Questo sito utilizza solo cookie tecnici o equivalenti.
Per maggiori informazioni clicca qui.

Search
Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Prima sessione
Data di pubblicazione: 25-06-2025

Dalla costola di Adamo: MOL Liturgica 2019-2024

Autori

Il contributo ripercorre le fasi che hanno portato alla realizzazione del backend denominato MOL Liturgica, destinato alla catalogazione analitica dei manoscritti liturgici, in primo luogo calendari e messali. Vengono altresì resentate le riflessioni teoriche e le problematiche emerse durante il processo che ha condotto all’attuale risultato e si illustrano infine le principali funzioni dell’applicativo.

Nel rileggere quanto avevo dichiarato a Parigi, a nome dell’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), nell’aprile del 2019 in occasione del convegno dal significativo titolo “Décrire les manuscrits liturgiques”1, presentando il progetto MOL Liturgica per la prima volta, mi sono accorta di quante cose siano nel frattempo mutate da allora, ma anche come alcuni principi fondamentali sui quali abbiamo costruito il progetto in questi anni siano rimasti pressoché inalterati.

In quell’occasione avevo presentato l’”idea platonica” di quello che sarebbe stato MOL Liturgica: ora che il suo applicativo è stato realizzato2, almeno in parte, prima di illustrarlo brevemente cercherò di ripercorrere tutte le fasi pratiche, ma ancor prima le riflessioni teoriche, che ci hanno condotto fin qui.

Occorre dire, innanzi tutto, che già dalla fine del 2017 era in cantiere un progetto, in quel momento molto vago, di catalogazione mirata ai manoscritti liturgici, poiché sembrava ormai non più rimandabile la riflessione sui protocolli descrittivi di una fetta tanto consistente del patrimonio manoscritto medievale, pure tanto bistrattata o, peggio, male interpretata, come emergeva chiaramente da tante imprese di catalogazione italiane ed estere. I ripetuti appelli del professor Giacomo Baroffio ad una maggiore sensibilizzazione verso queste importanti fonti, le direttive già da lui dettate nella famosa Guida a una descrizione uniforme dei manoscritti e al loro censimento del 19903 sembravano aver portato a maturazione l’idea che anche lo strumento informatico potesse e dovesse adattarsi alla descrizione di essi. All’epoca Manus OnLine (MOL), il programma nazionale per la descrizione dei manoscritti conservati in Italia, non aveva ancora subito quella reingegnerizzazione, ormai avvertita come necessaria, cui è stato sottoposto tra il 2019 e il 20204: reingegnerizzazione grazie alla quale si è maggiormente aperto alla interoperabilità, ha aggiunto nuove funzioni e nuovi campi, ha cercato di essere più inclusivo, prevedendo la descrizione di codici in alfabeti diversi da quello latino, e di essere ancora più duttile nel confronto con i manoscritti moderni, numerosissimi nelle biblioteche e negli archivi italiani. Tutti questi cambiamenti non hanno però di fatto mutato la filosofia di fondo di Manus OnLine: quello di essere un programma “generalista”, aperto e flessibile, dunque, con il quale poter catalogare, senza troppi adattamenti forzati, tutte le tipologie di manoscritto, medievali e moderne, con l’inclusione dei carteggi.

E infatti, in quest’ottica, all’interno di MOL anche i manoscritti liturgici trovavano il loro spazio, ma non uno spazio dedicato, lasciando alle competenze e alla volontà del catalogatore il compito di fornire informazioni più o meno dettagliate su di essi: ciò spiega la presenza di schede di livello analitico tanto differenti, nonché modi diversi di denominare la stessa tipologia di libro liturgico (ora Missale ora Messale, ad esempio), con relativa problematica nella ricerca dei dati. Si veda, solo a titolo di esempio, la descrizione del codice Cassino, Biblioteca statale del Monumento nazionale di Montecassino, ms. 1275, ove viene fornito il titolo elaborato in italiano (Messale), seguito dalle specifiche interne, e la si confronti con la descrizione di Cortona, Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca di Cortona, ms. 146 nella quale sono indicate le partizioni interne del messale, inserite però nel campo Osservazioni. Ad esse fa riscontro, in quanto scheda di recupero, la descrizione del manoscritto Milano, Biblioteca nazionale Braidense, Manoscritti, AE._IX.397, nella quale è presente il solo titolo aggiunto.

Risultava evidente, dunque, come l’immissione e la restituzione dei dati fosse largamente insufficiente a dare ragione dell’oggetto che si doveva descrivere. È ben vero, come più volte ha ribadito il professor Baroffio, che il contenuto “Dante Commedia” non si pone sullo stesso piano di “Graduale”: nel primo caso, ci si riferisce ad un’opera che, pur con tutte le sue vicende compositive e gli accidenti occorsi nella sua tradizione, ha una sua identificabilità, assente invece nel secondo caso, dove il termine di Graduale indica sola la funzione del testo, ma non certo la sua struttura e le sue caratteristiche, per cui due Graduali possono presentare contenuti completamente diversi.

D’altro canto, le esigenze descrittive avanzate dagli esperti di storia della liturgia ponevano MOL di fronte ad una scelta di metodo non insignificante: quella cioè di abbandonare la sua vocazione “generalista” per abbracciare le richieste specifiche di un settore di studi. Le medesime esigenze, ma per finalità diverse, sarebbero potute essere avanzate legittimamente anche dagli storici della miniatura, dagli esperti di legatura, dai filologi attenti alla tradizione del testo ecc. e ciò avrebbe snaturato completamente la funzione originaria di MOL, funzione che, è importante ribadirlo, non è quella di offrire uno studio monografico del manoscritto, ma solo quello di renderlo identificabile, fornendo informazioni che possano risultare utili a chi quel codice, insieme ad altri codici accomunati da un medesimo filo rosso, andrà a studiare. D’altro canto, pensare di costruire ex novo un database destinato ai soli manoscritti liturgici appariva alquanto antieconomico, poiché non bisogna comunque dimenticare che il libro liturgico condivide tanti aspetti del libro medievale tout court.

Si è pertanto pensato di ricavare all’interno di MOL un percorso che fosse dedicato ai manoscritti liturgici, staccando appunto una costola da esso, come avevo già avuto modo di dire a Parigi riprendendo un’immagine biblica che mi sembra quanto mai perspicua per l’operazione che abbiamo compiuto. MOL Liturgica è stato pertanto concepito per soddisfare le necessità degli specialisti del settore ed è dunque destinato a essere utilizzato da parte di coloro che intendono concentrare i loro sforzi gnoseologici su fondi o raccolte di codici liturgici. Questo sia detto per la tranquillità dei catalogatori operanti in tante biblioteche aderenti a MOL, che potrebbero trovarsi spiazzati nell’usare un apparato così complesso o non essere in grado di farlo: come dirò anche in seguito, l’opzione MOL Liturgica non è obbligatoria.

In una prima fase del progetto, era intenzione dell’Area manoscritti dell’ICCU di realizzare maschere apposite per la descrizione dei singoli manoscritti liturgici (o di partizioni interne di libri più ampi), in tutto 478: questo progetto, troppo ambizioso, è stato al momento accantonato (ma non affatto abbandonato), poiché i tempi di realizzazione si sarebbero ulteriormente allungati ed era invece opportuno arrivare a concepire, in tempi ragionevoli, un primo applicativo da testare su un campione definito, per verificare che l’impostazione di base funzionasse. Di qui la scelta di limitarci per il momento ai soli calendario e messale.

Il punto di partenza e anche la nostra più grande sfida è stata quella di tradurre, o almeno cercare di tradurre, da un punto di vista informatico, le richieste specifiche dei liturgisti, in primo luogo del professor Baroffio che di questo progetto è stato l’anima e la guida.

Si sono fatte chiare due fondamentali esigenze:

  • per il calendario, di poter indicizzare tutti i santi in esso presenti con il relativo giorno di celebrazione;
  • per il messale, di poter individuare i principali formulari in cui si articola questa particolare tipologia di libro liturgico.

Questo tipo di richiesta, come si può immaginare, ha fatto emergere una prima difficoltà non di ordine tecnico, ma di ordine pratico: MOL può contenere, organizzare e indicizzare centinaia di migliaia di dati, ma come si pone il catalogatore di fronte a tutto questo? Inserire all’interno di stringhe tutti i dati interni richiesti implicherebbe per ciascun manoscritto un tempo di descrizione troppo lungo e ciò significherebbe un sicuro fallimento prima ancora di cominciare. In un’epoca in cui la rapidità del risultato prevale su qualsiasi altra considerazione, in cui le risorse economiche sono poco o nulla destinate ad imprese di catalogazione e in cui i pochi superstiti bibliotecari conservatori non hanno più tempo per dedicarsi a quella che pure resta una delle loro precipue funzioni istituzionali, la catalogazione appunto, chi avrebbe potuto concretamente utilizzare un programma di questo genere, chi ne sarebbe stato l’utilizzatore finale?

Scartata dunque l’opzione di creare stringhe aperte per la raccolta dei dati, la soluzione più economica, in termini di tempo e di risorse, ci è sembrata quella di predisporre maschere predefinite, nelle quali l’apporto del catalogatore sia limitato all’indicazione della eventuale presenza del dato.

Questa soluzione significa, soprattutto per il messale, la creazione di un modello ideale, mai esistito nella realtà, rispetto al quale ciascun esemplare di messale deve confrontarsi: se questo rischia di appiattire le particolarità intrinseche dell’esemplare, delle quali comunque i campi note consentono di rendere conto, permette però anche di segnalare gli elementi comuni e di velocizzare l’attività del catalogatore.

Entrerò, a questo punto, nello specifico, mostrando le funzionalità del back-end. Premetto subito che, al momento, solo l’area di lavoro è stata sviluppata, mentre è ancora da sviluppare il front-end, cioè il modo attraverso il quale i dati saranno ricercabili dall’utente e ad esso mostrati.

Come saprà chi ha avuto modo di catalogatore con MOL, la scheda di descrizione di un codice si articola in due parti principali: la Descrizione esterna (D.E.), nella quale vanno indicate le caratteristiche codicologiche e paleografiche del codice, nonché la sua storia pregressa, e la Descrizione interna (D.I.), nella quale si dà conto dei contenuti di cui il codice è latore.

Per quanto riguarda la D.E., dal momento che un codice liturgico si comporta non diversamente da un qualsiasi altro tipo di codice, lo schema descrittivo è rimasto identico. Con la reingegnerizzazione ci siamo solo preoccupati di implementare maggiormente l’area 20, dedicata alla Notazione musicale. Qui la valorizzazione del flag Neumatica attiva un menù a tendina nel quale è possibile scegliere tra le diverse tipologie di notazione neumatica (beneventana, nonantolana ecc.) (Fig. 1).

Figura 1.

Il vero cambiamento riguarda la D.I.

Al momento di passare alla parte della scheda destinata alla D.I., il programma consente di fare alcune scelte tra una tradizionale Descrizione interna, un Carteggio, per il quale esiste un’apposita maschera, e una Descrizione interna liturgica (Fig. 2). Selezionando quest’ultima opzione, si attiverà una successiva tendina con la quale è possibile scegliere tra Calendario e Messale (Fig. 3).

Figura 2.

Figura 3.

Nel caso si sia scelto di descrivere un calendario, la prima schermata, come accade anche nelle D.I. comuni, richiede di indicare obbligatoriamente gli estremi delle carte entro cui il calendario è compreso, oltre ad altri dati facoltativi (lingue e alfabeti utilizzati ecc.).

La seconda schermata (Ricorrenze) rappresenta la vera e propria novità del programma: essa permette infatti di indicizzare tutti i santi presenti all’interno del calendario (Fig. 4): cliccando sulla voce Inserimento attestazioni, si aprirà una maschera nella quale i santi sono ordinati sulla base del giorno in cui sono celebrati, partendo pertanto dal 1° gennaio fino al 31 dicembre9. L’elenco dei santi ci è stato fornito dal professor Baroffio in un file excel, nel quale il professore ha segnato tutti i santi da lui ritrovati in numerosi calendari medievali.

Figura 4.

La scelta del mese (Fig. 5) mette a disposizione tutti i nomi di santi celebrati in quel mese; la scelta di mese e giorno consente di restringere la rosa di nomi ai santi celebrati in quel medesimo giorno; la stringa Nome santo consente di richiamare il nome del singolo santo all’interno dell’elenco. Il catalogatore dovrà dunque limitarsi ad indicare la carta in cui il santo è celebrato nella colonna Carta. La maschera consente di indicizzare tutti i nomi in sequenza, senza mai dover uscire da essa: quando l’intero calendario è stato inserito, cliccando sul tasto Esci, posto in basso a destra, i nomi selezionati, salvati in automatico, appariranno in un elenco compatto (Fig. 6).

Figura 5.

Figura 6.

L’attuale elenco è molto nutrito: prevede 1.231 occorrenze corredate dalla qualifica del nome (vescovo, papa, martire, vergine ecc.) e dalle varianti del nome. Non si può tuttavia escludere che altri nomi di santi, ancora più improbabili per noi moderni, quali Cinnicander o Rophillus, possano venire fuori dallo spoglio sistematico dei calendari: in questo caso, la segnalazione all’Area manoscritti dell’ICCU da parte del catalogatore permetterà di aggiornare l’elenco, aggiungendo il nome mancante e la relativa data di celebrazione. La stessa procedura vale anche per la data di celebrazione, che nel testimone potrebbe essere insolita rispetto alla gran parte delle attestazioni: anche in questo caso, il catalogatore potrà darne notizia all’Area manoscritti che provvederà all’intervento nel database. Per il calendario, a parte la pagina di caricamento delle immagini, l’unica altra pagina prevista della D.I. riguarda i titoli: in essa c’è la possibilità di riportare il titolo presente o aggiunto, mentre, per ovvi motivi, manca una pagina per la trascrizione di incipit ed explicit. Questa l’anteprima della scheda corrente (Fig. 7).

Figura 7.

Al momento quella che è stata mostrata è la cosiddetta versione base: come per le macchine super-accessoriate, contiamo di aggiungere altre funzioni che al momento abbiamo rimandato a una seconda evolutiva, come ad esempio la possibilità di indicare quali santi, all’interno di un calendario, sono scritti in rosso o in altro colore distintivo.

Figura 8.

Veniamo al più complesso Messale. Se nella schermata di passaggio alla D.I. si è scelta l’opzione Descrizione interna liturgica e poi, come sotto-tipologia, la voce Messale, la prima schermata imporrà come sempre l’indicazione degli estremi delle carte. Le schermate successive seguono l’organizzazione standard del Messale (Fig. 8): Temporale, Santorale, Comune, Messe diverse. Per ogni partizione è stata caricata una griglia di segnalazione dei formulari che ci è stata fornita, occorre ribadirlo, dal professor Baroffio e poi riportata in formato excel. Per ognuna di queste sezioni, corrispondenti alle grandi partizioni interne del Messale, è possibile limitarsi a dare i soli estremi delle carte o entrare più nel dettaglio, cliccando sulla voce, posta a destra, Inserimento attestazioni (Fig. 9).

Figura 9.

Per quanto riguarda il Temporale, questa voce aprirà una schermata nella quale sono elencati i formulari ordinati secondo l’anno liturgico, dalla prima domenica di Avvento alla ventiseiesima domenica dopo Pentecoste, insieme alle possibili varianti di nome con cui un determinato tempo liturgico può essere solitamente citato nei manoscritti (Fig. 10): per evitare una lunga pagina a scorrimento verticale, si è preferito ripartire i formulari per gruppi (Avvento, Natale ecc.) in una sequenza di pagine scorribili con i tasti posti in basso a destra. Un menù a tendina, posto in alto, consente di visualizzare un preciso tempo liturgico, così come la stringa sottostante permette di richiamare uno specifico formulario (Fig. 11). Anche in questo caso, il catalogatore deve limitarsi ad indicare la carta dove il formulario inizia, segnalando in nota la presenza di varianti o di situazioni particolari.

Figura 10.

Figura 11.

Figura 12.

Anche per il Santorale (Fig. 12), c’è la possibilità di indicarne le carte che lo comprendono, senza proseguire oltre, oppure, sempre attraverso la funzione Inserimento attestazioni, aprire la griglia nella quale i santi sono ordinati per data di celebrazione (Fig. 13): i loro nomi oppure la data di celebrazione (mese e giorno) possono essere richiamati dalle tre stringhe di ricerca poste in alto. Anche in questo caso, l’apporto del catalogatore è quello di segnalare la carta in cui il santo è celebrato, comunicando eventualmente all’Area manoscritti un nome non presente nell’elenco.

Figura 13.

Il Comune e le Messe diverse (Fig. 14-17) funzionano allo stesso modo delle altre pagine appena illustrate, con la sola differenza che qui le singole voci sono ordinate alfabeticamente. La parte dedicata al Messale è poi completata da una pagina per i titoli (presenti, aggiunti o elaborati), dagli eventuali nomi nei titoli e dalle immagini.

Figura 14.

Figura 15.

Figura 16.

Figura 17.

Come si è detto, il catalogatore può valersi della scheda di MOL Liturgica per la sola segnalazione delle grandi partizioni interne al Messale, in ottemperanza alle norme già dettate dalla Guida “blu” del 1990 o può entrare in una descrizione di dettaglio, finalizzata ad una conoscenza più approfondita dello stesso. Nulla vieta di iniziare da una prima descrizione “segnaletica”, rimandando a un secondo momento l’analisi di dettaglio: questo, naturalmente, per quanto riguarda il catalogatore “generalista”, a cui è affidata la descrizione di un fondo in cui le tipologie di manoscritto sono molto differenti, i tempi contingentati e, spiace doverlo dire, gli emolumenti riconosciuti assai ridotti.

Per la catalogazione dei Messali pretridentini, invece, progetto finalizzato ad una descrizione maggiormente soddisfacente i bisogni degli esperti del settore, sarà utilizzata la descrizione analitica e verrà pertanto sperimentato, in maniera sistematica, l’applicativo.

Siamo perfettamente consapevoli che questo è solo il primo gradino di un sistema che andrà senz’altro corretto, ma soprattutto implementato. In una delle ultime riunioni con il professor Baroffio ci siamo resi conto che tanti altri elementi del Messale meriterebbero di essere segnalati: alcune orazioni, alcuni canti, alcune letture particolari che possono essere preziose per l’inquadramento di un determinato esemplare all’interno di determinate tradizioni liturgiche. Al momento, però, d’accordo con lui, ci siamo fermati ad un primo inquadramento generale della realtà “Messale”, per capire come poter poi aggiungere, in maniera funzionale, le parti mancanti. Proprio l’inserimento in MOL Liturgica delle prime descrizioni ci permetterà di capire quali interventi fare e come.

Non si può nascondere una certa ansia, ora che questa prima pietra è stata gettata per la costruzione delle fondamenta del progetto, per l’utilizzo del software: se il programma è stato concepito, come detto, per abbreviare i tempi necessari alla catalogazione, ciò non vuol dire che questi non saranno comunque lunghi. Se per la descrizione di un codice “standard” si prevedono in media due o tre giorni per l’inserimento e la verifica di tutti i dati (escludendo il reperimento della bibliografia, che a volte può richiedere tempi più lunghi), per l’inserimento e la verifica dei dati in MOL Liturgica si deve pensare ad almeno 6/7 giorni lavorativi, ammettendo che il Messale o il Calendario non presentino problematiche particolari. Questa considerazione va dunque al di là dei problemi connessi con l’informatizzazione dei dati e investe quello che potremmo definire l’elemento umano.

Per progetti come questo occorre appunto fare una valutazione attenta dei tempi e delle forze in gioco, per evitare di costruire giganti dai piedi d’argilla e, in questo senso, la Commissione, costituitasi il 18 gennaio 2023, sta proprio lavorando per risolvere, o comunque attenuare, alcuni problemi di fondo: la preparazione adeguata e specifica di coloro che saranno chiamati a svolgere materialmente l’attività di catalogazione; un adeguato compenso per un lavoro altamente specialistico e necessariamente oneroso, se non si vuole che i dati vengano inseriti frettolosamente e senza alcun controllo; la riduzione dei tempi di permanenza del catalogatore nel luogo in cui il codice si conserva, con la preventiva digitalizzazione del manoscritto, digitalizzazione che, d’altro canto, è considerata parte integrante del progetto, e che può essere di ausilio per l’inserimento dei dati interni.

Solo i prossimi mesi potranno dirci se la via intrapresa è quella giusta.

Al momento possiamo dire, con un certo orgoglio, che MOL Liturgica, con tutti i suoi indubbi limiti e con il suo carattere ancora sperimentale, rappresenta però un progetto pilota, sicuramente unico al momento, in quanto non ci risulta che siano stati elaborati progetti analoghi, e certamente innovativo.

E - è questa la cosa che ritengo più significativa - è uno sforzo corale di competenze diverse che, lavorando insieme, si sono ritrovate unite per il raggiungimento di questo obiettivo comune.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. Elisabetta Caldelli, Quando Manus Online incontra i manoscritti liturgici. Il progetto MOL Liturgica, in: Décrire le manuscrit liturgique: méthodes, problématiques, perspectives, a cura di L. Albiero, E. Celora, Turnhout: Brepols, 2021 (Bibliologia; 64), p. 199-208.
  2. Ci tengo qui a ricordare tutti coloro che, all’interno dell’ICCU, hanno contribuito significativamente al raggiungimento di questo primo risultato: Lucia Negrini, allora responsabile dell’Area manoscritti dell’ICCU, Marco Scarbaci, Lucia Merolla, Angelo Restaino. Nella prima fase della progettazione un importante aiuto ci è stato dato anche da Giliola Barbero, che ringrazio con affetto.
  3. Guida a una descrizione uniforme dei manoscritti e al loro censimento, Roma: ICCU, 1990, p. 145-192.
  4. Al riguardo si veda Valentina Atturo – Lucia Negrini, Manus Online: una base dati rinnovata, non solo per gli specialisti, «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali» 17 (2022), n. 1, p. 76-91, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/2959/2058>.
  5. <https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1733095> (scheda di Angela Cossu).
  6. <https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/745325> (scheda di Gabriella Pomaro).
  7. <https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/614599> (scheda di Barbara Maria Schiavo).
  8. Il dato è ricavato sempre dalla Guida del 1990 e comprende, in ordine alfabetico: Antifonario, Antifonario della Messa, Benedizionale, Breviario, Calendario, Cantatorio, Cantorino, Capitolare dei Vangeli, Capitolario, Cerimoniale, Collettario, Epistolario, Exultet, Graduale, Kyriale, Innario, Invitatorio, Lezionario, Lezionario della Messa, Libellus precum, Libro del Capitolo, Libro d’Ore, Litanie, Martirologio, Messale, Notturnale, Omiliario, Ordinario della Messa, Ordo, Passioni, Passionario, Penitenziale, Pontificale, Processionale, Responsoriale, Rituale, Sacramentario, Salterio, Sequenziario, Tonario, Tropario, Ufficio, Versicolario, Vesperale.
  9. Il valore a 4 cifre presente nella prima colonna delle figure 5 e 6, 0301, sta ad indicare il mese (03) e il giorno (01). Tutti i giorni dell’anno sono indicati secondo questo modello.

Downloads

Autori/Autrici

Elisabetta Caldelli - Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Come citare

Caldelli, E. (2025). Dalla costola di Adamo: MOL Liturgica 2019-2024. DigItalia, 20(1), 44–55. https://doi.org/10.36181/digitalia-00120
  • Viewed - 214 times
  • PDF downloaded - 76 times
Condividi

Autori/Autrici

Elisabetta Caldelli - Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Come citare

Caldelli, E. (2025). Dalla costola di Adamo: MOL Liturgica 2019-2024. DigItalia, 20(1), 44–55. https://doi.org/10.36181/digitalia-00120
  • Viewed - 214 times
  • PDF downloaded - 76 times
Condividi