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Sezione: Saggi
Data di pubblicazione: 13-07-2026

Nuove competenze per l'Intelligenza Artificiale (IA): analisi comparativa dei framework di competenze e il ruolo del bibliotecario facilitatore

Autori

L’articolo analizza e confronta i principali framework di competenze sull’Intelligenza Artificiale (IA) – tra cui DigComp, OECD AILit, UNESCO e quelli specifici del settore bibliotecario come IFLA, ARL e ACRL – per delineare le nuove competenze necessarie al “bibliotecario facilitatore” nell’era della trasformazione digitale. Il contributo evidenzia che il ruolo del bibliotecario evolve da custode del patrimonio a mediatore critico, concentrandosi su tre ambiti chiave: promozione dell’AI Literacy, mediazione dell’affidabilità dell’informazione (inclusa la lotta ai deep fake) e partecipazione alla governance etica dell’IA. L’analisi comparativa rivela un gap di competenze strutturale, soprattutto nelle aree avanzate della data governance e nella traduzione operativa dei principi etici in pratiche professionali concrete, sottolineando la necessità di integrare i modelli educativi generali con gli approcci professionali specifici per rafforzare il ruolo delle biblioteche come infrastrutture affidabili per la creazione di conoscenza.

Introduzione: la biblioteca nell’era dell’IA

L’articolo si propone di analizzare e sistematizzare le competenze necessarie per un utilizzo consapevole, critico e strategico dell’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito bibliotecario, attraverso la mappatura dei principali framework di competenze IA già esistenti. Lo scopo è offrire un quadro di riferimento che consenta alle biblioteche italiane di orientarsi tra modelli generali e approcci specifici di settore, supportando la progettazione di percorsi formativi adeguati alle diverse tipologie di istituzioni e profili professionali. L’obiettivo è superare la visione dell’IA come mero strumento tecnologico per abbracciare una prospettiva più ampia che posiziona la biblioteca come sistema socio-tecnologico e il bibliotecario come facilitatore critico nell’era della trasformazione digitale guidata dall’IA.

La trasformazione digitale nelle biblioteche non costituisce un fenomeno recente né un processo riconducibile esclusivamente all’adozione di nuove tecnologie digitali. Essa rappresenta piuttosto una progressione evolutiva articolata in più fasi, che ha condotto le biblioteche da una prima automazione dei processi interni a una riconfigurazione complessiva dei servizi informativi, oggi profondamente influenzata dall’Intelligenza Artificiale. In questa prospettiva, la trasformazione digitale va interpretata come un cambiamento strutturale e culturale, orientato non tanto dalla tecnologia in sé, quanto alla ridefinizione della relazione tra biblioteca e comunità.

Le prime fasi della digitalizzazione si sono concentrate prevalentemente sulla digitalizzazione dei cataloghi e sull’automazione dei flussi di lavoro tecnici – quali la circolazione del libro, le acquisizioni e l’organizzazione del patrimonio – con l’obiettivo di incrementare l’efficienza operativa e migliorare la reperibilità di base delle risorse informative. In questa prima fase, la tecnologia ha svolto una funzione prevalentemente strumentale, finalizzata all’ottimizzazione dei processi interni e al supporto delle attività tradizionali di organizzazione della collezione.

L’evoluzione successiva ha progressivamente spostato l’attenzione verso i servizi digitali orientati a migliorare l’esperienza dell’utente; tuttavia, è con l’emergere dell’Intelligenza Artificiale, e in particolare dell’IA generativa (GenAI), che la trasformazione digitale conosce un’ulteriore accelerazione e un maggiore approfondimento. L’IA può essere interpretata come un fattore abilitante che contribuisce a ridefinire in modo sostanziale le modalità di accesso, mediazione e produzione della conoscenza, estendendo il perimetro dell’azione bibliotecaria.

Un elemento distintivo della trasformazione digitale contemporanea è il superamento di un approccio tecnocentrico, sintetizzabile nella domanda: “Quale tecnologia manca alla biblioteca?”. Un’impostazione maggiormente coerente con la missione sociale delle biblioteche orienta invece la riflessione verso i bisogni e le aspettative informative, educative, culturali delle comunità di riferimento, interrogandosi sulla domanda: “Come facilitare la risposta a tali bisogni anche usando la tecnologia?”. In questo quadro, l’IA consente di sviluppare servizi caratterizzati da un più elevato grado di personalizzazione e interazione. Tali strumenti tecnologici non sostituiscono la competenza professionale del bibliotecario, ma ne estendono notevolmente la capacità di intervento e relazione, contribuendo a migliorare l’accessibilità e la qualità dell’esperienza dell’utente.

Parallelamente, l’IA favorisce un miglioramento significativo dell’accessibilità e della scoperta dell’informazione, attraverso l’indicizzazione semantica, l’arricchimento automatico dei metadati e la creazione di descrizioni intelligenti delle risorse. Queste pratiche consentono di superare barriere linguistiche, cognitive e culturali, rendendo i contenuti più fruibili per pubblici eterogenei e rafforzando il ruolo inclusivo delle biblioteche.

L’IA generativa introduce una discontinuità rilevante nei processi di produzione e circolazione della conoscenza, in quanto è in grado di generare contenuti originali – testi, immagini, codice – a partire da input testuali (prompt). Tale capacità incide direttamente sulle pratiche informative e documentarie, sollevando interrogativi epistemologici, etici e professionali che interpellano in modo diretto le biblioteche. Contestualmente, la diffusione di deep fake e contenuti sintetici amplifica le problematiche legate alla disinformazione, alla verificabilità delle fonti e all’integrità dell’informazione. In questo contesto, la biblioteca è chiamata a rafforzare il proprio ruolo di presidio critico, promuovendo competenze di Information Literacy e AI Literacy, e contribuendo alla formazione di cittadini in grado di valutare criticamente l’affidabilità, la provenienza e il significato dell’informazione in ambienti digitali complessi.

La trasformazione digitale nelle biblioteche, guidata dall’Intelligenza Artificiale, non può quindi essere ridotta a un processo di innovazione tecnologica fine a sé stesso. Essa si configura piuttosto come un percorso intenzionale e strategico che pone la comunità al centro, utilizzando la tecnologia come mezzo per facilitare l’accesso, la comprensione e la partecipazione attiva alla produzione di conoscenza. In questa prospettiva, l’IA diventa uno strumento attraverso cui le biblioteche possono riaffermare e rinnovare i propri valori fondamentali – equità, inclusione, affidabilità e servizio pubblico – nel contesto della società digitale.

Bibliotecario facilitatore: nuove responsabilità nell’ecosistema IA

L’IFLA Trend Report (IFLA 2024), in particolare il Trend 2: AI and Other Technologies are transforming Society1, pone al centro dell’analisi la profonda ridefinizione del panorama informativo determinata dall’Intelligenza Artificiale generativa e dall’adozione diffusa di tecnologie emergenti. Il rapporto evidenzia come tali sviluppi non incidano unicamente sulle risorse e sugli strumenti di accesso all’informazione, ma modifichino in modo sostanziale i processi di produzione, mediazione e valutazione della conoscenza, con implicazioni dirette per il ruolo delle biblioteche e dei professionisti dell’informazione. In questo contesto la visione dell’IFLA del bibliotecario come facilitatore è delineata sia nel Trend Report 2024 sia nei più recenti documenti IFLA dedicati all’Intelligenza Artificiale. Tale figura professionale incarna la convergenza tra competenze tecniche, capacità di pensiero critico, consapevolezza etica e competenze pedagogiche, configurandosi come un attore chiave e proattivo nel supporto alle comunità durante la trasformazione digitale.

La trasformazione da “custodi del patrimonio” a “facilitatori” del pensiero critico e costruttori di fiducia riflette un ampliamento significativo delle responsabilità professionali. Il ruolo del bibliotecario non è più centrato esclusivamente sulla gestione fisica delle collezioni o sulle attività catalografiche, ma si estende alla promozione dell’etica dell’informazione, alla valutazione critica delle fonti e all’interazione consapevole con sistemi di IA, inclusa l’IA generativa. In questo senso, il bibliotecario assume una funzione di mediazione cognitiva e culturale tra tecnologie complesse e bisogni informativi delle comunità.

Le associazioni professionali del settore sono state tra i primi attori istituzionali a riconoscere e a formalizzare il nuovo ruolo del bibliotecario facilitatore nel contesto della trasformazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale (Garcia-Febo 2025). In particolare, le associazioni professionali internazionali come IFLA attribuiscono ai bibliotecari un ruolo centrale in tre ambiti chiave:

  • Promozione dell’AI Literacy: intesa come capacità degli utenti di comprendere il funzionamento dei sistemi di IA, utilizzarli in modo consapevole ed etico e valutarne criticamente limiti, bias e implicazioni sociali;
  • Mediazione dell’affidabilità dell’informazione: attraverso funzioni di verifica dell’evidenza e contrasto alla disinformazione, inclusa quella prodotta mediante deep fake e contenuti creati dall’IA;
  • Partecipazione alla governance dell’IA: supportando gli utenti e le istituzioni nei processi decisionali relativi alle politiche sull’uso etico dell’IA e fornendo consulenza sull’integrazione responsabile di tali tecnologie nei diversi contesti istituzionali e organizzativi.

Nel loro insieme, queste tre dimensioni delineano un profilo professionale rinnovato, in cui il bibliotecario si configura come facilitatore critico, garante dell’integrità dell’informazione e partner attivo nella costruzione di un ecosistema digitale più trasparente, inclusivo, equo e affidabile.

Il riconoscimento del bibliotecario come facilitatore non è circoscritto all’ambito delle organizzazioni professionali del settore bibliotecario, quali l’IFLA, ma si inserisce in una più ampia visione politica e istituzionale condivisa a livello europeo e internazionale nel contesto della trasformazione digitale e dell’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Tale convergenza con politici e amministratori indica come il ruolo esteso dei professionisti dell’informazione venga sempre più percepito come una componente strutturale delle politiche pubbliche in materia di democrazia, diritti digitali, inclusione e governance dell’IA.

In ambito europeo, il Consiglio d’Europa, con una raccomandazione sulle biblioteche adottata nel 20232, ha esplicitamente richiamato la necessità di rafforzare le competenze dei professionisti dell’informazione e della cultura per sostenere i cittadini nell’ecosistema digitale, con particolare attenzione all’alfabetizzazione critica, all’accesso equo all’informazione e alla tutela dei diritti fondamentali nell’uso di sistemi automatizzati e di IA. In questo quadro, emerge un profilo professionale che va oltre la funzione tradizionale di mediazione documentaria, configurandosi come agente attivo abilitante della partecipazione della cittadinanza e della resilienza informativa delle comunità.

Nonostante il potenziale del ruolo di bibliotecario facilitatore, il successo di questa trasformazione è seriamente compromesso da un marcato skills gap che ostacola il personale bibliotecario. La questione centrale diventa quindi non tanto il riconoscimento teorico di questo ruolo esteso del bibliotecario, quanto le modalità attraverso cui costruirlo e renderlo operativo.

Framework generali: l’orizzonte educativo e sociale

Il DigComp – European Digital Competence Framework for Citizens (DigComp 3.0)3 rappresenta il framework generale di riferimento più diffuso e consolidato per la definizione delle competenze digitali, ed è ampiamente adottato anche nel contesto bibliotecario. Il modello articola la competenza digitale in cinque aree fondamentali: Information and Data Literacy, Communication and Collaboration, Digital Content Creation, Safety e Problem Solving, offrendo una struttura trasversale orientata all’autonomia, alla partecipazione e all’inclusione nella società digitale.

All’interno di DigComp, l’Intelligenza Artificiale è integrata in una visione orientata alla governance del digitale, al pensiero critico, ai diritti digitali e alla partecipazione responsabile nella società data-driven. Questa impostazione riflette la natura generalista del framework, che privilegia una visione olistica della cittadinanza digitale piuttosto che una specializzazione tecnologica. Di conseguenza, DigComp si configura come un quadro più ampio e meno specifico rispetto all’IA, utile per fornire una base comune di comprensione delle competenze digitali, ma limitato nella capacità di affrontare in modo approfondito le peculiarità tecnologiche, etiche e sociali introdotte dall’Intelligenza Artificiale. Per le biblioteche, esso costituisce un fondamento essenziale, ma non sufficiente, che richiede integrazioni attraverso framework specifici e professionali per IA per rispondere alle nuove sfide della trasformazione digitale avanzata.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD/OCSE) insieme alla Commissione europea e UNESCO hanno realizzato dei framework generali per IA rilevanti per le biblioteche.

OECD AILit

L’OECD/OCSE affronta il tema dell’Intelligenza Artificiale all’interno di una più ampia riflessione sulle competenze necessarie per la resilienza (chiamata transizione) dei sistemi economici, sociali ed educativi per l’impatto di IA (OECD 2025). All’interno della strategia OECD (OECD 2023) sulle competenze, si colloca il framework di AI Literacy AILit (OECD AILit 2025), sviluppato congiuntamente da OECD e Commissione europea come struttura di riferimento per l’educazione primaria e secondaria. Il framework rappresenta un’evoluzione delle precedenti riflessioni su Digital Literacy e Media Literacy, estendendo il focus in modo sistematico all’Intelligenza Artificiale. Attualmente in fase di finalizzazione, il framework AILit è concepito come un modello applicativo, con domini operativi chiaramente orientati all’integrazione dell’IA nei percorsi scolastici formali. Rispetto ad altri approcci, come quello UNESCO, l’AILit si caratterizza per un maggiore orientamento applicativo e didattico, essendo specificamente progettato per l’insegnamento formale nella scuola primaria e secondaria. Esso fornisce esempi concreti di implementazione curricolare e costituisce la base concettuale per iniziative future, tra cui l’integrazione della Media and AI Literacy nel programma PISA 20294, con l’obiettivo di sviluppare strumenti di misurazione comparabili a livello internazionale e di supportare in modo diretto la progettazione educativa per integrare l’IA nel curriculum.

L’IA non è trattata come una competenza settoriale isolata, bensì come un fattore trasversale che rafforza l’importanza di competenze cognitive avanzate, socio-emotive e metacognitive, integrate in un quadro di sviluppo umano lungo tutto l’arco della vita. Un elemento distintivo del framework AILit è la sua integrazione esplicita delle competenze tecniche e della consapevolezza etica e sociale. Il modello non si limita a descrivere il funzionamento dell’IA, ma pone al centro il suo uso responsabile, critico e creativo, collegando l’AI Literacy alla cittadinanza digitale.

Il framework AILit fornisce una base durevole per l’IA, identificando tre componenti fondamentali che rimangono rilevanti anche con l’evoluzione dell’IA:

  1. Conoscenze - Comprensione sia concettuale sia tecnologica dei sistemi di Intelligenza Artificiale, inclusi i principi attraverso cui l’IA elabora e utilizza i dati, le differenze strutturali e funzionali tra i processi computazionali e il pensiero umano, nonché le modalità attraverso cui possono emergere bias e distorsioni nei modelli e negli output algoritmici.
  2. Capacità - Applicazione di competenze fondamentali in contesti che prevedono l’uso dell’IA, con particolare riferimento al pensiero critico, alla creatività e al pensiero computazionale, orientati a un impiego consapevole, eticamente fondato ed efficace delle tecnologie di IA nei diversi ambiti operativi e decisionali.
  3. Attitudini - Mentalità e disposizioni personali adeguate all’interazione con sistemi di IA, quali curiosità epistemica, adattabilità al cambiamento tecnologico, capacità di mettere sistematicamente in discussione gli output generati dall’IA e un impegno costante verso un utilizzo responsabile, riflessivo e socialmente sostenibile delle tecnologie.

Il framework AILit mira a definire le competenze necessarie per interagire, creare, gestire e progettare con sistemi di IA, integrando conoscenze, capacità e atteggiamenti critici. Il framework si articola in quattro domini fondamentali, progettati per essere applicati in scenari educativi concreti e direttamente rilevanti per il ruolo del bibliotecario come facilitatore nell’ecosistema dell’Intelligenza Artificiale.

1. Interagire con l’IA

Questo dominio riguarda la capacità di riconoscere e valutare criticamente l’uso quotidiano dell’IA, in particolare quando essa media l’accesso a contenuti, informazioni e raccomandazioni. Implica la consapevolezza della presenza di sistemi di IA nei processi informativi e la valutazione dell’accuratezza, pertinenza e affidabilità degli output generati.

In questo ambito, il bibliotecario svolge un ruolo centrale nella formazione degli utenti e nella valutazione dei risultati, insegnando a identificare quando un’informazione è prodotta o mediata da un sistema di IA e ad applicare i principi dell’Information Literacy tradizionale per verificarne qualità e attendibilità. Tale funzione rafforza il ruolo del bibliotecario come “arbitro di realtà” e verificatore di fatti, particolarmente rilevante in un contesto segnato da disinformazione e deep fake.

2. Creare con l’IA

Questo dominio si concentra sull’acquisizione di competenze per utilizzare strumenti di IA in modo creativo e responsabile, collaborando con i sistemi di IA in processi di produzione di contenuti, ricerca e risoluzione di problemi. Esso include la capacità di guidare e affinare gli output attraverso strategie di prompting e feedback, nonché la comprensione delle implicazioni etiche legate all’attribuzione, alla trasparenza e alla proprietà intellettuale.

Il bibliotecario, in questo contesto, supporta ricercatori e utenti nello sviluppo di pratiche di uso consapevole della GenAI, aiutandoli a comprendere i limiti degli strumenti, a progettare prompt efficaci e a gestire correttamente le questioni di copyright e di responsabilità degli autori nella produzione di testi, sintesi o analisi assistite dall’IA.

3. Gestire l’IA

Il dominio della gestione dell’IA riguarda la capacità di decidere in modo intenzionale quando e come impiegare l’IA per supportare e potenziare il lavoro umano. Ciò implica la delega consapevole di compiti strutturati e ripetitivi (ad esempio l’organizzazione o la classificazione delle informazioni) ai sistemi di IA, al fine di consentire alle persone di concentrarsi su attività che richiedono creatività, empatia e giudizio critico.

In questa dimensione, il bibliotecario assume un ruolo strategico nella valutazione e implementazione degli strumenti di IA all’interno dei servizi bibliotecari, ad esempio nell’adozione di chatbot o sistemi di indicizzazione semantica. L’obiettivo è ottimizzare i processi senza ridurre la qualità del servizio, liberando risorse professionali per attività ad alto valore umano, come il reference avanzato o il supporto a comunità vulnerabili.

4. Progettare l’IA

Questo dominio mira a sviluppare una comprensione di base dei principi di funzionamento dell’IA e a favorire la partecipazione informata ai processi di progettazione e valutazione dei sistemi. L’enfasi non è sulla creazione di prodotti commerciali, ma sulla costruzione di consapevolezza rispetto a come dati, scelte di design e comportamenti dei modelli influenzino equità, inclusione e impatto sociale.

Per il bibliotecario, questo dominio è centrale nel ruolo di costruttore di fiducia e promotore di equità. Tale consapevolezza consente di esaminare criticamente i sistemi di IA da acquisire, individuare e mitigare bias algoritmici, promuovere l’accesso equo alle tecnologie e partecipare attivamente al dibattito pubblico e istituzionale sulla governance responsabile dell’Intelligenza Artificiale.

L’impostazione dell’OECD AILit risulta particolarmente rilevante in ambito bibliotecario, in quanto sottolinea il ruolo centrale delle metacognitive skills, quali il pensiero critico, la capacità di riconoscere bias e distorsioni informative e la valutazione riflessiva delle opportunità e dei rischi delle tecnologie. A queste si affianca una forte enfasi sull’etica dell’IA e sull’uso responsabile delle tecnologie, considerate condizioni essenziali per la sostenibilità sociale dell’innovazione. Tali dimensioni rafforzano la funzione della biblioteca come spazio pubblico di mediazione critica, formazione continua e costruzione di fiducia. In questo quadro, la biblioteca non si limita a fornire accesso a risorse o strumenti basati sull’IA, ma contribuisce attivamente allo sviluppo di competenze critiche che permettono agli individui di interpretare, valutare e governare l’impatto dell’IA sulla conoscenza e sul lavoro.

UNESCO

UNESCO articola l’Intelligenza Artificiale come una competenza trasversale e multilivello, che si estende lungo un continuum che va dall’alfabetizzazione individuale (UNESCO 2024A e UNESCO 2024B) alla trasformazione digitale delle organizzazioni e delle politiche pubbliche (UNESCO 2022). In questa prospettiva, l’IA viene concettualizzata simultaneamente come competenza educativa, volta a sostenere la partecipazione consapevole dei cittadini negli ecosistemi digitali, ed anche come competenza organizzativa e di governance, necessaria per guidare in modo etico, responsabile ed efficace i processi di trasformazione digitale.

Tale impostazione emerge in modo particolarmente chiaro nel rapporto Artificial Intelligence and Digital Transformation Competencies for Civil Servants (UNESCO 2022), elaborato dal Working Group on AI Capacity Building della Broadband Commission for Sustainable Development, co-presieduta da UNESCO e Nokia. Il documento si colloca all’interno di una più ampia strategia volta a rafforzare le capacità istituzionali degli Stati nel governo dell’Intelligenza Artificiale e della trasformazione digitale, con un’attenzione specifica alle asimmetrie globali di competenze, in particolare nei paesi del sud del mondo. L’obiettivo principale del rapporto è la definizione di un quadro di competenze (competency framework) per i dipendenti pubblici in materia di IA e trasformazione digitale. Il framework è concepito come strumento di orientamento per decisori politici, amministrazioni pubbliche, organizzazioni internazionali e attori nazionali e regionali, a partire dall’analisi delle principali lacune di competenza che ostacolano l’implementazione efficace e responsabile delle politiche digitali.

Il rapporto riconosce che la trasformazione digitale delle istituzioni pubbliche non può essere affrontata esclusivamente attraverso l’adozione delle tecnologie, ma richiede lo sviluppo di competenze specifiche in grado di affrontare sia le sfide interne di tipo organizzativo e gestionale, sia le implicazioni sociali, etiche e normative dell’IA. In questo senso, il framework proposto mira a sostenere una trasformazione digitale sistemica, fondata su capacità umane adeguate ai nuovi contesti decisionali.

Il framework UNESCO per i dipendenti pubblici si articola in tre domini di competenza principali (Digital planning and design; Data use and governance; Digital management and execution) e cinque attitudini (fiducia, creatività, adattabilità, curiosità e sperimentazione). Ciascun dominio è declinato su tre livelli di padronanza (base, intermedio, avanzato) con un quarto livello che è specifico per IA. Questa struttura consente di rappresentare in modo progressivo lo sviluppo delle competenze, adattandolo a diversi ruoli, responsabilità e contesti istituzionali.

Pur con declinazioni specifiche, l’impianto complessivo del framework copre l’intero spettro delle competenze necessarie per l’integrazione dell’IA e della trasformazione digitale nelle amministrazioni pubbliche, includendo:

1. Competenze fondamentali

Questo dominio riguarda l’insieme delle conoscenze di base e delle competenze critiche indispensabili per comprendere il funzionamento dell’Intelligenza Artificiale e valutarne gli effetti sul piano sociale, economico e culturale. Esso costituisce il fondamento cognitivo e valoriale su cui si innestano le competenze più avanzate e applicative.

In particolare, il dominio include:

  • la comprensione dei concetti fondamentali relativi all’IA, ai dati, ai processi di automazione e ai Large Language Models, con attenzione ai principi generali di funzionamento piuttosto che agli aspetti puramente tecnici;
  • la consapevolezza delle opportunità e dei limiti dell’IA, inclusi i fenomeni di bias, l’opacità dei modelli (black box) e i rischi di esclusione o discriminazione;
  • la capacità di valutare criticamente informazioni e contenuti generati o mediati da sistemi di IA, integrando metodi di verifica, contestualizzazione e confronto delle fonti;
  • la conoscenza dei diritti digitali, della protezione dei dati personali e delle principali implicazioni etiche connesse all’uso e alla diffusione dell’IA.

In una prospettiva bibliotecaria, questo dominio si sovrappone in modo diretto ai concetti di Information Literacy e AI Literacy, rafforzando il ruolo delle biblioteche come spazi di educazione critica permanente, deputati a sostenere cittadini e comunità nella comprensione consapevole delle tecnologie emergenti e dei loro impatti.

2. Competenze organizzative

Questo dominio comprende le competenze necessarie per integrare l’Intelligenza Artificiale nei processi amministrativi, nei servizi pubblici e nei flussi decisionali delle organizzazioni. In tale prospettiva, l’IA è concepita come una leva di innovazione organizzativa, e non come una soluzione automatica o neutrale. Il framework UNESCO sottolinea esplicitamente la centralità delle competenze organizzative nel governo del cambiamento, mettendo in guardia da approcci meramente tecnologici o deterministici che rischiano di trascurare il contesto istituzionale, sociale e culturale.

Le competenze afferenti a questo dominio includono:

  • la capacità di identificare e valutare casi d’uso pertinenti dell’IA nei servizi pubblici e nelle organizzazioni culturali, in funzione dei bisogni reali degli utenti;
  • la comprensione dei processi di gestione dei dati, con particolare attenzione alla qualità, all’interoperabilità, alla sicurezza e alla sostenibilità delle infrastrutture informative;
  • la capacità di collaborare efficacemente con team multidisciplinari, che includano competenze tecniche, giuridiche e amministrative;
  • l’utilizzo strategico dell’IA per migliorare efficienza, accessibilità e qualità dei servizi, mantenendo il controllo umano sui processi decisionali;
  • la valutazione dell’impatto organizzativo delle soluzioni digitali, in termini di processi, competenze, ruoli professionali e relazione con le comunità servite.

Nel contesto bibliotecario, questo dominio risulta particolarmente rilevante per la progettazione e l’implementazione di servizi basati sull’IA – quali sistemi di raccomandazione, chatbot o strumenti di indicizzazione semantica – che richiedono solide competenze di coordinamento, valutazione continua e adattamento al contesto locale, in coerenza con la missione pubblica e i valori professionali delle biblioteche.

3. Competenze di leadership

Questo dominio è orientato a supportare la definizione di politiche, strategie e quadri normativi per un uso dell’Intelligenza Artificiale etico, trasparente e responsabile. Esso riguarda le competenze strategiche e decisionali necessarie per guidare la trasformazione digitale e l’adozione dell’IA in modo sostenibile, inclusivo e coerente con i principi dei diritti umani. Il dominio assume una rilevanza particolare per i ruoli di coordinamento, direzione e policy-making, nei quali le scelte tecnologiche hanno un impatto strutturale sulle organizzazioni e sulle comunità.

Le competenze incluse in questo ambito comprendono:

  • la capacità di sviluppare, implementare e valutare strategie e politiche sull’IA, allineate agli obiettivi istituzionali e al contesto sociale;
  • la comprensione dei quadri normativi e regolatori, a livello nazionale, europeo e internazionale, inclusi gli strumenti di soft law e le raccomandazioni etiche;
  • l’integrazione sistematica dei principi etici – quali trasparenza, equità, responsabilità e inclusione – nei processi decisionali e di governance;
  • la valutazione dei rischi e degli impatti sociali dell’IA, con particolare attenzione alle conseguenze su diritti, accesso all’informazione e disuguaglianze; la promozione di una cultura organizzativa orientata alla responsabilità, alla rendicontazione e alla costruzione della fiducia pubblica.

UNESCO enfatizza in modo esplicito il ruolo delle competenze di leadership come elemento chiave per garantire che l’adozione dell’IA sia coerente con i valori democratici e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Nell’ambito bibliotecario, questo dominio si traduce nella partecipazione attiva alla definizione di politiche istituzionali sull’IA, nella funzione di consulenza etica a supporto delle decisioni organizzative e nella costruzione di fiducia tra istituzioni, implementazione di tecnologie emergenti e comunità di riferimento.

L’approccio UNESCO risulta particolarmente rilevante per il profilo del bibliotecario facilitatore, in quanto fornisce un modello concettuale che supera la dicotomia tra competenze tecnologiche e competenze educative. Il framework evidenzia infatti come l’IA debba essere compresa e governata lungo l’intero ciclo che va dall’alfabetizzazione individuale alla trasformazione digitale dell’istituzione, un ambito in cui le biblioteche possono svolgere un ruolo strategico come infrastrutture di supporto alla conoscenza, alla formazione permanente e alla fiducia pubblica.

In questa prospettiva, le biblioteche e i professionisti dell’informazione si collocano in una posizione di intersezione tra cittadini, organizzazioni e politiche pubbliche, contribuendo in modo concreto alla traduzione operativa delle strategie UNESCO sull’IA e la trasformazione digitale.

Framework specifici per le biblioteche

Accanto ai framework di competenze e alle cornici politico-istituzionali di livello generale, un contributo particolarmente rilevante alla definizione del ruolo del bibliotecario nell’era dell’Intelligenza Artificiale proviene dalle linee guida e dai framework elaborati dalle associazioni professionali di settore. Tali documenti traducono i principi generali e le raccomandazioni di policy in orientamenti operativi, direttamente connessi alle pratiche professionali, ai valori della biblioteconomia e alle specificità dei diversi contesti bibliotecari, offrendo un riferimento essenziale per l’evoluzione del profilo del bibliotecario come facilitatore nell’ecosistema dell’IA (Garcia-Febo 2025).

Secondo la visione di IFLA, il ruolo del bibliotecario evolve in modo sostanziale, passando da custode dell’informazione a facilitatore dell’ecosistema digitale. L’integrazione tra l’IFLA Statement on Artificial Intelligence (IFLA FAIFE 2020) e l’IFLA AI Toolkit for Libraries (IFLA AI SIG 2024) delinea una vera e propria roadmap evolutiva, che connette valori etici, competenze tecniche e cittadinanza attiva in un quadro coerente di trasformazione professionale.

Lo Statement del 2020 stabilisce il principio fondativo secondo cui l’Intelligenza Artificiale deve essere considerata uno strumento da governare in conformità con i valori bibliotecari fondamentali, e non una tecnologia neutrale o autosufficiente. In questa cornice, emergono alcune funzioni chiave del bibliotecario:

  • Innovazione responsabile: intesa come uso dell’IA per migliorare l’accesso e la ricerca dell’informazione (ad esempio tramite OCR avanzato e sistemi di discovery), senza compromettere la privacy degli utenti né la qualità e l’affidabilità dei servizi;
  • Cura dei dati: contrasto al paradigma “Garbage In, Garbage Out”, attraverso il ruolo del bibliotecario come garante della qualità dei dati, capace di individuare bias, lacune e distorsioni nei dataset di addestramento;
  • Alfabetizzazione all’IA: concepita come estensione dell’Information Literacy tradizionale verso la comprensione dei meccanismi, delle logiche decisionali e degli impatti sociali dei sistemi di IA.

Il Toolkit IFLA 2024 traduce questi principi in strumenti operativi, trasformando la visione etica in azione professionale concreta. Esso individua sei livelli di influenza nei quali il bibliotecario agisce come facilitatore e mediatore tra tecnologia, istituzioni e comunità. A supporto dell’adozione consapevole delle tecnologie emergenti, il Toolkit propone inoltre un filtro critico basato su 14 domande chiave, che guidano la valutazione delle soluzioni di IA prima della loro implementazione.

In questa prospettiva, il bibliotecario non è più soltanto un utilizzatore competente di tecnologie, ma un mediatore culturale dell’IA, la cui missione si sposta dal “come si usa” al “perché e a quali condizioni si usa”. Il passaggio dallo Statement (IFLA FAIFE 2020) al Toolkit (IFLA AI SIG 2024; IFLA 2024; Balnaves et al. 2024; Cox et al. 2025) segna dunque una transizione decisiva: dalla consapevolezza etica alla competenza progettuale, orientata a garantire che l’IA resti al servizio delle persone, della conoscenza e della democrazia dell’accesso all’informazione.

Principi ARL

Un contributo particolarmente significativo alla definizione del ruolo del bibliotecario nell’era dell’Intelligenza Artificiale è offerto da Research Libraries Guiding Principles for Artificial Intelligence, pubblicati nel 2024 dalla Association of Research Libraries (ARL) (ARL 2024; Lo 2025).

A differenza di approcci prevalentemente orientati alla mappatura e classificazione delle competenze, i principi ARL si collocano in una prospettiva normativa e orientata all’azione, proponendo un insieme di linee guida operative per l’adozione dell’IA che sia etica, responsabile e coerente con i valori fondanti delle biblioteche di ricerca. In questo senso, il framework ARL non si limita a definire ciò che i bibliotecari dovrebbero sapere o saper fare, ma chiarisce come le istituzioni bibliotecarie possano esercitare un ruolo attivo di governance, mediazione e tutela dei diritti nell’ecosistema informativo basato sull’IA. Il framework insiste molto sul fatto che il bibliotecario non debba essere soltanto un utilizzatore tecnico dell’IA, ma un facilitatore critico capace di collegare tecnologia, diritti, conoscenza e bisogni delle comunità.

I sette principi guida individuati dall’ARL contribuiscono in modo complementare a ridefinire il ruolo del bibliotecario, rafforzando la funzione pedagogica, etica e di cittadinanza attiva.

  1. Democratizzare l’accesso all’IA: il principio della democratizzazione dell’accesso posiziona le biblioteche come infrastrutture chiave per ridurre le disuguaglianze nell’accesso agli strumenti di IA. In termini educativi, ciò implica un ruolo attivo del bibliotecario nello sviluppo della Digital e AI Literacy, non limitata all’uso strumentale delle tecnologie, ma orientata all’empowerment degli utenti attraverso conoscenze e competenze trasferibili. Il bibliotecario agisce qui come facilitatore dell’accesso consapevole, rendendo l’IA comprensibile e utilizzabile anche da chi non dispone di competenze tecniche avanzate.
  2. Comprendere bias e distorsioni: il principio relativo alla comprensione dei bias algoritmici rafforza il ruolo del bibliotecario come educatore al pensiero critico. Le biblioteche, forti della loro tradizione nella valutazione delle fonti, sono chiamate a estendere questa competenza all’analisi critica dei sistemi di IA, rendendo visibili distorsioni, opacità e limiti. In questo senso, il bibliotecario non è solo un utilizzatore informato dell’IA, ma un mediatore epistemico, capace di guidare gli utenti nella comprensione delle implicazioni cognitive e sociali dell’automazione.
  3. Promuovere trasparenza e comprensibilità: il principio della trasparenza attribuisce alle biblioteche un ruolo di advocacy nei confronti di fornitori e istituzioni, ma anche una funzione educativa diretta. Spiegare come funzionano gli algoritmi, quali dati li addestrano e quali logiche ne guidano le decisioni diventa parte integrante dell’attività formativa. Il bibliotecario educatore opera qui come traduttore concettuale, rendendo intelligibili sistemi complessi e favorendo una cittadinanza informata nell’ecosistema digitale.
  4. Centralità del fattore umano (No Human, No AI): il principio della centralità dell’intervento umano sottolinea la necessità di mantenere responsabilità, giudizio critico e accountability nei processi decisionali supportati dall’IA. Questo rafforza una visione del bibliotecario come educatore alla responsabilità tecnologica, che insegna non solo come usare l’IA, ma quando è appropriato farlo e quando è necessario limitarne l’impiego. La dimensione educativa si intreccia qui con quella etica, riaffermando il valore della mediazione umana qualificata.
  5. Sicurezza e tutela della privacy: la priorità assegnata a sicurezza e privacy riconosce alle biblioteche una funzione storica di tutela dei diritti informativi degli utenti. In chiave educativa, il bibliotecario diventa una figura di riferimento per la consapevolezza dei rischi legati ai dati, all’addestramento dei modelli e alla sorveglianza digitale. Questo principio rafforza il ruolo del bibliotecario come educatore ai diritti digitali, in continuità con le tradizionali pratiche di tutela della riservatezza in ambito bibliotecario.
  6. Flessibilità del diritto d’autore e tutela dell’uso educativo: i principi relativi al copyright e alla preservazione dell’uso scientifico collocano il bibliotecario come mediatore tra innovazione tecnologica e diritti dell’informazione. In ambito educativo, ciò si traduce nella capacità di guidare utenti e istituzioni nella comprensione delle implicazioni legali dell’IA generativa, difendendo il fair use, la libertà accademica e l’accesso alla conoscenza. Il bibliotecario facilitatore assume così anche una funzione di consulenza critica, particolarmente rilevante nei contesti di ricerca e didattica avanzata.
  7. Tutela degli usi dell’informazione digitale per scopi di ricerca: le biblioteche garantiscono che gli accordi di licenza non pongano limiti alla ricerca, al fair use, alla libertà intellettuale o all’accesso all’informazione. Il bibliotecario svolge un ruolo strategico nella difesa dell’accesso all’informazione per la ricerca, agendo come mediatore tra ecosistema digitale, diritti degli utenti, produzione della conoscenza e politiche dell’informazione. Nel loro insieme, i principi ARL delineano un modello di biblioteca come spazio di engagement attivo, in cui l’IA è oggetto di sperimentazione, riflessione critica e formazione continua. Il bibliotecario emerge come educatore impegnato, che combina competenze tecniche, etiche e pedagogiche per accompagnare studenti, ricercatori e cittadini nella comprensione e nell’uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale. In continuità con IFLA, UNESCO e OECD/OCSE, l’approccio ARL rafforza l’idea che il valore delle biblioteche nell’era dell’IA non risieda primariamente nella tecnologia adottata, ma nella qualità della mediazione educativa e critica che esse sono in grado di offrire.

L’AI Literacy secondo ACRL

Il documento dell’Association of college and research libraries (ACRL) dal titolo AI competencies for academic library workers rappresenta uno dei riferimenti più articolati per la definizione dell’AI Literacy in ambito bibliotecario accademico (ACRL 2025). L’approccio dell’ACRL si distingue per la sua attenzione simultanea a due dimensioni complementari: da un lato lo sviluppo professionale dei bibliotecari, finalizzato all’integrazione consapevole dell’IA nei servizi e nei processi interni; dall’altro il coinvolgimento delle comunità accademiche, attraverso attività educative orientate a un’interazione critica, etica e responsabile con i sistemi di IA.

In questa prospettiva, l’AI Literacy non è concepita come una competenza puramente tecnologica, ma come un insieme integrato di conoscenze, abilità, atteggiamenti e pratiche riflessive, pienamente coerente con il modello del bibliotecario facilitatore delineato da IFLA e rafforzato dai principi ARL.

Il modello si articola attorno a due componenti principali: mentalità guida (guiding mindsets) e aree di competenza (competencies), che insieme delineano un profilo professionale orientato alla facilitazione, alla mediazione critica e all’educazione.

Le guiding mindsets rappresentano la base culturale e professionale dell’AI Literacy secondo ACRL e risultano centrali per il ruolo del bibliotecario facilitatore:

  • Curiosità intesa come apertura all’esplorazione del potenziale e dei limiti dell’IA;
  • Scetticismo come capacità di interrogare criticamente risultati, fonti e output generati dall’IA;
  • Giudizio volto a bilanciare evidenze tecniche, contesto istituzionale e impatto sulla comunità;
  • Responsabilità che richiama la necessità di valutazioni ponderate e di un uso etico dell’IA;
  • Collaborazione come ricerca attiva di prospettive interdisciplinari nella selezione e valutazione degli strumenti.

Queste caratteristiche definiscono il bibliotecario non come esperto tecnologico isolato, ma come facilitatore riflessivo, capace di lavorare in gruppo e accompagnare individui e comunità nei processi decisionali legati all’IA.

Analisi comparativa: convergenze, divergenze e gap

Questa comparazione consente di collocare i diversi framework analizzati lungo un continuum concettuale e operativo, che riflette differenti livelli di astrazione, finalità e ambiti di applicazione delle competenze digitali e dell’Intelligenza Artificiale.

All’estremo iniziale del continuum si collocano i framework di competenze digitali generali, come DigComp, che forniscono una base trasversale e comune per la cittadinanza digitale. In questi modelli, l’IA è generalmente trattata in modo implicito o come estensione delle competenze informative, comunicative e di problem solving, con l’obiettivo di garantire inclusione, partecipazione e occupabilità. Il loro valore risiede nella standardizzazione e nella scalabilità, ma il livello di dettaglio rispetto alle specificità dell’IA risulta limitato, soprattutto per contesti professionali complessi come le biblioteche.

In una posizione intermedia del continuum si collocano i framework AI-specifici con forte orientamento educativo e sociale, in particolare quelli sviluppati da OECD/OCSE e Commissione europea. Il framework di AI Literacy rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alle competenze digitali generiche, poiché esplicita domini, pratiche e atteggiamenti legati all’interazione, alla creazione, alla gestione e alla progettazione dell’IA. Questo approccio integra competenze tecniche, metacognitive ed etiche, ed è fortemente orientato alla didattica formale e alla misurazione comparabile (ad esempio, attraverso la futura integrazione in PISA5). Tuttavia, il focus rimane prevalentemente centrato sull’istruzione scolastica e sulla cittadinanza digitale, lasciando in parte inesplorata la dimensione professionale specifica dei contesti bibliotecari.

All’estremo più avanzato del continuum si collocano i framework e i documenti di indirizzo di IFLA, ARL e ACRL, che spostano l’attenzione dalla mera acquisizione di competenze alla riflessione sui valori professionali, sul ruolo istituzionale e sulla responsabilità etica delle biblioteche nell’ecosistema dell’IA. In questi approcci, l’IA è interpretata come fattore di trasformazione strutturale del servizio bibliotecario e del ruolo del bibliotecario, ridefinito come facilitatore, educatore, garante di fiducia e attore nella governance dell’informazione. Il punto di forza di tali framework risiede nella loro capacità di integrare competenze, principi etici e missione istituzionale; al contempo, essi risultano meno formalizzati sul piano della misurazione e della traduzione in percorsi formativi standardizzati.

Alla luce di questa comparazione, l’analisi può articolare in modo sistematico le implicazioni teoriche e pratiche dei diversi approcci. Sul piano teorico, emerge una tensione feconda tra modelli orientati alla standardizzazione delle competenze e modelli fondati su valori professionali e responsabilità sociali. Sul piano pratico, si evidenzia la necessità di integrare i livelli: utilizzare i framework generali come base comune, quelli AI-specifici per la progettazione educativa, e quelli professionali di leadership per l’ancoraggio etico e istituzionale.

Infine, l’analisi comparativa mette in luce sinergie potenziali e lacune (gap) rilevanti per la ricerca e le policy per l’integrazione di IA. Tra le sinergie, si segnala la possibilità di allineare i framework educativi OECD/OCSE - Commissione europea con le visioni di IFLA e ARL per costruire percorsi di AI Literacy che accompagnino l’intero arco della vita e rafforzino il ruolo delle biblioteche come infrastrutture civiche della conoscenza. Tra i gap, emergono la mancanza di modelli integrati specificamente pensati per le biblioteche pubbliche e accademiche europee, la limitata attenzione alla valutazione dell’impatto sociale dell’IA nei servizi culturali e l’assenza di politiche nazionali coerenti che traducano questi framework in strategie formative strutturate.

In questo senso, la comparazione non si limita a un esercizio descrittivo, ma diventa uno strumento analitico per orientare scelte strategiche, programmi di formazione e future linee di ricerca nel campo della trasformazione digitale e dell’AI Literacy bibliotecaria.

L’analisi comparativa dei framework evidenzia con chiarezza l’esistenza di un gap di competenze strutturale che riguarda il profilo del bibliotecario facilitatore nell’era della trasformazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale. Tale gap non è riconducibile a una singola area di conoscenza, ma emerge dall’intersezione tra competenze tecnico-digitali, etico-professionali e istituzionali, e riflette una transizione incompiuta tra modelli tradizionali di professionalità bibliotecaria e nuovi ruoli richiesti dall’ecosistema informativo basato sull’IA.

Competenze digitali e di Intelligenza Artificiale

Un primo livello del gap riguarda lo sviluppo di competenze professionali in ambito digitale e di IA, considerate ormai imprescindibili per il bibliotecario facilitatore. Su questo punto si registra una sostanziale convergenza tra i framework generali (DigComp, OECD/OCSE, Commissione europea) e quelli specifici di settore (ACRL, ARL, IFLA), che riconoscono la necessità di una comprensione di base dei principi di funzionamento dell’IA: che cosa sia l’IA, come operino i modelli (in particolare i sistemi di IA generativa), quali siano i loro limiti, le condizioni d’uso e le implicazioni pratiche nei servizi informativi.

Tuttavia, la convergenza si arresta spesso a un livello introduttivo e funzionale, insufficiente rispetto alla complessità delle applicazioni contemporanee. Dal punto di vista specialistico, emerge un deficit più marcato nelle competenze avanzate legate alla sicurezza dei dati, alla data curation, alla data governance e alla data science. Queste aree, già presenti nella tradizione delle biblioteche di ricerca, necessitano oggi di essere estese e integrate in modo sistematico con le pratiche dell’IA, superando approcci frammentari o limitati a nicchie professionali. Il gap non è quindi solo quantitativo (numero di competenze), ma qualitativo, poiché riguarda la capacità di collegare infrastrutture, dati e modelli algoritmici in un’ottica critica e sostenibile.

Etica, diritti umani e valori professionali

Un secondo livello del gap riguarda la promozione dei principi etici e dei diritti umani nell’uso delle tecnologie, ambito nel quale il bibliotecario facilitatore è chiamato a svolgere un ruolo strategico. I framework analizzati evidenziano una significativa convergenza sul piano teorico tra approcci generali (UNESCO, OECD/OCSE, Commissione europea) e framework professionali (IFLA, ARL, ACRL), in particolare rispetto a valori quali equità, trasparenza, responsabilità, tutela della privacy, contrasto ai bias e alla discriminazione algoritmica.

Il divario emerge, tuttavia, nella traduzione operativa di tali principi in competenze professionali esplicite, strutturate e valutabili. Le dimensioni etiche dell’Intelligenza Artificiale sono intrinsecamente multidisciplinari e richiedono l’integrazione di prospettive giuridiche, sociologiche, filosofiche e tecnologiche. Nella pratica professionale, questa integrazione risulta spesso implicita, frammentata o demandata all’iniziativa individuale, piuttosto che formalizzata in percorsi formativi sistematici e in strumenti di valutazione delle competenze.

Questa disomogeneità applicativa rischia di indebolire il ruolo del bibliotecario come costruttore di affidabilità pubblica e come mediatore qualificato tra tecnologia e comunità, soprattutto in contesti caratterizzati dalla diffusione di disinformazione, deep fake e dalla crescente opacità dei sistemi algoritmici. Ne deriva l’esigenza di rafforzare il nesso tra principi etici e pratiche professionali, affinché l’etica dell’IA non rimanga un riferimento normativo astratto, ma diventi una competenza operativa centrale dell’identità professionale bibliotecaria.

Competenze istituzionali e di policy: un ruolo ancora sottosviluppato

Un terzo e più ampio gap riguarda l’integrazione delle biblioteche nelle politiche pubbliche per l’educazione permanente, la cittadinanza digitale e la governance dell’IA. Sebbene i framework generali pongano crescente attenzione all’impatto sociale dell’IA e alla dimensione sistemica della trasformazione digitale, il ruolo delle biblioteche come attori istituzionali di tali politiche rimane spesso marginale o non esplicitato.

Per il bibliotecario facilitatore, ciò implica la necessità di sviluppare competenze che vadano oltre la dimensione educativa e tecnica, includendo capacità di lettura delle policy, partecipazione ai processi decisionali, collaborazione con amministrazioni pubbliche e altri attori del territorio. Il gap è particolarmente evidente nel contesto europeo e nazionale, dove le biblioteche non sono ancora pienamente riconosciute come infrastrutture strategiche per la governance dell’IA e per la formazione continua dei cittadini.

Verso il profilo del bibliotecario facilitatore: conclusioni e prospettive

Nel loro insieme, questi gap di competenze indicano con chiarezza che le nuove competenze richieste al bibliotecario facilitatore non possono essere affrontate attraverso interventi formativi isolati, frammentari o meramente incrementali. È invece necessaria una ricomposizione sistemica dei profili professionali e dei percorsi di sviluppo delle competenze. Solo attraverso questa integrazione multilivello sarà possibile colmare la distanza tra i principi enunciati nei framework internazionali e le pratiche operative effettive, rafforzando il ruolo delle biblioteche come snodi civici della conoscenza, infrastrutture per l’educazione permanente e attori chiave nella governance responsabile dell’Intelligenza Artificiale.

In questa direzione si colloca la collaborazione tra IFLA e UNESCO (IFLA — UNESCO 2025), che hanno sviluppato congiuntamente una policy roadmap volta a supportare governi, istituzioni culturali e comunità professionali nella definizione di strategie coerenti per il rafforzamento delle competenze bibliotecarie nell’era dell’IA. Tale roadmap propone un approccio multilivello, che integra:

  • lo sviluppo di competenze professionali in ambito digitale e di Intelligenza Artificiale;
  • la promozione di principi etici e dei diritti umani nell’uso delle tecnologie;
  • l’integrazione delle biblioteche nelle politiche pubbliche per l’educazione permanente, la cittadinanza digitale e la governance dell’IA.

In questa prospettiva, la costruzione del ruolo del bibliotecario facilitatore richiede un investimento coordinato in formazione, riconoscimento istituzionale e integrazione nelle politiche pubbliche, superando una visione dell’innovazione limitata alla dimensione tecnologica. Il bibliotecario emerge così come figura chiave nella traduzione delle strategie sull’Intelligenza Artificiale in pratiche concrete, a beneficio delle comunità, contribuendo a rendere la trasformazione digitale non solo tecnologicamente avanzata, ma anche socialmente sostenibile e democraticamente orientata.

L’ultima consultazione dei siti web è avvenuta nel mese di giugno 2026

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

ACRL 2025 Association of College and Research Libraries (ACRL). AI Competencies for Academic Library Workers. 2025.<https://www.ala.org/acrl/standards/ai>.
ARL 2024 Association of Research Libraries (ARL). Research Libraries Guiding Principles for Artificial Intelligence. 2024.<https://doi.org/10.29242/principles.ai2024>.
Balnaves et al. 2024 New Horizons in Artificial Intelligence in Libraries, ed. by E. Balnaves, L. Bultrini, A. Cox, Raymond Uzwyshyn. Berlin: De Gruyter Saur, 2024.<https://doi.org/10.1515/9783111336435>.
Biblioskill 2025 IFLA punto ingresso per AI e biblioteche. In: Biblioskill: social bibliotecari attuali e futuri, 14 settembre 2025. (Libera traduzione in italiano di: Andrew Cox – Maria De Brasdefer. IFLA AI Entry Point for Libraries and AI. 2025).<https://biblioskill.altervista.org/ifla-ingresso-ai-2025/>.
Consiglio d’Europa 2023 Consiglio d’Europa. Raccomandazione del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulla legislazione e la politica delle biblioteche in Europa (2023/C23/03) = Recommendation of the Committee of Ministers to member States on library legislation and policy in Europe CM/Rec(2023)3. 2023.<https://search.coe.int/cm?i=0900001680aaced6>.
Cox et al. 2025 Andrew Cox – Maria De Brasdefer. IFLA AI Entry Point for Libraries and AI. 2025.<https://repository.ifla.org/handle/20.500.14598/4034>.
DigComp 2026 DigComp 3.0. European Digital Competence Framework. 2026.<https://data.europa.eu/doi/10.2760/0001149>
Garcia-Febo 2025 Loida Garcia-Febo. A New Paradigm for Librarianship: A Review of Library Associations’ Work and AI from 2019 Until the Present. November 24, 2025.<https://repository.ifla.org/handle/20.500.14598/6927>.
IFLA 2024 Michael Dezuanni – Kim Osman – Alexander Burton – Elizabeth Heck. IFLA Trend Report 2024: Facing the future of information with confidence. Brisbane: Digital Media Research Centre, 2024.<https://www.ifla.org/wp-content/uploads/ifla-trend-report-2024.pdf>.
IFLA AI SIG 2024 IFLA AI SIG. Generative AI for Library and Information Professionals. 2024.<https://www.ifla.org/g/ai/generative-ai/>.
IFLA FAIFE 2020 IFLA FAIFE. IFLA Statement on Libraries and Artificial Intelligence. 2020.<https://repository.ifla.org/handle/20.500.14598/1646>.
IFLA – UNESCO 2025 IFLA – UNESCO Information for All Programme (IFAP). Global Network of Libraries and Local Impact: A Policy Roadmap to Build an Inclusive Digital Future. Paris: UNESCO, 2025.<https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000396214.locale=en>.
Lo 2025 Leo S. Lo. AI Literacy: A Guide for Academic Libraries. «College & Research Libraries News» 86 (2025), n. 3, p. 120-122.<https://doi.org/10.5860/crln.86.3.120>.
OECD 2023 OECD. OECD Skills Outlook 2023: Skills for a Resilient Green and Digital Transition. OECD Publishing, Paris: OECD Publishing, 2023.<https://doi.org/10.1787/27452f29-en>.
OECD 2025 OECD. Progress in Implementing the European Union Coordinated Plan on Artificial Intelligence (Volume 1): Member States’ Actions. Paris: OECD Publishing, 2025.<https://doi.org/10.1787/533c355d-en>.
OECD AILit 2025 OECD. Empowering Learners for the Age of AI: an AI Literacy Framework for Primary and Secondary Education. Review Draft. May 2025.<https://ailiteracyframework.org/wp-content/uploads/2025/05/AILitFramework_ReviewDraft.pdf>.
UNESCO 2022 UNESCO. Working Group Report on AI Capacity Building. Artificial Intelligence and Digital Transformation: Competencies for Civil Servants. Paris: UNESCO, 2022.<https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000383325>.
UNESCO 2024A UNESCO. AI Competency Framework for Students. Paris: UNESCO, 2024.<https://doi.org/10.54675/JKJB9835>.
UNESCO 2024B UNESCO. AI Competency Framework for Teachers. Paris: UNESCO, 2024.<https://doi.org/10.54675/ZJTE2084>.
UN 2026 United Nations. Office for Digital and Emerging Technologies. Digital Inclusion. 2026.<https://www.un.org/digital-emerging-technologies/content/digital-inclusion>.

Note

  1. IFLA 2024, p. 17-26, <https://www.ifla.org/wp-content/uploads/ifla-trend-report-2024.pdf>.
  2. (Consiglio d’Europa 2023), <https://search.coe.int/cm?i=0900001680aaced6>.
  3. European Digital Competence Framework for citizens. DigComp 3.0 (2026), <https://data.europa.eu/doi/10.2760/0001149>.
  4. OECD. Programme for International Student Assessment (PISA), <https://www.oecd.org/en/about/projects/pisa-2029-media-and-artificial-intelligence-literacy.html>.
  5. Si veda nota 4.

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Autori/Autrici

Anna Maria Tammaro - Editor in Chief “Digital Library Perspectives” https://orcid.org/0000-0002-9205-2435

Come citare

Tammaro, A. M. (2026). Nuove competenze per l’Intelligenza Artificiale (IA): analisi comparativa dei framework di competenze e il ruolo del bibliotecario facilitatore. DigItalia, 21(1), 9–31. https://doi.org/10.36181/digitalia-00154
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Autori/Autrici

Anna Maria Tammaro - Editor in Chief “Digital Library Perspectives” https://orcid.org/0000-0002-9205-2435

Come citare

Tammaro, A. M. (2026). Nuove competenze per l’Intelligenza Artificiale (IA): analisi comparativa dei framework di competenze e il ruolo del bibliotecario facilitatore. DigItalia, 21(1), 9–31. https://doi.org/10.36181/digitalia-00154
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