La libraria di Francesco Maria II della Rovere: un progetto di ricostruzione tra Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma e Biblioteca Comunale di Urbania
lontane e diverse: la Civica, che sarebbe nata ad Urbania dopo l’asporto della biblioteca del duca, e la romana Alessandrina, che, grazie ai volumi durantini poté configurarsi come biblioteca universitaria di prestigio, in grado di rappresentare il sapere dell’epoca nelle sue varie declinazioni disciplinari.
Si trattava di una delle raccolte più illustri e ricche del Rinascimento. Iniziata nella seconda metà del Quattrocento da Federico di Montefeltro, primo duca di Urbino, grande bibliofilo e committente di lussuosi manoscritti, la biblioteca aveva continuato ad accrescersi per più di un secolo e mezzo, fino all’epoca dell’ultimo duca che vi aveva profuso fondi ed energie, costituendo a Urbania anche una seconda raccolta in grado di documentare i risultati più aggiornati della ricerca, umanistica, teologica, sperimentale. La Libraria nuova di Urbania, famosissima all’epoca per la sua completezza e armonia, diversamente dalla Libraria vecchia di Urbino, era
composta dalle opere più recenti e aggiornate disponibili sul mercato, non solo italiano ma anche straniero, ed era quindi costituita soprattutto da libri a stampa. Alla morte di Francesco Maria, nel 1631, diverse circostanze agevolarono il trasferimento della gran parte del prezioso fondo alla nascente biblioteca Alessandrina: la mancanza di eredi diretti, e, quindi, l’annessione del Ducato di Urbino allo Stato Pontificio; la volontà di contrastare il progressivo degrado dello Studium Urbis, fondato a Roma nel 1303 da papa Bonifacio VIII, e di nobilitare l’università fondandovi una biblioteca.