Raccolte, cataloghi, messali. Dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze
L'articolo presenta una breve storia delle collezioni manoscritte della Biblioteca nazionale centrale di Firenze e una lista dei messali manoscritti finora individuati nei fondi Conventi Soppressi, Fondo nazionale, Magliabechiano, Nuove Accessioni. Si aggiungono osservazioni sulle risorse catalografiche relative e note iniziali per uno studio dei manoscritti pervenuti dal Patrimonio Ecclesiastico alla Biblioteca Magliabechiana nel 1789.
1. Premessa
Frutto dell’unione tra quelle della Pubblica Libreria Magliabechiana e della privata Palatina Lorenese, voluta all’atto dell’Unità d’Italia e di Firenze capitale, le collezioni - manoscritte, ma non solo - della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (BNCF) si distinguono certo nel panorama italiano ed europeo per complessità di articolazione e stratificazione. Nella Firenze di età moderna, città del libro con poche eguali al mondo, tanto la Magliabechiana, quanto la Palatina Lorenese erano state bacini collettori di raccolte pubbliche e private, talora anche di antichissima tradizione. Una volta composte insieme, a partire dal 1861, hanno continuato ad attrarre nuclei di libri e carte, più o meno consistenti, di età diverse, acquisiti per vie e con strumenti differenti. Tanto l’una, quanto l’altra collezione sono state spesso oggetto di sottrazioni, spostamenti, cambi di collocazioni e accorpamenti, rispondenti ai criteri e alle esigenze dei tempi, che talvolta hanno agevolato la ricerca, talaltra l’hanno complicata1: ogni biblioteca, del resto, di quale livello essa sia, che sia una realtà storicizzata da studiare o funzionale alle fruizioni della contemporaneità, è di fatto «un organismo vivente che cresce e si sviluppa grazie alle interazioni sociali e al continuo ri-adattamento alla mutevole realtà circostante»2.
Nel 2017 si è iniziato un ripensamento del catalogo aperto della BNCF, ospitato nella base dati Manus OnLine, e si è ripreso a lavorarvi con energie e progettualità nuove, nel quadro di un rinnovamento generale degli strumenti a disposizione per la gestione e la fruizione delle collezioni3. A partire dal 2020, è stato costruito un nuovo sito della Biblioteca, rilasciato nell’agosto di quell’anno, in coincidenza con l’adozione di un nuovo gestionale, che ha automatizzato anche la gestione della circolazione di manoscritti e rari, fino a quel momento del tutto manuale4. L’OPAC della Biblioteca, Manus OnLine e il gestionale Folio, quasi cammin facendo, si sono così integrati in un gioco di rimandi continui con altri due strumenti, la Teca digitale della Biblioteca e una BNCF Collection inaugurata presso Internet Archive5. A una lista normalizzata delle segnature, accessibile attraverso l’OPAC, si è accompagnato l’allestimento sul sito di alcune pagine specificamente dedicate alle collezioni speciali che, nelle intenzioni, rappresentano un punto di aggregazione delle diverse risorse utili a esplorare i singoli fondi6. Vi si trovano informazioni stringate sulla loro natura, struttura, consistenza e formazione, riferimenti bibliografici per lo più limitati a strumenti di accesso, nonché collegamenti tanto a Manus OnLine, quanto a digitalizzazioni e trascrizioni di inventari, cataloghi e repertori, ospitate sia all’interno del sito stesso, sia nell’appena ricordata collezione digitale in Internet Archive, che accoglie ormai anche le digitalizzazioni di oltre 1.200 manoscritti7. Col passar degli anni, la struttura, pur recentemente costituita, si è rivelata essa stessa di stimolo alla creazione di strumenti nuovi: la pubblicazione nella BNCF Collection delle migliaia di immagini delle cosiddette Filze Rinuccini, nucleo documentario fondamentale per la storia del Rinascimento fiorentino e non solo, ha rappresentato il pretesto per la loro inventariazione che, sistematica, mancava dal tempo dell’acquisto compiuto dal Governo Toscano nel 18508.
Nelle pagine che seguono, raccogliendo il gradito invito degli organizzatori dell’incontro La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini, dedicato al progetto speciale MOL Liturgica, alla trattazione e trasmissione dei messali manoscritti di origine italiana, si tracceranno dunque innanzitutto sommariamente e sul filo della memoria alcune linee di storia delle collezioni manoscritte, richiamando soprattutto quelle direttrici di provenienza che hanno portato all’Istituto volumi appartenenti a questa tipologia libraria9. Si forniranno quindi brevemente alcuni dati relativi alle risorse disponibili nella struttura di accesso alle collezioni per i fondi che ospitano messali10. Si porrà poi in evidenza una provenienza poco nota, che ha condotto in Biblioteca due messali finora del tutto ignorati almeno per quanto riguarda gli aspetti storici e storico-artistici11. Attenzione specifica è dedicata quindi ai testimoni frammentari12. Si darà in ultimo, in appendice, una lista aggiornata dei messali italiani, la cui presenza in BNCF ci sia sinora nota, con minimi dati funzionali a una loro primissima schedatura in Manus OnLine, entro il catalogo aperto della Biblioteca13. Per l’occasione, si presentano anche alcuni materiali sfuggiti ai precedenti censimenti, tanto all’interno dei fondi storici della Biblioteca, quanto nella raccolta di maculature e frammenti.
2. Una biblioteca di biblioteche
Nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, come si sa, il granduca Cosimo I de’ Medici consacrava alla pubblica utilità la Biblioteca Medicea Laurenziana, terminata nel complesso di San Lorenzo sulla base dei progetti di Michelangelo, segno dell’altissimo profilo culturale della famiglia, che si faceva dinastia, e allo stesso tempo della legittimazione del suo potere14. Trasferita la residenza principesca a Palazzo Pitti, a corte prendeva allora vita la prima Biblioteca Palatina che, secoli dopo, al tempo di Antonio Magliabechi, aveva già incamerato le collezioni del principe Francesco Maria e del principe Ferdinando. Agli inizi del Settecento, ricchissima di raccolte private e conventuali, Firenze era di fatto priva di una biblioteca pubblica allineata alle esigenze dei tempi, sia dal punto di vista delle collezioni, giacché la raccolta umanistica della Laurenziana brillava per antichità e prestigio filologico, ma non certo per aggiornamento, sia per l’accessibilità di quest’ultima, decisamente limitata: per ricordare un unico eclatante esempio, è noto come siano stati soltanto i buoni uffici di Magliabechi a permettere a Bernard de Montfaucon di lavorare in Biblioteca per poco più di venti giorni nella primavera dell’anno 1700, tra il 4 e il 13, tra il 15 e il 27 marzo15. Il 26 maggio 1714, sul letto di morte di Magliabechi, furono poste le premesse perché la situazione cambiasse: il bibliomane Magliabechi, che era stato in contatto con tutto l’universo erudito dei suoi tempi, lasciava la propria raccolta libraria di 30.000 volumi, le cui modalità di costituzione sono ancora tutte da indagare, ai poveri di Firenze, in modo da aprire «una publica Libreria a benefizio universale della città»16.
Dare forma fruibile al leggendario disordine di Magliabechi fu impresa che coinvolse alcune tra le migliori menti della Firenze del tempo - tra gli altri Antonio Cocchi e Giovanni Targioni Tozzetti -, ma soltanto alcuni provvedimenti di Gian Gastone permisero al progetto di vedere la conclusione. Nel giorno di Natale del 1736 il granduca dispose l’accettazione del legato dei libri del cavalier Anton Francesco Marmi, già esecutore testamentario di Magliabechi: una clausola del lascito Marmi prevedeva che fosse esclusa la possibilità che i domenicani potessero diventare i rettori della Biblioteca, prevista dal testamento di Magliabechi, sancendone definitivamente la natura laica. Con lo stesso motuproprio era istituito il deposito legale a favore dell’Istituto. Il sostegno economico provvisto dall’ultimo granduca Medici permise infine l’inizio dei lavori per l’apertura al pubblico, nel complesso degli Uffizi. La Pubblica Libreria Fiorentina, all’insegna dell’iris, sarebbe stata inaugurata dopo oltre dieci anni di intenso lavoro, bibliografico e non solo, il 3 gennaio 174717. Mentre Cocchi e Targioni Tozzetti ponevano mano alla classazione, inventariazione e catalogazione dei libri dei legati Magliabechi e Marmi, le guerre di successione e i giochi dinastici cambiavano il volto d’Europa, facendo sentire i loro effetti anche sulla Toscana bibliotecaria: il patto di famiglia siglato da Anna Maria Luisa de’ Medici garantiva la permanenza a Firenze delle collezioni medicee – sub specie librorum, della Biblioteca Palatina, soprattutto –, e la migrazione in città degli uomini e delle donne della Maison Lorraine, determinata dalla devoluzione a Francesco Stefano di Lorena del Granducato, vi portò altri libri, che confluirono nella stessa Palatina, divenuta allora Palatina Medicea Lotaringia18.
Nell’età della Reggenza, sotto l’occhio vigile di Francesco Stefano che, pur risiedendo quasi sempre a Vienna, seguiva da vicino gli affari toscani, si verifica un ampliamento della Magliabechiana secondo modalità che si ripeteranno nel corso del secolo. Con motuproprio del 24 aprile 1755 l’imperatore acquista la collezione della famiglia Gaddi: i codici e le carte furono suddivisi tra l’Archivio delle Riformagioni, la Laurenziana e la Magliabechiana19. Poco più di un anno più tardi, la stessa operazione fu compiuta con la biblioteca di Anton Maria Biscioni, l’erudito bibliotecario dei Riccardi, dei Panciatichi e dei Guadagni, nonché prefetto della Laurenziana: i suoi libri furono acquistati per gli Istituti cittadini il 4 maggio 175620. Salito al trono Pietro Leopoldo, fu sua volontà disfarsi della barocca Medicea Lotaringia, già resa pubblica dal padre nel 1765: i libri furono al solito ripartiti tra le istituzioni della città, la Laurenziana, la Magliabechiana, l’Archivio delle Riformagioni e l’Accademia delle Scienze Filosofiche; un centinaio di manoscritti pare sia rimasto presso il granduca. Comincia così a Palazzo Pitti la storia di quella che sarebbe diventata nel giro di qualche decennio la Palatina Lorenese, incrementata vertiginosamente da Ferdinando III e da Leopoldo II: in breve, da collezione di famiglia, relativamente povera di manoscritti, si sarebbe trasformata in un punto di confluenza di antiche raccolte patrizie, o di parti di queste, disperse o a rischio dispersione per il crollo dell’antico regime; biblioteca dell’identità toscana per i sovrani che non potevano più permettersi il lusso del cosmopolitismo, nell’età del Risorgimento alle porte21.
A Pietro Leopoldo si deve inoltre l’acquisto nel 1786 della Libreria Strozziana, l’enorme raccolta consolidata e arricchita da Carlo di Tommaso Strozzi: secondo prassi ormai acclarata, le carte e i libri furono distribuiti tra diversi istituti pubblici fiorentini, tra i quali un ruolo centrale fu svolto dalla Magliabechiana22.
Il riformismo promosso dal figlio di Maria Teresa, intervenendo profondamente anche sul tessuto ecclesiastico e religioso del granducato, inaugurò inoltre la stagione delle soppressioni. Nel 1775 furono acquisiti alcuni libri del Collegio dei Gesuiti di San Giovannino, nel 1778 quelli della Badia Fiesolana e del Seminario del Cestello, nel 1785 quelle dei Teatini e dei Paolotti di Firenze, nel 1786 dei Domenicani di Montepulciano, nel 1787 degli Agostiniani di Montalcino, degli Olivetani e dei Domenicani di Arezzo, nel 1788 degli Agostiniani di Cortona, nel 1789 dei Francescani dell’Ambrosiana etc. Da ultimo, in quello stesso 1789, passarono in Biblioteca i libri del Patrimonio Ecclesiastico, un istituto laicale pubblico voluto dal granduca in ogni diocesi per provvedere ai bisogni del clero, che aveva a sua volta incamerato beni delle Compagnie e delle Congregazioni religiose soppresse23.
Il mosaico magliabechiano che andava prendendo forma, tra acquisti, doni e soppressioni fu peraltro in questi anni irrimediabilmente sconvolto dalle ambizioni e dall’influenza del canonico Angelo Maria Bandini, che fece portare in Laurenziana quanti più manoscritti preziosi poté, per rafforzare ulteriormente il mito di quella straordinaria biblioteca di conservazione, cedendo in cambio alla Magliabechiana la collezione degli incunaboli medicei. L’articolato sistema delle classi pensato da Cocchi fu completamente sventrato; i cataloghi a volume realizzati da Targioni Tozzetti resi difficilmente utilizzabili per i molti volumi mancanti; il volto della stessa Laurenziana irrimediabilmente mutato: in questa occasione passarono dalla Magliabechiana alla Laurenziana almeno due messali, il Magl. XXXVI.34, ora lì segnato Gaddi 7, e Magl. XXXVI.46, ora Gaddi 4424. Lo stato dei cataloghi, la mancanza di spazio, la necessità di poter collocare semplicemente e con praticità le nuove accessioni, con ogni probabilità il non buono stato di conservazione di molte legature, ispirarono allora un nuovo piano di lavoro a Vincenzio Follini, divenuto prefetto della Biblioteca il 1 ottobre 1801, dopo anni assai turbolenti, che avevano visto perfino la carcerazione del proposto Ferdinando Fossi, primo bibliotecario della Magliabechiana dopo Targioni Tozzetti, per via delle sue simpatie gianseniste e, si disse, giacobine. Ritenendo di dover abbandonare l’antica classazione, Follini studiò un nuovo sistema di collocazione per dimensioni, che andava di pari passo con la ricatalogazione e la rilegatura dei codici, senza trascurare la possibilità di accorpare sotto la stessa legatura volumi che fino a quel momento avevano circolato in maniera indipendente: molti Magliabechiani cambiarono allora segnatura e, talvolta, anche assetto codicologico. Nel Fondo nazionale furono inoltre inseriti sia i codici di acquisto, sia frutto delle soppressioni promosse dal Governo Francese25.
La delicata struttura folliniana, rimasta peraltro incompiuta, non fu tuttavia sufficiente ad accogliere l’impeto di queste ultime: oltre duemila manoscritti, provenienti da alcune delle istituzioni religiose più importanti del Dipartimento dell’Arno - Santa Maria degli Angeli, Santissima Annunziata, Badia Fiorentina, Camaldoli, Santa Croce, San Marco, Santa Maria Novella, Santo Spirito, Vallombrosa ecc. - andarono allora a costituire il fondo Conventi Soppressi propriamente detto26.
Unita la Magliabechiana alla Palatina Lorenese, qualche decennio più tardi, in una stagione felice della catalogazione dei manoscritti in Italia, Giuseppe Mazzatinti portò a termine in poco tempo l’inventario dei manoscritti del Fondo nazionale, che fu quindi chiuso: Salomone Morpurgo, ritenendo storici e perciò intoccabili tutti i fondi della Biblioteca, inaugurò nel 1902 la raccolta delle Nuove Accessioni, dove tuttora sono collocati i manoscritti che pervengono all’Istituto senza essere già inseriti all’interno di un complesso bibliografico27.
3. Inventari e cataloghi
I movimenti librari fin troppo sommariamente evocati hanno avuto ciascuno riflessi catalografici, tutti piuttosto noti e, anzi, talvolta a buon diritto celebrati. Vale tuttavia la pena di richiamarne alcuni, esplicitando le loro modalità attraverso le quali sono stati recentemente resi più accessibili in rete.
I manoscritti dell’eredità di Magliabechi e quelli del legato Marmi furono catalogati da Giovanni Targioni Tozzetti in quattro volumi non autografi, ora collocati al principio del fondo Cataloghi Storici28. Dopo l’apertura al pubblico della Biblioteca, e fino alla morte, nel 1783, il bibliotecario continuò a descrivere le accessioni successive, in undici volumi di sua proprietà personale, che la Magliabechiana acquistò poi dagli eredi. Questi ultimi, segnati Cataloghi 45, sono stati utilizzati in Sala Manoscritti e Rari fino agli anni Settanta, quando furono sostituiti da una copia fotostatica, che ha accolto via via integrazioni e correzioni dei bibliotecari. Nella primavera del 2020 gli originali targioniani sono stati digitalizzati a cura del Gabinetto Fotografico della Biblioteca e, alla riapertura dopo il confinamento di primavera, le loro immagini sono state le prime a essere rese disponibili nella BNCF Collection appena creata in Internet Archive, insieme a quelle del relativo indice per autori e titoli29. Anche scorrendo rapidamente le pagine del catalogo di Targioni Tozzetti si osservano qua e là aggiunte d’altra mano, relative a volumi entrati in Biblioteca dopo la sua morte: la copia delle Lezioni di antichità toscane di Giovanni Lami da lui postillata fu collocata e descritta come Magliabechiano XXV.484 da Giuseppe Sarchiani, per poco tempo direttore della biblioteca nel 180130. Per gestire l’ingresso della porzione Strozziana toccata alla Magliabechiana e tutte le accessioni successive al 1783, Ferdinando Fossi dovette tuttavia inaugurare nuovi tomi, completati nel 1789 e trascritti da Antonio Montelatici, «secondo aiuto de’ custodi» della Libreria: sostituiti anch’essi nell’uso da fotocopie sono stati digitalizzati e allocati nella BNCF Collection.
Per questioni non ancora del tutto chiarite, una cospicua parte dei manoscritti giunti alla Magliabechiana dalla Medicea Lotaringia era tuttavia rimasta esclusa dalla schedatura di Targioni Tozzetti, così come fuori restarono 82 manoscritti della congregazione cistercense di Santa Maddalena di Cestello e 16 della Segreteria Vecchia, donati da Pietro Leopoldo, rispettivamente nel 1778 e nel 1779. Neppure Fossi era stato peraltro esaustivo, non descrivendo nel suo catalogo, tra gli altri, i manoscritti dell’Ospedale di Santa Maria Nuova e quelli del Patrimonio Ecclesiastico diocesano di Firenze. Circa ottocento codici Magliabechiani erano dunque alla fine del Settecento privi di inventario e tali sono rimasti fino a quando nel 1968 Maura Rolih Scarlino pose mano alle sue Code Magliabechiane, completate nel 1985, ora anch’esse digitalizzate e disponibili sul sito della Biblioteca31.
Nei cataloghi di Targioni, come si è detto, sono anche descritti i codici non più Magliabechiani, ma passati alla Laurenziana per l’azione di Bandini, o più tardi dispersi: per agevolare il lettore si è previsto sul sito un sistema di tavole di concordanza, da cui è possibile ricavare notizie sull’assenza del volume dalle collezioni della Nazionale e, là dove nota, dell’ubicazione attuale. Con analoga tavola di concordanza, si è provveduto a indicare le segnature di tutti quei volumi che furono spostati da Follini nel Fondo nazionale. Per i quasi 4.000 manoscritti di questa parte della collezione, a partire dal 2020 è disponibile in Manus OnLine una completa schedatura di livello minimo, costituita dalla segnatura, dalle indicazioni di provenienza, dalla bibliografia, dall’elenco delle riproduzioni, nonché dai collegamenti alle digitalizzazioni dell’inventario di Mazzatinti e, là dove disponibili, del codice32. Si cerca di non trascurare alcuna occasione per implementare questa scarna, ma completa struttura catalografica, informazioni bibliografiche, pratiche di prestiti per mostre, tirocini e stage di giovani colleghi: Martina Lanza, nel quadro della sua tesi di dottorato, ha per esempio aggiunto i dati di provenienza relativi agli Strozziani nel Fondo. Analoga schedatura in Manus OnLine è in corso per il Magliabechiano e per i Conventi Soppressi, a cura del Settore Manoscritti, Rari e Fondi Antichi della Biblioteca. La prima sta procedendo in ordine topografico, mentre la seconda per provenienza, a partire dai codici del convento francescano di Santa Croce33. Dell’intero fondo dei Conventi Soppressi si è trascritto l’inventario ottocentesco, ora accessibile dal sito34.
Mole paragonabile alle collezioni storiche appena richiamate cominciano infine a raggiungere le Nuove Accessioni volute da Morpurgo nel 1902, nelle quali è stato collocato nel febbraio 2025 il manoscritto 1520, un atlante da viaggio della Toscana, prodotto nella cerchia dei fratelli Giachi, i più importanti cartografi di età lorenese. Nello stesso torno di tempo si sono collocate a Nuove Accessioni 1521 alcune maculature di messali reperite nella collezione di frammenti ancora privi di collocazione35. A partire dal 2020, la catalogazione in Manus OnLine cerca di tenere il passo delle nuove acquisizioni. Per le Nuove Accessioni pregresse, si sono da un lato digitalizzati e resi disponibili in Internet Archive gli inventari a volume, nella compilazione dei quali si sono avvicendati nel corso del Novecento i diversi bibliotecari: le scritture di nomi noti attraverso la storia della Biblioteca e la bibliografia, Dino Scaffai, Anna Maria Saitta Revignas, Berta Maracchi Biagiarelli, Piero Innocenti, sfumano in quelle di colleghi, colleghe, amici e amiche che ci hanno trasmesso la cronaca, gli strumenti del mestiere, le prassi del settore, Piero Scapecchi, Isabella Truci, Anna Maria Russo, Micaela Sambucco Hamoud, Carla Pinzauti, Susanna Pelle, Roberta Masini. D’altro canto, si è appena avviata la descrizione analitica dei manoscritti in Manus OnLine, a partire dal Petrarca Nuove Accessioni 136.
4. Una provenienza poco nota e due inedite miniature trecentesche
Le complesse e articolate vicende di raccolte e cataloghi fin qui ricostruite costituiscono la struttura storica e descrittiva entro la quale si inseriscono le singole storie dei messali pretridentini conservati alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze37. Alcuni di questi provengono dalla collezione del fondatore, come lo splendido Fondo nazionale II.I.166, già Magl. XXXVI.11, del secolo XIV, di proprietà di Antonio Magliabechi, cui al principio del secolo XVI un certo frate Salvatore aveva fatto dare l’assetto definitivo, attraverso il completamento della decorazione e l’aggiunta di alcune carte finali38. Un paio, il Conv. Soppr. C.IX.1802 e il Conv. Soppr. E.I.1907, è il frutto delle soppressioni napoleoniche, mentre altri due sono di acquisto, uno, il Fondo nazionale II.XI.28, del tempo di Vincenzio Follini, l’altro, il Nuove Accessioni 1168, di quello di Emanuele Casamassima e degli anni immediatamente successivi all’alluvione di Firenze. A prescindere dai frammenti, di cui si dirà meglio nel paragrafo seguente, colpisce che tre manoscritti su nove, di fatto privi di bibliografia, abbiano una provenienza che, seppur abbastanza documentata, non è stata di fatto mai oggetto di alcuna indagine, quella del già ricordato Patrimonio Ecclesiastico diocesano di Firenze, da cui risultano essere arrivati in Magliabechiana i tre messali oggi Fondo nazionale II.II.397, Magl. XXXVI.101 e Magl. XXXVI.10339. I Patrimoni Ecclesiastici diocesani, come si accennava, sono istituti laicali fondati da Pietro Leopoldo con motuproprio del 30 ottobre 1784, nel più ampio quadro delle sue riforme: si trattava sostanzialmente di fondi in cui sarebbero stati incorporati i beni delle compagnie e delle congreghe soppresse o i ricavi delle relative vendite, «per assicurare la sussistenza dei parochi, e provvedere al mantenimento delle chiese e dei ministri della religione, affinché non manchi ai popoli la tanto necessaria istruzione ed il servizio spirituale»40. Poco più tardi, tra il 1788 e il 1792, il Patrimonio Ecclesiastico di Firenze sarebbe confluito nell’Amministrazione Ecclesiastica, che da Firenze sovrintendeva centralmente agli ex Patrimoni dello Stato fiorentino, escluse Pistoia e Prato41. Quanti e quali libri siano confluiti tra i beni del Patrimonio Ecclesiastico fiorentino ci risulta essere una questione ancora da studiare e non è certo possibile proporre in questa sede un quadro completo. Nell’Archivio Magliabechiano è conservato tuttavia un fascicolo che permette almeno di impostare la ricerca, a partire da alcuni tomi che poco tempo dopo l’istituzione del Patrimonio stesso entrarono a far parte delle collezioni della Biblioteca42.
Il 30 marzo 1785 il proposto Ferdinando Fossi scriveva direttamente al granduca: «attesa l’universal soppressione di tutte le Compagnie, Congreghe, Centurie etc. fatta con editto del dì 21 cadente» rappresentava a Pietro Leopoldo come, «ritrovandosi nel Patrimonio di alcune delle medesime diversi libri sì manoscritti che stampati delle prime edizioni non interessanti la custodia dell’economia, oltre a diverse cartapecore esistenti nei respettivi archivi», supplicasse di «voler ordinare all’economo del Patrimonio Ecclesiastico» che gli fosse data «la facoltà di esaminare i predetti libri e cartapecore per trasportare queste nel Regio Archivio Diplomatico, e per fare di quelli le opportune proposizioni»43. Qualche giorno dopo, l’8 aprile, rispondeva il segretario del Regio Diritto, Vincenzo Martini: il Regio Amministratore aveva avuto l’ordine di dare a Fossi «tutto il necessario comodo di esaminare i libri, e le cartapecore delle Soppresse Compagnie per fare le sue proposizioni a Sua Altezza Reale, coerentemente al Rescritto Sovrano del 31 marzo, emanato in pie’ di una sua partecipazione»44. Almeno nello specchio dell’Archivio Magliabechiano l’affare subisce poi una battuta d’arresto e non riprende a parlare che più di quattro anni dopo, il 26 agosto 1789, quando Fossi si rivolge di nuovo al granduca. Aveva indugiato a esaminare «i libri e cartapecore delle Soppresse Compagnie esistenti nell’Archivio del Patrimonio Ecclesiastico», nell’attesa «che fosse dato a quei fogli e libri un ordine e un sistema per farvi meglio e confusione» i propri esami. Era però in quel momento riuscito a preparare «una nota di libri stampati e manoscritti» trovati «in quell’Archivio, quali (...) sembrerebbero degno d’essere collocati nella Magliabechiana e che non interessano in veruna maniera quell’azienda, onde come ne sono convenuti i ministri medesimi di quel Dipartimento». Supplicava quindi Sua Altezza Reale di farglieli consegnare, «come pure che fossero trasferite nell’Archivio Diplomatico tutte le cartapecore raccolte dai diversi Patrimoni per farne i necessari transunti»45. L’ordine fu reso esecutivo il giorno seguente46. Una nota di libri, conservata in due copie e datata dallo stesso Fossi 2 ottobre 1789, elenca tre libri a stampa e sedici manoscritti47. Tredici di questi, e un incunabolo, sono stati finora identificati, tra il Magliabechiano e il Fondo nazionale48. Sono tutti caratterizzati da analoghi segni di provenienza: all’interno del piatto anteriore o sulle guardie un titolo e una collocazione formata da numero di armadio, di palchetto e numero di catena, l’uno e l’altra della stessa mano settecentesca, che li riporta anche su cartellini talvolta sopravvissuti sul dorso; la nota Dal Patrimonio Ecclesiastico apposta sempre all’interno del piatto anteriore, in una scrittura che ricorda da vicino quella del già menzionato Giuseppe Sarchiani49.
I volumi sono di fatto completamente privi di bibliografia e il loro studio è tutto da impostare. Si può tuttavia segnalare fin da ora che un nucleo di almeno quattro codici e un incunabolo - i Fondo nazionale II.II.381, II.II.397, II.II.398 e il Magl. E.I.23 - ha una provenienza omogenea: si tratta di libri appartenuti alla Fraternitas Cleri Florentini, nota con varie denominazioni, quali Congregazione maggiore dei pretoni, Congregazione di Gesù Salvatore, di Gesù Pellegrino, dello Spedale de’ Preti di Firenze e altre50. Il II.II.381 contiene le costituzioni quattrocentesche della Compagnia, autenticate da due differenti notai. Il II.II.398 è un manuale, forse risalente al tempo dell’arcivescovo Amerigo Corsini (1419-1435). Più antico è il messale II.II.397, che tutto suggerisce possa essere ricondotto all’epoca del vescovo Antonio d’Orso (1309-1321), il difensore di Firenze dall’assedio di Arrigo VII, onorato con un monumento nella cattedrale commissionato a Tino di Camaino, e, nel 1310, responsabile dell’inizio dei lavori per la costruzione dello Spedale della Compagnia, in via San Gallo51. All’inizio del Te igitur (c. 9v) il codice rivela, finora passata completamente inosservata, la presenza di una miniatura trecentesca, di livello assai notevole52. Mentre sono in corso indagini più accurate, si può segnalare che il suo responsabile ripropone una singolare cultura decorativa e illustrativa due-trecentesca: nell’attesa di maggiori dettagli appare perfettamente plausibile una sua collocazione al primo quarto del Trecento. Pressappoco contemporaneo sembra essere il messale ora Magl. XXXVI.101, pervenuto al Patrimonio Ecclesiastico da provenienza per il momento ignota: la crocifissione che apre il Te igitur, completamente sconosciuta come quella del II.II.397, restituisce un bell’esempio di primo giottismo dell’Italia centrale, a nostro sapere del tutto inedito.
5. Frammenti
L’interesse ormai generalizzato per la catalogazione e lo studio dei frammenti di manoscritti sembra aver sfiorato per il momento soltanto marginalmente la Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Di certo, la necessità di implementare considerevolmente il catalogo aperto dei manoscritti dopo qualche anno di stasi rende inevitabilmente più difficile concentrare le energie disponibili anche sul censimento di materiali per loro natura più complessi e quantitativamente più esigui. Ciononostante, non è inutile provare a delineare le caratteristiche della collezione - a quanto ci risulta mai messe nero su bianco prima - e impostare alcune linee di lavoro, col pretesto di presentare alcuni frammenti di messale, di cui si aveva notizia o che si sono individuati per la prima volta.
Come in ogni grande istituto di conservazione, pure le raccolte di frammenti della Nazionale si sono costituite in tempi e in modalità varie, anche quale riflesso di pratiche biblioteconomiche differenti. Sono perciò conservate in forme e parti diverse delle collezioni. Tomi storici possono essere già essi stessi sillogi di frammenti messe insieme per esigenze e scopi differenti tra XVIII e XIX secolo. Allo stesso modo, possono essere portatori di frammenti cosiddetti in situ, ancora al loro posto quali coperte e rinforzi delle legature antiche, o estratti dalle stesse all’atto del restauro, ma mantenuti alla medesima collocazione, magari in apposite scatole o contenitori. Se quest’ultima prassi è quella generalmente attuata in tempi recenti, nei decenni passati, almeno dal primo quarto del secolo XX e poi in relazione ai danni inferti alla Biblioteca dall’alluvione del 1966, molti frammenti sono stati svincolati dai tomi di provenienza e, pur tenendone spesso la memoria, collocati nel limbo dei Manoscritti da Ordinare, materiali non inventariati e, perciò, generalmente, non consultabili53.
Oltre a restituire unità poco note, le sillogi di frammenti storicamente costituite sono utili a una storia della fenomenologia del manoscritto frammentario, dei motivi che nei secoli hanno indotto a prestargli attenzione. I Palatini 1211/I-II strisce 1373-1374, descritti in maniera analitica soltanto di recente, si sono rivelati essere due raccolte di elementi di argomento cronologico, per lo più calendari o tavole di computo, di varia età e provenienza, spesso estremamente frammentari (alcuni sono singoli fogli, parti di fascicoli o maculature), anche a stampa, allestite da Domenico Maria Manni: alcuni frammenti erano nelle sue mani senz’altro già all’altezza del 1767 ed egli fu responsabile della loro riunione sotto la stessa legatura, secondo una logica erudita e antiquaria54. D’altra parte, il Fondo nazionale II.IV.334 è un composito estremamente complesso, in cui a cinque sezioni databili tra Tre e Quattrocento, seguono ben ventuno frammenti di manoscritti e documenti, utilizzati o come guardie o come coperte di libri a stampa. Il codice pervenne alla Magliabechiana dal Collegio dei Gesuiti di San Giovannino, nel 1775, nel quadro, si è detto, delle soppressioni leopoldine, a quanto pare già nel suo assetto attuale. Se interessa in questa sede segnalare che tra le ventuno maculature del II.IV.334 si annida un frammento di messale del secolo XII, finora sfuggito ai censimenti, non si può fare a meno di formulare un’ipotesi di lavoro, tutta da verificare: si può credere che le maculature siano state estratte da libri della stessa biblioteca dei Gesuiti55.
Nel medesimo Fondo nazionale, una serie di codici appartenuti a Vincenzio Borghini, per lo più “quadernucci” di spogli, disegni e documenti legati alla sua attività erudita, fu da lui stesso fatta rilegare con pergamene di riuso, tratte da manoscritti di varie epoche, tra cui spicca un frammento in onciale datato da Sandro Bertelli tra VII e VIII secolo56: la ratio era certo quella pratica di voler utilizzare materiale a poco prezzo per dare un assetto codicologico stabile a fascicoli e carte di lavoro, ma è condizionata da un certo gusto estetico, attestato dai raffinati disegni eseguiti sulle antiche pergamene, per dotare i singoli tomi di un complesso sistema di referenze, con numeri, titoli e “imprese” utili alla costruzione di rimandi interni all’universo erudito borghiniano, con lo scopo di identificare con facilità il singolo volume in un appunto, in uno spoglio, in una lettera. Le coperte dei tre manoscritti Fondo nazionale II.X.81, II.X.117 e II.X.127 sono costituite da frammenti di due messali ancora conservati sui volumi ai quali furono associati da Borghini nel Cinquecento57. Similmente, una cinquecentina dei Theoremata di Marco Antonio Zimara, acquisto coattivo del 2023, è coperta da un frammento di codice giuridico databile al secolo XIII: il volume apparteneva a un convento aretino di benedettine, distrutto nel 1547, e, già allora, poteva essere così rilegato58.
Quando un libro con elementi di riuso da altri è oggetto di un intervento di restauro, può rendersi invece necessaria - o essere possibile - la separazione di questi ultimi dalla compagine: si possono così studiare dispositivi di conservazione che consentano di mantenerli comunque vicini e associati, come è stato di recente per tre tomi di un ufficio della Vergine stampati ad Antwerp nel 1611, Magl. 22.7.140. Ne sono emersi quindici frammenti di un messale di chiara origine d’Oltralpe (forse fiamminghi, considerando anche il luogo di stampa), che sono stati inseriti in apposite scatole costruite dal Settore Conservazione, Tutela e Restauro, atte ad accogliere anche la vecchia legatura. Della presenza dei frammenti si è data notizia nelle note d’esemplare alla scheda nell’OPAC della Biblioteca59.
All’interno della Nazionale, forse già alla fine del secolo XIX, di certo al principio del seguente, era tuttavia invalsa l’abitudine di collocare lontano dal volume di provenienza le maculature il cui distacco si fosse reso necessario all’atto del restauro. Sembrano essersi costituite così le segnature 55, 97/I e 97/II, 164 dei Manoscritti da Ordinare. Di qui, secondo prassi attuata anche per altri e più consistenti nuclei documentari di questa sezione delle raccolte - per lo più fondi e archivi di persona -, si è cominciato in parte a estrarle, inventariarle e collocarle a Nuove Accessioni. Sono nate in questo modo le cartelle Nuove Accessioni 1282, tutta di frammenti ebraici, studiata da Ida Zatelli, e Nuove Accessioni 1329, inventariata da Donatella Limongi, per invito di Maura Rolih Scarlino e sotto la supervisione di Filippo Di Benedetto, che conserva tra gli altri tre frammenti di messali finora ignorati dai censimenti specialistici60.
Dal tempo del catalogo di Limongi, questo lavoro sembra essersi fermato, benché restino ancora molti materiali privi di inventario, e nel 2002 Sandro Bertelli poteva citare soltanto con la segnatura Manoscritti da Ordinare 97/I n. 94 e 97/II n. 43 due frammenti di laude dell’inizio del Trecento, mostratigli dall’allora responsabile del Settore61. Per rendere pienamente fruibile questa parte della collezione si sono recentemente riprese le fila rimaste interrotte e, mentre si lavora alla piena ancorché sommaria inventariazione di tutto il materiale, si sono individuati tre frammenti di messale del XII e XIV secolo, collocati in questi giorni a Nuove Accessioni 1521/1-362.
6. A guisa di conclusione
Il censimento dei messali pretridentini di origine italiana alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze appena presentato non può certo dirsi concluso. Appare probabile che altri testimoni emergano in futuro, man mano che ci si addentra nel bosco, così come molto altro si potrà dire e precisare a proposito dei materiali individuati63. Anche soltanto così costituito il corpus è comunque considerevolmente aumentato rispetto alle ricognizioni precedenti: la pubblicazione più recente al proposito e l’Iter liturgicum Italicum ne contano sei; nell’Appendice 1 ne sono censiti venti. Alcuni di questi, si è visto, finora del tutto ignorati, lasciano intravedere notevoli spunti di interesse, almeno dal punto di vista storico e storico-artistico. Più che sottolineare l’avanzamento del dato numerico o la rilevanza del posseduto, interessa però mettere in evidenza in conclusione due punti di metodo. Il primo è relativo alle modalità di impostazione di una ricerca complessa come quella che si propongono gli organizzatori di questo incontro di studi: una ricognizione a largo raggio di una specifica tipologia bibliografica, quale essa sia, non può essere condotta senza una conoscenza puntuale della storia delle collezioni, del loro farsi e del loro documentarsi, attraverso cataloghi e inventari, in uso e non più. È dunque un sincero piacere esprimere gratitudine verso gli animatori del progetto MOL Liturgica per aver coinvolto nella progettazione della fase operativa le diverse Biblioteche. Da parte di chi intende realizzare un catalogo speciale - un progetto speciale, nella terminologia di MOL - è fondamentale la ricerca di un dialogo costante e di un fattivo contatto con i soggetti che conservano il patrimonio. E che su quel patrimonio provano ancora a produrre dati originali.
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Appendice 1. Messali pretridentini di origine italiana alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze
Le collezioni della Biblioteca nazionale centrale di Firenze sono state naturalmente oggetto dei censimenti di messali confluiti tanto negli strumenti a stampa prodotti da Giacomo Baroffio e dai suoi collaboratori (Baroffio, Iter, e Sacramentari e messali pretridentini), quanto nella base dati Iter liturgicum Italicum, ospitata presso l’Institut de Recherche et d’Histoire des Textes (https://liturgicum.irht.cnrs.fr). A partire da questi strumenti si è compiuto uno spoglio il più esaustivo possibile degli inventari e cataloghi di cui si è detto nel § 3. Il corpus così costituito è presentato in forma sintetica in questa appendice. Si tratta di venti testimoni, nove interi e undici frammentari, in parte già noti ai repertori appena citati, in parte qui segnalati per la prima volta (n. 2, 5, 7-10, 14, 16-20). Per ciascun testimone si è provveduto a compilare una stringata descrizione, riportata anche in Manus OnLine. Alla segnatura e all’essenziale caratterizzazione del contenuto, fanno seguito l’indicazione di luogo e data d’origine, là dove individuabili, una semplice descrizione materiale (materia scrittoria, consistenza, dimensioni, mise en page, legatura), qualche nota di commento, relativa ora alla datazione, alla decorazione, o ai segni di provenienza, le informazioni sulla provenienza e una bibliografia. La lista non ha né la pretesa di essere esaustiva, né di fornire informazioni complete su ciascun manoscritto: anche soltanto così costituita, mostra tuttavia la propria utilità, sia quanto ai volumi o ai frammenti non censiti, sia nelle rettifiche di datazione proposte (n. 2), di cui si rende esplicito conto nelle osservazioni ai riferimenti bibliografici. Per i due volumi sinora digitalizzati, si segnala il collegamento permanente.
- Conventi Soppressi C.IX.1802 Messale carmelitano, mutilo Genova, sec. XIV Membr.; cc. IV, 91, IV; 222 × 149 (c. 7r); a piena pagina; legatura moderna in assi; dorso in cuoio. La rubrica iniziale dichiara l’origine genovese del manoscritto (c. 1r, Incipit Missale fratrum ordinis beate Marie de Monte Carmeli lanuensium secundum usum dominici sepulchri). Nel margine inferiore di c. 1r il timbro del convento carmelitano di Santa Maria delle Selve a Lastra a Signa (Firenze) e quello della Commissione degli Oggetti d’Arte e Scienze istituita dal Governo francese. Provenienza: soppressioni napoleoniche (1808). Bibliografia: Inventario Conventi Soppressi, c. 14v; Sacramentari e Messali pretridentini, 256 nr. 10641; https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscript/605052; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000421149.
- Conventi Soppressi E.I.1907 Messale con Calendario sec. XV Membr.; cc. 91; 323 × 223 (c. 18r); a due colonne; legatura moderna, in assi, coperte di carta spruzzata, dorso e punte in cuoio. Varie porzioni del codice sono state ritagliate: tra queste, a c. 15, quella che evidentemente recava una miniatura, in coincidenza col Te igitur. Le cc. 80-81 sono di mano diversa. Appartenne al monastero di Santa Maria di Vallombrosa. Provenienza: soppressioni napoleoniche (1808). Bibliografia: Inventario Conventi Soppressi, c. 19v; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428021.
- Fondo nazionale II.I.166 Messale con Calendario Firenze, sec. XIV (le cc. 326-338 aggiunte al principio del sec. XVI) Membr.; cc. III, 338, I, bianche le cc. 271r-v, 337v-338r; 350 × 248 (c. 9r); a due colonne; legatura recente in tela su cartone, dorso e punte in cuoio. A c. Ilv una nota leggibile con la lampada di Wood illustra le vicende occorse al manoscritto all’inizio del sec. XVI, quando fu completato e rilegato: Ricordo che io, frate Salvatore, feci rilegare e scrivere al canone, et fare il crocifixo, e scrivere di nuovo alquante messe ci mancavano, overo fine libri; et fu finito di mese di dicembre 1503. Et qui legeret hunc librum oret Deum per me. Frate Salvatore si riferisce alle carte 160v-161r, dove sono state aggiunte rispettivamente una miniatura a piena pagina della Crocifissione (c. 160v) e un’iniziale ornata (Te igitur) all’inizio del canone. L’accenno alle messe ci mancavano va inteso invece riferito alle cc. 326-338. Provenienza: Magliabechi; olim Magl. XXXVI.11. Bibliografia: Targioni Tozzetti, X, 168; Mazzatinti 1897-1903, VIII, 56; Lazzi 1994, p. 6; Baroffio 1999, 78 (citato come Magl. XXXVI.11); Sacramentari e messali pretridentini, 255 nr. 1062; https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscrit/605168; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000285876.
- Fondo nazionale II.II.397 Messale (parziale, contiene alcune Missae votivae) Firenze, sec. XIV primo quarto (ca. 1312) Membr.; cc. II, 32, III; bianche le cc. 3v, 28v e 32r-v; 318 × 224 (c. 8r); a due colonne; legatura recente in carta su cartone; dorso e punte in pergamena. Le cc. 1, 27-28 sembrano essere state aggiunte al manoscritto in un secondo momento, almeno tra il 1324 e il 1337: nell’elenco di nomi dei canonici della Cattedrale a c. 27r, figura quello di Simone Sapiti, che lo divenne nel 1324 e scomparve poco prima del settembre 1340; lo precede quello di Simone Siminetti, scomparso nel 1337. Nel margine superiore di c. 1r, la nota Tempore domini Antonii Ursi episcopi Florentini omnia subscripta fuerunt ordinata per ipsum in salutem animarum etcetera: è del tutto verisimile che la compagine originaria sia stata allestita al tempo del vescovo Antonio d’Orso (1309-1321), che rinnovò gli Statuti della Compagnia di Gesù Pellegrino o Congregazione dei Pretoni e consacrò nel 1313 la Chiesa al Canto dei Pretoni, in via San Gallo. A c. IV Iste liber est Congregationis Sacerdotum de Florentia (riferimenti alle messe nostre congregationis alle cc. 4r, 21r). All’interno del piatto anteriore è incollato un cartellino con la vecchia segnatura Manuale manoscritto. A. I. p. II n. XI e l’indicazione di provenienza Dal Patrimonio Ecclesiastico. Provenienza: dal Patrimonio Ecclesiastico (1789); olim Magl. XXXVI.98. Bibliografia: Mazzatinti 1897-1903, IX, 117; Baroffio 1999, 78 (citato come Magl. XXXVI.98 e datato al XV secolo); https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscript/605179; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000291188. Riproduzione integrale: https://archive.org/details/ii-ii-397.
- Fondo nazionale II.IV.334 Messale (Frammento) Cart. e membr.; cc. VI, 305, IV; bianche le cc. 174v-175v, 251v-252t, 253v; legatura del sec. XVIII in pergamena su cartone. Il manoscritto è composito; dopo le prime cinque sezioni (cc. 1-253, sec. XIV-XV), seguono alle cc. 254-305 21 maculature (per lo più bifogli utilizzati come guardie o documenti in funzione di coperte) dal sec. XI al sec. XV. Alle cc. 258r-259v frammento di messale del sec. XII prima metà. La prima unità del volume è sottoscritta da Simone di Francesco del popolo di San Giorgio di Firenze e datata 1349. Sul dorso si trovano le tracce della segnatura M.VII.98, che il volume, così costituito, aveva nella biblioteca dei Gesuiti (vd. supra, § 5 e Archivio Magliabechiano, Filza 72, c. 149r, Aldobrandini, Physica, ms. in folio, M.VII.98). A c. 1r Hieronymus Lagomarsini donavit Bibliothecae Collegi Florentini Societatis Iesu anno Salutis 1734. In Bibliotheca 1. Provenienza: convento di San Giovannino dei Gesuiti (1775); olim Magl. XV.170.
- Fondo nazionale II.IV.481 Messale con Calendario sec. XV seconda metà, Italia settentrionale (Lombardia, per la miniatura) Membr.; cc. IV, 341, V; bianca la c. 341r-v; 286 × 215 (c. 45r); a due colonne; legatura di restauro su assi con recupero del cuoio impresso a secco. Nel margine inferiore della cornice minata a c. 7r si trova uno stemma eraso. La provenienza del volume non è registrata né sul catalogo di Targioni Tozzetti, né sul codice stesso: pervenne comunque alla Magliabechiana entro la morte di Targioni (1783). Sulla copia dell’Inventario di Mazzatinti in uso presso la Sala Manoscritti e Rari è appuntato a matita un riferimento a Magliabechi. Provenienza: non registrata; olim Magl. XXXVI.12. Bibliografia: Targioni Tozzetti, X, 168; Mazzatinti 1897-1903, XI, 65; Baroffio 1999, 78 (citato come Magl. XXXVI.12 e datato al sec. XIV); Miniatura umbra del Rinascimento, 136-140 nr. 5 (scheda di Claudia Casseri); Sacramentari e Messali pretridentini, 256 nr. 1065; https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscript/605115; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000287396.
- Fondo nazionale II.X.81 Messale (frammento) sec. XIV Membr.; cc. 2; 391 × 281 (misure approximative); a due colonne; il bifoglio è la coperta del codice (tratto dal medesimo messale che funge da coperta del II.X.127). Riutilizzato da Vincenzio Borghini. Provenienza: Rinuccini. Bibliografia: Mazzatinti 1897-1903, XII, 53; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000291776.
- Fondo nazionale II.X.117 Messale (frammento) sec. XV Membr.; cc. 2; 397 × 278 (misure approssimative); a due colonne; il bifoglio è la coperta del codice (tratto dal medesimo messale che funge da coperta del II.X.138); all’interno del piatto posteriore è parzialmente visibile un’iniziale miniatra. Riutilizzato da Vincenzo Borghini. Provenienza: Rinuccini. Bibliografia: Mazzatinti 1897-1903, XII, 59 (indicato come frammento di evangelario; ci sono però le rubriche dei Secreta, di una lettura dal Vangelo e di una lettura dalle Lettere ai Corinzi); https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000291827.
- Fondo nazionale II.X.127 Messale (frammento) sec. XIV Membr.; 1 carta; 391 × 284 (misure approssimative); a due colonne; il bifoglio è la coperta del codice (tratto dal medesimo messale che funge da coperta del II.X.81). Riutilizzato da Vincenzo Borghini. Provenienza: Rinuccini. Bibliografia: Mazzatinti 1897-1903, XII, 60; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000291837.
- Fondo nazionale II.X.138 Messale (frammento) sec. XV Membr.; 2 cc.; 388 × 274 (misure approssimative); a due colonne; il bifoglio è la coperta del codice (tratto dal medesimo messale che funge da coperta del II.X.117). Riutilizzato da Vincenzo Borghini. Provenienza: Rinuccini. Bibliografia: Mazzatinti 1897-1903, XII, 62; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000291849.
- Fondo nazionale II.XI.28 Messale con Calendario sec. XV Membr.; cc. 1, 293, 1; 97 × 70 (c. 26r); a piena pagina; legatura moderna in tutta pergamena. Fu acquistato da Vincenzo Follini nel febbraio del 1817 presso Gaspare Ricci, stampatore e libraio fiorentino (nota di acquisto a c. 292v, Emit pro Publica Bibliotheca Malliabechiana Vincentius Follinius eiusdem Praefectus, a Gaspare Riccio Biblip. Florentino postr. Id. Febr. 1817): al principio dell’Ottocento è il maggior fornitore di manoscritti di acquisto per la Magliabechiana, con 68 codici ceduti tra il 1814 e il 1819. Provenienza: acquisto 1817. Bibliografia: Mazzatinti 1897-1903, XII, 79; Baroffio 1999, 76; Sacramentari e Messali pretridentini, 256 nr. 1063; https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscript/605125; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000288422.
- Magl. XXXVI.101 Messale con Calendario (alcune messe per i santi non ordinate secondo il santorale e Missae votivae) sec. XIV primo quarto Membr.; cc. 1, 167, 1; 248 × 182 (c. 4r); a piena pagina; legatura di restauro con recupero del cuoio impresso a secco. Provenienza: dal Patrimonio Ecclesiastico (1789). Bibliografia: Baroffio 1999, 78 (segnalato come Breviario); https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscript/605180; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000317007.
- Magliabechiano XXXVI.103 Messale con Calendario sec. XIII fine-XIV inizi Membr.; cc. 93, 1; bianca la c. 61v; le prime sei carte non sono numerate; 230 × 169 (c. 16r); a piena pagina; legatura coeva in assi, restaurata. A fianco della tavola pasquale a c. 61r una mano coeva appone la data MCCC1. La guardia finale è palinsesta da un documento notarile, che parrebbe fiorentino. All’interno del piatto anteriore è incollato un cartellino con la vecchia segnatura Alcune messe ed altro, manoscritte. A. I. p. II n. XV e l’indicazione di provenienza Dal Patrimonio Ecclesiastico. Provenienza: dal Patrimonio Ecclesiastico (1789). Bibliografia: Baroffio 1999, p. 78; Sacramentari e messali pretridentini, p. 256 nt. 1067; https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscript/605182; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000317008.
- Nuove Accessioni 1168 Messale con Calendario doppio sec. XIV terzo-quarto decennio Membr.; cc. I, 319, I; bianca c. 206r-v; 329 × 236 (c. 11r); a due colonne; legatura moderna in cuoio marrone su cartoni. Il messale si apre con due calendari: il primo (cc. 1r-6v), con miniatura di pennello stilisticamente estranea alla compagine, aggiunto in un secondo momento, include la menzione di due vescovi perugini, sant’Ercolano e san Costanzo; il secondo (cc. 7r-12v), quello originale del volume, santi fiorentini e due vescovi di Fiesole. Nel margine inferiore delle cc. 13r, 152r la decorazione includeva uno stemma, ora completamente dilavato; a c. 13r sopravvive il galero che lo sormontava. All’interno del piatto anteriore è incollato l’ex libris cartaceo di Gervase Cressy Hall; fece poi parte della collezione Chester Beatty. Provenienza: acquisto Sotheby’s (3 dicembre 1968). Bibliografia: Inventario Nuove Accessioni, III, p. 172; Scaffale dell’arca, p. 4 nr. 8; Lazzi 1994; Spagnesi 1994, 34; Labriola 2004, p. 842; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000312712. Riproduzione integrale: https://archive.org/details/n.-a.-1168-images.
- Nuove Accessioni 1329/17 Messale (frammento) sec. XI Membr.; cc. 4; 237 × 211 (c. 4r); a due colonne. Utilizzato come guardia iniziale e finale per l’incunabolo Magl. A...12, Aristotele, Opera, Venezia, Bernardino Stagnino, 1489 (ISTC ia00964000); a c. 1r e 2r a matita Rari Magl A_12. Provenienza: Agostiniani di Cortona (1788). Bibliografia: Limongi 1991, p. 36-37 nr. 17; Baroffio 1999, 78 (citato come Magl. A.12); Sacramentari e Messali pretridentini, 256 nr. 1068 (citato come Magl. A.12); https://liturgicum.irht.cnrs.fr/manuscrit/605142; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428022.
- Nuove Accessioni 1329/18 Messale (frammento) sec. XIV ultimo quarto Membr.; cc. 2; 308 × 242 (c. 1r); a due colonne. Utilizzato per la coperta del manoscritto Magl. XV.19, zibaldone di Daniele Beossi, sec. XVI ultimo quarto. Provenienza: Anton Francesco Marmi. Bibliografia: Limongi 1991, p. 37 nr. 18; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428023.
- Nuove Accessioni 1329/20 Messale (frammento) sec. XII Membr.; cc. 2; 277 × 206 (c. 1r); a due colonne. Bibliografia: Limongi 1991, p. 39 nr. 20; https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428025.
- Nuove Accessioni 1521/1 Messale (frammento) sec. XIV Membr.; 1 carta; 322 × 249; a due colonne. Utilizzato come coperta del manoscritto Fondo nazionale II.IX.69, Epistole di Giovan Battista Conti, 1590, donato da Vincenzio Follini alla Magliabechiana nel 1811. Provenienza: già Manoscritti da ordinare 97.1 79. Bibliografia: https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428026.
- Nuove Accessioni 1521/2 Messale (frammento) sec. XII Membr.; 1 carta; 302 × 202; a due colonne. Provenienza: già Manoscritti da ordinare 97.11.5. Bibliografia: https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428028.
- Nuove Accessioni 1521/3 Messale (frammento) sec. XII Membr.; cc. 2; 288 × 212 (c. 1r); a due colonne. Utilizzate come guardia anteriore e posteriore dell’incunabolo Magl. E.4.22, Giovanni Capreolo, Quaestiones in IV libros Sententiarum Petri Lombardi, Venezia, Ottaviano Scoto, 1483/84 (ISTC ic00129000). Provenienza: già Manoscritti da ordinare 97.11.29. Bibliografia: https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000428029.
Appendice 2. I manoscritti del Patrimonio Ecclesiastico diocesano di Firenze alla Magliabechiana
Si dà di seguito il testo della Nota di libri stampati e manoscritti esistenti nell’Archivio del Patrimonio Ecclesiastico, conservata nell’Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, cc. 196r-197v, scritta da un copista, con interventi di mano di Ferdinando Fossi. Una redazione apparentemente precedente della stessa nota si conserva alla c. 195r della stessa filza. In corpo minore si danno le segnature attuali dei manoscritti e dei rari fin qui individuati, nonché alcune note di commento.
| Stampati | |
| 1. | Missale Rom. Impress. Romae per ven. mag. Stephanum Plannck de Patavio 1482. 5 marzo, folio. Magl. E.I.23. Fossi aggiunge in margine: ‘Del Messale stampato 1482 in Roma secondo la consuetudine Romana non ne fa commemorazione né il Mattaire né l’Audin né il suo supplemento’. |
| 2. | Missale Romanum Ven. apud heredes Luce Antonii lunte Florentini 1541 mense maio, folio. |
| 3. | Missale Romanum Ven. in officina heredum Luceantonii lunte 1564 folio. Magl. 2.1.111 (identità di edizione, ma volume alluvionato, senza segni di provenienza dal Patrimonio Ecclesiastico). |
| 4. | Costituzioni stampate della Congrega di Gesù Pellegrino, ed altri simili di corpi morali che non anno relazione coll’Economico. Fossi indica che si tratta di un manoscritto: Fondo nazionale II.II.381. |
| Manoscritti | |
| 1. | Un Messale in cartaperca in folio di pag. 427. |
| 2. | Manuale in folio in cartaperca di pag. 55. Fondo nazionale II.II.398. |
| 3. | Alcune messe con le note da cantarsi ma moderno in folio. Fondo nazionale II.IV.482. |
| 4. | Un Salterio in folio in cartaperca di pag. 258. |
| 5. | Un Manuale in cartaperca in folio min. p. 31. Fondo nazionale II.II.397. |
| 6. | Lezionario o Epistolario in cartaperca in folio di pag. 119. |
| 7. | Epistolario del sec. XIII in cartaperca folio min. di pag. 156. Fondo nazionale II.II.458. |
| 8. | Omiliario del sec. X in cartaperca folio massimo di pag. 375 con aggiunte in principio e in fine d’altre pagine di diverso sesto e carattere. Fondo nazionale II.I.270. |
| 9. | Passionario o Omiliario del sec. XI cartaperca folio massimo pag. 208. |
| 10. | Ufizio dei Morti in cartaperca in 4° con le note di controfermo del sec. XV. Magl. XXXVI.106. |
| 11. | Missale del sec. XIII in cartaperca in 4° di pag. 160. Magl. XXXVI.101. |
| 12. | Alcune messe. Cod. in cartapecora in 4° di pag. 87. Magl. XXXVI.103. |
| 13. | In commemorazione omnium fidelium defunct. Messa. Cod. in 4° in cartapecora. Magl. XXXVI.78bis. |
| 14. | Vita di santa Brigida mss. in cod. in 4° folio comune, non antichissima. Magl. XXXV.301. |
| 15. | Epistolario ed Evangelistario dei Morti in 4° cartapecora. Magl. XXXVI.79bis. |
Abbreviazioni bibliografiche
| Baroffio 1999 | Iter Liturgicum Italicum, a cura di G. Baroffio, Padova: CLEUP, 1999. |
| Bertelli 2002 | I manoscritti della letteratura italiana delle origini. Firenze, Biblioteca nazionale centrale, a cura di S. Bertelli, Tavarnuzze, Impruneta: SISMEL, Edizioni del Galluzzo, 2002. |
| Inventario Conventi Soppressi | Inventario topografico del fondo Conventi Soppressi, ms., sec. XIX (Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Sala Manoscritti e Rari, Cat. 2). |
| Inventario Nuove Accessioni | Nuovi acquisti e accessioni di manoscritti, carteggi, libri rari ecc. 1905-, I-IV, ms., post 1905 (Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Sala Manoscritti e Rari, Cat. 72). |
| Labriola 2004 | Ada Labriola, Pacino di Bonaguida. In: Dizionario biografico dei miniatori italiani. Secoli IX-XVI, a cura di M. Bollati, Milano: Sylvestre Bonnard, 2004, p. 841-843. |
| Lazzi 1994 | Giovanna Lazzi, Ancora sulla bottega di Pacino: un ‘messale’ miniato della Biblioteca Nazionale di Firenze, «Antichità viva», 33 (1994), n. 4, p. 5-8. |
| Limongi 1991 | Donatella Limongi, Le maculature della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, «Accademie e biblioteche d’Italia», n. s., 2 (1991), p. 18-61. |
| Mazzatinti 1897-1903 | Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia, VII-XII, Firenze. Biblioteca Nazionale Centrale, a cura di G. Mazzatinti, Forlì 1897-1903. |
| Miniatura umbra del Rinascimento | Miniatura umbra del Rinascimento. Saggi e schede per il catalogo della Mostra di Perugia (“La miniatura in Umbria dal 15. al 16. secolo”, 2004), a cura di M.G. Ciardi Duprè Dal Poggetto e F. Gualdi, Firenze: Centro Di, 2006. |
| Sacramentari e messali pretridentini | Giacomo Baroffio — Malio Sodi — Andrzej Suski, Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana. Guida ai manoscritti, Città del Vaticano: LUP; Torrita di Siena: Società bibliografica toscana, 2016. |
| Scaffale dell’arca | Lo scaffale dell’arca. Iconografia di animali nelle collezioni della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, 7 dicembre 1992-9 gennaio 1993), a cura di A. Calcagni Abrami, R. Bianco, G. Lazzi, P. Scapecchi, Firenze: FOS, 1992. |
| Spagnesi 1994 | Alvaro Spagnesi, Per il pacinesco maestro della “Bibbia Trivulziana”, «Antichità viva», 33 (1994), n. 1, p. 34-39. |
| Targioni Tozzetti | Giovanni Targioni Tozzetti, Catalogo generale dei manoscritti Magliabechiani, ms., sec. XVIII, I-XI, con tre volumi di indici alfabetici comprendenti anche i mss. Strozziani (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Sala Manoscritti e Rari, Cat. 45). |
Note
- Il rimando obbligato è ancora a Domenico Fava, La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e le sue insigni raccolte, Milano: Hoepli, 1939. Nell’impossibilità anche soltanto di tentare un aggiornamento bibliografico in questa sede, ci si limita a segnalare due contributi recenti, l’uno relativo a una acquisizione della seconda metà del Novecento, Martina Lanza, A Private Library and the Making of the Middle Ages in Florence: Piero Ginori Conti’s Collection, in: The Pre-Modern Manuscript Trade and Its Consequences, ca. 1490-1945, ed. by L. Cleaver, D. Magnusson, H. Morcos and A. Rais, Leeds: Arc Humanities Press, 2024, p. 169-178; l’altro riguardante la specifica modalità di accrescimento connessa all’attività di tutela in esportazione, Acquisti coattivi 2016-2024. Mostra di manoscritti, libri, carte, a cura di D. Speranzi, Firenze: Biblioteca nazionale centrale, 2024. Di seguito si forniranno riferimenti puntuali e, chi legge perdonerà, estremamente sobri.
- Le parole, evidentemente dettate dalla quinta legge della biblioteconomia di Shiyali Ramamrita Ranganathan, sono di Chiara Storti, Ricomporre la frammentazione: Folio, una piattaforma aperta e collaborativa (anche) per le biblioteche italiane, in: La biblioteca che cresce. Contenuti e servizi tra frammentazione e integrazione: Convegno, Milano, 14-15 marzo 2019, a cura dell’Associazione Biblioteche oggi, Milano: Editrice bibliografica, 2019, p. 221-227.
- Qualcosa in proposito si è scritto in David Speranzi, I manoscritti Palatini di Firenze. Un progetto di catalogazione in Manus OnLine, «Accademie e Biblioteche d’Italia», n. s., 15 (2020), p. 14-25.
- C. Storti, Ricomporre la frammentazione, cit.
- Si tratta della “tradizionale” <https://teca.bncf.firenze.sbn.it/manos/>, al cui rinnovamento si spera di poter lavorare presto, e della “sperimentale” <https://archive.org/details/BNCF>, nata in tempi pandemici per rendere fruibile da remoto la mole di digitalizzazioni fino a quel momento disponibili soltanto presso la Sala Manoscritti e Rari.
- La costituzione della lista normalizzata delle collocazioni, insieme alla pubblicazione sul sito di un sistema di tavole di concordanze a esse relative, ha consentito il meritato collocamento a riposo del glorioso (e articolato) complesso di vacchette in uso al proposito presso la Sala Manoscritti e Rari della Biblioteca nazionale. Le pagine web cui ci si riferisce sono quelle dedicate ai Manoscritti e Rari, <https://bncf.cultura.gov.it/manoscritti-e-rari/>, e agli Archivi e Fondi di Persona, <http://bncf.cultura.gov.it/archivi-e-fondi-di-persona/>. Si sta lavorando a un analogo strumento relativo alle collezioni fotografiche.
- Alcuni dettagli in David Speranzi, PAL-MO e dintorni. Documentare i manoscritti della BNCF, in: PoetRi. Manoscritti di poesia italiana dei secoli XIV-XVI, a cura di N. Marcelli, Firenze: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2024, p. 25-31. Alle digitalizzazioni dei manoscritti si affiancano nella BNCF Collection quelle di un’ottantina di cinquecentine, di musica, periodici e rari moderni.
- Il lavoro, promosso e supervisionato da David Speranzi, è stato coordinato da Erik Boni, cui si deve l’inventario del fondo, Erik Boni, Le Filze Rinuccini della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Introduzione e inventario sommario, <http://bncf.cultura.gov.it/risorse/rinuccini/>.
- Si veda § 2.
- Si veda § 3.
- Si veda § 4 e Appendice 2.
- Si veda § 5.
- Si veda Appendice 1.
- Si veda da ultimo I libri del Granduca Cosimo I de’ Medici: i libri personali e quelli per la biblioteca di Michelangelo, a cura di A. R. Fantoni, Firenze: Mandragora, 2019. Per la storia della Laurenziana e non solo è fondamentale Angelo Maria Bandini, Dei princìpi e progressi della Real Biblioteca Mediceo Laurenziana (Ms. laur. Acquisti e Doni 142), a cura di R. Pintaudi, M. Tesi, A. R. Fantoni, con i contributi di A. Dillon Bussi, M. P. Gonnelli Manetti, Firenze: Gonnelli, 1990.
- Jean-Loup Lemaître, Le bibliothèques visitées par dom Bernard de Montfaucon lors de son voyage d’Italie, «Civis», 20 (1996), p. 7-41, in particolare p. 32-33.
- Maria Mannelli Goggioli, La Biblioteca Magliabechiana. Libri, uomini, idee per la prima biblioteca pubblica a Firenze, Firenze: Olschki, 2000.
- Ivi, p. 44-52.
- Le proporzioni dei mutamenti istituzionali, politici e di vita di questi anni si colgono da Alessandra Contini Bonacossi, La Reggenza lorenese fra Firenze e Vienna. Logiche dinastiche, uomini e governo, 1737-1766, Firenze: Olschki, 2002. I libri portati da Lunéville sono elencati nel catalogo ora collocato a Fondo nazionale II.I.351.
- A. M. Bandini, Dei princìpi e progressi, cit., p. 93-94; Vanna Arrighi, Da Firenze a New York e ritorno: la vicenda delle carte Gaddi Michelozzi, «Archivio Storico Italiano», 159 (2001), p. 191-204.
- Marzia Schiavotti Morena, I manoscritti “Biscioni” dalla Magliabechiana alla Laurenziana, «Accademie e Biblioteche d’Italia», 46 (1978), p. 430-433.
- Si veda e. g. David Speranzi, Provenienze Palatine. Niccolini-Del Bufalo, «Archivum Mentis», 10 (2021), p. 355-367. In questa sede si evita di soffermarsi sulla storia e sui cataloghi della Palatina Lorenese, semplicemente perché, almeno a oggi, nelle sue raccolte non si è individuato alcun messale.
- Cesare Guasti in Le Carte Strozziane del R. Archivio di Stato in Firenze. Inventario, s. I, vol. I, Firenze, dalla tipografia Galileiana di M. Cellini e C., 1884, p. V-XXXIX. Alla libreria Strozziana e ai suoi inventari è dedicata la tesi di dottorato di Martina Lanza, in corso presso le Università degli studi di Firenze e Siena.
- Si veda infra, § 4 e Appendice 2.
- David Speranzi, La princeps di Omero per i Medici. Bibliologia e storia di un esemplare di dedica, «Studi medievali e umanistici», 18 (2020), p. 273-288.
- La complessa operazione biblioteconomica messa in atto da Follini deve ancora essere studiata. Abbiamo cominciato a farlo con la relazione Comprar manoscritti per la Pubblica Libreria Magliabechiana. Vincenzio Follini, presentata nel corso della giornata di studi Nella tua fine, il mio principio. Collezioni manoscritte private e pubbliche tra la Rivoluzione francese e l’Unità d’Italia, organizzata dalla Biblioteca nazionale e dell’Associazione Italiana Manoscritti Datati il 1° dicembre 2023. Speriamo di aver presto tempo ed energie per stampare quel testo.
- Il fondo Conventi soppressi della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, in: I manoscritti datati del Fondo Conventi soppressi della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, a cura di S. Bianchi et al., Tavarnuzze, Impruneta: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2002, p. 3-41. Il sistema di collocazione è stato studiato recentemente da Erik Boni: speriamo di poter presto rendere noti i risultati delle sue ricerche.
- Sulla direzione Morpurgo, si veda Silvia Alessandri, «La gran reggia de’ libri, fulcro della nuova Patria»: Salomone Morpurgo e la costruzione della nuova sede, in: Dissonanze 1917-1922. Da Caporetto alla marcia su Roma, un paese diviso, a cura di G. L. Corradi e S. Mammana, Firenze: Biblioteca nazionale centrale di Firenze, 2022, p. 143-156. Per alcune linee di storia del fondo si veda Anna Maria Russo, Nuove Accessioni, in: I manoscritti datati della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, III. Fondi Banco Rari, Landau Finaly, Landau Muzzioli, Nuove Accessioni, Palatino Baldovinetti, Palatino Capponi, Palatino Panciatichiano, Tordi, a cura di S. Pelle, A. M. Russo, D. Speranzi, S. Zamponi, Firenze: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2011, p. 25-29. Status di fondo autonomo hanno mantenuto nuclei più consistenti, quali i Landau Finaly (peraltro di proprietà del Comune di Firenze, in deposito permanente alla Nazionale) o i Ginori Conti, che sono in corso di descrizione, a cura di Federica De Biase.
- BNCF, Cataloghi Storici 2. Finito di ordinare nella primavera 2021 da Susanna Pelle e Carmela Santalucia, tenendo conto delle approfondite indagini di Maria Mannelli Goggioli, il fondo Cataloghi Storici raccoglie materiali catalografici in gran parte rimasti sempre senza collocazione e in precedenza conservati presso vari uffici della Biblioteca. L’inventario è disponibile alla pagina Manoscritti e Rari del sito, <https://bncf.cultura.gov.it/manoscritti-e-rari/#cap-14>.
- Giovanni Targioni Tozzetti, Catalogo generale dei manoscritti magliabechiani, ms., sec. XVIII, I-XI (BNCF, Sala Manoscritti e Rari, Cat. 45); <https://bncf.cultura.gov.it/manoscritti-e-rari/#cap-0>.
- La sua scrittura si riconosce facilmente in Cat. 45, VIII, p. 283. Il libro è stato poi spostato tra gli stampati, alla segnatura 20.3.54. Su Sarchiani, poi alla testa dell’Archivio Diplomatico, si veda Elisabetta Benucci, Sarchiani, Giuseppe, in: Dizionario Biografico degli Italiani, XC, Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2017, p. 582-584.
- Maura Rolih Scarlino, ‘Code Magliabechiane’. Un gruppo di manoscritti della Biblioteca nazionale centrale di Firenze fuori inventario, Firenze: Giunta Regionale Toscana - La Nuova Italia, 1985.
- D. Speranzi, I manoscritti Palatini di Firenze, cit.; D. Speranzi, «PAL-MO» e dintorni, cit.
- David Speranzi — Daniele Conti — Michaelangiola Marchiaro — Dario Panno-Pecoraro, La scrittura e le letture di frate Bonanno da Firenze. Note ad usum e tracce di studio nell’antica biblioteca di Santa Croce, in: Dante e il suo tempo nelle biblioteche fiorentine, a cura di G. Albanese et al., Firenze: Mandragora, 2021, II, p. 385-392; si veda inoltre, David Speranzi, Dalla biblioteca antica di Santa Croce. Qualche altra riga su Bonanno da Firenze e le sue letture, «Studi danteschi» 87 (2022), p. 59-64, David Speranzi, Scrittura e letture di Illuminato Caponsacchi nell’antica Biblioteca di Santa Croce, «Codex Studies», 7 (2023), p. 127-168.
- Dare dettagliato conto dello stato di catalogazione dei Conventi Soppressi, molto probabilmente il più arretrato, di certo il più frammentato, richiede spazi e soprattutto tempi più ampi di quelli a disposizione per questa occasione.
- Si veda infra, § 5.
- Con Erik Boni si è messo in cantiere un repertorio delle mani dei bibliotecari della Magliabechiana, della Palatina Lorenese e della Nazionale.
- I criteri del censimento condotto ai fini della redazione di queste pagine sono esposti infra, nell’introduzione all’Appendice 1. In questo paragrafo si rende brevemente conto dei testimoni in volume; nel seguente di quelli frammentari.
- Si veda Appendice 1, n. 3. Credo che la nota di Salvatore sia stata trascritta completamente qui per la prima volta.
- Vedi supra, § 2.
- Si cita dal motuproprio del 30 ottobre 1784, più volte richiamato, e. g. in Antonio de Ruggiero, La politica ecclesiastica e le soppressioni negli anni di Pietro Leopoldo (1765-1790), in: La soppressione degli enti ecclesiastici in Toscana. Secoli XVIII-XIX. Nodi politici e aspetti storiografici, a cura di Z. Ciuffoletti, Firenze: Regione Toscana-Giunta Regionale, 2008, p. 33-57.
- A proposito delle vicende istituzionali e archivistiche connesse ai Patrimoni Ecclesiastici è utile la lettura di Diana Toccafondi, La soppressione leopoldina delle confraternite tra riformismo ecclesiastico e politica sociale, «Archivio storico pratese», 55 (1979), p. 143-172, e di Ead., La comunicazione imperfetta. Riforma, amministrazione e tenuta della scrittura nell’archivio del Patrimonio ecclesiastico di Firenze (1784-1788), in: Istituzioni e società in Toscana nell’età moderna. Atti delle giornate di studio dedicate a Giuseppe Pansini (4-5 dicembre 1992), Roma: Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 1994, p. 912-941.
- Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, cc. 191r-198r.
- Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, c. 192r.
- Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, c. 193r.
- Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, c. 194r.
- Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, c. 198r.
- Archivio Magliabechiano, Filza XIV, nr. XXV, cc. 195r-197v. Se ne dà il testo all’Appendice 2.
- Le identificazioni in Appendice 2. L’intero corpus di volumi è in corso di schedatura in Manus OnLine per cura dei tre autori di queste pagine.
- Se ne può vedere una riproduzione nella digitalizzazione del II.II.397 (vedi infra, Appendice 1 n. 4) resa disponibile nella BNCF Collection di Internet Archive, <https://archive.org/details/ii.-ii.-397/page/n1/mode/2up>. Di mano differente analoga nota all’interno del piatto anteriore dell’incunabolo Magl. E.I.23.
- Ancorché forse un po’ datata, una bella trattazione si deve a Renzo Ammannati, Firenze: la chiesa di Gesù Pellegrino, dei Pretoni, o del Piovano Arlotto, Firenze: Giorgi e Gambi, 1977.
- Vedi infra, Appendice 1 n. 4. Ci auguriamo di poter presto condurre altrove un’analisi più approfondita di questo e degli altri manoscritti citati.
- Il manoscritto, come il Magl. XXXVI.101, di cui si dirà immediatamente di seguito, non è compreso nel censimento dei miniati della Biblioteca nazionale centrale di Firenze realizzato da Adriana Di Domenico, Rodolfo Galleni e Giovanna Lazzi, manoscritto, a disposizione dei lettori della Sala Manoscritti e Rari.
- Qualcosa sui Manoscritti da Ordinare si è scritto in Caterina Guiducci – David Speranzi, Il fondo Bonaventura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, in: Arnaldo Bonaventura. Musicologo, divulgatore e molto altro. Atti della Giornata di Studi, a cura di R. Becheri e P. Gibbin, Firenze: Conservatorio di Musica Cherubini, 2024, p. 55-77.
- Si possono vedere le schede di Francesca Mazzanti in Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000311078>, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000311079>, rielaborate da David Speranzi in vista della pubblicazione in un volume patrocinato dalla Commissione Indici e cataloghi.
- Si veda Appendice 1, n. 5.
- Sandro Bertelli, Un nuovo testimone in scrittura onciale a Firenze. Il Frammento Borghini, «Studi medievali», 48 (2007), p. 381-407. Poiché né Bertelli, né in precedenza l’Inventario di Mazzatinti danno la lista completa dei borghiniani con coperte di riuso, non è inutile fornirla sinteticamente qui: II.X.66, II.X.69, II.X.75, II.X.78, II.X.79, II.X.80, II.X.81, II.X.83, II.X.86, II.X.88, II.X.90, II.X.92, II.X.97, II.X.98, II.X.99, II.X.105, II.X.108, II.X.110, II.X.113, II.X.114, II.X.115, II.X.116, II.X.117, II.X.118, II.X.123 (incunabolo in pergamena), II.X.126 (incunabolo in pergamena), II.X.127, II.X.128, II.X.130, II.X.133, II.X.135, II.X.137, II.X.138, II.X.139. Per il termine “quadernucci”, prelevato direttamente dalla terminologia codicologica cinquecentesca, si veda Daniele Conti, I ‘quadernucci’ di Niccolò Machiavelli. Frammenti storici Palatini. Introduzione, edizione critica e commento, Pisa - Firenze: Edizioni della Normale - Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, 2023.
- Si veda Appendice 1, n. 7-9.
- Acquisti coattivi, cit., p. 177-179 nr. III.13 (scheda di David Speranzi e Francesca Tropea).
- <https://opac.bncf.firenze.sbn.it/Record/CFIE028414>.
- Si veda Appendice 1, n. 15-17. Per la raccolta Nuove Accessioni 1282, in effetti perfezionata da chi scrive nell’estate del 2017, si veda Ida Zatelli, Frammenti di manoscritti e altri testi ebraici a Firenze, in: Manoscritti, frammenti e libri ebraici nell’Italia dei secoli XV e XVI. Atti del VII Congresso internazionale dell’Associazione Italiana per lo studio del Giudaismo (San Miniato, 7-9 novembre 1988), a cura di G. Tamani e A. Vivian, Roma: Carucci, 1991, p. 228-254, e <https://archive.org/details/sala.-mss.cat.-72.-n.-a.-4-da-1189-a-1477/page/n145/mode/2up?view=theater>; per Nuove Accessioni 1329, si veda Donatella Limongi, Le maculature della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, «Accademie e Biblioteche d’Italia», 59 (1991), p. 59-91, e <https://archive.org/details/sala.-mss.cat.-72.-n.-a.-4-da-1189-a-1477/page/n199/mode/2up?view=theater>. La stessa provenienza dei materiali inventariati da Limongi sembrano avere le nove maculature collocate in precedenza a Nuove Accessioni 1200, fra cui spicca un autografo di Andrea Lancia.
- Sandro Bertelli, I manoscritti della letteratura italiana delle origini. Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Tavarnuzze, Impruneta: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2002, p. 147.
- Si veda Appendice 1, n. 18-20.
- Si parafrasa, ci sia perdonato, il titolo di un fondamentale strumento di lavoro per le collezioni della Nazionale, Piero Innocenti, Il bosco e gli alberi: storie di libri, storie di biblioteche, storie di idee, [Firenze]: Giunta regionale toscana ; Scandicci: La nuova Italia, 1984.