Collaborare per migliorare i risultati. Possibili prospettive di dialogo e condivisione
Introduzione alla terza sessione
La terza sessione del Convegno, presieduta da chi scrive, ha preso le forme, come la seconda, di una tavola rotonda, dal titolo “Collaborare per migliorare i risultati. Possibili prospettive di dialogo e condivisione”. La proficua mappatura, oggetto e scopo di questo convegno, di esperienze scientifiche, buone pratiche, modelli organizzativi relativi alla gestione del patrimonio librario manoscritto ecclesiastico – e liturgico in particolare – si è così potuta ulteriormente arricchire grazie alla testimonianza di studiosi e dirigenti di istituti e iniziative culturali di eccezionale rilevanza. Mi riferisco, in particolare, alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana e alla Biblioteca Capitolare di Verona, da una parte, e al progetto Lodovico Media Library, dall’altra. Ai rappresentanti di queste realtà sono state poste tre domande: 1) tratteggiare un breve profilo della propria istituzione; 2) quanti e quali codici liturgici sono posseduti dall’ente, quale impegno si garantisce per essi; 3) quali scenari immaginare per il futuro dello studio dei manoscritti liturgici in generale, e in particolare per la singola istituzione. Ha preso così vita una sessione di studio capace di unire antico, addirittura antichissimo, e moderno, un moderno proiettato anzi decisamente nel futuro per approccio e modalità organizzative.
Don Federico Gallo, direttore della Biblioteca Ambrosiana, ha avuto modo di fornire una risposta esaustiva e al tempo stesso altamente problematizzante alle tre domande appena esposte. Partendo dal ruolo centrale (e secolare) dell’Ambrosiana nella storia e nella cultura milanese, testimoni menti e penna del calibro di Alessandro Manzoni e Italo Calvino, il relatore ha voluto rimarcare la vocazione universalistica e non strettamente confessionale della Biblioteca, a partire dall’attività di raccoglitore “onnivoro” di testi del suo fondatore, Federico Borromeo. Da qui discendono le caratteristiche, per qualità e quantità, dei manoscritti liturgici posseduti, non cercati né collezionati in quanto tali, né oggetto di preferenza specifica ma selezionati in organica connessione con le altre branche del sapere, al fine di costituire una raccolta libraria volta al progresso collettivo e alla utilità pubblica. Gallo non ha esitato, dopo aver ripercorso quanto fatto sin ora per lo studio del codice liturgico pretridentino, ad evidenziare con quali limiti e circostanze concrete i progetti futuri dovranno fare i conti, a partire dalla carenza di personale; per offrire poi una utilissima riflessione sull’importanza che la formazione specifica del catalogatore “liturgico” riveste e rivestirà, data la fisionomia scientifica complessa e specialissima dell’oggetto da descrivere, per gli sviluppi futuri della conoscenza di tale patrimonio.
L’esperienza veronese ha fornito, proprio nell’ottica del censimento di possibilità “futuribili”, un esempio utilissimo, fin da quanto abbiamo potuto apprendere a proposito della sua governance. Si tratta di una delle più antiche biblioteche occidentali, eppure perfettamente proiettata nella dimensione dell’avvenire: già di proprietà del Capitolo dei Canonici della Cattedrale, nel 2019 la Biblioteca è passata in gestione alla Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona ETS, fondata dal Capitolo assieme a uno sponsor privato. L’intervento di Timothy Leonardi, direttore della Fondazione, oltre a ricordarci la storia e il patrimonio dell’istituzione, è stato dunque incentrato, e significativamente, su ciò che la nascita della Fondazione ha potuto comportare in termini di innovazione, articolandosi su parole d’ordine come reputazione, rebranding, riposizionamento, rifunzionalizzazione: operazioni che hanno investito e stanno investendo, sotto la sua direzione, tutti gli aspetti della Capitolare, da quello logistico, a quello scientifico, a quello comunicativo e altro ancora. Si è trattato di un intervento altamente istruttivo per chi voglia trarre spunto per rinnovare e riposizionare, appunto, un ente culturale venerabile per storia e patrimonio, e proiettarlo verso nuovi pubblici, nuovi campi di ricerca, nuove tecnologie e nuovi finanziatori. Davvero notevole, per venire allo specifico di MOL Liturgica, se pensiamo di essere di fronte alla biblioteca che conserva, tra le altre cose, il più antico manoscritto noto della liturgia occidentale latina.
La tavola rotonda si è chiusa con l’intervento di Matteo Al-Kalak, docente di metodologia della ricerca storica e digital humanities presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che ha portato una stimolante testimonianza sulle potenzialità di una descrizione integrata, cross-tipologica e cross-istituzionale (riprendendo la terminologia da lui usata), del patrimonio culturale esistente in un dato territorio. In particolare, l’esperienza in questione è quella della Lodovico Media Library, una piattaforma pensata per tenere insieme, a beneficio di un pubblico generalista e non necessariamente specializzato, descrizioni e riproduzioni di beni culturali di diversa natura (manoscritti, documenti, oggetti d’arte e non). Immaginata come uno strumento per federare istituzioni culturali diverse, la piattaforma si pone l’obbiettivo di disseminare quanto più possibile la conoscenza del patrimonio culturale e artistico della regione Emilia-Romagna, ponendosi in dialogo con esperienze diverse come BeWeB, il portale dei beni culturali di proprietà della Chiesa cattolica in Italia, e ovviamente con Manus OnLine (MOL) e il progetto MOL Liturgica. Le conseguenze di un approccio simile sono molto promettenti, basti pensare soprattutto alla possibilità di “leggere” i manoscritti liturgici fianco a fianco con le altre tipologie di beni che coesistono con essi nell’ambito del medesimo contesto culturale. Il relatore ha rivolto ai colleghi e al pubblico, tra l’altro, un’esortazione decisamente significativa, sempre nell’ottica dello sguardo al contesto e al territorio in generale, ovvero quella di considerare in futuro la possibilità di descrivere, tramite il nuovo nodo di descrizione interna liturgica adesso disponibile sul portale Manus OnLine, manoscritti liturgici conservati anche in sedi di conservazione non ecclesiastiche.
Manus OnLine è infatti aperto gratuitamente, se mai fosse necessario ricordarlo, a tutte le istituzioni di conservazione e a tutte le iniziative scientifiche di censimento e descrizione di manoscritti che si vorranno intraprendere: questo strumento, frutto di uno sforzo condiviso, attende dunque l’interesse e la volontà di conservatori, catalogatori, codicologi, ricercatori che vorranno dedicarsi anche a quegli oggetti scritti affatto complessi e peculiari che sono i codici liturgici, espressione di pensiero e di vita spirituale e al tempo stesso libri pienamente “pratici”, volti all’esercizio quotidiano del culto e per questo riflesso sensibilissimo degli usi, dei tempi, dei territori, della realtà.