La prima domanda che viene posta ai relatori di questa tavola rotonda è di presentare la propria istituzione di appartenenza. Rispondo ben volentieri, cercando di farlo già direttamente in relazione al progetto MOL Liturgica1. Presentare la Biblioteca Ambrosiana di Milano forse non è necessario dinanzi ad una platea di bibliotecari, quindi possiamo subito entrarvi, varcare le sue porte e cercare di capirne la complessa e lunga storia al fine di coglierne l’attuale identità2.
Di solito il modo migliore per entrare nell’Ambrosiana è lasciarsi guidare da Alessandro Manzoni, il quale nel XXII capitolo dei Promessi Sposi presenta non soltanto la personalità del fondatore Federico Borromeo – evocato sin dal I capitolo del romanzo attraverso le parole di Perpetua a don Abbondio – bensì descrive «questa Biblioteca Ambrosiana»3 con pennellate molto precise. Manzoni mostra come sia possibile usare della conoscenza in modo positivo, a differenza da quanto messo in atto da personaggi come don Abbondio, l’Azzeccagarbugli e don Ferrante, che fanno del sapere uno strumento di ingiustizia o di vacuo esercizio; l’Ambrosiana è invece presentata da Manzoni mostrando il desiderio del cardinal Federico che essa fosse «per la pubblica utilità». L’Ambrosiana non è una biblioteca teologica, né religiosa, né confessionale in senso stretto; essa è sì un’istituzione di matrice cattolica, ma è stata voluta per il bene e il progresso comune, ricca di opere di tutte le lingue e di tutti i campi dello scibile umano, almeno nella sua fase iniziale. Manzoni celebra con parole commosse la generosità di un singolo, del munifico cardinale Borromeo, che ha beneficato in modo concreto e lungimirante la collettività. Forse per questo motivo Italo Calvino si è spinto ad affermare che la Biblioteca Ambrosiana è il centro ideale del romanzo4. È un’affermazione forte: in quel mondo fatto di soprusi, in quel mondo presentato con rapporti di forza addirittura basati sull’utilizzo negativo del sapere, della conoscenza (il latinorum di don Abbondio, la disonestà dell’Azzeccagarbugli, gli intrighi dei potenti anche nella sfera ecclesiastica), l’Ambrosiana è invece aperta a tutti perché tutti possano conoscere, ricercare, imparare, scoprire. Sembra quasi una poesia leggere le parole di Manzoni che ricorda come Federico mise a disposizione «penna, carta e calamaio» - nonché un braciere, ci piace aggiungere - come oggi sono messi a disposizione gratuitamente la rete informatica, le lampade a raggi ultravioletti, gli strumenti bibliografici di corredo, affinché tutti possano godere di un patrimonio che comprende, nel progetto culturale del grande cardinale, tutte le culture e tutte le lingue. Certamente la Biblioteca è fondata da un cardinale, è gestita da un collegio di ecclesiastici, ma non è confessionale, ossia non vive in vista di un’affermazione di fede5.
Questo è il quadro complessivo per comprendere la natura e la vita dell’Ambrosiana, che prendiamo in esame al fine di poter poi parlare di manoscritti e di stampati liturgici pretridentini. Ebbene, anche l’Ambrosiana, come molte altre, è una “biblioteca di biblioteche”: occorre capire quali tipi di apporti l’hanno arricchita, a partire dal «fare incetta» di libri manoscritti e a stampa da parte di Federico Borromeo. Egli, eletto arcivescovo di Milano nel 1595, vi prese dimora nel 1601, una volta superati alcuni problemi con il governo spagnolo, come sappiamo oggi grazie alla ricostruzione della vicenda della censura della Vita di Federico Borromeo compilata da Francesco Rivola6, e iniziò in quegli anni a concepire il progetto di un grande centro di cultura, composto almeno di biblioteca, accademia, pinacoteca e tipografia – il planetario purtroppo non fu mai realizzato – per il quale «spedì» alcuni uomini di sua fiducia a procacciarsi libri in ogni angolo d’Europa e del Mediterraneo, cosicché il giorno 8 dicembre 1609 poté ufficialmente aprire la sua creatura alla pubblica utilità. Ebbene, quali tipi di libri interessavano al cardinale per l’Ambrosiana? Anche libri liturgici? L’incetta fu generosa, appassionata, ma quasi disordinata dal punto di vista del genere dei libri. Un quadernetto composto intorno al 1603 da Antonio Olgiati, primo prefetto dell’Ambrosiana, ci mostra gli appunti dei luoghi, delle istituzioni e dei personaggi presso i quali il cardinale voleva che si cercassero libri: l’impressione è di una ricerca ad ampio raggio, quasi compulsiva7. Vi furono parecchi casi di consistenti lotti di manoscritti, di collezioni o addirittura di intere biblioteche confluite nell’Ambrosiana: bastino, tra i più celebri, i nomi di Gian Vincenzo Pinelli, del monastero di Bobbio, del convento agostiniano osservante di Santa Maria Incoronata di Milano, di eruditi milanesi quali Cesare Rovida e Francesco Ciceri. Dopo l’epoca quasi eroica di Federico Borromeo, le acquisizioni sono continuate per quattrocento lunghi anni, con intensità e condizioni differenti; il canale più consueto è stato quello della donazione. Un episodio da ricordare è quello del salvataggio di codici e di pergamene che alcuni Prefetti e Dottori dell’Ambrosiana misero in atto sul mercato antiquario dopo il triste disastro apportato dalle soppressioni napoleoniche, che causarono la dispersione di molte biblioteche e molti archivi di proprietà ecclesiastica.
La seconda domanda che mi viene posta è quanti e quali codici liturgici siano posseduti dalla biblioteca che rappresento e quale impegno l’istituzione garantisca per essi8. La risposta discende da quanto accennavo prima a proposito della “incetta” messa in atto da Federico Borromeo: a lui interessava creare una biblioteca di sapore universale e completo; non gli interessava in modo particolare il libro liturgico, che doveva restare in sacrestia; tra i sontuosi e ricchi codici liturgici della Biblioteca Capitolare del Duomo di Milano, per esempio, il cardinale operò una scelta soprattutto in ordine alla rarità e alla preziosità9.
Soltanto nei secoli successivi, per il tramite di doni e in seguito alle soppressioni napoleoniche e sabaude, arrivarono all’Ambrosiana in modo più consistente codici liturgici; ovviamente non è una legge, ma è comunque una tendenza della quale occorre tener conto, perché la provenienza di un manoscritto è un dato fondamentale per comprenderne la natura, il contenuto e la storia.
Per quanto riguarda lo studio di questi codici in vista del progetto MOL Liturgica, l’Ambrosiana ha un catalogo digitale nel quale sono per ora inseriti tutti i manoscritti, tutti gli incunaboli, molte cinquecentine e tutti gli stampati dal 1901 in poi; il resto (parte del Cinquecento e gli stampati dal Seicento all’Ottocento) è schedato nel catalogo cartaceo. Ebbene, non tutte le schede del catalogo elettronico sono dettagliate o aggiornate; in alcuni casi addirittura sono vuote, ossia offrono soltanto la segnatura e null’altro. Prima del mio arrivo in Ambrosiana, nei primi anni Duemila, grazie al progetto Manus alcuni giovani volenterosi e competenti erano infatti stati ingaggiati per inserire a cottimo schede di manoscritti nel catalogo elettronico. Nel corso degli anni, i nostri catalogatori hanno provveduto a correggere e ampliare alcune di queste schede. La biblioteca digitale, inaugurata il 7 novembre 2019 sulla base di un precedente progetto, è stata voluta come radicata nel catalogo elettronico, per non creare inutili e dispersivi duplicati; grazie al formato IIIF (International Image Interoperability Framework), essa è particolarmente innovativa e pronta ad affrontare la sfida dell’obsolescenza10.
Per il censimento dei manoscritti liturgici dell’Ambrosiana si potrebbero premettere alcune avvertenze di carattere generale. In primo luogo, già il progetto Manus all’inizio del secolo non poté censire tutto, né poté avvalersi dell’ausilio di catalogatori che avessero specifiche competenze liturgiche: ne consegue che, benché oggi esercitino maggiore attrazione le versioni digitali dei cataloghi, molto spesso per informazioni precise ed esaustive si debba necessariamente ricorrere ai repertori a stampa. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che non soltanto quel che è in rete esiste: si deve dunque consultare la bibliografia a stampa prima di accedere a quella digitale, occorre cioè evitare l’errore di privarsi di una fonte che in molti casi è più solida, completa ed affidabile.
Per quanto riguarda i dati concreti, in BeWeB per il progetto MOL sono per ora presenti cinquantuno manoscritti liturgici dell’Ambrosiana, prelevati da Manus OnLine; di questi cinquantuno codici, sono quattordici quelli presenti nella biblioteca digitale dell’Ambrosiana.
La terza domanda, alla quale rispondo volentieri, è quali scenari si possano immaginare per il futuro, e per la mia istituzione di appartenenza in particolare. Mi dichiaro positivo, entusiasta e disponibile dinanzi al progetto MOL Liturgica, però sono anche concreto. Denuncio anzitutto il dato del progressivo calo numerico dei Dottori dell’Ambrosiana e degli impiegati della Biblioteca. Nel 2008, al mio arrivo all’Ambrosiana, eravamo nove Dottori, mentre adesso siamo soltanto quattro.
La nostra bella Sala di lettura, inaugurata nel 1923 e restaurata nel 1997 per ospitare nove impiegati e un Dottore al servizio dei lettori, dopo gli imminenti pensionamenti sarà presto ridotta a soli quattro impiegati, mentre si è persa la tradizione della presenza di un Dottore in sala. Occorre dunque domandarsi in modo disincantato chi concretamente potrebbe mettersi al lavoro per collaborare al progetto MOL Liturgica.
In secondo luogo, quale metodo seguire? Converrebbe partire dalle schede del catalogo elettronico dell’Ambrosiana? O da quelle di Manus OnLine? O sarebbe preferibile compilarne di nuove? Altro quesito fondamentale è quello relativo ai finanziamenti che potrebbero sostenere il lavoro di censimento e di catalogazione. Un mio dubbio personale molto forte riguarda infine la competenza specifica dei catalogatori nel campo del manoscritto liturgico. Ovviamente vi sono studiosi e ricercatori che hanno studiato in modo eccellente e ammirevole la teoria, ma io mi domando se essi dispongano anche di una solida competenza pratica della liturgia. Il manoscritto liturgico, come ci insegna tutto il lungo e imponente magistero di Giacomo Baroffio, è un oggetto adoperato concretamente, corretto, integrato, aggiornato da una comunità, ricco di segni d’uso; non può essere catalogato alla stregua di un codice dell’Iliade o di un codice di diritto. Chiunque sia stato in una sacrestia o abbia partecipato ad una liturgia conosce molto bene questa realtà: il libro liturgico esiste per essere usato, e spesso non viene adoperato per come precisamente è scritto né seguendo la mera sequenza dei testi. Occorre dunque ragionare volta per volta, conoscere, sapere come “funziona” la liturgia per intendere che cosa leggiamo nel manoscritto. La conoscenza pratica della liturgia consente a un seminarista qualunque – e che ha pratica quotidiana con il breviario e con il messale – di risolvere automaticamente quesiti che risultano invece insormontabili per un professore universitario che sa tante altre cose teoriche ma non conosce la prassi liturgica; figurarsi che cosa questo può significare per la prassi antica della liturgia, che si è realizzata in ambiti, aree, secoli, tradizioni, spiritualità, condizioni diverse. A Milano è rimasto celebre il caso di un docente di eccezionale levatura e fama, meritevole e giustamente lodato e celebrato, che non riusciva ad intendersi con un suo studente sacerdote sull’impiego del termine “orazione”: per il professore qualsiasi parte di un messale era da classificare come “orazione” perché si tratta comunque di una “preghiera” (antifone, prefazi e altro compresi), mentre lo studente – oltretutto suo tesista – insisteva timidamente nell’affermare che il termine “orazione” in un messale o in un breviario ha un valore specifico: ebbene, dovette intervenire un altro docente della medesima università, sacerdote, per dirimere la questione a favore dello studente. Serve dunque molta umiltà da parte dei catalogatori, molta disponibilità a conoscere un mondo complesso e ricco quale è quello ecclesiale ed ecclesiastico. Si leggono ancora oggi articoli di professori universitari che non distinguono un monaco da un frate, che scrivono e pubblicano parlando di “vita monastica” per un convento francescano; immagino i rischi ancor maggiori che potrebbero correre dei giovani catalogatori digiuni di vita ecclesiale e di liturgia.
Qualcuno, di fronte a questo mio forte appello a prevedere una profonda istruzione sull’identità degli ordini, delle personalità nella Chiesa, sulle prassi liturgiche, sui contenuti biblici e devozionali, al fine di poter affrontare in modo consapevole la catalogazione di un libro liturgico, potrebbe obiettarmi che si tratta di una cautela esagerata: lo stesso vale anche per libri non liturgici, ma di contenuto estraneo a chi ha studiato lettere, ossia manoscritti di medicina, di algebra, di filosofia eccetera. Ebbene: ribadisco per l’appunto la necessità di diventare competenti prima di potersi mettere all’opera in questi campi, per evitare errori grossolani che, una volta pubblicati, si propagano inevitabilmente in modo contagioso. Rispetto all’algebra e alla medicina, le scienze religiose hanno certamente il vantaggio di essere più facili ed abbordabili, ma resta la necessità di armarsi di umiltà e di conoscenza pratica prima di mettersi all’opera come catalogatori di libri liturgici.
Personalmente sarei felicissimo di collaborare con il progetto MOL Liturgica perché l’Ambrosiana presenta una collezione molto ricca di manoscritti e di stampati, con tante tipologie e tante casistiche: si tratterebbe soltanto di metterci insieme e di lavorare. Tuttavia, non abbiamo per ora personale da mettere a disposizione: si potrebbe forse allora pensare di dare accoglienza agli studenti del previsto master11, se risiedono non lontano da Milano, come tirocinanti in esercizio e poi come e veri propri catalogatori finanziati. Il cardinale Federico Borromeo, esempio tanto fecondo di magnanimità, di dottrina, di lungimiranza, ci aiuti anche con questo nuovo progetto di ricerca e di studio a essere fedeli al suo proposito di perseguire un «intento continuo nella ricerca e nell’esercizio del meglio».
L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025
Note
- Lo scritto mantiene il tono colloquiale del breve intervento orale tenuto alla tavola rotonda del 26 settembre 2024 e tiene conto della discussione che ne è seguita. Ringrazio gli organizzatori - l’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) e l’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (ABEI) - per il graditissimo invito.
- La presentazione più completa della storia e del patrimonio librario della Biblioteca Ambrosiana è nei quattro volumi Storia dell’Ambrosiana, Milano: Cariplo - IntesaBci, 1992-2002.
- Federico Gallo, «Se non fosse in piedi questa Biblioteca Ambrosiana». Lettura del capitolo XXII dei Promessi sposi, «Rivista di Studi Manzoniani», 5 (2021), p. 49-67. Qui e a seguire traggo le citazioni del XXII capitolo da Alessandro Manzoni, I promessi sposi, a cura di T. Poggi Salani, Milano: Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2013 (Edizione nazionale ed europea delle opere di Alessandro Manzoni, 2).
- Italo Calvino, Il romanzo dei rapporti di forza, in: Atti del convegno manzoniano di Nimega, 16-17-18 ottobre 1974, a cura di C. Ballerini, Firenze: Libreria editrice fiorentina, 1974, p. 215-225: 218.
- Federico Gallo, Singuli singula: separazione disciplinare e completezza armonica nel progetto culturale di Federico Borromeo, in: L’unità delle due culture. Studi offerti a Ortensio Zecchino per i suoi ottant’anni, a cura di T. Bongo, G. Capasso, A. Ereditato, M. Farisco, O. Sampietro, Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, 2023, p. 153-162; Id., Zur größeren Ehre Gottes und zum allgemeinen Nutzen. Das Kulturideal des Federico Borromeo, in: Historische Intuitionen. Hommage an Joseph Ratzinger / Papst Benedikt XVI., Hg. S. Heid, J. Grohe, Freiburg-Basel-Wien: Herder, 2024 (Römische Quartalschrift für christliche Altertumskunde und Kirchengeschichte, 72), p. 486-497.
- Federico Gallo, Francesco Rivola e la Vita di Federico Borromeo (1656). Carte inedite, «Archivio Storico Lombardo», s. XII, 23 (2018), p. 141-165; Tano Nunnari, Le fonti storiche dei “Promessi Sposi”, Milano: Casa Manzoni - Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2013 (Quaderni, 9).
- Federico Gallo, Appunti per creare una biblioteca: indicazioni di contatti epistolari in un quadernetto di Antonio Olgiati, primo prefetto dell’Ambrosiana, in corso di stampa.
- Sui manoscritti liturgici dell’Ambrosiana non vi è sinora uno studio completo; il loro censimento è offerto da Giacomo Baroffio, Iter Liturgicum Italicum, Padova: CLEUP, 1999, p. 128-133; <https://www.hymnos.sardegna.it/iter/index.htm>. In particolare: Giacomo Baroffio – Manlio Sodi – Andrzej Wojciech Suski, Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana. Guida ai manoscritti, Città del Vaticano: Lateran University Press; Torrita di Siena: Società bibliografica toscana, 2016 (Veritatem inquirere, 1), p. 299-302, n. 1533-1560; Manlio Sodi – Andrzej Wojciech Suski, Messali manoscritti pretridentini (secc. VIII-XVI). Catalogo, Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2019 (Monumenta studia instrumenta liturgica, 79), p. 299-302, n. 2214-2240.
- Laila Gagliano – Stefano Maria Malaspina – Renzo Marzorati, Codici, persone, libri e documenti. Una introduzione alla Biblioteca e all’Archivio del Capitolo Metropolitano di Milano, Milano: Capitolo Maggiore Metropolitano, 2024 (Duomo di Milano. Scuola della Cattedrale - Archivio e Biblioteca Capitolari, 6).
- Sulla biblioteca digitale dell’Ambrosiana: Fabio Cusimano, Biblioteche di conservazione & Data Curation: dal Custos catalogi al Digital Librarian. Il caso della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, «JLIS.it», 10 (2019), n. 1, p. 125-139, <https://doi.org/10.4403/jlis.it-12513>; Id., The IIIF-based Digital Library of the Veneranda Biblioteca Ambrosiana, «Umanistica Digitale», 10 (2021), p. 423-432, <https://doi.org/10.6092/issn.2532-8816/12449>; Id., «Small Books, Small Screens»: la digitalizzazione di antichi manoscritti di piccolo formato, dallo scaffale ai dispositivi mobili, «AIDAinformazioni: Rivista di Scienze dell’Informazione», 2021, n.1/2, p. 145-172, <https://www.aidainformazioni.it/index.php/aidainformazioni/article/view/14>; Id. Biblioteca digital y estándares IIIF: la experiencia de la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, in: Sextas Jornadas sobre Bibliotecas de Museos. Bibliotecas reinventadas: estrategias de transformación, Madrid, Museo Arqueológico Nacional, 18 y 19 de noviembre de 2021, Madrid, Ministerio de Cultura y Deporte, Secretaría General Técnica, Subdirección General de Atención al Ciudadano, Documentación y Publicaciones, p. 9-23; Id. Linked Data, XML e IIIF al servizio dei manoscritti digitalizzati, «Biblioteche oggi», 42 (2024), n.1, p. 30-43.
- Si veda in proposito, pubblicato su questo fascicolo: Gilda Nicolai, Formare professionisti esperti: il Master in Catalogazione del manoscritto liturgico medievale – descrizione, digitalizzazione e valorizzazione.