“Fare Digitale” e Centri di Salute Mentale: un progetto di formazione
L’Istituto per la storia del Risorgimento italiano in collaborazione con il Dipartimento Salute Mentale UOC Distretto 14 della ASL ha realizzato un progetto di formazione incentrato sulla digitalizzazione di materiali storico-documentari. Un’attività che ha consentito di combinare insieme inclusione sociale, riabilitazione e formazione, offrendo alle persone con fragilità psichiche l’opportunità di acquisire competenze utili nel campo della digitalizzazione del patrimonio storico archivistico e documentario. Il corso di formazione è stato strutturato mediante una serie di lezioni teoriche e pratiche anche al fine di promuovere tirocini e opportunità di inserimento lavorativo.
L’Istituto per la storia del Risorgimento italiano ha intrapreso da alcuni anni un percorso di didattica e formazione con una particolare attenzione verso i temi di inclusione sociale e di allargamento della platea degli utenti in grado non solo di fruire della documentazione storica ma anche di acquisire una consapevolezza critica sull’uso del digitale1.
Nel 2025 ha preso avvio il progetto di formazione professionale e di inclusione sociale “Custodi della Memoria - Digitalizzare il Passato”.
Un progetto che ha visto la collaborazione dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e il Dipartimento Salute Mentale UOC Distretto 14 della ASL Roma 1. Sono state coinvolte anche diverse realtà territoriali (Regione Lazio, Comune di Roma) e cooperative sociali, con l’obiettivo di combinare inclusione sociale, riabilitazione e formazione, offrendo alle persone con fragilità psichiche l’opportunità di acquisire competenze utili nel campo della digitalizzazione del patrimonio storico archivistico e documentario. Anche in questo caso, così come in precedenti esperienze svolte dall’Istituto per la storia del Risorgimento italiano in centri di detenzione, l’accento è stato posto sulla metodologia del “fare” documenti digitali: un approccio alla didattica della storia che ha privilegiato il recupero delle fonti storiche e documentarie e la loro condivisione in rete con altri archivi. Non si è trattato quindi di eseguire semplici copie digitali di documenti analogici, quanto anche, soprattutto, di scomporre e digitalizzare le singole unità significative, come ad esempio le varie foto o le illustrazioni di una pagina di una rivista o le incisioni che compaiono sulla carta intestata di una lettera ottocentesca, o sul verso di una fotografia in formato carte de visite. Scomposizioni di unità che sono sempre state però ricondotte all’interno di un programma di gestione e informatizzazione archivistica con una struttura ad albero, in cui le singole unità sono state segmentate in sotto-unità descrittive. Un’elevazione quindi del livello descrittivo in cui un singolo documento è divenuto, utilizzando una definizione in voga qualche decennio fa, un ipertesto.
Figura 1. La locandina del progetto
Il corso di formazione è stato strutturato mediante una serie di lezioni teoriche e pratiche che hanno analizzato i metodi per la realizzazione dei contenuti digitali derivati da materiali documentari di interesse storico analogici (come testi manoscritti e a stampa, fotografie ecc.) che sono stati messi a disposizione dei partecipanti, in versione originale. È stato proprio il contatto con documenti storici originali che ha contribuito a creare un impatto emotivo e diretto con la storia e con quella che è stata definita da Walter Benjamin come l’«aura» dell’opera d’arte e qui, per traslato, del documento storico2. L’aura è il “qui ed ora” dell’opera, la sua unicità, la sua autenticità. La traduzione in un contesto digitale, però, non sottrae il suo radicamento nella tradizione ma lo mantiene moltiplicando il suo orizzonte di fruizione e rendendola uno strumento di diffusione culturale. Una diffusione fuori contesto che trova anche nella fase della sua riproduzione (la digitalizzazione) un momento educativo e di consapevolezza culturale non secondario3.
La prima parte di questi incontri, che ha visto il coinvolgimento diretto di archivisti professionisti, si è concentrata sulle singole tipologie dei materiali e sulle relative caratteristiche descrittive - nozioni preliminari necessarie per la creazione dei metadati di corredo delle immagini digitali e la loro individuazione inventariale.
La parte pratica, svolta da informatici e da professionisti nella digitalizzazione, ha avuto principalmente uno svolgimento laboratoriale, che ha previsto l’utilizzo di vari tipi di scanner e supporti hardware utili alla realizzazione di una base dati. Oltre a concetti base di informatica, particolare importanza è stata data ai formati delle immagini digitali rispetto agli standard internazionali, alla loro compressione e alla loro conservazione su database dedicati.
Durante lo svolgimento delle attività formative, si sono svolte delle esercitazioni sull’utilizzo dei principali software presenti sul mercato e sulla loro declinazione ai fini specifici della digitalizzazione. Allo stesso modo, anche l’utilizzo della fotografia digitale è stato analizzato al fine di trovare specifiche soluzioni per materiali “anomali” (oggetti, cimeli ecc.) o per formati grafici di grandi dimensioni (manifesti, progetti architettonici ecc.).
Una sezione è stata dedicata alla creazione di specifici database per la titolazione delle immagini, la rispettiva nomenclatura e tutte le attività legate alla post-produzione di singoli lotti di materiali digitalizzati.
Fondamentale è stata la scelta dello spazio delegato a ospitare il laboratorio. Tutte le attività si sono svolte presso i locali del Centro Diurno in collaborazione con il personale del Centro di Salute Mentale, della ASL Roma 1 e delle cooperative sociali. La scelta di questi ambienti non è stata casuale ma, al contrario, ha cercato di fornire un contesto protetto, un luogo dove gli utenti, seguiti dal personale sociale e sanitario, sentono di poter acquisire competenze in sicurezza. Obiettivo della formazione non è soltanto coinvolgere in una nuova modalità di fruizione della storia, ma anche costituire uno stimolo verso il mondo esterno, in un ambiente strutturato e prevedibile in grado di favorire il benessere psicosociale e supportare la stabilità emotiva.
Le attività di digitalizzazione sono graduali e modulabili, e ciò consente di adattare il carico di lavoro allo stato emotivo degli utenti. Questo approccio flessibile permette una gestione progressiva delle crisi. Il contesto promuove quindi la socializzazione e il senso di appartenenza, incoraggiando relazioni di supporto reciproco che aiutano a ridurre l’isolamento sociale. Inoltre, la partecipazione attiva e il coinvolgimento decisionale rafforzano l’autostima e la responsabilizzazione degli utenti.
Gli obiettivi principali del percorso sono stati:
- individuare competenze e aree di miglioramento dei partecipanti;
- offrire preformazione, formazione, orientamento professionale, tirocini e tutoraggi per facilitare il loro inserimento lavorativo;
- sviluppare laboratori formativi in linea con le richieste del mercato del lavoro odierno;
- promuovere tirocini e opportunità di inserimento lavorativo;
- creare convenzioni con aziende per offrire opportunità di inserimento lavorativo protetto;
- favorire il benessere psicosociale grazie a un ambiente sicuro e prevedibile;
- migliorare le capacità relazionali, promuovendo cooperazione e sostegno reciproco;
- accrescere l’autostima e l’autonomia personale attraverso la partecipazione attiva;
- acquisire competenze digitali specifiche nel campo della digitalizzazione di documenti.
Sembrano quindi significative, per riassumere il senso di questa iniziativa, le parole utilizzate di recente da Giuseppe Ferraro sul senso della didattica della storia, ossia «una didattica interdisciplinare, inclusiva e orientata verso la vita, che mettesse al centro la persona […] con classi aperte all’incontro e alla scoperta»4.
L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2026
Note
- Marco Pizzo, “Fare digitale”: progetti didattici e sociali nella scuola e nel carcere, in «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali», 16 (2021), n. 2, p. 116-121.
- Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino: Einaudi, 2000, p. 39.
- Giulia Bassi, Public History, nuovi media pratiche di senso. Ripensare la narrazione storica nell’ecosistema digitale, «Farestoria. Società e storia pubblica», 6 (2024), n. 2, p. 7-17.
- Giuseppe Ferraro, La storia tra i banchi. Educazione civica, interdisciplinarietà, inclusione, Roma: Carocci editore, 2026, p. 9.