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Sezione: Atti del convegno "La comunità in preghiera. MOL Liturgica e la catalogazione dei messali pretridentini". Seconda sessione
Data di pubblicazione: 25-06-2025

Lapidem pretiosum huius nostrae civitatis. Il patrimonio liturgico di Cesena e la Biblioteca Malatestiana tra tradizione degli studi e disseminazione digitale

Autori

La Biblioteca Malatestiana fu edificata a metà Quattrocento, all’interno del convento di San Francesco, per volere di Malatesta Novello, signore di Cesena, ed è oggi tra i più celebri esempi di biblioteca umanistica conventuale a livello mondiale. Nei suoi 570 anni di storia, la Biblioteca ha progressivamente arricchito le sue collezioni con numerosi manoscritti liturgici, tra cui i corali del cardinale Bessarione e la libreria di coro del Duomo. Questi materiali sono stati nel tempo oggetto di ricerche, mostre e progetti di digitalizzazione che li hanno portati all’attenzione della comunità scientifica internazionale. Il saggio propone una panoramica sui manoscritti liturgici conservati dalle istituzioni pubbliche e religiose del territorio di Cesena, nonché un quadro delle attività di catalogazione e valorizzazione attuate dalla Biblioteca Malatestiana negli ultimi decenni e liberamente fruibili online dall’utenza.

«Una altra cosa unica de beltade ritrovo con so debito ornamento in questa ricca, e nobile cittade, e chi nol crede a veder non sia lento al degno suo, e nobil vescoade, perché veder si pole, e nel convento de frati cioccolanti a tutte l’hore, che sono i libri ch’adoprano in chore»1.

Premessa

Nei suoi 570 anni di storia la Malatestiana – edificata a metà Quattrocento, nel complesso di San Francesco, per volere di Malatesta Novello, signore di Cesena2, e oggi tra i più celebri e meglio conservati esempi di biblioteca umanistica conventuale a livello mondiale3 – ha visto progressivamente arricchire la sua dotazione libraria di molteplici nuclei a carattere liturgico-musicale, alcuni dei quali risultano essere tuttora tra i materiali più noti – e si potrebbe dire iconici – tra quelli conservati entro le venerate mura della Libraria Domini4. Non stupisce, pertanto, che tale presenza, trasversale nei diversi fondi della Biblioteca5, abbia da tempo catalizzato le energie del personale in forze all’Istituto e il vivo interesse dei ricercatori, i quali hanno affrontato questi manoscritti secondo differenti prospettive, evidenziando la rilevanza – tutt’altro che meramente locale – che essi rivestono non solo nell’ambito della storia del libro e delle biblioteche, ma anche in quella della miniatura, della liturgia, della musica ecc6.

Oggetto di convegni e di mostre, di campagne catalografiche e di operazioni di riproduzione costantemente aggiornate dal punto di vista scientifico e al passo con le nuove tecnologie, il patrimonio librario liturgico malatestiano – e più in generale, come si dirà, cesenate – non cessa ancora di prospettare nuovi spunti di studio e piste di ricerca non battute, che fanno di tale materiale una componente non secondaria e sempre viva tra i corpora di maggiore rilievo conservati sul territorio della Penisola. Di questa eredità – del suo portato culturale, devozionale e civico – la Malatestiana «ha sempre accompagnato laboriosamente la sopravvivenza, e ha dimostrato di essere in grado di creare strumenti di ricerca e di promozione che si impongono a livello nazionale ed europeo»7.

Si ritiene quindi opportuno, in occasione della presentazione delle nuove funzionalità di Manus OnLine sviluppate specificatamente per la descrizione dei codici liturgici8, offrire una breve panoramica dei materiali manoscritti, afferenti a tale categoria, rinvenibili nelle collezioni della Biblioteca comunale (e non solo) di Cesena, nonché un quadro – per forza di cose sintetico – delle attività di descrizione e valorizzazione attuate dall’Istituto bibliotecario negli ultimi decenni e liberamente fruibili online dall’utenza.

Malatestiani e non solo: i manoscritti liturgici del territorio cesenate

Se quella dei manoscritti liturgici, nei fondi della Malatestiana, è certamente una presenza pervasiva – a testimonianza dei diversi apporti dati nel tempo al suo patrimonio librario –, una panoramica sui codici di questa tipologia, conservati nell’Istituto cesenate, non può non principiare che dai due cicli liturgico-musicali più ampi e maggiormente noti presenti in città: i corali commissionati dal cardinale Bessarione e provenienti dal convento dell’Osservanza, giunti in Biblioteca a seguito delle soppressioni napoleoniche, e la libreria di coro della Cattedrale, in deposito permanente dal 1923 in Malatestiana. Un rilievo del tutto particolare ricopre evidentemente, nel contesto devozionale cittadino, proprio questa seconda serie liturgica, conservata pressoché integralmente (si possiedono tuttora, difatti, sette degli originali otto volumi) e intimamente legata alla storia della Chiesa cesenate9. Della committenza e della realizzazione del ciclo informa con precisione la sottoscrizione del copista, Enrico da Amsterdam, presente a c. 141v del Graduale denominato Duomo D:

«Hoc graduale speciosum reverendissimus dominus Iohannes de Ameria, episcopus Cesene, canonici et Capitulum eiusdem suis sumptibus ediderunt octo voluminibus per me Henricum Amsterdammis de Hollandia dyocesis Traiectensis, Innocentio octavo pontifice maximo. Anno Domini M°CCCC°LXXXVI°»10.

Alla volontà e al sostegno economico congiunto del vescovo della città, Giovanni Venturelli da Amelia11, e dei canonici del Capitolo (tra cui Cordatus Insulanus, esplicitamente menzionato nella fascia purpurea inferiore della cornice architettonica miniata che inquadra la carta incipitaria del predetto codice)12 si deve, dunque, la realizzazione di questa libreria di coro, la quale, sebbene principalmente funzionale e strumentale alle attività liturgiche del Capitolo della Cattedrale, veniva altresì destinata a una più ampia e “pubblica” fruizione in occasione di specifiche celebrazioni, come quelle in onore di san Giovanni Battista, patrono di Cesena, la cui festività si ritrova nel Graduale segnato Duomo C (Fig. 1)13.

Figura 1. Cesena, Biblioteca Malatestiana, Duomo C, c. 75v

«Alios hisce similes libros, Chori usui deputatos continet itidem Cathedralis Caesenae, magnificos, & decoros, ex charta hieratica, sive pergamena pelle compositos: exterius auricalcho; interius minio, picturis foliatis, lineis, figuris, & aliis emblematibus venustatis exornatos: qui cum prae magnitudine non valeant usualiter adhiberi, exponuntur quolibet anno, recurrente festo S. Joannis Baptistae, in hierophylacio, vulgo sagrestia ejusdem Ecclesiae intuitioni cunctorum: & quot habent inspectores, tot sibi captivant admiratores»14.

Ancor più nota agli studi, anche in ragione dell’eminenza del suo committente, risulta essere l’altra serie liturgica soprammenzionata, e cioè quella realizzata per volere del cardinale Bessarione forse per il convento francescano di Sant’Antonio de Cyprissis di Costantinopoli e, dopo la caduta nel 1453 della città in mano turca, dirottata poi – verosimilmente su mediazione di Malatesta Novello e della moglie Violante da Montefeltro – all’Osservanza di Cesena (Fig. 2)15. Segnalandosi, in ogni caso, per la qualità stilistica del suo apparato decorativo, il ciclo bessarioneo si configura come una delle più rimarchevoli serie liturgiche miniate nell’Italia settentrionale intorno alla metà del secolo XV, soprattutto per il suo

Figura 2. Cesena, Biblioteca Malatestiana, Bessarione 1, c. 1r

«porsi come esempio paradigmatico di quella congiuntura che vedeva nello stesso periodo affiancarsi, e qualche volta compenetrarsi, istanze formali già pienamente prospettiche e rinascimentali con l’ancor ben viva tradizione del tardogotico padano»16.

Di questa libreria di coro, parzialmente dispersa nei giorni delle soppressioni, giunsero a inizio Ottocento nella nascente Biblioteca comunale cesenate sette volumi, ai quali si è aggiunto, alla fine del 2002, un ottavo corale comparso sul mercato antiquario e quindi prontamente acquisito dalla Malatestiana a integrazione della raccolta17.

Continuando nella disamina del patrimonio liturgico malatestiano non si può mancare di dirigersi verso i pregevoli plutei lignei che, dalla sua realizzazione, costituiscono il caratteristico arredo dell’Aula del Nuti. Di provenienza domenicana è, ad esempio, il Missale monasticum secundum Ordinem fratrum Praedicatorum con collocazione S.XXIX.1118, codice tardo quattrocentesco di scuola ferrarese, purtroppo privato di diverse iniziali miniate e del bas de page della carta incipitaria, quest’ultimo probabilmente recante un qualche segno di provenienza che avrebbe aiutato a meglio precisare la storia del manoscritto (Fig. 3), ma il quale pervenne verosimilmente in Malatestiana, almeno stando a quanto riportato da Raimondo Zazzeri nel 188719, dal convento cesenate di San Domenico (già San Pietro Martire)20.

Figura 3. Cesena, Biblioteca Malatestiana, S.XXIX.11, c. 1r

Tra i pezzi in alfabeti non latini, invece, si potrà ricordare il Lezionario segnato D.XXVII.4 (Fig. 4), codice greco del secolo XI21, recante notazione ecfonetica bizantina22, appartenuto alla raccolta di Malatesta Novello e parte di quel nucleo di quattordici manoscritti – «per lo più vecchi e di provenienza orientale»23 – che costituiscono un vero e proprio “monumento” del vivace ellenismo radicatosi nelle corti malatestiane della Romagna24.

Figura 4. Cesena, Biblioteca Malatestiana, D.XXVII.4, c. 1r

Come simmetrico scrinium alla quattrocentesca biblioteca conventuale si trova, proprio dirimpetto all’Aula del Nuti, la sala denominata Piana, la quale accoglie l’omonima raccolta libraria25 – oggi di proprietà statale e collocata in deposito dagli anni Quaranta del secolo scorso in Malatestiana – riunita a inizio Ottocento dal pontefice di origini cesenati Barnaba Chiaramonti, assurto al soglio di Pietro con il nome di Pio VII26. Non stupisce che in una collezione di questa tipologia si annoverino diversi “reperti” d’interesse per l’argomento qui in parola27, vedi tra tutti il Messale con collocazione Piana 3.192, ascritto dagli studi alle Fiandre settentrionali di inizio Quattrocento e donato a Pio VII dal cappuccino Bartolomeo da Imola, che fu consultore della Sacra Congregazione dell’Indice, volume mirabilmente miniato, come d’uso, in corrispondenza del Te igitur (Fig. 5)28.

Figura 5. Cesena, Biblioteca Malatestiana, Piana 3.192, c. 9v

Non mancano, peraltro, diversi materiali liturgici anche nel fondo Comunitativa29, nel quale confluirono molti testi di provenienza claustrale incamerati al Demanio con le soppressioni del XVIII e XIX secolo30. Tra questi le Epistolae pro lectionibus Breviarii Ordinis Praedicatorum, codice del secolo XV, oggi segnato 167.157, appartenuto al già ricordato convento di San Domenico di Cesena, al quale rinviano, difatti, le numerose note di possesso apposte sul codice (Fig. 6)31.

Figura 6. Cesena, Biblioteca Malatestiana, Comunitativa 167.157, c. 1r

Ancora vi si contano svariati volumi corali, non inclusi nelle due serie principali sopra illustrate, che solo recenti studi stanno finalmente restituendo a un preciso contesto di produzione e provenienza: vedi, ad esempio, un Antifonario domenicano, datato 147232, o il nucleo di sette pezzi, complessivamente ascrivibili ai secoli XVI-XVIII, ricondotto all’Abbazia cesenate di Santa Maria del Monte33, o ancora il Graduale realizzato nel 1854 da padre Pacifico Martini per l’Osservanza di Cesena34. Ulteriori indagini potranno, in futuro, concentrarsi su materiali “minori”, quali i frammenti di riuso impiegati come rinforzo delle coperte di altri codici o di volumi a stampa. Un bacino di ricerca, questo, che attende ancora in molti casi di essere sistematicamente scandagliato, ma sul quale si sta appuntando ormai da tempo – e in maniera sempre più decisa – l’attenzione degli studiosi35. Nel contesto strettamente malatestiano, la fruttuosità di tale pista di ricerca e la rilevanza dei lacerti eventualmente rinvenibili sono comprovate – un esempio tra tutti – dai due frammenti membranacei impiegati come guardie nell’incunabolo, sempre del fondo Comunitativa, attualmente segnato 159.70 (Fig. 7), e identificati quale reliquia di un Messale della fine del secolo XI, «raro testimone [...] in grado di offrire [...] informazioni sulla notazione neumatica bolognese»36.

Figura 7. Cesena, Biblioteca Malatestiana, Comunitativa 159.70, c. Iv

A completamento della panoramica proposta per i fondi malatestiani, sembra opportuno aggiungere alcune (seppur sintetiche e certo non esaustive) indicazioni sui materiali conservati presso le altre istituzioni cittadine, e in particolare in quelle ecclesiastiche. La mostra “Comunicare la Parola. Volumi liturgici della Diocesi di Cesena-Sarsina”, organizzata nel 2017 dalla Diocesi in collaborazione con la Biblioteca Malatestiana, è stata occasione, in effetti, per un censimento sistematico dei volumi liturgici di pertinenza diocesana, tra i quali si annoverano anche una quindicina di manoscritti37. Si tratta, in particolare, di un Antifonario della seconda metà del Trecento38, di quattro codici ascrivibili al secolo XV – compresi un Breviario datato 1451, vergato dal canonico Pietro Antonio Tuti da Fossombrone durante l’episcopato cesenate di Antonio Malatesta39, e un Salterio tardo quattrocentesco verosimilmente parte della libreria di coro commissionata dal sopraccitato vescovo Venturelli per il Capitolo della Cattedrale40 –, nonché di dieci pezzi della seconda metà del Settecento. Accanto a questi volumi, già esposti nel 2017, andranno segnalati, altresì, i sette corali ottocenteschi (quattro graduali e tre antifonari) che, insieme al già menzionato Graduale del 1854 presente del fondo Comunitativa della Malatestiana, costituiscono la serie liturgica, purtroppo rimasta incompiuta, realizzata nei primi anni del secondo Ottocento da padre Pacifico Martini, con la collaborazione dei noti calligrafi Biagio e Costantino Santerini, per gli Osservanti di Cesena in sostituzione del ricordato prezioso ciclo bessarioneo incamerato all’inizio del secolo dal Demanio pubblico41.

Catalogazione e valorizzazione tra passato, presente e futuro

Universalmente nota per le eccezionali condizioni di mantenimento degli ambienti, degli arredi e del patrimonio librario del vaso quattrocentesco della Biblioteca, la Malatestiana è stata fin dalla sua fondazione crocevia di intellettuali e ricercatori di altissimo spessore42, che, attratti dalle ricche e pregevoli collezioni da essa conservate, le hanno dedicato numerosissime ricerche, portandola all’attenzione della comunità scientifica internazionale, e al tempo stesso essa stessa si è rivelata fucina e banco di prova per studiosi poi diventati celebri a livello nazionale e non solo43. Si comprende, pertanto, come l’importanza dei fondi malatestiani abbia stimolato nel tempo molteplici riflessioni sulle strategie da attuare più idonee alla loro valorizzazione, e abbia favorito l’elaborazione di strumenti che fossero adeguati e rispondenti alle spinte provenienti dal panorama bibliotecario italiano e alle istanze biblioteconomiche sviluppate dal mondo accademico44.

La realizzazione principale, in ambito cesenate, è stata, ovviamente, il Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani45, nato nel 2003 sulla base di un’idea discussa l’anno precedente a Cork da Antonio Cartelli e Marco Palma46. Esso si è proposto come un catalogo elettronico in progress, che, superando la «chiusura e staticità»47 dei tradizionali repertori a stampa, fosse capace di offrire un ambiente di schedatura volutamente elastico, implementabile e aggiornabile in corrispondenza dell’incremento delle ricerche. Presentando, in aggiunta alla descrizione catalografica dei materiali, la bibliografia di riferimento (ove possibile arricchita dall’accesso diretto alla risorsa bibliografica in formato digitale) e la riproduzione integrale dei codici, il Catalogo si è posto l’obiettivo di soddisfare molteplici – e non necessariamente soltanto specializzate – esigenze di studio e consultazione48. Uno strumento da affiancare, dunque, e non da contrapporre ai “classici” cataloghi cartacei, i quali rimangono, evidentemente, «strumento insostituibile e irrinunciabile nella ricerca scientifica, garantendo, nel tempo, la memoria dei percorsi intellettuali e metodologici seguiti da studiosi e compilatori»49. Accanto a ciò la Malatestiana si è pienamente inserita nei progetti promossi dal Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), partecipandovi attivamente con la catalogazione del proprio patrimonio nei portali da esso elaborati per le varie tipologie librarie, tra cui – con specifico sguardo all’argomento qui in parola – Manus OnLine, nel quale sono, difatti, in costante e progressiva creazione e aggiornamento le schede relative ai materiali librari ed epistolari, tanto medievali quanto moderni, presenti nelle diverse raccolte malatestiane50.

Parallelamente alle attività catalografiche, la Biblioteca è impegnata in una sistematica campagna di digitalizzazione dei fondi antichi, rari e di pregio, nonché in un continuo monitoraggio delle condizioni conservative dei codici e, ove e quando necessario, nella predisposizione dei necessari interventi di restauro, supportati in alcuni casi con il contributo di finanziamenti privati, a testimonianza della specifica attenzione che viene prestata dalla società civile a un patrimonio condiviso e da sempre sentito come elemento fondamentale – e quasi fondante – dell’eredità dell’intera comunità, alla cui salvaguardia (esigenza di certo profondamente radicata nella sensibilità collettiva) può concorrere anche il proficuo sodalizio tra pubblico e privato51. Il ruolo rivestito dalla Malatestiana nel contesto cittadino (e non solo) si esprime, inoltre, attraverso la stretta e concreta collaborazione dell’Istituto con le altre realtà culturali e accademiche del territorio, con le quali costituisce un vivace network, al cui servizio non manca di mettere a disposizione luoghi, materiali ed expertise52.

Conclusioni

La Malatestiana si configura, alla luce di quanto detto (e al pari di altre istituzioni della medesima tipologia), come un “cantiere” tuttora aperto, giacché la parola “fine” è connaturalmente estranea a quella ricerca scientifica che da sempre rappresenta uno dei pilastri portanti delle attività della Biblioteca cesenate, attenta non solo a conservare ma anche a valorizzare il proprio patrimonio (e quale valorizzazione è più efficace e fruttifera dello studio?). Il costante avanzamento dello stato dell’arte, l’evoluzione tecnologica, la condivisione sempre più estesa delle informazioni e la globalizzazione della conoscenza rendono, infatti, ogni catalogazione sempre – e necessariamente – perfettibile, e, d’altronde, «there is no limit to the thoroughness of a description»53. Non si può, dunque, adagiarsi sul “già fatto” e sul “già detto”, poiché a uno stesso problema si potranno trovare, nel tempo, soluzioni nuove e diverse. Molte sono, del resto, le domande poste da questi materiali che attendono a tutt'oggi una risposta, e ancora di più quelle che non sono state neppure formulate. «D’altra parte i manoscritti Malatestiani sono stati catalogati in due tomi apparsi fra il 1780 e il 1784 dal padre francescano Giuseppe Maria Muccioli e nel 1887 da Raimondo Zazzeri: avremmo potuto accontentarci»54.

Al contempo, accanto al continuo e imprescindibile adeguamento delle schedature già disponibili, le zone d’ombra catalografiche, ove ancora presenti, andranno progressivamente ridotte e finalmente illuminate, e si dovranno fare emergere i nuclei ancora “sommersi” o privi di una descrizione sufficientemente approfondita. Tali operazioni risultano, ormai, ineludibili e non rinviabili in ragione, non da ultimo, della sempre più marcata spinta alla digitalizzazione del patrimonio che si sta (fortunatamente) attuando negli ultimi decenni, la quale, tuttavia, se non attentamente programmata e dominata in tutte le sue fasi di realizzazione, rischia di assumere a tratti il carattere di una vera e propria “febbre”55 foriera di frutti non strutturali e durevoli. La riproduzione in formato digitale dei materiali antichi, rari e di pregio e la sua messa a disposizione in rete, difatti, non esimono dal parallelo approntamento di una catalogazione puntuale e significativa dei medesimi materiali, ma, al contrario, la pretendono a gran voce, in quanto conditio sine qua non per la loro digitalizzazione56.

Questa è la sfida, pertanto, che attende in futuro – come in passato – l’istituzione promossa da Malatesta Novello a metà Quattrocento (e il Servizio Bibliotecario Nazionale tutto): «rispondere efficacemente ad esigenze sempre più diversificate e ricche»57. L’“impresa” è, tuttavia, non banale, soprattutto ove si debbano affrontare materiali complessi quali i manoscritti liturgici, che necessitano, evidentemente, di un ampio e diversificato spettro di competenze per poterne offrire una catalogazione accurata e a tutto tondo, capace di restituire pienamente il modo in cui «parola, musica e immagini si dispiegano con grande agio creando ancora oggi in chi le osserva l’effetto di un’opera d’arte totale»58.

In questa prospettiva, in conclusione, non si possono che accogliere con vivo entusiasmo le nuove funzionalità di Manus OnLine – sviluppate sinergicamente dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) e dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto (BCE) della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) – per la schedatura dei manoscritti liturgici, poiché prospettano una descrizione sempre più precisa, condivisa e performante di codici che hanno costituito (e continuano a costituire tutt’oggi) uno dei retaggi identitari più rilevanti del patrimonio nazionale. Alla salvaguardia, conoscenza e valorizzazione di tali materiali, in effetti, non si può mirare se non attraverso la stretta collaborazione tra istituzioni pubbliche e religiose, secondo un binomio dimostratosi vincente fin dai tempi di Malatesta Novello, che volle affidare alla duplice e congiunta tutela francescana e comunale la libraria da lui eretta all’interno del complesso conventuale dei Minori59, la quale a giusta ragione fu definita, dal consigliere Brunone Mazzoni in una seduta degli Anziani del 21 maggio 1518, «lapidem pretiosum huius nostrae civitatis»60.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2025

Note

  1. Cornelio Guasconi, Diluvio successo in Cesena del 1525 a dì 10 de luglio, & Croniche della detta città di Cesena in ottava rima…, Venezia: Niccolò Zoppino, 1526, c. B3v. Si coglie l’occasione per ringraziare sentitamente la Diocesi di Cesena-Sarsina, e in particolare Marino Mengozzi (Ufficio diocesano arte sacra e beni culturali) e Claudio Riva (Settore archivi e biblioteche), per le preziose indicazioni fornite nel corso della stesura del presente contributo, nonché Alberto Bellavia, Brunella Garavini e Paolo Zanfini (Biblioteca Malatestiana) per l’attenta rilettura del testo. Le immagini di corredo sono gentilmente concesse dalla Biblioteca Malatestiana di Cesena.
  2. Sulla cui figura si rinvia almeno, con bibliografia precedente, a La signoria di Malatesta Novello Malatesti (1433-1465), a cura di P. G. Fabbri, A. Falcioni, premessa di A. Bellù, Rimini: Ghigi, 2003 (Centro studi malatestiani. Storia delle signorie dei Malatesti; 17); Paola Errani – Marino Mengozzi, Malatesta Novello Malatesti. Signore di Cesena, appendice a cura di M. A. Pistocchi, Cesena: Il Ponte Vecchio, 2018 (Storie).
  3. Tale peculiarità ha fatto inserire, nel 2005, la libraria eretta da Malatesta Novello nel registro internazionale UNESCO Mémoire du monde; cfr. UNESCO, <https://www.unesco.org/en/memory-world/malatesta-novello-library>. Su questa tipologia di biblioteca si rinvia ad Augusto Campana, Le biblioteche italiane del Rinascimento a tre navate, a cura di A. Manfredi, Cesena: Stilgraf, 2015.
  4. Sulla Malatestiana, tra la vasta bibliografia dedicata, si vedano almeno Augusto Campana, Biblioteche della provincia di Forlì, in: Tesori delle biblioteche d’Italia. Emilia e Romagna, a cura di D. Fava, Milano: Hoepli, 1932, p. 81-130: 83-110; Antonio Domeniconi, La Biblioteca Malatestiana, Udine: Doretti, 1962; La Biblioteca Malatestiana di Cesena, a cura di L. Baldacchini, Roma: Editalia, 1992 (Biblioteche storiche comunali; 1); Libraria Domini. I manoscritti della Biblioteca Malatestiana: testi e decorazioni, a cura di F. Lollini, P. Lucchi, Bologna: Grafis, 1995 (Immagini e documenti); Malatesta Novello magnifico signore. Arte e cultura di un principe del Rinascimento. Catalogo della mostra, Cesena, 14 dicembre 2002 – 30 marzo 2003, a cura di P. G. Pasini, San Giorgio di Piano: Minerva, 2002; Il dono di Malatesta Novello. Atti del convegno, Cesena, 21-23 marzo 2003, a cura di L. Righetti, D. Savoia, Cesena: Il Ponte Vecchio, 2006; La casa dei libri. Dalla Libraria Domini alla Grande Malatestiana. Per i duecento anni della Biblioteca comunale (1807-2007), a cura di D. Savoia, Cesena: Istituzione Biblioteca Malatestiana - Lions Club Cesena, 2007; Beatrice Alai, Per il fondo dei manoscritti conventuali della Malatestiana: qualche inedito testimone miniato dei secoli XI-XIV, «Studi medievali e moderni», 24 (2020), n. 2, p. 197-223.
  5. Per un quadro dei materiali liturgici conservati a Cesena si rinvia al sempre utile, benché ormai parziale, prospetto edito in Giacomo Baroffio, Iter liturgicum Italicum. Editio maior, Stroncone: Associazione San Michele Arcangelo, 2011 (Instrumenta; 1), p. 92-93 e in Iter liturgicum Italicum, s.v. Cesena, <https://liturgicum.irht.cnrs.fr/fr/manuscrits/index>.
  6. Tra le numerose pubblicazioni date alle stampe si ricordano Corali miniati del Quattrocento nella Biblioteca Malatestiana, a cura di P. Lucchi, Milano: Fabbri, 1989; La scena volubile. Teatro e musica a Cesena dal Medioevo all’Ottocento. Catalogo della mostra, Cesena, 23 dicembre 1995 - 4 febbraio 1996, a cura di F. Dell’Amore, Cesena: Comune di Cesena - Teatro Alessandro Bonci, 1995; Fabrizio Lollini, Volumi liturgici miniati nel territorio cesenate, in: Storia della Chiesa di Cesena, a cura di M. Mengozzi, Cesena: Stilgraf, 1998, v. 2, p. 225-249; Franco Dell’Amore, Storia musicale di Cesena. Mille anni d’artifici dal Medioevo al 1900, Cesena: Franco Dell’Amore, 2002, p. 26-52; Scritte dal dito di Dio: testi biblici e liturgici manoscritti e a stampa della Biblioteca Malatestiana, a cura di P. Errani, F. Lollini, Forlì: Edit Sapim, 2002; Fabrizio Lollini, I manoscritti miniati della Biblioteca Malatestiana, in: Storia di Cesena, v. 6.1, Cultura, a cura di B. Dradi Maraldi, Cesena: Cassa di Risparmio di Cesena - Rimini: Ghigi, 2004, p. 5-51; Comunicare la Parola. Volumi liturgici della Diocesi di Cesena-Sarsina. Catalogo della mostra, Cesena, 20-28 maggio 2017, a cura di M. Mengozzi, P. Errani, Cesena: Stilgraf, 2017.
  7. Giliola Barbero, La strategia del catalogo aperto. Nuovi servizi e attività promozionali alla Biblioteca Malatestiana per il 550°, «Biblioteche oggi», 21 (2003), n. 5, p. 64-66: 64.
  8. Sul progetto si veda Elisabetta Caldelli, Quando Manus Online incontra i manoscritti liturgici. Il progetto MOL Liturgica, in: Décrire le manuscrit liturgique. Méthodes, problématiques, perspectives, édité par L. Albiero, E. Celora, Turnhout: Brepols, 2021 (Bibliologia; 64), p. 199-208. Sulle problematiche connesse alla descrizione dei manoscritti liturgici, tra la vasta bibliografia dedicata, si rinvia a Giacomo Baroffio, I manoscritti liturgici: loro individuazione e descrizione, in: Documentare il manoscritto: problematica di un censimento. Atti del seminario, Roma, 6-7 aprile 1987, a cura di T. Gargiulo, Roma: ICCU, 1987, p. 67-85; Liturgia in figura. Codici liturgici rinascimentali della Biblioteca Apostolica Vaticana, a cura di G. Morello, S. Maddalo, Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana - Roma: De Luca, 1995; Jubilate Deo. Miniature e melodie gregoriane. Testimonianze della Biblioteca L. Feininger. Catalogo della mostra, Trento, 15 luglio – 13 ottobre 2000, a cura di G. Baroffio, D. Curti, M. Gozzi, Trento: Provincia autonoma di Trento. Servizio beni librari e archivistici, 2000; Nicola Tangari, La catalogazione dei manoscritti liturgico musicali. In margine ad una recente tavola rotonda, «Rivista liturgica», s. III, 97 (2010), p. 463-476; Giacomo Baroffio, Catalogare manoscritti liturgici: tipologie semplici e complesse, in: La catalogazione dei manoscritti miniati come strumento di conoscenza. Esperienze, metodologia, prospettive. Atti del convegno internazionale di studi, Viterbo, 4-5 marzo 2009, a cura di S. Maddalo, M. Torquati, Roma: Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2010 (Nuovi studi storici; 87), p. 115-126; Décrire le manuscrit liturgique, cit.
  9. Tra i numerosi contributi dedicati a questo nucleo liturgico-musicale si vedano almeno Maria Francesca Ciucciomini, La serie dei corali del Duomo nella miniatura dell’ultimo trentennio del Quattrocento, in: Corali miniati del Quattrocento, cit., p. 37-46; Fabrizio Lollini, Maestri dei corali di Cesena, in: Dizionario biografico dei miniatori italiani. Secoli IX-XVI, a cura di M. Bollati, prefazione di M. Boskovits, Milano: Sylvestre Bonnard, 2004, p. 411-412; Daniela Savoia, I corali della Cattedrale, in: La casa dei libri, cit., p. 49-52; Anna Melograni, Novità e precisazioni su Pintoricchio miniatore, «Bollettino d’Arte», s. VII, 16 (2012), p. 33-52.
  10. Cesena, Biblioteca Malatestiana, Duomo D, c. 141v. Sul codice si rinvia a Corali miniati del Quattrocento, cit., p. 126-129 [scheda a cura di M. F. Ciucciomini, A. Manfron, F. Semprini]; I manoscritti datati della provincia di Forlì-Cesena, a cura di P. Errani, M. Palma, Firenze: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2006 (Manoscritti Datati d’Italia; 13), p. 83 nr. 103 e tav. 69 [scheda a cura di P. Errani]; Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/ricerca/?oldform=mostra_codice.jsp?CODICE_ID=406>; Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000424450>.
  11. Sul quale si veda Raimondo Zazzeri, Storia di Cesena dalla sua origine fino ai tempi di Cesare Borgia, Cesena: Giuseppe Vignuzzi, 1890, p. 477.
  12. Sul quale si rinvia a Piero Lucchi, “Cordatus Insulanus, iuris utriusque doctor, canonicus Cesene”: un committente dei corali del Duomo, in: Corali miniati del Quattrocento, cit., p. 47-54.
  13. Una tradizione, del resto, tutt’oggi osservata in occasione della festa patronale cittadina del 24 giugno, quando il Graduale segnato Duomo C viene esposto in Cattedrale durante la celebrazione della Messa pontificale presieduta dal vescovo, e alternativamente aperto alle c. 72v o 75v, entrambe recanti pregevoli miniature raffiguranti il Battista. Su questo codice vedi in particolare Corali miniati del Quattrocento, cit., p. 121-125 [scheda a cura di M. F. Ciucciomini, A. Manfron, F. Semprini]; Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/ricerca/?oldform=mostra_codice.jsp?CODICE_ID=405>; Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000424444>.
  14. Giovanni Battista Braschi, Memoriae Caesenates sacrae, et profanae per saecula distributae…, Roma: Ansillioni, 1738, p. 338.
  15. Su questo nucleo manoscritto si vedano almeno Giordana Mariani Canova, Una illustre serie liturgica ricostruita: i Corali del Bessarione già all’Annunziata di Cesena, «Saggi e Memorie di storia dell’arte», 11 (1978), p. 7, 9-20, 129-145; Fabrizio Lollini, Bologna, Ferrara, Cesena: i corali del Bessarione tra circuiti umanistici e percorsi di artisti, in: Corali miniati del Quattrocento, cit., p. 19-36; Daniela Savoia, I corali del cardinale Bessarione, in: La casa dei libri, cit., p. 43-47; Le miniature della Fondazione Giorgio Cini. Pagine, ritagli, manoscritti, a cura di M. Medica, F. Toniolo, con la collaborazione di A. Martoni, Cinisello Balsamo: Silvana, 2016, p. 410-416 nr. 162-166 [schede a cura di F. Lollini]; Mauro Casadei Turroni Monti, Il canto miniato dei libri corali bessarionei nella Malatestiana di Cesena, in: Visibile Cantare. Testo, immagini e musica nella chiesa di Bologna tra i secoli XI e XV. Atti del convegno, Bologna, 24-25 giugno 2024, a cura di F. Massaccesi, C. Ruini [in corso di pubblicazione]. Sul Bessarione si può partire da Concetta Bianca, Da Bisanzio a Roma. Studi sul cardinale Bessarione, Roma: Roma nel Rinascimento, 1999 (R.R. inedita; 15); specificatamente sul suo rapporto con i Minori, invece, si rinvia a Remo L. Guidi, Storia in ombra, ovvero Bessarione e i Francescani, «Archivio Storico Italiano», 169 (2011), n. 4 (630), p. 727-758. Sembra opportuno ricordare che gli studi critici, accanto alla tradizionalmente accettata destinazione costantinopolitana, hanno proposto per questa libreria di coro alternative sedi d’uso originarie, tra le quali la basilica dei Santi XII Apostoli di Roma; cfr. Le miniature della Fondazione Giorgio Cini, cit., p. 410-411 nr. 162 [scheda a cura di F. Lollini]: 411.
  16. F. Lollini, Bologna, Ferrara, Cesena, cit., p. 19.
  17. Cfr. Valuable Illuminated Manuscripts, Printed Books and Autograph Letters. Auction catalogue, London, Christie's, Wednesday 20 November 2002, London: Christie's, 2002, p. 48-51 lot. 27; Anna Melograni, Un antifonario ricomparso. Nuove proposte per il catalogo del Terzo Maestro del Bessarione, «Bollettino d’Arte», s. VI, 124 (2003), p. 9-26: 9-12. In merito si veda anche Giordana Mariani Canova, I corali del Bessarione a Cesena: un nuovo arrivo, nuove conoscenze e ancora molti misteri, in: Il dono di Malatesta Novello, cit., p. 515-536; Fabrizio Lollini, Sui corali bessarionei di Cesena: qualche appunto e l’aggiunta del Bessarione 8, in: Il dono di Malatesta Novello, cit., p. 537-556; Gianfranco Fiaccadori, Il corale ritrovato della Biblioteca Malatestiana, in: Il dono di Malatesta Novello, cit., p. 557-570.
  18. Sul codice vedi Beatrice Alai, Primi appunti sui manoscritti di San Pietro Martire di Cesena in Malatestiana, in: Hortus in bibliotheca. Un itinerario nel giardino della miniatura. Atti del convegno, Cesena, 5-6 ottobre 2018, a cura di M. Mengozzi, Cesena: Biblioteca Malatestiana, 2020 (Quaderni della Biblioteca Malatestiana; 4), p. 163-182: 177-180; Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/ricerca/?oldform=mostra_codice.jsp?CODICE_ID=323>; Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000242576>.
  19. Cfr. Raimondo Zazzeri, Sui codici e libri a stampa della Biblioteca Malatestiana di Cesena. Ricerche ed osservazioni, Cesena: Giuseppe Vignuzzi, 1887, p. 511-512: 512.
  20. Su questa fondazione domenicana e la sua dotazione libraria si rinvia a Paolo Zanfini, Est Bibliotece S. Petri mart. Cesena. Cenni storici e catalogo della Libraria dei Domenicani, tesi di laurea, Bologna: Università degli studi di Bologna, a.a. 1998-1999; B. Alai, Primi appunti sui manoscritti di San Pietro Martire, cit. Per un approfondimento sulle peculiarità liturgiche domenicane si segnala il recente studio di Innocent Smith, Bible Missals and the Medieval Dominican Liturgy, Berlin-Boston: De Gruyter, 2024 (Manuscripta Biblica; 12).
  21. Sul codice si rinvia a Catalogo di manoscritti greci esistenti nelle biblioteche italiane, a cura di E. Mioni, Roma: Istituto Poligrafico dello Stato. Libreria dello Stato, 1965 (Indici e Cataloghi; 20), v. 1, p. 60-61 nr. 34; Scritte dal dito di Dio, cit., p. 106-109 nr. 16 [scheda a cura di G. Fiaccadori]; Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/ricerca/?oldform=mostra_codice.jsp?CODICE_ID=145>; Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000015127>.
  22. Cfr. Sandra Martani, Recitation and Chant: Types of Notation, Modes of Expression, in: The Oxford Handbook of Byzantine Literature, edited by S. Papaioannou, New York: Oxford University Press, 2021 (Oxford Handbooks), p. 464-482: tav. 19.1-2 e fig. 19.1.
  23. A. Campana, Biblioteche della provincia di Forlì, cit., p. 89. Sul fondo greco malatestiano vedi anche Albert Martin, Les manuscrits grecs de la bibliothèque Malatestiana à Cesena. Corrections au catalogue de J. M. Muccioli, «Mélanges de l’École française de Rome», 2 (1882), p. 224-233. Per una bibliografia aggiornata si rinvia, invece, ad Anna Gialdini, Legature ‘alla greca’: un caso di ibridazione alla Biblioteca Malatestiana (Plut. D.XXVII.2), in: La legatura dei libri antichi. Storia e conservazione, a cura di M. Zanetti, Venezia: Edizioni Ca’ Foscari, 2024 (Studi di archivistica, bibliografia, paleografia; 7), p. 155-168.
  24. Cfr. Gli antichi alla corte dei Malatesta. Echi, modelli e fortuna della tradizione classica nella Romagna del Quattrocento (l’età di Sigismondo). Atti del Convegno internazionale, Rimini, 9-11 giugno 2016, a cura di F. Muccioli, F. Cenerini, con la collaborazione di A. Giovanardi, Milano: Jouvence, 2018 (Antiquitas. Saggi; 1).
  25. Su tale raccolta, tra la vasta bibliografia disponibile, si segnalano Lorenzo Baldacchini, Incunaboli e cinquecentine in Romagna. La Biblioteca Piana e la Biblioteca del Seminario di Sarsina, Manziana: Vecchiarelli, 1996 (Biblioteche di Romagna; 2); Davide Gnola, La biblioteca di Pio VII, in: Il libro in Romagna. Produzione, commercio e consumo dalla fine del secolo XV all’età contemporanea. Convegno di studi, Cesena, 23-25 marzo 1995, a cura di L. Baldacchini, A. Manfron, Firenze: Olschki, 1998 (Storia della tipografia e del commercio librario; 2), v. 2, p. 697-712; Id., I manoscritti della Biblioteca Piana, in: Due papi per Cesena. Pio VI e Pio VII nei documenti della Piancastelli e della Malatestiana, a cura di P. Errani, Bologna: Pàtron, 1999 (Emilia-Romagna Biblioteche Archivi; 40), p. 223-326; L’arte contesa nell’età di Napoleone, Pio VII e Canova, a cura di R. Balzani, Cinisello Balsamo: Silvana, 2009; Lucrezia Signorello, La Piana oltre i codici: nuove riflessioni sulla biblioteca di Pio VII, «Studi Romagnoli», 66 (2015), p. 377-404; Maria Luce Gazzano, L’eredità libraria di Pio VII. I tesori di Cesena: la Biblioteca Malatestiana e la collezione Piana, in: Pio VII primo papa moderno, Savona: Sabatelli, 2019, p. 165-171; Lucrezia Signorello, Catalogo dei manoscritti della Biblioteca Piana di Cesena, saggio introduttivo di A. A. Cavarra, Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2019 (Indici e Cataloghi; n.s., 30); Ead., I manoscritti di un papa: autori e testi nei codici della biblioteca di Barnaba Chiaramonti, «Benedictina», 66 (2019), p. 97-109; Paola Errani – Marco Palma, Incunaboli a Cesena, Roma: Viella, 2020 (Incunaboli; 3); Paola Errani, I libri del papa tra Quirinale e Vaticana: le biblioteche di Zelada e Pio VII, in: Storia della Biblioteca Apostolica Vaticana, v. 5, La Biblioteca Vaticana dall’occupazione francese all’ultimo papa re (1797-1878), a cura di A. Rita, Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana, 2020, p. 107-131; Ead., La Biblioteca dell’Abbazia di Santa Maria del Monte di Cesena. Dalle origini al XXI secolo, saggio introduttivo di M. Mengozzi, Cesena: Società di Studi Romagnoli, 2024 (Saggi e repertori; 58), p. 131-159; Lucrezia Signorello, Il «papa archeologo»: reperti e monete nei manoscritti di argomento antiquario di Pio VII, in: Pio VII Chiaramonti (1800-1823). Le svolte di un pontificato. Atti del convegno internazionale, Cesena, 13 ottobre 2023, a cura di M. Mengozzi, Cesena: Badia di Santa Maria del Monte, 2024 (Italia benedettina; 47), p. 261-299.
  26. Sul quale si rinvia almeno a Pio VII papa benedettino nel bicentenario della sua elezione. Atti del congresso storico internazionale, Cesena – Venezia, 15-19 settembre 2000, a cura di G. Spinelli, Cesena: Badia di Santa Maria del Monte, 2003 (Italia benedettina; 22); Jean-Marc Ticchi, Pie VII. Le pape vainqueur de Napoleon?, Paris: Perrin, 2022 (Perrin biographie); Pio VII Chiaramonti (1800-1823), cit.
  27. Per una più dettagliata disamina vedi D. Gnola, I manoscritti della Biblioteca Piana, cit. e L. Signorello, Catalogo dei manoscritti, cit.
  28. Sul manoscritto si rinvia a The Golden Age of Dutch Manuscript Painting. Catalogue of the Exhibition, New York, The Pierpont Morgan Library, 1 March – 6 May 1990, introduction by J. H. Marrow, catalogue essays by H. L. M. Defoer, A. S. Korteweg, W. C. M. Wustefeld, New York: George Braziller, 1990, p. 42-43 nr. 10; D. Gnola, I manoscritti della Biblioteca Piana, cit., p. 282-283; L. Signorello, Catalogo dei manoscritti, cit., p. 105-106 nr. 49; Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/ricerca/?oldform=mostra_codice.jsp?CODICE_ID=379>; Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000244112>.
  29. Sul quale vedi Paola Errani – Adriana Faedi, Schede di ecclesiografia cesenate. Dai manoscritti della collocazione 164 della Biblioteca Malatestiana, in: Storia della Chiesa di Cesena, cit., v. 2., p. 471-519; Paola Errani, La biblioteca Comunale, in: La casa dei libri, cit., p. 59-69.
  30. Per una precisa ricostruzione di queste vicende nel periodo francese si rinvia a Paola Errani, Libri, frati e giacobini. Le vicende della Biblioteca Malatestiana nel periodo francese e la nascita della Biblioteca Comunale (1797-1813), con un saggio di A. Emiliani, Bologna: Compositori, 2006 (Emilia-Romagna Biblioteche Archivi; 61). Sulle soppressioni unitarie a Cesena vedi, invece, Silvia De Paoli, La soppressione degli ordini religiosi nel 1866: il caso di Cesena, in: Le vite dei cesenati, v. 3, a cura di P. G. Fabbri, Cesena: Stilgraf, 2009, p. 288-314.
  31. Sul codice, che presenta, tra l’altro, una interessante legatura con impiego di frammenti di riuso, vedi Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/ricerca/?oldform=mostra_codice.jsp?CODICE_ID=429>; Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/cnmd/0000425976>.
  32. Cfr. Beatrice Alai, Attorno a un antifonario domenicano inedito in Biblioteca Malatestiana (1472). Il copista frater Iohannes Florentii da Haarlem e una proposta per il miniatore frater Alfonsus de Hispania, «Romagna arte e storia», 42 (2022), n. 122, p. 47-68.
  33. Cfr. Beatrice Alai, I corali ritrovati dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Monte di Cesena, «TECA», n.s., 13 (2023), n. 8, p. 23-56.
  34. Vedi F. Dell’Amore, Storia musicale di Cesena, cit., p. 42; Beatrice Alai, I corali ottocenteschi per gli Osservanti di Cesena di padre Pacifico Martini e dei fratelli Santerini, «Studi francescani», 119 (2022), n. 1/2, p. 107-132.
  35. In merito vedi almeno Elisabetta Caldelli, I frammenti della Biblioteca Vallicelliana. Studio metodologico sulla catalogazione dei frammenti di codici medievali e sul fenomeno del loro riuso, Roma: Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2012 (Quaderni della Scuola nazionale di studi medievali; 2); Frammenti di un discorso storico. Per una grammatica dell’aldilà del frammento, a cura di C. Tristano, Spoleto: Centro italiano di studi sull’alto Medioevo, 2019 (Palaeographica; 8); Giacomo Baroffio, Individuare recuperare studiare valorizzare i frammenti librari liturgici, «Rivista Internazionale di Musica Sacra», 40 (2019), n. 1/2, p. 59-147; Cristina Solidoro, Fenomenologia dei frammenti di manoscritti, in: Décrire le manuscrit liturgique, cit., p. 73-93. Sulla catalogazione dei frammenti in Manus OnLine, invece, si rinvia ad Alessandra Corbo, Manus e la catalogazione informatizzata del frammento manoscritto: riflessioni e proposte, «Archivi», 13 (2018), n. 1, p. 29-42; Simonetta Buttò, Il programma Manus e la catalogazione di frammenti di codici in Italia, in: Frammenti di un discorso storico, cit., p. 473-479; Elisabetta Caldelli – Lucia Negrini, Quel che resta di un codice: nuovi orizzonti per la catalogazione dei frammenti in MOL 2.0, «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali», 19 (2024), n. 1, p. 110-123, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/3044>.
  36. Mauro Casadei Turroni Monti, Nota su un frammento gregoriano nell’Incunabolo 159.70 della Biblioteca Malatestiana di Cesena, «Studi Gregoriani», 24 (2008), p. 123-131: 123-124. Sul frammento si rinvia, altresì, a Giacomo Baroffio, La tradizione dei tropi e delle sequenze: bilancio di alcune esplorazioni in Italia, «Rivista Internazionale di Musica Sacra», 25 (2004), n. 1, p. 11-113: 76; Id., I libri liturgici musicali con particolare attenzione ai codici italiani, in: Il libro di musica. Per una storia materiale delle fonti musicali in Europa, a cura di C. Fiore, Palermo: L’epos, 2004 (De charta; 7), p. 21-41: 32 n. 40; Milena Basili, La notazione musicale nelle antiche fonti della chiesa bolognese, in: Visibile Cantare, cit. [in corso di pubblicazione]. Sull’incunabolo in parola, esemplare del Chronicon, pars I di Antonino Pierozzi stampato a Basilea da Nicolaus Kesler nel 1491 (ISTC ia00780000), vedi P. Errani – M. Palma, Incunaboli a Cesena, cit., p. 141 nr. 96.
  37. Cfr. Comunicare la Parola, cit., p. 7-16 nr. 3-7, 25, 27-28, 30-36.
  38. Sul quale si rinvia a Comunicare la Parola, cit., p. 8 nr. 5; Beatrice Alai, «Un salterio con due sole pagine miniate»: un manoscritto ritrovato della serie liturgica quattrocentesca per il duomo di Cesena e due documenti inediti di fine Ottocento, «Studi Romagnoli», 67 (2016), p. 591-631: 608.
  39. Sul codice (purtroppo sfuggito al censimento de I manoscritti datati della provincia di Forlì-Cesena, cit.) vedi – con bibliografia precedente – Comunicare la Parola, cit., p. 8-10 nr. 7.
  40. Cfr. B. Alai, «Un salterio con due sole pagine miniate», cit. Sul manoscritto vedi anche Comunicare la Parola, cit., p. 8 nr. 4; su Antonio Malatesta, invece, si rinvia a Pier Giovanni Fabbri, Malatesta, Antonio, in: Dizionario Biografico degli Italiani, v. 58, Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007, p. 15-17.
  41. Cfr. B. Alai, I corali ottocenteschi, cit. Si ricorda, a margine, l’opera dei due fratelli calligrafi La moderna coltura calligrafica a mano posata e volante opera di d. Biagio e Costantino fratelli Santerini cesenati… Raffaele Radisini incise in Bologna del 1839, Cesena: Biagio e Costantino Santerini, 1840.
  42. Vedi, solo per fare un esempio, Theodor Mommsen, che più volte consultò i codici della Malatestiana per la stesura dei Monumenta Germaniae Historica; cfr. Paola Errani, L’Isidoro in Malatestiana, in: Anna Bellettini – Paola Errani – Marco Palma – Filippo Ronconi, Biografia di un manoscritto. L’Isidoro Malatestiano S.XXI.5, Roma: Viella, 2009 (Scritture e libri del medioevo; 7), p. 85-103: 92; Marco Buonocore, Theodor Mommsen, i Monumenta Germaniae Historica e gli italiani, «Atene e Roma», n.s. II, 8 (2014), n. 1/2, p. 32-49: 34-38.
  43. Un nome tra tutti quello di Augusto Campana, sul quale vedi Augusto Campana e la Romagna, a cura di A. Cristiani, M. Ricci, Bologna: Pàtron, 2002 (Emilia-Romagna Biblioteche Archivi; 43); Rino Avesani, Andiamo «a sentire che cosa ne dice Campana», in: Il dono di Malatesta Novello, cit., p. 3-27; Id., Per doverosa memoria: Campana, Battelli, Billanovich, Kristeller e altri amici, Macerata: EUM, 2015 (EUM > letteratura); Enrico Pio Ardolino, Prime ricerche su Augusto Campana e il Convegno internazionale di storia delle biblioteche (1954), «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 33 (2019), p. 397-430; Id., «Mi perdoni se tiro l’acqua al mio mulino»: ancora su Augusto Campana e il Convegno internazionale di storia delle biblioteche (1954), in: Libri, biblioteche e società. Studi per Rosa Marisa Borraccini, a cura di A. Petrucciani, V. Sestini, F. Valacchi, Macerata: EUM, 2020, p. 321-334.
  44. Cfr. G. Barbero, La strategia del catalogo aperto, cit.
  45. Cfr. Catalogo Aperto dei Manoscritti Malatestiani, <http://catalogoaperto.malatestiana.it/>.
  46. Cfr. Antonio Cartelli – Marco Palma, Towards the Project of an Open Catalogue of Manuscripts, «InSITE», 2 (2002), p. 217-224.
  47. Marco Palma, Il catalogo aperto dei manoscritti Malatestiani cinque anni dopo, «Rivista di Storia della miniatura», 12 (2008), p. 158-160: 158.
  48. Sul progetto si rinvia ad Antonio Cartelli – Andrea Daltri – Paola Errani – Marco Palma – Paolo Zanfini, Il catalogo aperto dei manoscritti malatestiani, «Bollettino AIB», 46 (2006), n. 3, p. 207-220; Iid., Il catalogo aperto dei manoscritti della Biblioteca Malatestiana: un primo bilancio, in: Il dono di Malatesta Novello, cit., p. 493-501; Iid., Il catalogo aperto dei manoscritti malatestiani: bilancio e prospettive, in: Conoscere il manoscritto: esperienze, progetti, problemi. Dieci anni del Progetto Codex in Toscana. Atti del Convegno internazionale, Firenze, 29-30 giugno 2006, a cura di M. Marchiaro, S. Zamponi, Firenze: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2007 (Millennio medievale; 70 - Millennio medievale. Atti di convegni; 22), p. 153-163 [riedito in: Conoscere il manoscritto: esperienze, progetti, problemi. Dieci anni del Progetto Codex in Toscana & In margine al progetto Codex. Aspetti di produzione e conservazione del patrimonio manoscritto in Toscana, Firenze: SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2020 (Codex Library; 1), p. 157-167]; Iid., Il catalogo aperto dei manoscritti Malatestiani, in: Kodikologie und Paläographie im digitalen Zeitalter, herausgegeben von M. Rehbein, P. Sahle, T. Schaßan, unter Mitarbeit von B. Assmann, F. Fisher, C. Fritze, Norderstedt: BoD, 2009 (Schriften des Instituts für Dokumentologie und Editorik; 2), p. 13-23; Iid., The Open Catalogue of Manuscripts in the Malatestiana Library, in: Encyclopedia of Information Communication Technology, [ed. by] A. Cartelli, M. Palma, Hershey - New York: Information Science Reference, 2009, v. 2, p. 656-661; Fabio Cusimano, Le nuove tecnologie per la ricerca umanistica: banche dati, repertori bibliografici, “biblioteche digitali” e “cataloghi aperti dei manoscritti”, «Mediaeval Sophia», 8 (2010), p. 141-154.
  49. Angela Adriana Cavarra, La Biblioteca “Piana”. Un esempio dell’attività di tutela svolta dallo Stato italiano dall’Unità a oggi, in: L. Signorello, Catalogo dei manoscritti, cit., p. 9-20: 9 n. 2.
  50. Cfr. Manus OnLine, <https://manus.iccu.sbn.it/biblioteca/5>.
  51. Sul monitoraggio microclimatico in Malatestiana vedi Kristian Fabbri, Per la Conservazione dei Beni Culturali nei Musei e negli Edifici Storici, Firenze: Altralinea, 2025 (Pristina Servare; 22), p. 179-202. È possibile concorrere ai progetti di conservazione e valorizzazione attuati in Malatestiana attraverso l'Art bonus, <https://artbonus.gov.it/biblioteca-malatestiana.html>.
  52. Sulle attività promosse in questo ambito dalla Malatestiana si veda Paola Errani, I codici si mostrano. Esperienze nella Biblioteca Malatestiana, in: Oltre le mostre, a cura di M. Brunello, V. De Martino, M. S. Storace, Venezia: Edizioni Ca’ Foscari, 2020 (Studi di archivistica, bibliografia, paleografia; 5), p. 37-50; Giliola Barbero – Mariasole Lega, La Biblioteca Malatestiana e la comunicazione digitale durante la pandemia da Covid-19, «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali», 16 (2021), n. 1, p. 128-137, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/2786>.
  53. A. Cartelli – M. Palma, Towards the Project of an Open Catalogue of Manuscripts, cit., p. 220
  54. M. Palma, Il catalogo aperto, cit., p. 160.
  55. Cfr. Francesca Niutta, Manoscritti nella rete, «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali», 5 (2010), n. 2, p. 9-28: 10, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/232>.
  56. In merito si rinvia a Maria Alberta Alberti – Giliola Barbero – Cesare Pasini, From Parchment to the Network: Manuscripts Management and Cataloguing, in: International Cultural Heritage Informatics Meeting: Cultural Heritage and Technologies in the Third Millennium. Proceedings from the Ichim01 Meeting, Milan, Italy, September 3-7, 2001, edited by D. Bearman, F. Garzotto, Milano: Politecnico - Pittsburg: Archives & Museum Informatics, 2001, v. 2, p. 213-222; Anna Maria Tammaro, Che cos’è una biblioteca digitale?, «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali», 0 (2005), n. 1, p. 14-33, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/325>; IFLA – Rare Books and Special Collections Section, Guidelines for Planning the Digitization of Rare Book and Manuscript Collections, 2015, <https://www.ifla.org/resources/?oPubId=8968>; Giliola Barbero - Roberto Marcuccio, Manoscritti e metadati nelle biblioteche digitali: progetti italiani e internazionali in due recenti convegni, «DigItalia. Rivista del digitale nei beni culturali», 11 (2017), n. 1/2, p. 32-50, <https://digitalia.cultura.gov.it/article/view/1628>; Fabio Cusimano, Biblioteche di conservazione e libera fruizione dei manoscritti digitalizzati: la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e la svolta inevitabile grazie a IIIF, in: La svolta inevitabile: sfide e prospettive per l’Informatica Umanistica. Atti del IX Convegno Annuale AIUCD, Milano, 15-17 gennaio 2020, a cura di C. Marras, M. Passarotti, G. Franzini, E. Litta, Bologna: Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale, 2020, p. 89-97; Id., Biblioteca Digitale, o dell’evoluzione della biblioteca: la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e la sua nuova Biblioteca Digitale ad accesso aperto dedicata ai manoscritti, «Bibliothecae.it», 10 (2021), n. 1, p. 420-462, <https://bibliothecae.unibo.it/article/view/13076>; The Process for the Digitization of Manuscripts in the Vatican Library, a cura di A. M. Piazzoni, Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana, 2024 (Studi e testi; 565).
  57. Alberto Petrucciani, Introduzione, in: La Biblioteca Malatestiana, cit., p. 7-12: 12.
  58. Federica Toniolo, Le miniature della Fondazione Giorgio Cini, in: Le miniature della Fondazione Giorgio Cini, cit., p. 11-65: 14.
  59. Vedi Piero Lucchi, L’ordine dei libri nella Biblioteca Malatestiana. Appunti lungo un percorso di ricerca, in: Il dono di Malatesta Novello, cit., p. 135-224: 162.
  60. Cfr. A. Domeniconi, La Biblioteca Malatestiana, cit., p. 24-25; Daniela Savoia, Presentazione, in: P. Errani, Libri, frati e giacobini, cit., p. 7-9: 7; Ead., Cesena – Biblioteca Malatestiana, in: I manoscritti datati della provincia di Forlì-Cesena, cit., p. 9-29: 18.

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Lucrezia Signorello - Biblioteca Malatestiana

Come citare

Signorello, L. (2025). Lapidem pretiosum huius nostrae civitatis. Il patrimonio liturgico di Cesena e la Biblioteca Malatestiana tra tradizione degli studi e disseminazione digitale. DigItalia, 20(1), 102–119. https://doi.org/10.36181/digitalia-00125
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Lucrezia Signorello - Biblioteca Malatestiana

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Signorello, L. (2025). Lapidem pretiosum huius nostrae civitatis. Il patrimonio liturgico di Cesena e la Biblioteca Malatestiana tra tradizione degli studi e disseminazione digitale. DigItalia, 20(1), 102–119. https://doi.org/10.36181/digitalia-00125
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